I Monti Picentini: boschi, cascate e sentieri

I Monti Picentini: boschi, cascate e sentieri
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I Monti Picentini, il cuore verde tra Avellino e Salerno

Il Parco Regionale dei Monti Picentini si estende per oltre 60.000 ettari tra le province di Avellino e Salerno, ed è stato istituito nel 1995.

Qui nascono le sorgenti di cinque fiumi, dal Calore al Sele, e si alternano faggete secolari, altopiani carsici e cascate poco note al turismo di massa.

La rete dei sentieri conta oltre 120 percorsi: si passa da passeggiate di un’ora ad anelli di 7-8 ore con dislivelli sopra i 1.000 metri.

Questa guida raccoglie le tappe da non perdere, con pro, contro, recensioni delle community e un consiglio pratico per ogni luogo.

Mappa dei Monti Picentini con i luoghi da visitare

Cosa vedere sui Monti Picentini

1. La rete dei sentieri del Parco

Il parco è attraversato da sentieri segnati CAI, con numerazione e segnavia rinnovati negli ultimi anni su molti tratti.

Le porte d’ingresso più comode sono Acerno, Calabritto, Laceno, Bagnoli Irpino e Montella.

Prima di partire scaricate la mappa dei sentieri dal sito dell’ente parco: in quota la copertura telefonica è discontinua.

Pro: percorsi per ogni livello, molti adatti anche ai bambini e ai cani.

Contro: la segnaletica non è uniforme e alcuni segnavia sono consumati dal maltempo.

Recensioni: su komoot i sentieri del parco hanno una media di 4,4 stelle su oltre 500 recensioni.

Consiglio pratico: scegliete il tracciato in base al dislivello, non ai chilometri, e calcolate tempi da trekking e non da passeggiata.

2. Monte Polveracchio (1.790 metri)

È la cima più frequentata del parco, raggiungibile da Acerno lungo il sentiero CAI 167.

L’itinerario classico misura 17,5 chilometri andata e ritorno, con 1.230 metri di ascesa totale e ritorno in circa due ore.

Dalla vetta lo sguardo corre sulle valli del Sele e del Tanagro, sugli Alburni e sul golfo di Salerno.

Pro: panorama aperto su quattro massicci e sentiero quasi sempre in cresta.

Contro: il dislivello è notevole e in alcuni tratti la difficoltà è classificata EE.

Recensioni: sulle piattaforme di trekking i percorsi per il Polveracchio raccolgono giudizi positivi, con critiche legate al fango dopo la pioggia.

Consiglio pratico: partite da Piano di Bardiglia per accorciare la salita e portate acqua, le fonti in quota sono rare.

3. Piano di Bardiglia

È l’altopiano di partenza più usato sul versante salernitano, a circa 970 metri di dislivello dalla vetta del Polveracchio.

Qui si trova una fonte e, dopo circa un’ora di cammino, la sorgente del Savuco: due punti utili per rifornirsi.

Il tempo di salita stimato è di 3-3,30 ore, con rientro sullo stesso tracciato in senso inverso.

Pro: parcheggio comodo, acqua disponibile e sentiero evidente fin dall’inizio.

Contro: la strada di accesso è stretta e in auto si procede a passo d’uomo.

Recensioni: chi cammina qui segnala come punti di forza la faggeta e la vista continua sulla valle.

Consiglio pratico: lasciate l’auto presto, nei weekend di primavera i posti finiscono in mattinata.

4. Le cascate di Calabritto

Nel territorio di Calabritto il torrente Zagarone forma 14 cascate, divise tra la Valle del Diavolo e la località Ponticchio.

Tra le più note ci sono lu Iuozzu, lu Furniddu, le cinque cascate dello Zagarone e la Serramonaca.

L’accesso è libero su sentiero attrezzato, ma il percorso non è agibile a persone con disabilità.

Pro: si parte a pochi passi dal centro storico, senza lunghi avvicinamenti in auto.

Contro: rocce scivolose e sentiero ripido a ridosso dei salti d’acqua.

Recensioni: le escursioni guidate alle cascate di Calabritto sono tra le più richieste delle guide irpine, con riscontri molto positivi.

