I borghi più belli dell’Irpinia
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L’Irpinia è la provincia di Avellino, il cuore verde della Campania, una terra di colline, castelli e borghi medievali che il turismo di massa non ha ancora scoperto.
Qui il tempo scorre lento, tra vicoli di pietra, sagre autentiche e paesaggi che spaziano dai monti del Partenio alla valle dell’Ofanto.
Ben sette borghi irpini fanno parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia: Summonte, Gesualdo, Nusco, Frigento, Zungoli, Savignano Irpino e Monteverde. A questi si aggiungono perle meno note ma altrettanto affascinanti come Sant’Angelo dei Lombardi e Montefalcione.
Una guida completa per organizzare il tuo itinerario.
Se ami i paesi arroccati, dai un’occhiata anche ai borghi più belli della Costiera Amalfitana e a quelli della penisola sorrentina.
L’Irpinia però è un’altra storia: qui si viene per il silenzio, il cibo vero e la montagna.
Perché visitare i borghi dell’Irpinia
L’Irpinia è la regione più verde della Campania, con boschi di castagno, faggete e pascoli che d’estate regalano temperature fresche.
I borghi sorgono quasi tutti su alture, spesso sopra i 600 metri, con viste che abbracciano più vallate insieme. È il territorio ideale per chi cerca un turismo lento, lontano dalle code della costiera.
Ci si arriva comodamente da Napoli: circa 50 minuti di auto per Avellino, poi si sale verso l’alta Irpinia. In alternativa i treni regionali collegano Napoli a Avellino, Benevento e Rocchetta Sant’Antonio, con coincidenze per i paesi più grandi.
La provincia è attraversata anche dall’autostrada A16 Napoli-Canosa e dalla A30.
Il periodo migliore va da maggio a ottobre, con punte di fascino in autunno per i colori dei boschi e le sagre delle castagne. D’inverno non perdere la Notte dei Falò a Nusco, uno degli appuntamenti più suggestivi dell’Irpinia.
I borghi più belli dell’Irpinia
Gesualdo, la città del principe dei musicisti
Gesualdo è il borgo più celebre dell’Irpinia, legato per sempre al nome del principe e compositore Carlo Gesualdo, uno dei maggiori madrigalisti del tardo Rinascimento.
Nato a Venosa nel 1566, si ritirò nel castello di famiglia dopo la tragica uccisione della moglie Maria d’Avalos e del suo amante, trasformando il borgo in una corte musicale d’eccezione.
Il paese si sviluppa in cerchi concentrici attorno al Castello di Gesualdo, fondato nel VII secolo e rimaneggiato dal principe in stile rinascimentale.
Nel centro storico si ammirano i palazzi nobiliari Pisapia e Mattioli, con loggiati e giardini pensili, e le fontane dei Putti e d’Alabastro.
- Pro: storia unica legata a Carlo Gesualdo, castello imponente, borgo vivo con botteghe e cantine, vista su due valli.
- Contro: parcheggi limitati nel centro storico, salite ripide, pochi ristoranti aperti in bassa stagione.
I visitatori su TripAdvisor apprezzano il Museo Carlo Gesualdo, dedicato al principe musicista, e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, voluta dal principe stesso. Il Cappellone, noto come cappella del Santissimo Sacramento, è tra gli edifici più fotografati del borgo.
Nusco, il balcone d’Irpinia
A 914 metri di altitudine, Nusco è soprannominato il Balcone d’Irpinia: dalle sue terrazze naturali lo sguardo spazia dalla valle dell’Ofanto fino ai monti Terminio-Cervialto.
Il centro storico è un dedalo di vicoli, portali in pietra e slarghi improvvisi, con selciato in pietra calcarea perfettamente conservato.
Da non perdere la Cattedrale di Sant’Amato e i resti del castello longobardo, simbolo dell’importanza strategica del borgo nei secoli. Nusco è anche la patria della maccaronara, la pasta fresca tirata a mano tipica dell’alta Irpinia, e del baccalà, protagonista delle sagre locali.
