Preparare i taralli napoletani | Cucinare alla napoletana - Rubrica

Pubblicato 
mercoledì, 10/04/2013
Di
Milena Morreale

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I taralli napoletani: frutto della tradizione culinaria napoletana.

I taralli napoletani sono anche definiti “taralle ‘nzogna e pepe” (taralli sugna e pepe) a richiamare gli ingredienti principali.

Come avrete modo di scoprire nella nostra rubrica “Cucinare alla Napoletana” molte delle ricette partenopee impiegano degli ingredienti poveri e tendono ad adottare l’arte del riciclo senza sprecare nulla, ma ottenendo sempre e comunque dei risultati eccezionali ed unici nel loro genere.

I taralli, nello specifico, a Napoli alla fine del ‘700 venivano prodotti a partire dai residui dell’impasto del pane e per conferire maggiore sostanza e gusto furono aggiunti alla ricetta la sugna, le mandorle ed il pepe. Era il pasto ricco dei poveri.

taralli

Oggi, invece, molteplici sono i produttori di eccellenza napoletani che sfornano quantità industriali di taralli realizzati con prodotti selezionati, d’eccellenza e con maggiore digeribilità rispetto al passato.

Ingredienti

600 gr. di farina
150 gr di sugna1
1 cubetto di lievito di birra
300 gr di mandorle pelate
Sale e pepe q.b.

Preparazione

Disponete la farina a fontana, al centro sciogliete il lievito con acqua tiepida, unite poi la sugna, il sale ed abbondantemente il pepe.

Lavorate energicamente la pasta con le mani e un po’ alla volta unite la metà delle mandorle (anche spezzate a metà).

Dopodiché ricavate dall’impasto dei bastoncini del diametro di circa ½ centimetro e lunghi circa 15 cm.

Attorcigliatene due alla volta su se stessi e richiudeteli conferendogli la forma tipica dei taralli.

Disponeteli su una tovaglia infarinata e fateli lievitare per un’ora e mezza senza coprirli.

Trascorso questo tempo ponete sopra ogni tarallo le mandorle rimaste (2 o 3 per tarallo).

Infornate per circa 25 minuti in forno preriscaldato a 200 gradi. Poi lasciate riposare per un po’ ed inserite nuovamente in forno per altri 20 minuti  per  “essiccare” o meglio “biscottare” allo scopo di eliminare l’umidità dell’impasto e rendere il tarallo più friabile e gustoso al palato.

I taralli, se conservati in contenitori o buste chiuse ermeticamente, si conservano per diversi giorni.

I taralli nella Smorfia Napoletana fanno 70 e sono così entrati a far parte della vita di tutti i Napoletani che quando qualcosa finisce a buon fine affermano: “E’ fernute a tarallucce e vino”.

Note

1E’ un grasso alimentare che permette all’impasto di lievitare meglio e conferisce ad esso maggiore fragranza perché ne facilita la cottura interna. Viene spesso sostituito all’olio per le cotture in forno perché presenta un punto di fumo alto prestandosi bene a tale genere di preparazioni.

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