Il Parco Nazionale del Cilento: cosa vedere e fare

Il Parco Nazionale del Cilento: cosa vedere e fare
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Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è l’area protetta più vasta della Campania: 181.048 ettari, 80 comuni, tutto nella provincia di Salerno. Dal 1991 protegge un territorio che va dalla piana del Sele al confine con la Basilicata, tra mare Tirreno e Appennino.

Dal 1997 è Riserva della Biosfera UNESCO, dal 1998 Patrimonio dell’Umanità (insieme ai siti di Paestum, Velia e alla Certosa di Padula) e dal 2010 è il primo geoparco UNESCO d’Italia. È anche il secondo parco nazionale più grande d’Italia, dopo il Pollino.

Il bello di quest’area è la varietà: in mezz’ora si passa dalle spiagge alle faggete di montagna, dai borghi medievali alle grotte carsiche. Qui sotto trovi le 10 tappe da non perdere, con pro, contro e consigli pratici per ogni voce.

Mappa del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni con i luoghi da visitare

1. La Certosa di San Lorenzo a Padula

La Certosa di San Lorenzo, a Padula nel Vallo di Diano, è il monumento simbolo del parco e patrimonio UNESCO. Fondata nel 1306 da Tommaso Sanseverino e completata nel 1779, è la più grande certosa d’Italia.

Conta circa 350 stanze e 51.500 metri quadrati di superficie, con il chiostro grande di 15.000 metri quadrati, il più vasto del mondo. Dal 1957 ospita il Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale.

Da non perdere il chiostro grande, il refettorio con gli affreschi, la cucina monumentale e la scala elicoidale in legno che sale per quattro piani senza appoggiarsi al muro. La visita guidata dura circa un’ora e mezza.

Pro: chiostro monumentale e scala elicoidale; museo incluso nel percorso; visitabile tutto l’anno.

Contro: dista oltre un’ora di auto dalla costa cilentana; servono almeno due ore per una visita degna.

Per orari, biglietti e curiosità sulla scala a chiocciola leggi la nostra guida alla Certosa di Padula. I visitatori la indicano come una delle esperienze più forti del Sud Italia, al pari dei grandi complessi monumentali europei.

2. Gli scavi di Elea-Velia ad Ascea

Velia, l’antica Elea, è la città della Magna Grecia fondata intorno al 540 a.C. dai Greci di Focea, in fuga dall’Asia Minore. Qui nacque la scuola eleatica di filosofia, con Parmenide e Zenone.

Oggi l’area archeologica di Velia fa parte del Parco archeologico di Paestum e Velia: si visitano la Porta Rosa, la Porta Marina, le terme e i quartieri residenziali, con l’acropoli in alto e la città bassa verso il mare.

La Porta Rosa, con il suo arco in conci, è considerata uno degli esempi più antichi di arco monumentale in Italia: taglia la collina e collegava i due quartieri della città. Poco più avanti, la Porta Marina conserva le torri e la strada lastricata che scendeva verso il porto.

Il sito è aperto tutti i giorni dalle 8:30 alle 19:30, ultimo ingresso alle 18:30. Il biglietto dei Parchi include Paestum, Velia e il Museo archeologico di Paestum ed è valido tre giorni, con prenotazione non obbligatoria.

Pro: sito vasto e poco affollato; biglietto cumulativo con Paestum; mare e pineta attorno agli scavi.

Contro: percorso in salita verso l’acropoli; in alcuni periodi l’acropoli è chiusa e la visita si limita alla città bassa.

Da qui si raggiunge in pochi minuti la guida completa di Cilento e Paestum per abbinare templi e parco nella stessa giornata.

3. Il Monte Cervati e i sentieri di montagna

Con 1.899 metri il Monte Cervati è la vetta più alta del parco e dell’intero Cilento. Si sale da Monte San Giacomo o da Piaggine attraverso faggete secolari e pascoli, con vista che spazia dal Golfo di Policastro alla Basilicata.

Il parco è un paradiso per il trekking: gli Alburni (1.742 m), il Monte Motola (1.743 m) e il Gelbison o Sacro Monte (1.705 m), meta di pellegrinaggio con il santuario in vetta, sono le altre grandi mete escursionistiche.