- Pro: panorama straordinario, centro storico autentico, ottima cucina tradizionale, fresco d’estate.
- Contro: raggiungibile quasi solo in auto, poche strutture ricettive, in inverno neve e ghiaccio sulle strade.
Le recensioni su Google Maps lodano l’atmosfera tranquilla e la cordialità degli abitanti. D’inverno la Notte dei Falò attira visitatori da tutta la Campania: fuochi accesi per le vie, musica e prodotti tipici in piazza.
Zungoli, Bandiera Arancione del Touring
Adagiato su un colle nell’Irpinia orientale, Zungoli vanta due riconoscimenti prestigiosi: il titolo di Borgo più Belli d’Italia e la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Antico crocevia tra le vie Appia e Traiana, conserva un impianto urbanistico medievale intatto, sviluppato attorno all’anno Mille.
Il cuore del borgo è il castello normanno, edificato nell’XI secolo e poi trasformato in residenza nobiliare. Sotto le case si sviluppa una rete di grotte di epoca bizantina scavate nel tufo, un tempo usate come magazzini e cantine, oggi in parte visitabili.
- Pro: grotte sotterranee uniche, atmosfera autentica, olio Ravece DOP e caciocavallo podolico da acquistare, paese poco affollato.
- Contro: servizi limitati, orari ridotti per la visita alle grotte, pochi eventi fuori stagione.
Su TripAdvisor i viaggiatori consigliano la visita guidata alle grotte tufacee e la degustazione dell’olio extravergine Ravece, prodotto simbolo del territorio. Il borgo è famoso anche per il prosciutto che stagiona nelle grotte, una tradizione che si può scoprire nelle botteghe locali.
Savignano Irpino, il borgo a sella sul Cervaro
Savignano Irpino è arroccato su un rilievo a forma di sella, tra i colli Tombola e Calvario, a dominare la valle del fiume Cervaro. Le sue origini sono antichissime: i graffiti neolitici della grotta di San Felice testimoniano presenze umane di migliaia di anni fa.
Nel centro storico si visitano i resti del Castello Guevara, fondato in epoca longobarda e trasformato in fortezza normanna, e si attraversa la Porta Grande, l’antico accesso al paese.
Da vedere la Chiesa Madre di San Nicola e Sant’Anna, di origini romaniche, e il Palazzo Orsini, costruito nel 1727 per volere del futuro Papa Benedetto XIII.
- Pro: Belvedere Tombola con vista sulla valle del Cervaro, borgo fotogenico, Sagra della Pasta e Fagioli d’autunno.
- Contro: paese piccolo, si visita in poche ore, strade strette nel centro storico.
I visitatori su Google apprezzano in particolare il Belvedere Tombola, il punto panoramico più bello del borgo, e la quiete che si respira passeggiando tra i vicoli di pietra. La Sagra della Pasta e Fagioli, in autunno, è l’occasione giusta per unire cultura e gastronomia.
Summonte, sotto il monte Partenio
A circa 700 metri di quota, ai piedi del Monte Vallatrone, sorge Summonte, il cui nome deriva dal latino sub monte, cioè sotto il monte.
Il borgo è immerso nel verde del Parco Regionale del Partenio ed è dominato dalla Torre Angioina in pietra calcarea, che regala un panorama su tutta la valle.
Nel centro storico medievale si visitano la Congrega del Santissimo Rosario del Seicento, la Chiesa di San Nicola di Bari e il Museo Civico di interesse regionale.
Fuori dal paese, la zona archeologica conserva le rovine dell’antico insediamento e un anfiteatro che ospita ancora concerti estivi.
- Pro: a pochi minuti da Avellino, trekking verso Campo San Giovanni e Montevergine, anfiteatro romano, borgo tranquillo.
- Contro: in estate può essere affollato nei fine settimana, parcheggio a pagamento nel periodo degli eventi.