Consiglio pratico: dopo le piogge le cascate sono più spettacolari ma i guadi diventano impegnativi: rinviate se non avete scarpe adatte.

5. Cascata Acquabianca

La cascata Acquabianca si incontra a circa 1 chilometro dall’inizio del sentiero che risale il fiume.

Il salto cade in un’insenatura del monte e forma un laghetto dalle acque limpide, in un bosco di faggi, cerri e aceri.

È il punto più fotografato dell’area orientale del parco, insieme alle cascate del Zagarone.

Pro: si raggiunge in poco tempo, anche in famiglia.

Contro: in estate la portata cala e il salto perde parte del suo effetto.

Recensioni: chi l’ha visitata la descrive come la cascata più suggestiva dei Picentini orientali.

Consiglio pratico: andate in primavera o dopo le piogge autunnali, e indossate scarpe con suola grippante.

6. Cascata del Tuorno e cascata del Bard’natore

La cascata del Tuorno si raggiunge con un percorso facile di circa 4,5 chilometri, adatto a chi cammina poco.

La cascata del Bard’natore si trova invece in località Ponticchio, a pochi passi dalla chiesa rupestre della Madonna del Fiume.

Il sentiero T01 parte da Ponticchio e arriva al santuario; il E02 risale il Bard’natore fino al secondo salto.

Pro: due mete diverse nello stesso settore, ottime per una giornata intera.

Contro: il Tuorno non è sempre visibile in estate, quando l’acqua si riduce.

Recensioni: le famiglie premiano il Tuorno per la facilità, gli escursionisti il Bard’natore per il canyon.

Consiglio pratico: abbinate i due salti in un unico anello per non tornare due volte sullo stesso tratto.

7. La chiesa rupestre della Madonna del Fiume

Il Santuario della Madonna del Fiume è una chiesa rupestre scavata in una grotta carsica di Calabritto, in località Ponticchio.

L’interno conserva concrezioni calcaree modellate dall’acqua, in una simbiosi tra fede e natura.

Si raggiunge solo a piedi, lungo un sentiero che costeggia il canyon del Rio Zagarone.

Pro: luogo suggestivo e poco battuto, in una cornice naturale unica.

Contro: accesso su sentiero ripido, non adatto a passeggini o scarpe da città.

Recensioni: nelle recensioni il santuario è citato tra i gioielli meno conosciuti della provincia di Avellino.

Consiglio pratico: verificate il calendario delle funzioni religiose: nei giorni di festa il sentiero è più affollato.

8. L’altopiano e il Lago Laceno

Il Lago Laceno si trova a circa 1.000 metri di quota, alle falde del Monte Cervialto.

Il giro del lago è facile e adatto a tutti; il giro completo dell’altopiano misura invece 16,5 chilometri con 490 metri di dislivello.

Sull’altopiano ci sono anche Lacenolandia, parco giochi attivo dal 1996, e gli impianti di risalita usati in inverno.

Pro: base ideale per più escursioni, con servizi e sentieri che partono dal borgo.

Contro: nei fine settimana estivi il lago si riempie e i parcheggi si esauriscono.

Recensioni: l’altopiano raccoglie giudizi positivi per panorami e tranquillità, meno per l’offerta serale.

Consiglio pratico: per il Cervialto partite presto e portate acqua: l’esposizione al sole è forte.

9. Monte Cervialto (1.810 metri)

Il Cervialto è la vetta più alta dei Picentini, con i suoi 1.810 metri sul livello del mare.

Dall’altopiano del Laceno si sale su sentieri CAI che attraversano faggete e pascoli d’alta quota.

Nella zona si trovano le Grotte del Caliendo e la Fiumara di Tannera, con piccole cascate lungo il corso.

Pro: vetta ampia, con panorama che spazia dall’Irpinia al Vulture.

Contro: escursione lunga, da affrontare solo con allenamento e meteo stabile.

Recensioni: gli escursionisti la considerano la salita più completa del parco.

Consiglio pratico: evitate luglio e agosto a mezzogiorno: non ci sono ripari e l’acqua scarseggia.

10. Monte Terminio (1.806 metri)

Il Monte Terminio domina il versante avellinese del parco, tra Volturara Irpina e Montella.

