Il Cammino di San Nilo: tappe e come funziona
Immagine realizzata con IA
Il Cammino di San Nilo attraversa il Cilento per poco più di 104 chilometri, da Sapri a Palinuro, in 8 tappe. Non è un percorso costiero: sale subito verso l’entroterra, tocca 13 borghi e chiude in vista del mare.
Il tracciato segue le orme dei monaci italo-greci e porta il nome di san Nilo da Rossano, nato nel 910 e tonsurato proprio a San Nazario, uno dei paesi del cammino. Il percorso si snoda quasi tutto dentro il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Qui trovi le 8 tappe con distanze reali, dove dormire, quanto costa la credenziale, come arrivare e in quali mesi conviene partire. I dati sono incrociati tra il sito ufficiale Cammini Bizantini, la guida Terre di Mezzo e i resoconti dei camminatori.
Il Cammino di San Nilo in numeri
La lunghezza ufficiale indicata dalla guida Terre di Mezzo è di 104,3 km. Altre fonti parlano di 111 km o 110 km: la differenza dipende dalle varianti e dalle deviazioni verso i borghi.
L’altitudine massima del tracciato base è di circa 700 metri, ma la variante per il monte Gelbison arriva a 1.705 metri. Il dislivello positivo medio è di 600 metri al giorno.
La media quotidiana è di 13 chilometri circa. Le prime quattro tappe sono le più impegnative, con saliscendi continui su terreno a tratti sconnesso.
Una nota pratica: secondo Compagnia dei Cammini circa un terzo del percorso è su asfalto, il resto tra sterrati, mulattiere e sentieri nel bosco.
Le 8 tappe del Cammino di San Nilo
Le distanze che seguono sono quelle della guida ufficiale. La segnaletica è rossa con la sagoma bianca del monaco e la freccia direzionale, con pannelli in dibond da 15×55 cm posti ogni 300 metri circa.
1. Sapri – Torraca (10,1 km)
Si parte dal lungomare di Sapri, dove un cippo segna il chilometro zero, e si sale tra uliveti verso il borgo medievale di Torraca. Tappa breve ma tutta in salita.
Il centro storico di Torraca conserva il castello baronale e diverse chiese. La vista sul golfo di Policastro ripaga la fatica del primo giorno.
Pro: tappa corta, ideale per prendere confidenza con lo zaino e con il passo. Partenza comoda perchè Sapri ha la stazione ferroviaria sulla linea Napoli-Reggio Calabria.
Contro: il dislivello si sente subito, con poca ombra nella parte bassa. Poco tempo per visitare Sapri se si arriva in treno la mattina.
Recensioni: i camminatori segnalano Torraca come primo vero assaggio del Cilento interno, con accoglienza semplice e prezzi contenuti.
2. Torraca – Casaletto Spartano (15,2 km)
La seconda tappa entra nel vivo: boschi, valloni e il rio Bussentino fanno da sfondo fino a Casaletto Spartano. A fine giornata si raggiungono le cascate dette Capelli di Venere.
Sul fondo valle restano i mulini alimentati dal Rio Casaletto, oggi meta di passeggiate brevi. La zona è carsica, ricca di grotte e inghiottitoi.
Pro: paesaggio spettacolare e ombreggiato, con acqua lungo quasi tutto il tracciato. I Capelli di Venere sono uno dei punti più fotografati del cammino.
Contro: 15 km con saliscendi continui. Con la pioggia i sentieri nel bosco diventano scivolosi.
Recensioni: nei resoconti la tappa è giudicata tra le più belle ma anche tra le più faticose, soprattutto per chi cammina in pianura abitualmente.
3. Casaletto Spartano – Morigerati (9,6 km)
Tappa corta e spettacolare, con attraversamento del torrente Gerdenaso e ingresso nella foresta del Farneto. Si cammina tra querce, lecci e sentieri ombrosi con pannelli didattici.
L’arrivo è Morigerati, borgo silenzioso con la chiesa di San Demetrio e il Museo Etnografico. Qui si entra nell’Oasi WWF delle Grotte del Bussento.
Pro: chilometraggio ridotto, ottimo per recuperare energie. L’oasi WWF è visitabile nel pomeriggio, con il fiume che si inabissa tra le grotte.
