L’ascensore del Vomero: la storia del primo ascensore pubblico di Napoli
Immagine realizzata con IA
Napoli è una città che si arrampica. Lo raccontano le sue scale monumentali, i vicoli che salgono a picco e le quattro funicolari che ogni giorno portano migliaia di persone dalla città bassa ai quartieri collinari. Ma prima delle funicolari di oggi, e molto prima di scale mobili e metropolitane, Napoli ha sperimentato un’altra soluzione per vincere la pendenza: l’ascensore pubblico. Il primo della città, e tra i primissimi d’Italia, entrò in funzione nel 1895 e serviva a salire verso la collina del Vomero. La sua storia è fatta di vapore, vetture di legno, un progetto francese e una fine brutale durante la Seconda guerra mondiale.
Napoli, la città che si arrampica
Per secoli il Vomero e le colline intorno alla città sono rimaste quasi disabitate. In epoca greca la collina si chiamava Bomòs, cioè semplicemente “collina”; in epoca romana Paturcium. Fino all’Ottocento era un mosaico di campi, orti e casali agricoli, tanto da guadagnarsi il soprannome di “collina dei broccoli”. Solo quando Napoli divenne una grande capitale, prima borbonica e poi italiana, l’espansione verso l’alto smise di essere un’eccezione e diventò una necessità: la città pianeggiante non bastava più.
Risalire le pendici significava, però, una fatica quotidiana. Per generazioni si è saliti a piedi, lungo le scale storiche come la Pedamentina o i gradoni di San Martino. Poi, nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, arrivarono i primi impianti meccanici: la funicolare di Chiaia, aperta nel 1889 e ancora oggi la più antica della città, seguita dalla funicolare di Montesanto nel 1891. Erano mezzi rivoluzionari, ma non erano gli unici allo studio degli ingegneri dell’epoca.
L’ascensore di Piedigrotta, il primo ascensore pubblico di Napoli
Mentre le funicolari salivano lungo binari, un’altra tecnologia prometteva di fare la stessa cosa in verticale: l’ascensore. A Napoli la scommessa fu fatta presto. Nel 1895 la società Tramways de Naples, su progetto degli ingegneri francesi Du Mesnil e Treize Dreyes, realizzò un impianto lungo via Manzoni, ai civici 88 e 90, che collegava il quartiere di Piedigrotta con la zona alta della collina, verso Posillipo.
I numeri fanno impressione ancora oggi: l’ascensore superava un dislivello di 127 metri, più del doppio della corsa di un moderno ascensore pubblico. Nelle fonti e nelle immagini dell’epoca l’impianto era noto anche come “l’ascensore per il Vomero”, proprio perché serviva a risalire la collina che domina la città. Per la prima volta a Napoli esisteva un ascensore concepito come servizio di trasporto pubblico di persone, e non come comodità privata di un albergo o di un palazzo.
Come funzionava
Il funzionamento era garantito da due vetture, ciascuna capace di trasportare fino a otto persone, di cui quattro a sedere. Il movimento era assicurato da una motrice a vapore, la stessa energia che in quegli anni muoveva treni e tram. Le vetture si muovevano in modo contrappeso: mentre una saliva, l’altra scendeva, un sistema che riduceva lo sforzo del motore e che ricorda da vicino quello delle funicolari.
Dal vapore all’elettrico, e poi la fine
Nel 1925 l’impianto fu convertito all’elettrico, raggiungendo la velocità di 1,5 metri al secondo, con corse ogni 5 minuti. Sembrava l’inizio di una nuova vita. Fu invece la fine: lo stesso anno il servizio fu sospeso e mai più riaperto. Nel 1939 il Piano Regolatore Generale prevedeva il ripristino dell’ascensore, ma il progetto fu accantonato con l’avvicinarsi della guerra. Nel 1943 la struttura fu demolita, almeno in parte, dalle truppe tedesche, per ostacolare le mosse dei partigiani. Nel 2003 due periti, Giuseppe Ierace e Antonio Angiolillo, presentarono un progetto di recupero che prevedeva l’interscambio con la nuova linea 6 della metropolitana: l’idea non è mai stata realizzata e dell’antico ascensore restano oggi solo le tracce.
