Castel Sant’Elmo: la stella a sei punte che veglia su Napoli
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Chi arriva a Napoli da piazza del Plebiscito alza lo sguardo e vede subito, in cima alla collina del Vomero, una grande costruzione chiara a forma di stella. È Castel Sant’Elmo: non una reggia, ma una fortezza militare, il castello più esteso di Napoli, oggi museo e terrazza panoramica sulla città e sul golfo.
La sua storia attraversa sette secoli. Nasce come struttura di guardia, diventa palazzo fortificato degli Angiò, poi roccaforte spagnola a prova di artiglieria e infine carcere. Oggi ospita il Museo Novecento a Napoli ed è sede di uffici dei Musei nazionali del Vomero. Conoscerne le vicende aiuta a leggere la città che si ammira dai suoi spalti.
La collina di Sant’Erasmo e le origini del castello
Il nome non ha niente a che vedere con la Spagna, come molti credono. Sant’Elmo è la contrazione popolare di Sant’Erasmo, il santo a cui era dedicata una chiesa che sorgeva qui già intorno al X secolo. Nel parlare quotidiano il nome passò da Erasmo a Eramo, poi a Ermo e infine a Elmo.
Sulla stessa altura esisteva una prima struttura fortificata, ricordata dalle fonti con il nome di Belforte. Le prime notizie certe risalgono però al 1329, quando il re Roberto d’Angiò ordinò la costruzione di un palazzo fortificato, il Palatium castrum, sulla sommità della collina di Sant’Erasmo.
I lavori furono affidati agli architetti Francesco de Vico e Tino di Camaino, lo stesso artista impegnato in quegli anni nel cantiere della vicina Certosa di San Martino. Dopo la morte di Tino di Camaino, avvenuta nel 1336, il cantiere passò ad altri maestri e fu completato nel 1343, sotto il regno di Giovanna I d’Angiò.
Per la sua posizione il castello fu da subito un obiettivo ambito. Dal punto più alto della collina, a circa 250 metri sul livello del mare, si controllavano la città, il golfo e le strade che dalle alture scendevano verso il centro.
Assedi e passaggi di mano tra Angiò, Aragona e Spagna
Il primo assedio arrivò presto. Nel gennaio del 1348, dopo l’omicidio di Andrea di Ungheria, il castello fu attaccato da Luigi I d’Ungheria, giunto a Napoli per vendicare il fratello. Dopo la resa della regina Giovanna I, la fortezza passò a Carlo di Durazzo.
Nel 1416 la regina Giovanna II vendette il castello per 10.500 ducati ad Alfonso d’Aragona. Da quel momento l’altura divenne un obiettivo militare sempre più conteso, in particolare quando francesi e spagnoli si disputarono il Regno di Napoli.
La stella a sei punte di Pedro de Toledo
La vera svolta arriva nel Cinquecento. L’imperatore Carlo V, preoccupato per la difesa del Mediterraneo, sollecitò una nuova fortificazione dell’intera collina. Tra il 1537 e il 1547 il viceré Don Pedro de Toledo fece ricostruire la fortezza su progetto dell’architetto militare spagnolo Pedro Luis Escrivà. I lavori furono poi portati a termine nel 1546 da Gian Giacomo dell’Acaya.
Nasce così l’attuale pianta stellare a sei punte, con i vertici che sporgono di circa venti metri rispetto al corpo centrale. Al posto dei tradizionali torrioni, Escrivà aprì enormi cannoniere negli angoli rientranti, un accorgimento pensato per rispondere al fuoco dell’artiglieria.
La scelta di una fortezza senza torri suscitò molte critiche al momento della costruzione, ma negli anni si rivelò molto funzionale. Il castello era circondato da un fossato e dotato di una grande cisterna per l’approvvigionamento d’acqua in caso di assedio.
Da sapere: perché una stella a sei punte
La forma a stella è una soluzione tipica dell’architettura militare del Cinquecento. Le punte sporgenti permettono ai difensori di colpire di fianco chi tenta di avvicinarsi alle mura, togliendo quegli angoli ciechi che le vecchie torri quadrate lasciavano scoperti. Detto in parole povere: nessuno poteva più avvicinarsi al castello senza finire sotto il tiro incrociato dei cannoni.
Il fulmine del 1587 e la ricostruzione di Domenico Fontana
Nel 1587 un fulmine colpì la polveriera del castello e provocò un’esplosione devastante. Morirono 150 uomini e andarono distrutti la chiesa di Sant’Erasmo, la palazzina del castellano e gli alloggi militari. L’onda d’urto fece danni anche nel resto della città.
I lavori di ripristino cominciarono nel 1599 e terminarono nel 1610, sotto la direzione dell’architetto Domenico Fontana, già celebre per aver sistemato la piazza e la basilica di San Pietro a Roma.