Contro: i dislivelli restano consistenti nonostante i pochi chilometri. L’oasi ha orari stagionali, meglio controllare prima di programmare la visita.
Recensioni: Morigerati è descritta dai camminatori come uno dei borghi più accoglienti del percorso, con profumo di cucina e panni stesi nei vicoli.
4. Morigerati – Caselle in Pittari (9,8 km)
Si risale verso l’Eremo di San Michele, incastonato nella roccia, con panorama sulle valli verdi del parco. La meta è Caselle in Pittari.
Il borgo ha anima contadina e creativa. A Caselle in Pittari la libreria Jepis offre ospitalità ai pellegrini, segnalata da più camminatori.
Pro: tappa breve e panoramica, con l’eremo come punto forte. Buona disponibilità di strutture nel paese.
Contro: tratti esposti al sole nelle ore centrali. Poche fontane lungo il percorso.
Recensioni: chi ha camminato il tracciato nel 2025 racconta dell’eremo di San Michele come della sorpresa del quarto giorno.
5. Caselle in Pittari – Rofrano (16,8 km)
È la tappa più lunga del tracciato base. Si attraversa la montagna del Centaurino tra salite, discese e lunghi tratti nel bosco.
Rofrano è un abitato medievale dominato dalla chiesa di Santa Maria di Grottaferrata. Qui vive Carlo Palumbo, tra i promotori del cammino, citato più volte nei resoconti.
Pro: boschi fitti e silenzio, tappa che regala la sensazione di entrare nel cuore del Cilento. A Rofrano si respira storia bizantina.
Contro: 16,8 km con dislivello continuo. Va programmata partendo presto, soprattutto in estate.
Recensioni: tappa giudicata impegnativa ma memorabile, con l’incontro con gli abitanti come valore aggiunto.
6. Variante: Rofrano – monte Gelbison (23,0 km)
Dal tracciato base si stacca la variante per il monte Gelbison, detto anche Monte Sacro, che si può prendere da Rofrano o da Montano Antilia. Sono 23 km con circa 1.400 metri di dislivello.
Sulla sommità, a 1.705 metri, sorge il santuario della Madonna di Novi Velia. Da lassù lo sguardo arriva al mare, al monte Cervati e al massiccio del Pollino.
Pro: panorama a 360 gradi senza pari nel Cilento. Il santuario è meta di pellegrinaggi nei fine settimana.
Contro: giornata molto lunga e dura, da affrontare solo con allenamento. Consigliata ai camminatori esperti.
Recensioni: chi l’ha fatta la definisce la ciliegina del cammino, ma avverte: senza preparazione diventa una sofferenza.
7. Rofrano – Montano Antilia (11,9 km)
Il cammino si fa più leggero tra fiumi, frazioni nascoste e castagneti. Si passa da Laurito, con il piccolo Museo dei Macinini di Caffè, e da Futani con l’Abbazia di Santa Cecilia.
L’arrivo è Montano Antilia, il comune più alto del Cilento, con la Scala Santa e il panorama sulle valli. Il paese è base del soccorso alpino locale.
Pro: chilometraggio intermedio, paesaggio che si apre. Buona scelta di B&B e agriturismi.
Contro: qualche chilometro su asfalto avvicinandosi al paese. Servizi limitati nelle frazioni intermedie.
Recensioni: tappa descritta come una pausa rigenerante dopo il Centaurino, con aria fresca anche in estate.
8. Montano Antilia – San Nazario (15,8 km)
Si attraversano Futani, Cuccaro Vetere e altre frazioni rurali, tra memorie monastiche e tradizioni contadine. La meta è San Nazario.
A San Nazario, dove san Nilo fu accolto e tonsurato, si ritira il Testimonium, l’attestato finale di chi ha completato il percorso con la credenziale timbrata.
Pro: tappa ricca di significato spirituale. Il Testimonium si ritira direttamente in paese.
Contro: la salita finale pesa dopo otto giorni di cammino. Poche strutture, conviene prenotare.
Recensioni: San Nazario è descritta come una tappa sospesa, silenziosa, che prepara all’arrivo al mare.
