Protesta dei camionisti, Rummo ferma la produzione di pasta

Protesta dei camionisti, Rummo ferma la produzione di pasta
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La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante sta rallentando anche la produzione di pasta. Diversi pastifici del Sud hanno difficoltà a ricevere la semola di grano duro, la materia prima della pasta secca. Alcuni si sono fermati, altri hanno ridotto i turni.

Il caso più noto è Rummo, pastificio di Benevento, che ha interrotto la produzione dopo aver esaurito le scorte. La Molisana di Campobasso ha rallentato e usa le riserve.

Perché i pastifici si fermano

La pasta secca nasce da semola di grano duro e acqua, ma la semola deve arrivare in fabbrica con consegne regolari. I pastifici lavorano con silos e scorte limitate, perché immagazzinare grandi quantità di materia prima costa e occupa spazio. Quando i camion e le cisterne non raggiungono gli stabilimenti, la produzione si ferma nel giro di pochi giorni.

Rummo, in particolare, non ha mulini di proprietà e dipende dalle consegne delle aziende molitorie. La Molisana possiede mulini propri, ma anche lei ha dovuto rallentare e attingere alle riserve. La differenza tra i due modelli produttivi spiega perché la crisi logistica colpisce in modo diverso aziende grandi e piccole.

Il problema è anche geografico. Fatta eccezione per Barilla, i principali produttori italiani di pasta si trovano quasi tutti nelle regioni del Sud, le stesse attraversate dai blocchi. Puglia, Campania, Molise e Sicilia concentrano una parte enorme della produzione nazionale, quindi un’interruzione delle consegne nel Mezzogiorno si riflette sull’intero Paese.

Rummo e La Molisana, cosa succede negli stabilimenti

L’amministratore delegato di Rummo, Cosimo Rummo, ha spiegato a Repubblica che gli impianti si sono fermati perché “non arrivano camion né cisterne e abbiamo finito le scorte”. La situazione andava avanti da circa una settimana, con difficoltà crescenti nei rifornimenti. Il pastificio ha quindi sospeso l’attività e attende la ripresa dei trasporti.

Rummo ha anche spiegato che, se lo stop dura pochi giorni, la produzione può essere recuperata. Diverso sarebbe il discorso se la protesta si prolungasse a lungo, perché in quel caso si rischierebbe di lasciare il Sud senza cibo e senza medicine. La pasta secca ha una vita media di circa due anni, quindi i supermercati possono contare sulle scorte, ma i beni freschi cominciano già a mancare.

La Molisana, dal canto suo, ha ridotto la produzione e ha iniziato a usare le scorte di grano e semola. L’azienda ha mulini propri, un vantaggio che le consente di resistere più a lungo, ma non la rende immune ai blocchi. Anche gli altri pastifici del Sud stanno affrontando difficoltà simili, secondo quanto riferito dagli operatori del settore.

La lettera di Italmopa e l’allarme della filiera

Già la scorsa settimana il presidente di Italmopa, l’associazione che rappresenta l’industria molitoria nazionale, aveva scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nella lettera segnalava una situazione di “assoluta emergenza” per le consegne di grano e semola. La filiera della pasta è lunga e comprende mulini, pastifici, trasportatori e distribuzione, e ogni passaggio dipende dal precedente.

Le conseguenze riguardano anche le aziende agricole e i produttori di merce deperibile. Dall’ultimo venerdì nessun tir ha trasportato merce dal mercato ortofrutticolo di Ragusa, uno dei più grandi d’Europa. Per gli agricoltori il rischio è perdere parte del raccolto, mentre per i supermercati aumenta il lavoro di gestione delle scorte disponibili.

Confcommercio Sicilia ha stimato un danno economico tra i 40 e i 50 milioni di euro in cinque giorni per la grande distribuzione e per l’intera filiera del commercio. Sono cifre che danno la misura di quanto pesi un blocco logistico anche quando i negozi restano aperti. La produzione di pasta è solo la punta più visibile di un problema che attraversa tutto il sistema agroalimentare.

