Autotrasportatori, da dove arrivano i soldi sbloccati da Salvini
Immagine realizzata con IA
Matteo Salvini ha annunciato lo sblocco di “più di un miliardo di euro” per gli autotrasportatori in protesta contro il caro carburante. Ma la maggior parte delle risorse era già stata stanziata a bilancio nei mesi scorsi e non era mai arrivata ai destinatari.
La parte più consistente, 480 milioni di euro, serve a coprire le domande di credito d’imposta sul diesel presentate fino a fine agosto. Sono contributi introdotti a marzo e rimasti fermi per sette mesi, con una dotazione salita da 100 a circa 430 milioni.
Cosa è stato sbloccato davvero
Il governo ha annunciato la liquidazione immediata delle domande già presentate e l’aumento del fondo fino a 480 milioni. Salvini ha parlato di “32mila domande da esaminare” e di pagamenti per quasi 32mila autotrasportatori. È la parte più concreta dell’intervento, perché riguarda crediti maturati mesi fa e rimasti bloccati. Non è però denaro nuovo: è denaro già previsto che ora viene finalmente pagato.
Per estendere l’aiuto a settembre e ottobre 2026 il governo si è impegnato a trovare 60 milioni di euro. Al momento il decreto non c’è, ma secondo il ministero arriverà nei prossimi giorni. Questa è l’unica voce realmente aggiuntiva rispetto alle risorse già stanziate, anche se la sua copertura definitiva dipenderà dal provvedimento annunciato.
Nel conteggio del “miliardo” rientra anche un fondo da 590 milioni per il rinnovo del parco veicolare. Sono risorse già programmate, rimaste in stand-by per un confronto con Bruxelles sul loro utilizzo. Il Mit ha precisato che saranno disponibili solo a partire dal 2027, quindi non possono essere considerate un aiuto immediato per chi oggi protesta.
Il Marebonus e i tempi lunghi
Completa il quadro il Marebonus, l’incentivo per le imprese che imbarcano veicoli e casse mobili sulle navi, riducendo i chilometri percorsi su strada. La misura esiste da anni e punta a decongestionare il traffico e a migliorare la qualità dell’aria. Secondo il governo le prime erogazioni partiranno a novembre, perché alcune aziende sono in ritardo sui rendiconti del fabbisogno.
Il viceministro Edoardo Rixi ha spiegato che si è scelto di aspettare per consentire anche ai ritardatari di completare le rendicontazioni. È una scelta comprensibile sul piano amministrativo, ma allunga ancora i tempi per le imprese che attendono i pagamenti. Per chi è fermo ai caselli da giorni, novembre è un orizzonte lontano.
La somma delle voci spiega il “miliardo” citato dal ministero: 480 milioni di crediti d’imposta, 60 milioni per settembre e ottobre, 590 milioni per i nuovi mezzi e il Marebonus. Messi insieme fanno una cifra vicina a quella annunciata, ma con tempistiche molto diverse. Solo una parte è disponibile subito, il resto arriva nei prossimi mesi o dal 2027.
Perché la protesta non si ferma
Le sigle autonome e i presidi territoriali non si sono accontentati. In Campania, Calabria, Puglia, Abruzzo e Molise i blocchi proseguono almeno fino al nuovo incontro del 27 ottobre. I delegati chiedono un taglio diretto delle accise e contestano il ricorso al credito d’imposta, che considerano un rimborso tardivo e non una riduzione strutturale del costo del gasolio. Per molti autotrasportatori il problema non è solo l’importo, ma la certezza dei tempi.
La differenza tra “fondi sbloccati” e “fondi nuovi” è il nodo politico della vicenda. Il governo rivendica di aver rimesso in moto risorse che erano ferme, mentre i sindacati e i comitati parlano di annunci che non cambiano la sostanza. La protesta, intanto, continua a pesare su carburante, supermercati e trasporti pubblici, e il tavolo del 27 ottobre diventa il prossimo appuntamento decisivo, come mostra il quadro su quanto dura lo sciopero.
Domande frequenti
Quanti soldi ha sbloccato davvero il governo?
Il governo parla di oltre un miliardo, ma la parte immediata è di 480 milioni di crediti d’imposta sul diesel già stanziati e rimasti bloccati. A questi si aggiungono 60 milioni per settembre e ottobre, non ancora coperti da un decreto, e 590 milioni per il rinnovo dei mezzi disponibili dal 2027.
I 480 milioni sono fondi nuovi?
No, in gran parte sono risorse già a bilancio. Il credito d’imposta è stato introdotto a marzo con una dotazione iniziale di 100 milioni, poi salita a circa 430 milioni. I pagamenti partono ora dopo sette mesi di ritardi.
Quando arrivano i 60 milioni per settembre e ottobre?
Secondo il ministero il decreto arriverà nei prossimi giorni. Al momento non c’è un provvedimento definitivo, quindi la data non è certa. È l’unica voce nuova rispetto alle risorse già stanziate.
Perché gli autotrasportatori protestano ancora?
Perché chiedono un taglio diretto delle accise e tempi certi sui pagamenti, non solo crediti d’imposta. Le sigle autonome ritengono che le risorse annunciate non bastino e che i ritardi abbiano già danneggiato le imprese. I blocchi proseguono almeno fino al tavolo del 27 ottobre.
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