9. San Nazario – Palinuro (15,1 km)
L’ultima tappa scende verso la costa fino al promontorio di Palinuro, nel comune di Centola. Il mare compare poco alla volta all’orizzonte.
L’arrivo in vista di Capo Palinuro è il momento più fotografato del cammino. Dopo si può chiudere con un bagno alle spiagge di Palinuro o con una visita alle grotte marine.
Pro: finale scenografico, con mare e tuffo a fine percorso. Palinuro ha molte strutture e collegamenti.
Contro: quote basse e poca ombra, il caldo si sente. Chi arriva a piedi non ha auto: meglio verificare i bus per il ritorno.
Recensioni: la tappa è definita “sofferta ma non ha prezzo” per la gioia dell’arrivo al mare.
Dove dormire e mangiare lungo il cammino
La rete di accoglienza del cammino è fatta di B&B, agriturismi e affittacamere, in buona parte convenzionati. Con la credenziale hai accesso a prezzi calmierati nelle strutture aderenti.
Tra le strutture segnalate dai camminatori ci sono il B&B Rio Casaletto a Casaletto Spartano, l’agriturismo Murike a Morigerati e il B&B La Primula a Massicelle, frazione di Montano Antilia.
La credenziale si può ritirare anche nei pressi dell’agriturismo San Fantino, punto indicato da chi ha percorso il cammino con partenza da Sapri.
Il consiglio dei gestori è contattare direttamente le strutture, senza Booking o Airbnb, presentandosi come pellegrini con credenziale. Molte offrono transfer per chi alloggia fuori tracciato.
Sul cibo, il cammino attraversa il cuore della dieta mediterranea: pane, olio, fichi, formaggi e pasta fatta in casa. A Montano Antilia il caffè locale è una tappa fissa nei racconti.
Per un panorama più ampio sulle specialità del territorio puoi leggere la guida ai prodotti tipici del Cilento e quella sulla mozzarella di bufala.
Credenziale e Testimonium: come funziona
La credenziale è il passaporto del pellegrino: un libretto a fisarmonica dove farsi timbrare ogni tappa. Si richiede con un modulo online sul sito ufficiale e una donazione all’associazione Gazania, gestore del cammino.
La donazione si versa tramite bonifico o PayPal. Serve anche a mantenere i sentieri e a sostenere le piccole attività locali della rete.
I timbri si raccolgono in strutture ricettive, chiese, municipi, bar e info point. In alcuni casi un cartello segnala il punto timbro.
Con tutti i timbri si ritira il Testimonium a San Nazario, l’attestato che certifica il cammino completato. È lo stesso documento che chiude i cammini lungo il Sentiero degli Dei e le altre vie del Sud.
Quando partire: stagioni e clima
I periodi migliori sono da marzo a giugno e da settembre a novembre. Le giornate sono lunghe e le temperature miti, ideali per le tappe più lunghe.
L’estate è molto calda, con punte elevate a luglio e agosto. Chi parte in quei mesi deve camminare presto la mattina e chiudere le tappe entro il primo pomeriggio.
L’inverno non è proibitivo perchè il cammino è vicino al mare, ma le piogge sono più frequenti. Nei mesi freddi il Gelbison può essere impraticabile per neve o ghiaccio.
Un’idea per abbinare cammino e relax: le terme di Ischia e i parchi termali dei Campi Flegrei sono a portata di traghetto dopo l’arrivo.
Come arrivare a Sapri e tornare da Palinuro
Sapri ha una stazione ferroviaria sulla linea Napoli-Reggio Calabria, con collegamenti frequenti. In auto si arriva dalla A2, uscita Padula-Buonabitacolo, poi SS517 e SS18.
Per Palinuro la stazione di riferimento è Centola, sulla stessa linea, poi bus locale. In auto si arriva dalla SS562.
Gli aeroporti più vicini sono Napoli Capodichino a circa 180 km e Salerno Costa d’Amalfi a circa 130 km. Da entrambi si prosegue in treno o autobus verso Sapri.
In estate traghetti e aliscafi collegano Palinuro e Sapri con Salerno e Napoli. È l’opzione più comoda se vuoi chiudere il cammino senza tornare in treno.
