Accise sulla benzina, cosa sono e quanto incassa lo Stato su ogni pieno? La spiegazione semplice
Immagine realizzata con IA
Quando facciamo benzina, una parte importante dei soldi che spendiamo finisce nelle casse dello Stato. Non si tratta soltanto dell’IVA, che paghiamo anche su moltissimi altri prodotti, ma anche delle cosiddette accise, imposte che incidono direttamente sul prezzo dei carburanti.
Ma cosa significa esattamente la parola accisa? Perché dobbiamo pagarla? Quanto incassa lo Stato quando spendiamo 50 o 100 euro al distributore? E soprattutto, quanto costerebbe la benzina se il Governo decidesse di eliminare queste imposte?
Per capire come funziona questo sistema non servono particolari conoscenze economiche. Basta osservare come viene composto il prezzo di un litro di benzina e seguire qualche semplice esempio.
Cosa significa accisa e perché la paghiamo sulla benzina?
Partiamo dalla parola che spesso sentiamo pronunciare nei telegiornali, soprattutto quando aumentano i prezzi dei carburanti. Un’accisa è una tassa che lo Stato applica su determinati prodotti, come benzina, gasolio, alcol e tabacco.
Nel caso della benzina, funziona in modo piuttosto semplice. Lo Stato stabilisce una quantità di denaro da pagare per ogni litro di carburante venduto.
Facciamo un esempio immaginario. Se un litro di benzina costasse 1 euro prima delle tasse e lo Stato applicasse un’accisa di 67 centesimi, il prezzo arriverebbe a 1,67 euro, ancora prima di aggiungere l’IVA.
Questo significa che l’accisa non dipende direttamente da quanto costa la benzina al distributore, ma dalla quantità acquistata. Se compriamo 10 litri, paghiamo l’accisa su 10 litri. Se ne compriamo 50, la paghiamo su 50 litri.
Naturalmente non dobbiamo versare personalmente questa tassa allo Stato. È già compresa nel prezzo che vediamo sul cartello del distributore.
Perché sulla benzina paghiamo due tasse, accise e IVA?
Qui arriviamo a un meccanismo che molti consumatori non conoscono. Quando compriamo benzina, paghiamo sia le accise sia l’IVA, ma le due imposte funzionano in modo diverso.
L’accisa è una cifra stabilita per ogni litro, mentre l’IVA è una percentuale applicata al prezzo. In Italia, sui carburanti, l’aliquota IVA ordinaria è del 22%.
La particolarità è che l’IVA viene calcolata anche sulla parte del prezzo rappresentata dalle accise. In sostanza, paghiamo l’IVA su un prezzo che contiene già un’altra tassa.
Non si tratta di un errore del benzinaio, ma di un sistema previsto dalla normativa fiscale. Questo meccanismo contribuisce a spiegare perché una quota così elevata del prezzo finale della benzina sia costituita da imposte.
Quanto guadagna lo Stato su un litro di benzina nel 2026?
Prendiamo i dati del 21 ottobre 2026. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self-service è di 2,026 euro al litro.
Per capire quanto di questa cifra è costituito da tasse, possiamo dividere il prezzo nelle sue componenti principali.
| Componente | Importo per litro |
|---|---|
| Accisa | 0,673 € |
| IVA | 0,365 € |
| Carburante, trasporto e distribuzione al netto delle imposte | 0,988 € |
| Prezzo totale | 2,026 € |
L’accisa ordinaria sulla benzina prevista dalla normativa del 2026 è pari a 672,90 euro ogni mille litri, cioè circa 67 centesimi al litro.
Come si divide il prezzo di un litro di benzina:
- Accise: 33,2%
- IVA: 18,0%
- Altre componenti: 48,8%
Il risultato è significativo. Su ogni litro di benzina pagato circa 2,03 euro, poco più di un euro è costituito da tasse. La parte restante comprende il valore del carburante e i costi delle aziende che si occupano di produrlo, trasportarlo e venderlo.
Questo non significa, quindi, che il benzinaio guadagni quasi un euro per ogni litro. Il suo margine rappresenta soltanto una parte di quella cifra.
Quanto incassa lo Stato quando facciamo un pieno da 50 o 100 euro?
Il peso delle imposte diventa ancora più evidente quando osserviamo quanto spendiamo al distributore. Utilizzando il prezzo medio nazionale del 21 ottobre, possiamo fare due esempi.
Esempio di una spesa da 50 euro
- Spesa complessiva: 50,00 €
- Accise e IVA: 25,62 €
Esempio di una spesa da 100 euro
- Spesa complessiva: 100,00 €
- Accise e IVA: 51,23 €
Importi approssimativi calcolati sul prezzo medio nazionale self-service del 21 ottobre 2026.
In altre parole, quando un automobilista spende 100 euro per fare benzina, circa 51 euro sono costituiti da imposte. Il denaro non rappresenta un guadagno personale dei membri del Governo. Entra nel sistema delle entrate pubbliche e contribuisce al finanziamento delle spese dello Stato.
Perché esistono le accise e a cosa servono questi soldi?