Faggete secolari, altopiani carsici e risorgive accompagnano la salita fino all’anticima, dal panorama molto aperto.

È una delle mete più amate dagli escursionisti irpini, anche per la vicinanza ad Avellino.

Pro: ambiente vario e boschi che offrono ombra per gran parte del percorso.

Contro: sulla vetta il vento è spesso forte e la nebbia sale in fretta.

Recensioni: il tratto tra cima e anticima, in primavera, è il passaggio più fotografato.

Consiglio pratico: controllate il meteo la mattina stessa: la quota rende le previsioni locali poco affidabili.

11. Montella e il castagneto

Montella è il borgo della castagna IGP, a 560 metri di altitudine e a una trentina di chilometri da Avellino.

Il territorio comunale sale fino al Monte Accellica, oltre 1.600 metri, dove tra le due vette resiste il nevaio più duraturo del Sud Italia.

I castagneti circondano il paese e in autunno diventano la meta principale di chi cerca foliage e prodotti tipici.

Pro: si unisce escursione e acquisto diretto di prodotti tipici.

Contro: in autunno le strade dei castagneti sono strette e spesso occupate dalle auto.

Recensioni: il borgo è citato tra le mete di fine stagione più apprezzate dell’Irpinia.

Consiglio pratico: se cercate le castagne, chiedete in paese quali aziende fanno vendita diretta e aprono in settimana.

Dove dormire e cosa mangiare

Sull’altopiano del Laceno ci sono hotel, residence, affittacamere, rifugi e un campeggio, con Bagnoli Irpino a circa 7 chilometri.

A Montella l’Agriturismo Pericle unisce camere, piscina e cucina contadina, con parco giochi per i bambini.

Nei menu locali compaiono il tartufo nero di Bagnoli, il pecorino bagnolese, i funghi porcini e le patate dell’altopiano.

Consiglio pratico: nei weekend di ottobre prenotate con settimane di anticipo, le strutture in quota sono poche.

Come organizzare la visita

Il periodo migliore va da aprile a giugno e da settembre a ottobre, quando le cascate hanno acqua e le temperature restano miti.

In auto si arriva dalla A30 per Acerno e Montella e dalla A16 per Calabritto e Laceno, con strade interne tortuose.

Nello zaino mettete scarpe da trekking, acqua, giacca antivento, crema solare e una mappa cartacea dei sentieri.

Consiglio pratico: in estate partite all’alba e rientrate entro il primo pomeriggio, i temporali in quota arrivano in fretta.

Domande frequenti sui Monti Picentini

Quando andare sui Monti Picentini?

I mesi migliori sono aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre. In inverno l’altopiano del Laceno è frequentato per sci e ciaspole.

I sentieri sono adatti ai bambini?

Sì, molti percorsi sul versante di Laceno e la cascata del Tuorno sono facili e poco esposti, con dislivelli contenuti.

Servono permessi per visitare le cascate di Calabritto?

No, l’accesso alle cascate di Calabritto è libero su sentiero attrezzato; serve solo prudenza sulle rocce bagnate.

Si può visitare il parco senza guida?

Sì, i sentieri sono segnati CAI. Per le cascate più nascoste conviene però un’escursione guidata, per evitare tratti fuori traccia.

Dove si parcheggia per salire al Polveracchio?

Il punto di partenza più comodo è Piano di Bardiglia, da cui si sale con circa 970 metri di dislivello.

Sul tema natura leggete anche la guida al Monte Terminio, quella al Lago Laceno e l’itinerario sul Monte Cervati.

Chi vuole allungare il viaggio può unire i borghi più belli dell’Irpinia alle cantine irpine.

Utili anche gli agriturismi dell’Irpinia e la guida alle castagne di Montella.

Per dove mangiare in zona c’è la guida su dove mangiare in Irpinia, con indirizzi verificati tra Avellino e Taurasi.

Confrontate infine i sentieri del Taburno con le escursioni in Costiera Amalfitana.

Per chi arriva da Napoli, una tappa di mare la offrono i caseifici di Capaccio Paestum e il Gran Cono del Vesuvio.


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