La Stazione Zoologica Anton Dohrn: il più antico acquario d’Italia e la ricerca marina a Napoli

La Stazione Zoologica Anton Dohrn: il più antico acquario d'Italia e la ricerca marina a Napoli
Immagine realizzata con IA
Le immagini di copertina possono essere realizzate o elaborate con strumenti di Intelligenza Artificiale. Questa scelta nasce anche dalla necessità di prevenire le continue contestazioni e richieste economiche improprie che riceviamo relative a fotografie utilizzate che sono sempre state acquistate con regolare licenza o autorizzate dagli organizzatori.
Contenuti dell'articolo

All’estremità orientale della Villa Comunale, dove via Caracciolo incontra la Riviera di Chiaia, c’è un edificio basso e discreto che quasi nessuno nota. Eppure dentro quelle mura c’è il più antico acquario d’Italia, aperto nel 1874. Qui ha sede anche una delle istituzioni scientifiche più prestigiose d’Europa: la Stazione Zoologica Anton Dohrn, fondata nel 1872 da uno zoologo tedesco innamorato del mare di Napoli.

Non è un semplice museo da visitare in mezz’ora. Qui la ricerca marina va avanti da oltre 150 anni, tra vasche storiche, una biblioteca da 90.000 volumi e laboratori dove sono passati più di 20 premi Nobel. Questa è la storia di come un’idea nata per dare ragione a Darwin sia diventata un pezzo di Napoli.

La sfida di Anton Dohrn: un laboratorio sul mare

Anton Dohrn nasce a Stettino, in Pomerania, oggi in Polonia, nel 1840. Studia scienze naturali a Berlino e nel 1862 si trasferisce a Jena, dove conosce Ernst Haeckel, il biologo che lo introduce alle teorie di Charles Darwin. Dohrn diventa un sostenitore convinto dell’evoluzione per selezione naturale e matura un progetto ambizioso: creare una rete di stazioni di ricerca biologica dove gli scienziati possano osservare gli animali marini vivi, non solo conservati sotto formalina.

Ci prova prima a Messina, poi capisce che il posto giusto è Napoli. Le ragioni sono due: la straordinaria ricchezza biologica del Golfo e il fatto che la città, all’epoca, è una delle più grandi e internazionali d’Europa, con un flusso costante di viaggiatori stranieri.

Dohrn convince il Comune a cedergli gratuitamente un terreno sulla riva del mare, nella Villa Comunale, impegnandosi a costruire tutto a proprie spese. Le fondazioni vengono poste nel marzo 1872 e l’edificio è pronto già nel settembre 1873. L’inaugurazione ufficiale della Stazione arriva il 14 aprile 1875, ma l’acquario pubblico apre prima, il 26 gennaio 1874.

Il modello Dohrn: la ricerca che si paga da sola

Il problema di ogni istituto scientifico è il denaro. Dohrn lo risolve con due idee geniali. La prima è l’acquario pubblico. Dopo aver visitato quello di Berlino, appena inaugurato, capisce che a Napoli un acquario avrebbe attirato folle di visitatori e garantito gli introiti necessari a pagare almeno un assistente fisso.

La seconda idea è ancora più moderna: l’affitto dei posti di lavoro. Governi, università, fondazioni e singoli ricercatori pagano una tariffa annuale per mandare uno scienziato a Napoli, dove trova strumenti, assistenza tecnica e piena libertà di ricerca. Nessuna direttiva dall’alto, nessun tema imposto: ognuno porta il proprio progetto. È un sistema di finanziamento che oggi chiameremmo “a progetto”, ma con 150 anni di anticipo.

A questo si aggiunge il commercio di campioni e preparati biologici, venduti a musei, università e scuole di tutto il mondo. A curarlo c’è un personaggio chiave, il napoletano Salvatore Lo Bianco, entrato in Stazione a 14 anni come inserviente e diventato in pochi anni responsabile del reparto conservazione, con metodi innovativi e fama internazionale.

Il modello funziona oltre ogni previsione. Quando Dohrn muore, a Monaco di Baviera nel 1909, più di 2.000 scienziati da tutta Europa e dagli Stati Uniti hanno lavorato alla Stazione.

In anticipo sui tempi. La Stazione Zoologica è studiata ancora oggi come caso di scuola di organizzazione della ricerca: autofinanziamento, interdisciplinarità e collaborazione tra scienziati, tecnici, pescatori e inservienti. Un modello nato in piena epoca industriale, con un’impronta sorprendentemente moderna.

