Accise e IVA sulla benzina, il governo può abbassarle?

Accise e IVA sulla benzina, il governo può abbassarle?
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Sì, il governo può abbassare le accise sulla benzina e, in teoria, anche l’IVA. Ma non può farlo liberamente e senza conseguenze. Le accise sono imposte nazionali, quindi il Parlamento e il governo possono modificarle con una legge o un decreto. L’IVA è un’imposta europea armonizzata, con un’aliquota minima del 15%, e l’Italia applica il 22%.

La domanda è quindi meno semplice di quanto sembri, soprattutto mentre la protesta dei camionisti tiene aperto il tema del caro carburante. Non basta decidere di ridurre il prezzo alla pompa: bisogna stabilire chi paga la differenza, per quanto tempo e con quale copertura finanziaria.

Accisa e IVA, la differenza in due righe

L’accisa è una cifra fissa per ogni litro. Non dipende dal prezzo del carburante: se lo Stato stabilisce 67 centesimi al litro, quella cifra si paga su ogni litro, che la benzina costi poco o molto. L’IVA, invece, è una percentuale. In Italia è al 22% e viene applicata sul prezzo del carburante, compresa l’accisa.

Questo secondo passaggio è importante. L’IVA si calcola su un prezzo che contiene già un’altra tassa, quindi una riduzione dell’accisa produce un effetto doppio: diminuisce la cifra fissa e diminuisce anche l’IVA calcolata su quella cifra. È il motivo per cui un taglio di 10 centesimi di accisa si traduce in un risparmio di circa 12,2 centesimi al litro.

Chi decide e quali limiti ci sono

Le accise sono disciplinate dal Testo unico sulle accise (D.Lgs. 504/1995) e possono essere modificate con una legge o con un decreto legge. Il governo può intervenire rapidamente con un decreto, ma il Parlamento deve convertirlo in legge entro 60 giorni. Le modifiche strutturali, come un nuovo livello stabile dell’accisa, passano invece dalla legge di Bilancio o da un’apposita legge.

L’Unione europea fissa livelli minimi di accisa. La direttiva 2003/96/CE prevede, tra l’altro, almeno 359 euro per mille litri sulla benzina e 330 euro per mille litri sul gasolio. L’Italia è molto sopra questi minimi: l’accisa è pari a 672,90 euro per mille litri sia sulla benzina sia sul gasolio dal 1° gennaio 2026. C’è quindi margine per un taglio, ma non per scendere sotto le soglie europee.

Per l’IVA il discorso è diverso. La direttiva 2006/112/CE fissa un’aliquota minima del 15%. L’Italia può ridurre l’IVA dal 22% al 15%, ma non andare sotto senza una deroga europea. Una riduzione dell’IVA, inoltre, vale per tutti i prodotti, non solo per i carburanti, e avrebbe un costo molto elevato per le entrate pubbliche.

Cosa è successo nel 2026

Il governo è già intervenuto più volte, come mostra il quadro su quanto incassa lo Stato con le accise. Il 16 settembre 2026 un decreto legge ha previsto una riduzione complessiva di accise e IVA sul gasolio di 12,2 centesimi al litro dal 18 al 25 settembre e di 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. Il provvedimento è stato finanziato con tagli ai ministeri.

Dal 6 ottobre lo sconto è scaduto e non è stato sostituito. Il meccanismo delle accise mobili, che avrebbe dovuto compensare i rincari con l’extragettito IVA, non è partito: il decreto interministeriale necessario non è comparso in Gazzetta Ufficiale. Per la prima volta da marzo 2026, quindi, non ci sono stati tagli fiscali generalizzati sui carburanti.

Al loro posto sono rimasti gli sconti e i tetti di prezzo decisi autonomamente dalle compagnie petrolifere. Eni, per esempio, ha applicato un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, seguito da altri operatori. Sono misure commerciali, non fiscali, e possono cambiare senza un provvedimento dello Stato.

Quanto si risparmia su un pieno da 50 litri

Prendiamo il prezzo medio nazionale self-service del 21 ottobre 2026: 2,026 euro al litro per la benzina. Un pieno da 50 litri costa quindi circa 101,30 euro. Se il governo tagliasse l’accisa di 10 centesimi al litro, il risparmio sarebbe di 10 centesimi più l’IVA sul taglio, cioè circa 12,2 centesimi al litro. Su 50 litri il risparmio sarebbe di circa 6,10 euro.

Con un taglio di 20 centesimi al litro, il risparmio lordo sarebbe di circa 24,4 centesimi al litro. Su un pieno da 50 litri si risparmierebbero circa 12,20 euro. Sono calcoli teorici: il prezzo effettivo dipende anche da cosa fanno le compagnie e i distributori, che potrebbero non trasferire tutto il taglio alla pompa.

Perché un taglio stabile costa

Ogni centesimo di accisa in meno è un centesimo in meno di entrate per lo Stato su ogni litro venduto. Su grandi volumi la cifra diventa rilevante: non è un caso che gli interventi del 2026 siano stati temporanei e finanziati con tagli ad altri capitoli di spesa. Una riduzione stabile richiederebbe una copertura strutturale, cioè nuove entrate o tagli permanenti.

Il governo potrebbe scegliere tra tre strade: ridurre la spesa, aumentare altre imposte oppure accettare un disavanzo maggiore. Ogni scelta ha effetti diversi su famiglie, imprese e conti pubblici. Per questo le riduzioni delle accise vengono spesso presentate come misure temporanee: costano meno e possono essere revocate quando l’emergenza rientra.

Domande frequenti

Il governo può eliminare del tutto le accise?

No, non senza rispettare i minimi europei. Può ridurle fino alle soglie previste dalla direttiva 2003/96/CE, ma non sotto. Per scendere ulteriormente servirebbe una deroga dell’Unione europea.

Può abbassare l’IVA sulla benzina?

Può ridurla dal 22% al 15%, il minimo europeo, ma non sotto. Una riduzione generalizzata dell’IVA costa molto e riguarda tutti i beni, non solo i carburanti.

Il taglio arriva subito alla pompa?

Non è automatico. Il prezzo finale dipende dalle scelte delle compagnie e dei gestori. In passato alcuni ribassi sono arrivati più lentamente dei rincari.

Fonti: MIMIT, Osservatorio prezzi carburanti; MEF; Normattiva, D.Lgs. 504/1995; EUR-Lex, direttiva 2003/96/CE; direttiva 2006/112/CE; ANSA, 5 e 21 ottobre 2026.


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