Nei boschi vivono lupo appenninico, caprioli (introdotti dal 2003) e cervi (reintrodotti dal 2004); nei cieli nidificano aquila reale, falco pellegrino, lanario e biancone. Sulle praterie fioriscono 254 specie di orchidee selvatiche.

Anche il Monte Bulgheria, che sovrasta Marina di Camerota, merita l’ascesa: dalla vetta il colpo d’occhio su Cala Bianca e sul golfo è tra i più belli del parco. Percorso adatto a camminatori con un minimo di allenamento.

Pro: natura autentica e isolamento; avvistamenti di fauna possibile all’alba e al tramonto; zero code e zero ticket.

Contro: itinerari solo per escursionisti allenati; niente impianti né rifugi attrezzati; in inverno la neve richiede attrezzatura.

Prima di partire conviene consultare il meteo in quota e affidarsi alle guide del territorio per i percorsi sul Cervati e sugli Alburni.

4. La costa: da Palinuro a Camerota, tra calette e riserve marine

La costa del parco è tra le più pulite del Mediterraneo e alterna spiagge sabbiose, scogliere e calette raggiungibili solo via mare. La regina è Palinuro, con le sue grotte marine e le spiagge da cartolina.

Poco più a sud, Marina di Camerota è la base per Cala Bianca e per il Sentiero degli Innamorati, percorso panoramico di 4 chilometri che collega il paese a Lentiscosa. Da non perdere la Baia del Buon Dormire e la spiaggia del Troncone.

Tra Marina di Camerota e Scario si estende l’area marina protetta Costa degli Infreschi e della Masseta, istituita nel 2009 su 2.232 ettari di mare: qui si arriva in barca o a piedi, con la celebre Cala degli Infreschi incastonata tra le rocce.

Pro: acque cristalline e fondali ricchi; calette selvagge; perfetta per gite in barca e snorkeling.

Contro: in agosto le spiagge principali sono affollate; molte calette hanno pochi servizi; alcune si raggiungono solo via mare.

Per raggiungere le calette più belle partono gite in barca da Palinuro, Marina di Camerota e Acciaroli: si visita la Grotta del Sangue a Palinuro e si fa tappa a Cala Fetente e Cala Bianca. Chi ama lo snorkeling trovi i fondali migliori proprio davanti alle foci dei fiumi del parco.

Per spiagge, grotte e organizzazione leggi la guida a Palinuro: cosa vedere, spiagge e grotte marine, oppure il mare della Campania per il quadro completo.

5. L’Oasi WWF delle Grotte del Bussento a Morigerati

L’Oasi WWF Grotte del Bussento, a Morigerati, è una delle esperienze più suggestive del parco. Un sentiero scende dal borgo lungo un canyon verde, tra sorgenti, cascatelle e un antico mulino, fino alla grotta dove riemerge il fiume carsico Bussento.

Il percorso guidato dura circa un’ora e mezza e si snoda su passerelle attrezzate. L’oasi è visitabile tutto l’anno su prenotazione, con visite guidate in italiano, e resta chiusa nei giorni di pioggia per motivi di sicurezza.

Prezzi: ingresso gratuito fino a 6 anni, 3 euro dai 7 ai 12 anni, 5 euro dai 13 anni in su. Da maggio a metà ottobre l’apertura è quotidiana (dalle 10 alle 17 circa), in marzo e aprile solo weekend e festivi.

La prenotazione si fa contattando direttamente la cooperativa che gestisce l’oasi, con qualche giorno di anticipo: il ritrovo è nel centro di Morigerati e il sentiero è attrezzato con passerelle, ma servono scarpe chiuse e un abbigliamento che non tema l’umidità della grotta.

Pro: esperienza unica tra speleologia e natura; adatta anche ai bambini; prezzo contenuto.

Contro: obbligo di prenotazione; chiusa con il maltempo; in alta stagione i posti si esauriscono in fretta.

L’oasi si abbina bene a Morigerati, uno dei borghi più belli del parco, e alla vicina guida del Vallo di Diano per il resto della giornata.

6. Grotte di Castelcivita e Grotte di Pertosa: il mondo sotterraneo

Ai margini del parco si aprono due dei complessi carsici più importanti del Sud Italia. Le Grotte di Castelcivita sviluppano circa 4.800 metri di gallerie, tra i percorsi speleologici più estesi della regione, alle porte dell’area protetta.