Le recensioni su TripAdvisor segnalano Summonte come base ideale per le escursioni sul Montevergine e al Santuario di Montevergine, raggiungibile anche a piedi lungo i sentieri del Partenio. Il Museo Civico raccoglie reperti archeologici e opere d’arte locale.
Frigento, la perla del centro Irpinia
Frigento è considerata una perla nel cuore dell’Irpinia, un luogo dell’anima con panorami spettacolari e vedute senza limiti dalla sua sommità. Di origine romana, il nome deriverebbe da Frequentum, a testimonianza della sua popolosità in passato.
Il centro storico è un dedalo geometrico di vicoli e scorci che invitano alla scoperta.
Passeggiando si visitano l’ex Cattedrale di Santa Maria Assunta, più volte ricostruita nei secoli, e numerose cappelle e palazzi nobiliari. Frigento è anche terra di profonde radici agricole, con produzione di cereali, olio e vino.
- Pro: panorama a 360 gradi, borgo fuori dai circuiti turistici, autenticità assoluta.
- Contro: poche attività commerciali, niente grandi attrazioni organizzate, ideale solo per chi ama il turismo lento.
I visitatori su Google Maps descrivono Frigento come un paese vero, non museificato, dove si respira ancora la vita di provincia. Consigliata una sosta al tramonto, quando la luce illumina le colline circostanti.
Monteverde, il borgo più accessibile d’Italia
All’estremità orientale della provincia di Avellino, Monteverde sorge su un colle che domina la valle dell’Ofanto. Il nome, Montis Viridis, richiama il verde dei boschi che un tempo circondavano il castello.
La storia parte da un insediamento sannita del IV-III secolo a.C. ed è oggi tra i Borghi più Belli d’Italia, noto anche come il borgo più accessibile d’Italia.
Il centro storico si stringe attorno al castello, di origine longobarda e ampliato dagli Aragonesi nel XV secolo.
Tra le viuzze lastricate spiccano i portali dei palazzi Pelosi e Spirito e l’ex cattedrale di Santa Maria di Nazareth, con dipinti di scuola napoletana del Seicento.
- Pro: percorso accessibile anche a persone con mobilità ridotta, vicino al lago di San Pietro, evento estivo del Grande Spettacolo dell’Acqua.
- Contro: lontano da Napoli, servizi limitati, poco conosciuto e quindi con poche segnalazioni.
Le recensioni su TripAdvisor apprezzano l’impegno del borgo per l’accessibilità e la bellezza del panorama sul lago di San Pietro, un invaso artificiale sull’Ofanto perfetto per passeggiate e pic-nic. Il Grande Spettacolo dell’Acqua, d’estate, attira visitatori da tutta la regione.
Sant’Angelo dei Lombardi, la città delle tante rinascite
Sant’Angelo dei Lombardi è conosciuta come la città longobarda delle tante rinascite, per la capacità di rialzarsi dopo i terremoti che ne hanno segnato la storia, ultimo quello del 1980.
Oggi è un centro vivace dell’alta Irpinia, con un centro storico restaurato con cura: vicoli, piazze e palazzi nobiliari come Casa Ricciardi, Casa Fischetti e Casa Del Priore.
Da vedere il Castello degli Imperiale, che veglia sull’abitato, e soprattutto l’Abbazia del Goleto, un complesso monastico del XII secolo tra i maggiori edifici medievali della Campania.
La chiesa di Sant’Antonio Abate, fotografata in rovina dopo il sisma, è oggi simbolo della rinascita del paese.
- Pro: Abbazia del Goleto imperdibile, borgo vivo tutto l’anno, buona offerta di ristoranti e B&B.
- Contro: il terremoto ha cancellato parte del patrimonio storico, servono più ore per visitare anche i dintorni.
I visitatori su Google Maps definiscono l’Abbazia del Goleto una sorpresa assoluta: immersa nel verde, racconta otto secoli di storia tra resti romanici e atmosfera mistica. Da qui si può proseguire verso il lago di Conza, oasi WWF a pochi chilometri.