Cosa rischia di mancare nei supermercati

Nei supermercati di alcune zone della Calabria, soprattutto in provincia di Catanzaro, della Campania, a Napoli e Caserta, della Sicilia e della Puglia, cominciano a mancare alcuni prodotti, specialmente quelli freschi, come raccontato nell’articolo sui supermercati vuoti a Napoli e in Campania. La pasta secca, invece, ha scorte più lunghe e per ora resiste meglio. Questo non significa che gli scaffali siano pieni ovunque, ma che il problema si concentra sulle categorie deperibili.

Anche i distributori di carburante hanno risentito dei blocchi, con alcuni benzinai rimasti senza rifornimento dopo che le autobotti non avevano effettuato le consegne programmate. La crisi logistica, quindi, non riguarda solo il cibo. Colpisce carburanti, farmaci e beni di prima necessità, con effetti diversi a seconda della zona e della capacità dei magazzini.

Per chi fa la spesa, la raccomandazione resta la stessa delle scorse settimane. Meglio acquistare per pochi giorni e non accumulare prodotti freschi, perché lo stockaggio domestico non risolve il problema e rischia di svuotare i reparti. La pasta secca può essere conservata a lungo, ma non serve fare scorte enormi se la crisi rientra in tempi brevi.

Perché la pasta è così esposta

La filiera della pasta lavora con il criterio del just in time, cioè con consegne frequenti e scorte contenute. Questo modello riduce i costi e garantisce materie prime fresche, ma rende il sistema fragile quando la logistica si interrompe. Basta una settimana di blocchi per esaurire i silos di un pastificio che produce grandi volumi ogni giorno.

A questo si aggiunge la concentrazione geografica della produzione. Se la maggior parte dei pastifici si trova nel Sud e i blocchi sono nel Sud, le alternative sono poche. Spostare la produzione altrove non è possibile in pochi giorni, perché servono impianti, personale e fornitori. Per questo la crisi dei trasporti si trasforma rapidamente in una crisi della pasta.

Cosa può succedere nei prossimi giorni

Molto dipende dalla durata della protesta e dall’esito del confronto tra governo e autotrasportatori. Se le consegne riprendono in tempi rapidi, i pastifici possono recuperare la produzione ferma e i supermercati possono rifornire i reparti. Se invece i blocchi proseguono, le scorte di semola si esauriscono anche nelle aziende più attrezzate.

Rummo ha spiegato che uno stop breve è recuperabile, mentre una crisi lunga avrebbe conseguenze pesanti sul Mezzogiorno. La stessa preoccupazione riguarda i prodotti freschi, che non hanno la conservabilità della pasta secca. Il quadro dei tempi del fermo è aggiornato nel pezzo su quanto dura lo sciopero dei camionisti. Nei prossimi giorni sarà quindi importante seguire gli aggiornamenti sulle consegne e sulle riaperture dei collegamenti logistici.

Domande frequenti

Perché Rummo ha fermato la produzione di pasta?

Perché non arrivano più camion e cisterne con la semola di grano duro e le scorte si sono esaurite. Il pastificio di Benevento non ha mulini propri e dipende dalle consegne delle aziende molitorie, bloccate dalla protesta degli autotrasportatori.

Anche La Molisana ha smesso di produrre?

La Molisana ha rallentato la produzione e ha iniziato ad attingere alle scorte di grano e semola. L’azienda ha mulini propri, quindi riesce a resistere più a lungo, ma anche lei risente dei blocchi logistici.

La pasta secca può finire nei supermercati?

La pasta secca ha una conservabilità di circa due anni e i supermercati hanno ancora scorte. Il rischio maggiore riguarda i prodotti freschi, come frutta, verdura, latte e carne, che hanno tempi di conservazione molto più brevi.

Quali zone sono più colpite dalle carenze?

Le segnalazioni riguardano la Calabria, soprattutto Catanzaro, la Campania con Napoli e Caserta, la Sicilia e la Puglia. La situazione varia da punto vendita a punto vendita e non esiste un elenco ufficiale unico delle carenze.

La produzione di pasta può essere recuperata?

Secondo l’amministratore delegato di Rummo, se lo stop dura pochi giorni la produzione può essere recuperata. Se la protesta si prolunga, invece, aumentano i rischi per le forniture alimentari e per i prodotti deperibili nel Mezzogiorno.


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