L’acquario più antico d’Italia: cosa si vede

L’acquario apre al pubblico nel gennaio 1874, su progetto dell’ingegnere inglese William Alford Lloyd, che aveva già lavorato agli acquari di Amburgo e Londra. In origine copre 527 metri quadrati ed è dedicato esclusivamente alla fauna del Mediterraneo.

Oggi conta una trentina di vasche con oltre 200 specie marine di animali e vegetali, quasi tutte provenienti dal Golfo di Napoli. Nella sala centrale le vasche sono disposte a ferro di cavallo su entrambe le pareti; nella sala ovest c’è un piccolo angolo museale con pesci, fossili e reperti trovati nel golfo nel corso dei decenni, tra cui un delfino e un pesce luna.

Periodicamente l’acquario ospita anche tartarughe marine, soprattutto Caretta caretta: arrivano ferite dal mare e restano in cura finché non sono pronte a tornare in libertà.

Un chiarimento utile, perché se ne leggono di tutti i colori: l’acquario di Napoli è il più antico d’Italia, tanto che molte fonti lo indicano anche come il più antico d’Europa ancora in funzione. In realtà l’acquario di Brighton, in Inghilterra, fu aperto nel 1872, due anni prima: quello napoletano è quindi il secondo più antico del XIX secolo ancora in attività.

La sala affrescata da Hans von Marées

Al primo piano c’è un gioiello che pochi conoscono: la sala affrescata della biblioteca storica. La dipinge in soli quattro mesi, nel 1873, il pittore tedesco Hans von Marées, aiutato dal giovane scultore Adolf von Hildebrand.

Marées non sceglie scene mitologiche, ma la vita dei pescatori napoletani che gli vivono attorno: uomini che caricano le reti su una barca, altri che remano in piedi, tre figure di età diverse in un aranceto che rappresentano le età della vita. Sulla parete est c’è l’affresco più curioso: l’acquario ancora in costruzione, con alcune persone sedute intorno a un tavolino. Tra loro si riconoscono lo stesso Dohrn e l’amico inglese Charles Grant, che a Napoli risolveva ogni problema pratico.

La biblioteca nasce nel 1873 con i primi testi donati da Dohrn. Oggi conta oltre 90.000 volumi su circa 3.000 metri lineari di scaffali e 180 riviste scientifiche contemporanee.

Il catalogo del Golfo: le grandi monografie

La Stazione non produce solo ricerca, ma anche conoscenza condivisa. Nel 1880 Dohrn avvia la collana Fauna und Flora des Golfes von Neapel, una serie di monografie scientifiche dedicate agli animali e alle piante del Golfo. L’opera va avanti per oltre un secolo, fino al 1982, arrivando a 40 volumi firmati dai maggiori specialisti dell’epoca. È ancora oggi una delle più importanti fonti storiche sulla biodiversità del Mediterraneo.

Un edificio che è cresciuto per tappe

La Stazione non è nata tutta insieme. Il primo nucleo, quello centrale, è del 1873. Un secondo edificio, collegato al primo da un ponte, viene aggiunto tra il 1885 e il 1888. Il cortile e l’ala occidentale arrivano nel 1905, mentre la biblioteca trova la sua collocazione definitiva tra i due corpi solo decenni dopo.

Da Dohrn ai premi Nobel

Nei laboratori della Stazione hanno lavorato più di 20 premi Nobel, che hanno dato un contributo decisivo allo sviluppo delle scienze biologiche. Tra i nomi noti che sono passati di qui ci sono Tim Hunt, Christiane Nüsslein-Volhard e Torsten Wiesel. Ma c’è anche Fridtjof Nansen, zoologo e oceanografo norvegese, futuro esploratore dell’Artico e premio Nobel per la Pace nel 1922.

Accanto agli scienziati di fama ci sono figure meno note ma altrettanto importanti, come Salvatore Lo Bianco e l’illustratore scientifico Comingio Merculiano, i cui disegni hanno accompagnato le pubblicazioni dell’istituto. Dopo la morte di Dohrn la direzione passa al figlio Reinhard e poi al nipote Pietro, in una continuità familiare durata generazioni.

La Stazione oggi: cinque dipartimenti e le sedi

Oggi la Stazione Zoologica Anton Dohrn è un ente pubblico di ricerca e la sua attività è organizzata in cinque dipartimenti: Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini, Biotecnologie Marine Ecosostenibili, Conservazione Animali Marini e Public Engagement, Ecologia Marina Integrata e Infrastruttura di Ricerca per le Risorse Biologiche Marine.