La visita guidata attraversa sale con stalattiti, stalagmiti e colonne, percorrendo passerelle attrezzate e illuminate: è un itinerario di circa un’ora, adatto anche ai bambini sopra i sei anni. Da maggio il percorso al buio è disponibile solo su prenotazione per gruppi di almeno 8 persone.

Le Grotte di Pertosa, ad Auletta, sono invece famose per il fiume sotterraneo che si attraversa in barca: un’esperienza che piace molto ai bambini e che si conclude con l’insediamento preistorico scoperto all’interno.

Pro: temperature fresche anche d’estate; percorsi guidati adatti alle famiglie; abbinabili tra loro in mezza giornata.

Contro: servono scarpe comode e abbigliamento caldo; nei weekend estivi conviene prenotare.

Per orari e biglietti delle Grotte di Pertosa leggi la nostra guida al fiume sotterraneo di Pertosa. Le Grotte di Castelcivita saranno presto protagoniste di un approfondimento dedicato.

7. I borghi del parco, da Castellabate a Roscigno Vecchia

Il parco custodisce alcuni dei borghi più belli d’Italia: Castellabate e il suo centro medievale, San Mauro Cilento, Pisciotta, Santa Maria di Castellabate e i paesini dell’entroterra come Caselle in Pittari e San Giovanni a Piro.

La meta più curiosa è Roscigno Vecchia, borgo abbandonato agli inizi del Novecento dopo una frana: oggi è un museo a cielo aperto, con le case di pietra che riemergono dalla vegetazione, raggiungibile con una passeggiata da Roscigno Nuovo.

I borghi del parco sono anche la base migliore dove dormire: da qui si raggiungono sia il mare sia le montagne, e la sera si mangia la cucina cilentana autentica.

Pro: borghi autentici e poco turistici nell’entroterra; viste spettacolari sui crinali; costo della vita più basso che in costa.

Contro: in molti borghi i servizi (bancomat, farmacia) sono limitati; le strade interne sono strette e tortuose.

La selezione completa con cosa vedere paese per paese è nella nostra guida ai borghi più belli del Cilento.

8. Pioppi e la Dieta Mediterranea: musei del mare e di Ancel Keys

A Pioppi, frazione di Pollica, si tocca con mano la storia della Dieta Mediterranea. Qui visse per oltre quarant’anni il medico americano Ancel Keys, che dimostrò per primo i benefici dell’alimentazione cilentana sul cuore.

Nel borgo si visitano il Museo Vivo del Mare (MUSea), con 13 vasche dedicate agli organismi del mare cilentano e il Turtle Center per la tutela della tartaruga Caretta caretta, e il Museo Vivente della Dieta Mediterranea, ospitato a Palazzo Vinciprova.

Ancel Keys morì a Pioppi nel 2004, a cento anni, e riposa in paese: la sua casa è ancora riconoscibile sul lungomare. Nella vicina Acciaroli, che fu il suo porto di riferimento, la tradizione della dieta mediterranea è raccontata anche dalle botteghe e dai ristoranti del centro.

La zona è legata anche al ricordo del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore”, simbolo della legalità e della tutela del territorio.

Pro: musei piccoli ma di grande valore; borgo sul mare adatto ai bambini; si abbina con la vicina Acciaroli.

Contro: in inverno molti servizi turistici chiudono; gli orari dei musei vanno verificati prima della visita.

Da Pioppi si può proseguire verso la costa di Palinuro o risalire verso i templi: ecco il percorso tra i templi greci di Paestum per abbinare cultura e mare.

9. La Via Silente: 600 chilometri a piedi o in bici

La Via Silente è l’anello ciclabile che attraversa l’intero parco: circa 600 chilometri in 15 tappe, con partenza da Castelnuovo Cilento e ritorno al mare. In media si percorrono 35 chilometri al giorno, per un viaggio di circa due settimane.

Il percorso alterna borghi, boschi di castagno, vallate e tratti costieri, con segnavia dedicati e tracce GPS scaricabili. È percorribile anche a piedi, a tappe, ed è pensato per chi cerca il turismo lento.