TIP: ascensore e funicolare non sono la stessa cosa. La funicolare è un impianto a binario dove una o due vetture si muovono solidali lungo un cavo, pensato per pendenze costanti e ripide. L’ascensore pubblico è un impianto verticale, con cabine che si muovono in un vano o in un pozzo, usato per superare dislivelli concentrati, come il salto tra una strada bassa e una strada sopraelevata. Entrambi rientrano nei cosiddetti “sistemi ettometrici”, cioè gli impianti di trasporto a breve distanza.
Quattordici anni prima di Genova
La storia dei primati italiani degli ascensori pubblici è spesso confusa, e vale la pena metterla in ordine. Nel 1909 Genova inaugurò l’ascensore di Castelletto, da piazza del Portello al belvedere Montaldo, ancora oggi in servizio e spesso citato come il “primo ascensore pubblico d’Italia”. L’impianto napoletano di Piedigrotta era però entrato in funzione quattordici anni prima, nel 1895. Se si guarda alla cronologia, Napoli è quindi tra le prime città italiane ad aver usato l’ascensore come vero mezzo di trasporto collettivo.
Per completezza bisogna distinguere i primati: il primo ascensore italiano per il trasporto di persone fu installato in un albergo di Roma già nel 1870 dalle officine meccaniche Stigler, mentre il primo ascensore elettrico italiano arrivò a Palazzo Barberini, sempre a Roma, nel 1904. Erano però impianti privati, dentro edifici. Quello napoletano del 1895 era un’altra cosa: un servizio pubblico, aperto a chiunque dovesse salire sulla collina. Per i dettagli tecnici e i riscontri bibliografici si può consultare anche la voce Wikipedia sull’ascensore di Piedigrotta.
Gli altri ascensori pubblici di Napoli
Dopo l’esperienza di Piedigrotta, Napoli non ha più smesso di giocare con la verticalità. Oggi la rete di impianti di risalita della città, gestita dall’ANM, comprende quattro funicolari, cinque ascensori e due sistemi di scale mobili. Ecco i protagonisti.
L’ascensore di Pizzofalcone
Costruito negli anni Venti del Novecento, collegava la zona alta di Pizzofalcone, detta anche Monte di Dio, con il sottostante tunnel della Vittoria e il vicino Chiatamone. Fu chiuso nel 1968 per problemi di infiltrazioni d’acqua e mai più ripristinato. La sua stazione superiore, di gusto eclettico, si apre ancora oggi in corrispondenza della scuola militare Nunziatella.
L’ascensore di Chiaia
Inaugurato nel 1956 come primo sistema di risalita verticale pubblico a fune, collega via Chiaia con via Nicotera, a fianco del ponte di Chiaia. Ha due cabine da 15 persone e una corsa di 16,6 metri. Dal 1990 è di tipo oleodinamico e ha sostituito l’originale impianto a fune; il vano di corsa è in muratura con rivestimento eclettico.
Acton, Sanità e Ventaglieri
L’ascensore Acton collega piazza del Plebiscito, all’altezza di via Cesario Console, con la sottostante via Ferdinando Acton: è gratuito, con cabine da 11 persone. L’ascensore della Sanità unisce il ponte della Sanità e corso Amedeo di Savoia con l’omonimo rione, con una portata di 18 persone. L’ascensore Ventaglieri, entrato in funzione il 28 agosto 2014, collega il parco dei Ventaglieri a corso Vittorio Emanuele con cabine da 15 persone. Tutti e tre sono gratuiti.