Montefalcione, il borgo delle 10 P
Montefalcione è soprannominato il borgo delle 10 P, per le sue peculiarità che iniziano tutte con questa lettera: paese, piazza, parrocchia, palazzo, portale e via dicendo.
Un borgo agricolo del centro Irpinia, a pochi minuti da Avellino, con un legame fortissimo con la tradizione religiosa e contadina.
L’accesso al centro storico avviene attraverso Porta della Ripa, risalente al XII secolo, che consentiva l’ingresso al paese fortificato.
Nel borgo si visitano la chiesa di San Giovanni Battista, con il portale in pietra del tardo Seicento, il castello e il Santuario di Sant’Antonio di Padova, meta di pellegrinaggi.
- Pro: vicinissimo ad Avellino, santuario e Via Crucis panoramica, borgo autentico con poche visite turistiche.
- Contro: attrazioni limitate, pochi servizi per i turisti, si abbina meglio a un itinerario più ampio.
Le recensioni su TripAdvisor segnalano il Santuario di Sant’Antonio e la Via Crucis che vi conduce, un percorso di meditazione tra cappelle e scorci panoramici sul territorio irpino. Il Monastero Benedettino testimonia l’antica presenza monastica nel borgo.
Come organizzare il giro dei borghi irpini
Per visitare i sette borghi più belli servono almeno due giorni, meglio tre se si vuole includere anche Sant’Angelo dei Lombardi e Montefalcione. Una buona base di partenza è Avellino, oppure i borghi stessi, dove si trovano B&B e agriturismi di qualità.
Un itinerario classico da nord a sud: Summonte e Montefalcione nella prima giornata, poi Nusco, Frigento e Gesualdo, infine Savignano Irpino, Zungoli e Monteverde. Le distanze tra i borghi sono brevi, ma le strade sono curve e panoramiche, quindi meglio non programmare tappe serrate.
L’Irpinia è anche terra di vino e di cantine: se ami i bianchi e i rossi del territorio, leggi la nostra guida alle migliori cantine dell’Irpinia con Taurasi, Greco di Tufo e Fiano.
E per chiudere in bellezza, non può mancare la mozzarella di bufala di Capaccio Paestum.
FAQ sui borghi dell’Irpinia
Quali sono i borghi più belli dell’Irpinia?
I sette borghi irpini inseriti nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia sono Summonte, Gesualdo, Nusco, Frigento, Zungoli, Savignano Irpino e Monteverde. Meritano una visita anche Sant’Angelo dei Lombardi, con l’Abbazia del Goleto, e Montefalcione, il borgo delle 10 P.
Quanti giorni servono per visitare i borghi dell’Irpinia?
Almeno due giorni per i sette borghi del circuito, tre se si vogliono aggiungere Sant’Angelo dei Lombardi, le cantine e i percorsi naturalistici del Partenio e del Cervialto. Meglio dormire in zona per godersi i borghi al tramonto e alla mattina presto, quando sono più suggestivi.
Qual è il periodo migliore per andare in Irpinia?
Da maggio a ottobre per clima e sagre, con l’autunno che regala i colori dei boschi e le feste delle castagne e dell’olio nuovo. D’inverno spicca la Notte dei Falò di Nusco, mentre l’estate è perfetta per sfuggire al caldo della costa grazie alle altitudini sopra i 600 metri.
Come si arriva ai borghi dell’Irpinia?
In auto da Napoli si impiegano 50-90 minuti passando dall’autostrada A16 o dalla A30, con Avellino come porta d’ingresso. I treni regionali collegano Napoli ad Avellino, Benevento e Rocchetta Sant’Antonio; dai principali centri partono poi autobus di linea per i borghi.
L’auto resta comunque il mezzo più comodo.
Cosa mangiare nei borghi dell’Irpinia?
Maccaronara e fusilli fatti a mano, baccalà, agnello, caciocavallo podolico, olio Ravece DOP, castagne di Montella e i grandi vini come Taurasi, Greco di Tufo e Fiano di Avellino. Le sagre paesane sono il modo migliore per assaggiare tutto in un’unica serata.
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