Da fortezza a carcere: Campanella, i giacobini e Luisa Sanfelice
Con il passare dei secoli la fortezza cambiò vocazione e divenne una prigione. Tra i suoi ospiti più celebri c’è il filosofo Tommaso Campanella, accusato di eresia e rinchiuso qui dal 1604 al 1608. Nel 1659 fu prigioniera anche Giovanna di Capua, principessa di Conca.
Nel 1647, durante la rivolta di Masaniello, il viceré duca d’Arcos si rifugiò nel castello e da qui bombardò la città, con danni tutto sommato limitati al centro storico.
Nel 1707 il forte fu assediato dagli austriaci e nel 1734 dai Borbone. All’epoca della Rivoluzione francese le celle ospitarono alcuni patrioti filogiacobini, tra cui Mario Pagano, Giuliano Colonna, Gennaro Serra di Cassano ed Ettore Carafa.
Il momento più drammatico arrivò nel 1799. Il castello fu preso dal popolo e poi occupato dai repubblicani, che dalla sua sommità innalzarono la bandiera della Repubblica Napoletana. Dopo la caduta della Repubblica, le celle si riempirono di prigionieri politici: tra gli altri Domenico Cirillo, Francesco Pignatelli di Strongoli, Giovanni Bausan, Giuseppe Logoteta e Luisa Sanfelice, la cui cella si può ancora visitare.
Durante il Risorgimento il castello ospitò il generale Pietro Colletta, Mariano d’Ayala, Carlo Poerio e Silvio Spaventa.
Dal carcere militare al museo
La fortezza restò carcere militare fino al 1952. Passò poi al Demanio militare e ospitò anche marinai con le loro famiglie, fino al 1976, quando cominciò un imponente intervento di restauro curato dal Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania.
I lavori riportarono alla luce i percorsi originali, i camminamenti di ronda e gli ambienti sotterranei, dove fu ricavato un grande auditorium. Il castello aprì al pubblico il 15 maggio 1988. Nel 1982 il complesso era stato affidato alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli.
Oggi Castel Sant’Elmo appartiene al Demanio Civile ed è sede degli uffici della Direzione regionale Musei nazionali Campania e dei Musei nazionali del Vomero. Nel 2016 ha registrato circa 199.000 visitatori. Tra il 1998 e il 2011 ha ospitato in primavera il Napoli Comicon, la fiera del fumetto poi trasferita alla Mostra d’Oltremare.
Il Museo Novecento a Napoli
Sulla piazza d’armi è allestito il Museo Novecento a Napoli, inaugurato nel 2010. La collezione permanente raccoglie opere realizzate a partire dal 1910 da artisti napoletani o attivi in città, frutto di donazioni e comodati a lungo termine.
Il percorso documenta il passaggio dalla tradizione paesaggistica ottocentesca alle avanguardie del Novecento: dal futurismo al ritorno all’ordine, dal neorealismo al Movimento Arte Concreta, dall’Informale alle sperimentazioni degli anni Settanta e Ottanta, fino alle installazioni più recenti.
Cosa vedere dentro le mura
L’ingresso è già di per sé scenografico. Si percorre una rampa ripida e si attraversa un ponticello schermato da mura laterali, nelle quali si aprono dodici feritoie per lato. Subito dopo si incontra la Grotta dell’Eremita, un antro che secondo la tradizione avrebbe ospitato un anacoreta.
Sul portale in piperno campeggia lo stemma imperiale di Carlo V, con l’aquila bicipite, accompagnato da un’iscrizione in marmo che ricorda il suo regno e il viceregno di Pedro de Toledo. All’ingresso è stato collocato anche un cancello a ghigliottina risalente all’età napoleonica.
Proseguendo si incontrano i locali un tempo adibiti a carcere, con le celle dei prigionieri comuni e la cella di Luisa Sanfelice. Più avanti si aprono ampie arcate che affacciano sul golfo e sul centro storico.
La piazza d’armi e la chiesa di Sant’Erasmo
In cima si arriva alla piazza d’armi, con la Torre del Castellano e, poco sotto, due enormi cisterne che garantivano l’acqua al presidio. Su un lato sorge la piccola chiesa di Sant’Erasmo, eretta dall’architetto spagnolo Pietro Prato nel 1547 e poi rifatta da Domenico Fontana.
All’interno conserva un pregevole pavimento in maiolica e cotto, tipico dell’artigianato napoletano. Alle pareti si ammirano alcuni dipinti come il San Michele che abbatte il demonio degli anni giovanili di Luca Giordano e il Sant’Oderisio in gloria di Antonio De Bellis. Dietro l’altare si trovano le pietre tombali di alcuni castellani.
Vale la pena cercare anche la garitta borbonica in piperno, affacciata sul Capo di Posillipo, su Nisida e su tutta la zona flegrea.