L’ascensore del Monte Echia
Il più recente e scenografico è l’ascensore del Monte Echia, inaugurato l’8 aprile 2024 e in servizio dal giorno successivo. Collega il Borgo Santa Lucia e il lungomare di via Partenope con il belvedere di Pizzofalcone, in cima allo sperone roccioso del Monte Echia, superando una corsa di 56 metri dentro un pozzo di cemento armato di 15 metri di diametro, con due cabine da 18 posti e una scala di sicurezza elicoidale. I lavori erano stati approvati nel 2005 e sono durati quasi 18 anni. È aperto tutti i giorni dalle 7:00 alle 22:30; per usarlo serve un biglietto urbano ordinario ANM, con accesso gratuito per abbonati e residenti.
Le funicolari, l’altro modo di salire al Vomero
Accanto agli ascensori, il sistema di risalita napoletano si regge sulle funicolari, che restano il modo più celebre di raggiungere il Vomero. Alla funicolare di Chiaia (1889) e alla funicolare di Montesanto (1891) si sono aggiunte nel Novecento la funicolare Centrale (1928) e la funicolare di Mergellina (1931). Per chi vuole ripercorrere la cronaca di questi impianti, vale la pena leggere la storia della funicolare di Montesanto, la più antica via di collegamento diretto tra il centro storico e la collina. Dal 2002, inoltre, un sistema di scale mobili intermodali collega in un unico nodo la stazione Vanvitelli della linea 1 e le funicolari di Chiaia, Centrale e Montesanto, rendendo la salita al Vomero un percorso quasi senza gradini.
Curiosità sugli ascensori di Napoli
- L’ascensore di Piedigrotta superava un dislivello di 127 metri, la corsa più lunga mai realizzata da un ascensore pubblico a Napoli.
- L’ascensore del Monte Echia ha richiesto quasi 18 anni di lavori, dal progetto approvato nel 2005 all’apertura nel 2024.
- L’ascensore Acton è fra i più brevi: appena 11,85 metri di corsa tra piazza del Plebiscito e via Acton, ma copre un salto urbano altrimenti scomodo.
- Piedigrotta, dove sorgeva l’ascensore del 1895, è anche il quartiere del Parco Vergiliano, dove la tradizione colloca la tomba del poeta Virgilio.
Domande frequenti
Qual è stato il primo ascensore pubblico di Napoli?
L’ascensore di Piedigrotta, entrato in funzione nel 1895 lungo via Manzoni. Fu il primo impianto verticale pensato a Napoli come servizio di trasporto pubblico per le persone, prima ancora dei successivi ascensori di Pizzofalcone e di Chiaia.
Dove si trovava l’ascensore del Vomero?
Non sulla cima del Vomero, ma lungo il suo versante: l’ascensore del 1895, noto anche come “ascensore per il Vomero”, risaliva da Piedigrotta verso la zona alta della collina e di Posillipo, superando un dislivello di 127 metri.
Perché l’ascensore di Piedigrotta fu chiuso?
Fu convertito all’elettrico nel 1925, ma lo stesso anno il servizio fu sospeso e mai più riaperto. La riapertura prevista nel Piano Regolatore del 1939 non fu realizzata per lo scoppio della guerra, e nel 1943 l’impianto fu demolito dalle truppe tedesche.
Gli ascensori pubblici di Napoli sono gratuiti?
In generale sì: l’uso degli ascensori e delle scale mobili gestiti dall’ANM è gratuito. Fa eccezione l’ascensore del Monte Echia, che richiede un biglietto urbano ordinario ANM, gratuito per abbonati e residenti dell’area di Pizzofalcone.
Quanti ascensori pubblici ci sono oggi a Napoli?
Cinque: Acton, Chiaia, Monte Echia, Sanità e Ventaglieri, a cui si aggiungono quattro funicolari e due sistemi di scale mobili. Insieme formano una delle reti di risalita urbana più articolate d’Italia.
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