Le accise non sono una novità e non vengono applicate soltanto in Italia. Sono imposte utilizzate dagli Stati per ottenere entrate dalla vendita di determinati prodotti. Nel corso della storia italiana, alcuni aumenti delle accise sui carburanti sono stati introdotti per affrontare necessità particolari, tra cui emergenze e interventi straordinari.
Da qui nasce la convinzione, piuttosto diffusa, secondo cui quando compriamo benzina staremmo ancora pagando singolarmente vecchie guerre o terremoti. La realtà è diversa.
Oggi non paghiamo tante accise separate, ciascuna destinata a una specifica emergenza del passato. Il sistema è stato riordinato e prevede aliquote complessive definite dalla legge. Il gettito delle accise alimenta principalmente le entrate pubbliche, che servono a finanziare le attività e gli impegni dello Stato, salvo le destinazioni particolari eventualmente stabilite dalla normativa.
Non sarebbe quindi corretto sostenere che ogni centesimo di accisa sia ancora riservato all’emergenza per la quale, molti anni fa, era stato introdotto un determinato aumento.
Quanto costerebbe la benzina se il Governo eliminasse le accise?
È una domanda che torna frequentemente nel dibattito politico, soprattutto quando i prezzi dei carburanti aumentano. Possiamo provare a rispondere utilizzando ancora il prezzo medio di 2,026 euro al litro.
Attualmente, circa 67 centesimi di quel prezzo sono rappresentati dall’accisa. Eliminandola completamente, diminuirebbe anche l’IVA, perché quest’ultima viene calcolata su un prezzo che comprende l’accisa stessa.
A parità di tutte le altre condizioni, il prezzo teorico scenderebbe quindi da 2,026 euro a circa 1,205 euro al litro. Parliamo di un risparmio di circa 82 centesimi per ogni litro acquistato. Su un pieno da 50 litri, la differenza sarebbe di circa 41 euro.
Bisogna però chiarire che si tratta di una simulazione matematica. Il prezzo effettivo dipenderebbe anche dai comportamenti delle aziende, dall’andamento del mercato e dalle eventuali misure adottate insieme alla riduzione delle imposte.
Inoltre, eliminare le accise significherebbe rinunciare a entrate pubbliche molto consistenti. Il Governo dovrebbe quindi decidere se ridurre determinate spese, recuperare quelle risorse attraverso altre entrate oppure accettare un diverso equilibrio dei conti pubblici.
Perché le accise riguardano anche chi non possiede un’automobile?
Il prezzo del carburante non interessa soltanto chi utilizza quotidianamente l’auto. Una parte importante delle merci vendute in Italia viaggia su strada. Supermercati, negozi, magazzini e attività commerciali dipendono dal trasporto effettuato attraverso camion e altri veicoli.
Se il gasolio costa di più, le imprese di trasporto devono sostenere spese maggiori per movimentare i prodotti. Questi costi possono ripercuotersi, almeno in parte, sui prezzi finali pagati dai consumatori.
Pensiamo a un prodotto alimentare che deve essere trasportato dal luogo di produzione a un centro logistico e successivamente a un supermercato. Il costo del viaggio contribuisce al costo complessivo necessario per portare quel prodotto sugli scaffali.
Questo non significa che ogni aumento del carburante provochi automaticamente un aumento equivalente dei prezzi, perché entrano in gioco molti altri fattori. Il collegamento economico, però, esiste. È anche per questo che le proteste degli autotrasportatori contro il caro-gasolio riguardano indirettamente l’intera popolazione, compresi coloro che non guidano.
Perché il Governo non elimina semplicemente le accise?
La questione è soprattutto economica e politica. Da una parte, abbassare le accise potrebbe ridurre immediatamente una componente importante del prezzo dei carburanti, alleggerendo la spesa di famiglie e imprese. Dall’altra, le accise rappresentano una fonte di entrate per lo Stato. Eliminarle senza prevedere misure alternative produrrebbe conseguenze sui conti pubblici.
Esiste anche una soluzione intermedia, cioè ridurre temporaneamente le accise anziché cancellarle completamente. Nel 2026 il Governo ha già utilizzato questo strumento in risposta agli aumenti dei prezzi energetici, attraverso provvedimenti che hanno modificato per periodi limitati la tassazione di alcuni carburanti.
La scelta di intervenire sulle accise, quindi, non dipende dall’impossibilità tecnica di modificarle, ma dalla decisione di come distribuire il costo di quella riduzione.
Quanto della nostra benzina finisce allo Stato?
Con il prezzo medio della benzina registrato il 21 ottobre 2026, poco più del 51% di quello che spendiamo al distributore è costituito da accise e IVA. Significa che, su una spesa di 100 euro, circa 51 euro sono imposte e i restanti 49 euro servono a coprire il prodotto e la filiera commerciale.
Conoscere questa suddivisione permette di capire meglio perché il prezzo alla pompa non dipenda esclusivamente dal petrolio e perché le accise siano così spesso al centro delle discussioni sul caro-carburanti.
La questione, in definitiva, non riguarda soltanto quanto costa fare il pieno. Riguarda anche il costo dei trasporti, delle merci e, più in generale, il rapporto tra le tasse pagate dai cittadini e le risorse utilizzate dallo Stato.
Fonti: Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dati sui prezzi dei carburanti del 21 ottobre 2026.
Scopri di più da Napolike.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.