Il panorama dagli spalti
Ciò che rende Castel Sant’Elmo davvero unico è la vista. Dagli spalti si abbraccia l’intera città e molto di più: il Vesuvio, il golfo con le sue isole, i Campi Flegrei e, nelle giornate limpide, i monti del Matese.
Le finestre e le feritoie si aprono a ventaglio: alcune sul golfo, altre sul centro storico, altre ancora su Capodichino, su Capodimonte e sulla collina dei Camaldoli. Curiosità: nello spessore delle mura è stato ricavato in epoca moderna un serbatoio d’acqua da 400 metri cubi, destinato ad alimentare la zona del Vomero.
Esperienza consigliata
Per raggiungere la collina senza fatica godendosi i belvedere più belli di Napoli c’è un tour panoramico a piedi con funicolare: si sale con la funicolare fino al Vomero e si cammina tra i punti panoramici di San Martino, proprio sopra Castel Sant’Elmo, con una guida locale. Vedi disponibilità e prenota il tour.
Informazioni utili per la visita
- Indirizzo: Via Tito Angelini 20/A, Largo San Martino, Napoli
- Come arrivare: funicolare di Montesanto o di Chiaia, poi a piedi in salita fino a San Martino
- Orari: apertura dalle 8:30 alle 19:30, chiusura settimanale il martedì, ultimo ingresso in biglietteria alle 18:30
- Biglietti: intero 5 euro, ridotto 2 euro, acquistabili anche online con l’app Musei Italiani
- Nei dintorni: la Certosa di San Martino e il belvedere di San Martino
Orari e prezzi possono cambiare: prima di salire conviene sempre controllare la pagina ufficiale sul sito del Ministero della Cultura.
Se stai organizzando una giornata sul Vomero, tieni conto che Castel Sant’Elmo si combina bene con la Certosa di San Martino proprio accanto e con una passeggiata tra i belvedere della collina. Per chi vuole collegare più tappe, l’itinerario tra i castelli di Napoli mette a confronto Castel dell’Ovo, Castel Nuovo e Sant’Elmo. E per la scheda aggiornata con orari e come arrivare c’è la pagina dedicata a Castel Sant’Elmo su Napolike. Chi vuole capire da dove ammirarlo dal basso può partire da piazza del Plebiscito, il punto da cui il profilo del castello si staglia sopra la città.
Domande frequenti su Castel Sant’Elmo
Chi ha fatto costruire Castel Sant’Elmo?
Il palazzo fortificato originario fu voluto nel 1329 da Roberto d’Angiò, che ne affidò il progetto a Francesco de Vico e Tino di Camaino. L’attuale fortezza a stella è invece opera del viceré spagnolo Don Pedro de Toledo, che tra il 1537 e il 1547 la fece ricostruire su progetto di Pedro Luis Escrivà.
Perché si chiama Castel Sant’Elmo?
Il nome deriva da Sant’Erasmo, il santo a cui era intitolata una chiesa che sorgeva sulla collina già intorno al X secolo. Nel tempo il nome si trasformò in Eramo, poi Ermo e infine Elmo. Non c’entra quindi un presunto santo spagnolo, come a volte si legge.
Perché ha la forma di una stella a sei punte?
È una scelta di architettura militare cinquecentesca. Le sei punte sporgenti di circa venti metri rispetto al corpo centrale eliminano gli angoli ciechi e permettono di colpire di fianco chi si avvicina alle mura. Al posto dei torrioni, nelle rientranze furono aperte enormi cannoniere.
Si può visitare Castel Sant’Elmo e quanto costa?
Sì, il castello è aperto al pubblico dal 1988 ed è adibito a museo. L’apertura è prevista dalle 8:30 alle 19:30 con chiusura settimanale il martedì. Il biglietto intero costa 5 euro e quello ridotto 2 euro. Orari e prezzi vanno sempre verificati sulla pagina ufficiale del Ministero della Cultura.
Chi è stato imprigionato a Castel Sant’Elmo?
La fortezza fu a lungo un carcere. Vi fu rinchiuso il filosofo Tommaso Campanella dal 1604 al 1608 e, dopo la caduta della Repubblica Napoletana del 1799, molti patrioti tra cui Luisa Sanfelice, Domenico Cirillo e Francesco Pignatelli di Strongoli. Durante il Risorgimento passarono da qui anche Carlo Poerio e Silvio Spaventa.
Da Castel Sant’Elmo si vede il Vesuvio?
Sì. Dagli spalti la vista spazia sul Vesuvio, sul golfo con le isole, sui Campi Flegrei e sul centro storico. Nelle giornate più limpide lo sguardo arriva fino ai monti del Matese. Per questo gli spalti del castello sono considerati uno dei belvedere più belli di Napoli.
Fonti principali: pagina ufficiale del Ministero della Cultura e voce Castel Sant’Elmo di Wikipedia.
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