Per orientarti meglio nei dintorni, la guida su cosa vedere a Palinuro e quella sul Parco Nazionale del Cilento completano il quadro.
Cosa portare nello zaino
Servono scarpe da trekking ben strutturate, non da running. Il terreno è sconnesso e i saliscendi continui mettono sotto stress caviglie e ginocchia.
Fondamentale la gestione dell’acqua: le fontane non sono frequenti, soprattutto nelle tappe 5 e 9. Meglio partire con almeno 1,5 litri a testa.
Nello zaino non devono mancare credenziale, cappello, crema solare, giacca impermeabile leggera, bastoncini e una borraccia. In primavera e autunno aggiungi uno strato caldo per la sera.
Le tracce GPS si scaricano dal sito ufficiale. Porta anche una guida cartacea: in alcune zone l’interno del Cilento ha poca copertura dati.
Se viaggi con bambini, meglio ragionare su singole tappe brevi piuttosto che sul percorso intero: la guida sul Cilento con i bambini aiuta a scegliere quelle giuste.
Pro e contro del Cammino di San Nilo
Il punto di forza è la varietà: si passa dal mare di Sapri ai boschi del Bussento, dai borghi silenziosi al promontorio di Palinuro. In pochi giorni si attraversano ambienti molto diversi.
Il secondo vantaggio è la rete di accoglienza. I borghi sono piccoli ma abituati ai pellegrini, con prezzi calmierati per chi ha la credenziale e transfer disponibili.
Sul fronte dei contro, la segnaletica non è continua come sui cammini più battuti: se passano lunghe distanze senza frecce rosse, conviene controllare la traccia GPS. I pannelli sono stati installati anche grazie al Gal Casacastra.
Attenzione poi ai trasporti locali, ridotti nei giorni festivi e fuori stagione. E alla quota di asfalto, circa un terzo del tracciato, che nei mesi caldi si fa sentire.
Come organizzare il cammino
Il metodo più semplice è prenotare le 8 tappe in anticipo, una struttura per paese, e lasciare a ogni giornata il suo passo. Così si evita di cercare posto all’ultimo minuto nei borghi piccoli.
Chi ha poco tempo può accorpare le tappe: nei resoconti più recenti c’è chi ha chiuso il cammino in 5 giorni, unendo le frazioni più corte. Serve però un buon allenamento.
Per ragionare su come muoversi nel resto della regione, dai un’occhiata anche alle guide sui borghi del Sannio, sui borghi dell’Irpinia e sul Parco del Taburno, altri territori da camminare a piedi.
Su scala locale, il portale Cilento.fun raccoglie guide interattive e informazioni utili per pianificare spostamenti e visite nel Cilento.
Domande frequenti sul Cammino di San Nilo
Quanti chilometri è lungo il Cammino di San Nilo?
Circa 104,3 km secondo la guida ufficiale, da Sapri a Palinuro. Altre fonti indicano tra 103 e 111 km a seconda delle varianti considerate, come quella per il monte Gelbison.
Quante tappe sono e quali sono le più difficili?
Sono 8 tappe. Le più impegnative sono la seconda, la quinta e la variante del Gelbison, per chilometraggio e dislivello. La quinta, da Caselle in Pittari a Rofrano, è la più lunga del tracciato base con 16,8 km.
Serve la credenziale per percorrerlo?
Non è obbligatoria per camminare, ma è necessaria per ottenere il Testimonium e per accedere ai prezzi calmierati delle strutture convenzionate. Si richiede online con una donazione all’associazione Gazania.
Si può fare il cammino in tenda?
Sì, è un’opzione praticata. Le guide indicano anche soluzioni di ospitalità in tenda, ma vanno concordate prima con le strutture o i comuni, perchè le aree attrezzate lungo il percorso non sono numerose.
Qual è il periodo migliore per partire?
Primavera e inizio autunno, da marzo a giugno e da settembre a novembre. In estate conviene partire all’alba, in inverno attenzione alla pioggia e alla neve sul Gelbison.
Qual è la tappa finale e dove si arriva?
L’ultima tappa va da San Nazario a Palinuro per 15,1 km. L’arrivo è sotto il promontorio di Capo Palinuro, nel comune di Centola.
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