Le stagioni migliori sono la primavera e l’autunno: il caldo estivo rende dura la pedalata sulle salite interne, mentre i mesi freddi portano neve sulle cime più alte.

Pro: un modo profondo di conoscere il parco; tracciato ben segnalato; tappe abbordabili anche per ciclisti non espertissimi.

Contro: richiede pianificazione per dormire e rifornirsi; in alcuni tratti si pedala su strade a traffico locale.

L’anello tocca anche il Vallo di Diano e gli Alburni, collegando la costa al versante interno del parco: chi vuole conoscere l’area protetta nella sua interezza trova qui l’itinerario più completo, con borghi, certose e gole carsiche lungo il tracciato.

Se il tempo è poco, si può percorrere anche una sola tappa: molte agenzie locali offrono noleggio bici e assistenza bagagli nei borghi di partenza.

10. Quando andare, come arrivare e dove appoggiarsi

Il periodo migliore è aprile-giugno e settembre-ottobre: clima mite, natura in fiore e pochi turisti. Luglio e agosto sono perfetti per il mare ma affollati; l’inverno regala borghi silenziosi e neve sul Cervati, ma molte attività costiere chiudono.

In auto si arriva dall’autostrada A2 del Mediterraneo (Salerno-Reggio Calabria), con uscita su Battipaglia e poi la statale 18 verso la costa o le statali 166 e 517 per l’interno.

In treno, la linea tirrenica Napoli-Salerno-Sapri ferma ad Agropoli-Castellabate, Vallo della Lucania-Castelnuovo, Ascea, Pisciotta-Palinuro e Centola: dalle stazioni partono bus e navette locali.

Gli aeroporti più comodi sono quelli di Napoli-Capodichino e di Salerno-Costa d’Amalfi, entrambi a un’ora e mezza circa dalle località principali. La sede dell’Ente Parco è a Vallo della Lucania, con informazioni su sentieri e regole sul sito ufficiale cilentoediano.it.

Come base, scegli la costa (Palinuro, Marina di Camerota, Castellabate) se vuoi mare e gite in barca; i borghi dell’entroterra se cerchi fresco e autenticità; Padula o Sala Consilina se ti concentri su Vallo di Diano, Certosa e grotte.

Pro: parco libero e senza ticket d’ingresso; si paga solo nei singoli siti (Certosa, scavi, grotte, oasi); distanze brevi tra mare e montagna.

Contro: i collegamenti di trasporto pubblico interni sono limitati; senza auto alcune mete restano difficili da raggiungere.

Dentro il parco valgono regole semplici: si cammina solo sui sentieri segnalati, niente fuoristrada, cani al guinzaglio e raccolta di funghi e piante solo nei limiti previsti dal regolamento dell’Ente Parco. In estate porta sempre acqua, cappello e crema solare: le distanze tra le tappe si percorrono spesso sotto il sole.

Tra una tappa e l’altra, assaggia le eccellenze del territorio: la mozzarella di bufala a Capaccio Paestum è il modo migliore per chiudere la giornata dopo una visita al parco.

Domande frequenti

Quanto è grande il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni? Si estende su 181.048 ettari e comprende, in tutto o in parte, 80 comuni della provincia di Salerno. È il secondo parco nazionale italiano per superficie, dopo il Pollino.

Serve un biglietto per entrare nel parco? No, l’ingresso è libero: si paga solo per i singoli siti, come la Certosa di Padula, gli scavi di Velia, le grotte e l’Oasi di Morigerati, ciascuno con la propria tariffa.

Quanti giorni servono per visitarlo? Con 2 o 3 giorni si vedono le tappe principali (Certosa, Velia, un borgo e una spiaggia). Per mare, montagna, grotte e Via Silente servono almeno 5 o 7 giorni.

Qual è il periodo migliore? Primavera e autunno per trekking e cultura, estate per il mare, inverno per i borghi e la neve sul Cervati. In agosto prenota tutto con largo anticipo.

Il parco è adatto ai bambini? Sì: grotte, musei di Pioppi, spiagge e sentieri facili come quello delle Grotte del Bussento sono pensati per le famiglie. Per i trekking in quota meglio aspettare che crescano.


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