Le ricerche coprono la biologia e l’oceanografia in senso ampio: biochimica, biologia molecolare e cellulare, neurobiologia e neurofisiologia, oltre a tutti i rami dell’ecologia. L’istituto si avvale anche di una piccola flotta di natanti per il campionamento in mare.

Le sedi non sono solo a Napoli: la Stazione ha centri a Ischia, nella storica Villa Dohrn a Punta San Pietro; a Fano, nelle Marche; e a Portici, dove ha sede il centro ricerche sulle tartarughe.

Il Museo Darwin-Dohrn e il Turtle Point

Dentro la Villa Comunale, la Casina del Boschetto ospita dal 2021 il Museo Darwin-Dohrn (DaDoM), dedicato alla biodiversità marina. Il percorso spiega l’evoluzione e la biodiversità partendo dall’ambiente marino, considerato l’origine della vita, con gallerie sulla storia della vita, installazioni su animali e fossili, una Biblioteca del Mare e spazi multimediali e interattivi.

C’è poi la storia delle tartarughe. Il gruppo dell’acquario era già impegnato nel loro salvataggio dal 1983. Nel settembre 2004 nasce a Bagnoli il Turtle Point, ospedale e centro di recupero. Nel gennaio 2017 il centro si trasferisce e si amplia a Portici, diventando il più grande del Mediterraneo per la ricerca e il recupero delle tartarughe marine.

Per chi vuole vedere da vicino il lavoro del centro, su napolike trovi orari, biglietti e informazioni sul Turtle Point di Portici.

Da non perdere

  • Le vasche con la fauna del Golfo di Napoli.
  • La sala affrescata da Hans von Marées nel 1873.
  • Le tartarughe marine in cura all’acquario.
  • L’angolo museale con fossili, delfino e pesce luna.

Perché vale la pena conoscerla

La Stazione Zoologica non è una reliquia da ammirare dietro un vetro. È un luogo che ha cambiato il modo di fare ricerca nel mondo e che continua a produrne, in un angolo di Napoli dove il mare entra nella scienza e nella storia della città. Per chi percorre la passeggiata del Lungomare, l’acquario è una tappa a due passi da via Caracciolo, spesso dimenticata a favore delle mete più note.

E se il tema del mare incuriosisce, vale la pena leggere anche la storia dell’Isola della Gaiola, dove l’area marina protetta conserva i murenari di epoca romana, le strutture per l’allevamento delle murene che si ritrovano tra i reperti legati all’acquario.

Domande frequenti

Perché la Stazione Zoologica si chiama Anton Dohrn?

Porta il nome del suo fondatore, lo zoologo tedesco Anton Dohrn, che la creò nel 1872 e ne fu il primo direttore. Oggi la dicitura ufficiale è Stazione Zoologica Anton Dohrn.

Qual è l’acquario più antico d’Italia?

È l’acquario della Stazione Zoologica, dentro la Villa Comunale a Napoli, aperto al pubblico il 26 gennaio 1874. A livello europeo è il secondo più antico ancora in attività, dopo quello di Brighton del 1872.

Chi era Anton Dohrn?

Un naturalista e zoologo tedesco nato a Stettino nel 1840 e morto a Monaco di Baviera nel 1909. Convinto sostenitore di Darwin, trasformò un’idea scientifica in un’istituzione internazionale, basata sull’autofinanziamento e sulla libertà di ricerca.

Si possono vedere le tartarughe marine?

Sì. L’acquario ospita tartarughe Caretta caretta in cura. Per visite più approfondite c’è il Turtle Point di Portici, il più grande centro del Mediterraneo dedicato a ricerca e recupero.

Quanti premi Nobel sono passati dalla Stazione?

Nei suoi laboratori hanno operato più di 20 premi Nobel. Tra i nomi noti figurano Tim Hunt, Christiane Nüsslein-Volhard e Torsten Wiesel, oltre a Fridtjof Nansen.

Chi ha dipinto la sala affrescata?

Il pittore tedesco Hans von Marées, con l’aiuto dello scultore Adolf von Hildebrand, in quattro mesi nel 1873. Le scene ritraggono la vita dei pescatori napoletani.

Per approfondire la storia dell’istituto, il riferimento è il sito ufficiale Stazione Zoologica Anton Dohrn, oltre alla voce Wikipedia e alla pagina del Museo Darwin-Dohrn.


Scopri di più da Napolike.it

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Seguici su Telegram
Parliamo di: ,