Bronchiolite del neonato: sintomi e quando preoccuparsi
Immagine realizzata con IA
Naso che cola, tosse e un respiro che diventa sempre più faticoso: nei lattanti un comune raffreddore può trasformarsi in bronchiolite, l’infezione respiratoria più frequente nei primi mesi di vita. Riconoscerla in tempo è il primo passo per gestirla senza allarmismi, ma anche senza sottovalutarla.
In questa guida spieghiamo cos’è la bronchiolite del neonato, quali sintomi compaiono, come si cura a casa e quali segnali devono far contattare subito il pediatra. Le informazioni sono divulgative e non sostituiscono il parere del medico, che resta il riferimento per ogni bambino.
Cos’è la bronchiolite
La bronchiolite è un’infiammazione dei bronchioli, i rami più piccoli e profondi delle vie respiratorie. Quando si infiammano, le loro pareti si gonfiano e producono muco, e l’aria fatica a passare.
Nei lattanti i bronchioli sono molto stretti: basta un gonfiore modesto per ridurre in modo sensibile il passaggio dell’aria. È per questo che la bronchiolite, banale per un adulto, può diventare impegnativa in un neonato.
Non è una malattia batterica e non si cura con gli antibiotici. Nella grande maggioranza dei casi è causata da virus e guarisce da sola, con il solo sostegno delle cure di supporto.
La bronchiolite non va confusa con la polmonite: nella polmonite l’infezione raggiunge gli alveoli, mentre nella bronchiolite resta a livello dei bronchioli. Sono quadri diversi, con segni e gestione differenti.
Il virus respiratorio sinciziale
Il principale responsabile è il virus respiratorio sinciziale (VRS), che causa la maggior parte dei casi. Anche rinovirus, adenovirus, virus influenzali e metapneumovirus possono provocare quadri simili.
Il VRS circola soprattutto nei mesi freddi, da ottobre ad aprile (con il picco tra gennaio e febbraio), e si trasmette con le goccioline di saliva e le mani contaminate. Per questo la bronchiolite ha un andamento stagionale ben riconoscibile.
Quasi tutti i bambini entrano in contatto con il VRS entro i primi due anni. La maggior parte sviluppa un semplice raffreddore con tosse; solo una parte ha una forma che interessa i bronchioli in modo più marcato.
I sintomi della bronchiolite
La bronchiolite esordisce come un comune raffreddore e peggiora gradualmente nei primi giorni. Conoscere questa sequenza aiuta i genitori a capire cosa aspettarsi e quando allertarsi.
In genere il quadro si sviluppa in tre-cinque giorni: prima il naso che cola, poi la tosse, quindi il respiro affannoso. Superata la fase peggiore, il bambino inizia lentamente a migliorare.
Come inizia
I primi segni sono naso chiuso e che cola, starnuti e una tosse secca. La febbre può esserci, ma spesso è modesta o assente: non è il sintomo principale del quadro.
Il bambino può essere più irritabile e mangiare con meno entusiasmo, perché il naso chiuso rende faticosa la suzione. In questa fase tutto assomiglia a un normale raffreddore.
Dopo uno o due giorni il respiro può diventare più rumoroso e rapido, e compare il respiro sibilante. È il momento in cui la bronchiolite diventa riconoscibile anche ai genitori.
I segni respiratori
Quando i bronchioli sono infiammati, il neonato respira più velocemente e fa più fatica. Si possono notare i rientramenti, cioè la pelle che si incava tra le costole o sopra lo sterno a ogni respiro.
Altri segni sono l’alitamento delle pinne nasali e un respiro con fischi o gorgoglii. Nei lattanti molto piccoli il ritmo del respiro può diventare irregolare.
La tosse è insistente e stizzosa e può durare anche due o tre settimane dopo il miglioramento del respiro. È normale che sia l’ultimo sintomo a sparire.

Bronchiolite o semplice raffreddore?
Un raffreddore resta limitato al naso: il bambino mangia, dorme e respira senza sforzo. Nella bronchiolite, invece, il respiro diventa il problema principale e coinvolge tutto il torace.
Il segnale che deve far pensare alla bronchiolite è un respiro rapido e faticoso, con rientramenti e fischi, in un lattante che ha il raffreddore da qualche giorno.
Nei bambini più grandi il quadro è di solito più lieve e assomiglia a una bronchite. La bronchiolite vera riguarda soprattutto i bambini sotto i due anni, con il picco nel primo anno di vita.
Un altro elemento di confusione è la febbre: nella bronchiolite l’altezza della febbre non indica la gravità del quadro. Un bambino con febbre bassa ma respiro faticoso va sorvegliato più di uno con febbre alta e respiro tranquillo.
Chi è più a rischio
La bronchiolite può riguardare qualsiasi lattante, ma alcune condizioni aumentano la probabilità di una forma più seria e vanno sorvegliate con attenzione.
Sono più esposti i nati prematuri, i bambini sotto i tre mesi e quelli con cardiopatie o malattie polmonari. Contano anche l’immunodepressione, la fibrosi cistica e alcune sindromi genetiche.
Anche vivere in un ambiente con fumo di sigaretta, avere fratelli che vanno a scuola o frequentare un nido affollato aumenta le occasioni di contagio. Non sono colpe, ma elementi da conoscere per proteggere il bambino.
Come si trasmette e come si previene
Il virus passa da una persona all’altra attraverso le goccioline respiratorie e le mani. Un adulto raffreddato può contagiare un neonato anche solo prendendolo in braccio dopo essersi toccato il naso.
Lavare spesso le mani, evitare baci sul viso del neonato e tenere lontano chi è raffreddato riduce le occasioni di contagio. Anche non fumare in casa e arieggiare i locali è una protezione concreta.
L’allattamento al seno è associato a un rischio più basso di forme gravi. Oggi esiste anche una profilassi specifica contro il VRS, offerta gratuitamente a tutti i neonati: la spieghiamo nella sezione dedicata qui sotto.
Nei primi mesi il neonato ha un sistema immunitario ancora immaturo e vie respiratorie molto piccole. Per questo bastano piccole quantità di virus per dare sintomi evidenti, ed è utile ridurre al minimo i contatti nel periodo epidemico.
Prevenzione oggi: monoclonale e vaccino contro il VRS
Fino a pochi anni fa la protezione dal VRS era riservata solo ai bambini fragili, con un anticorpo monoclonale da ripetere ogni mese. Oggi la situazione è cambiata: la prevenzione è disponibile per tutti i neonati e si basa su due strumenti diversi.
Il monoclonale per il neonato: nirsevimab
Il nirsevimab (nome commerciale Beyfortus) è un anticorpo monoclonale a lunga durata: una sola iniezione nella coscia protegge il bambino per circa cinque mesi, cioè l’intera stagione del VRS. Non è un vaccino e non “allena” il sistema immunitario: fornisce direttamente gli anticorpi pronti contro il virus.
È approvato dall’EMA dal 2022 e da AIFA dal 2023. In Italia la Conferenza Stato-Regioni (delibera del 17 ottobre 2024) ha scelto di offrirlo gratuitamente e su base volontaria a tutti i neonati a partire dalla stagione 2024-2025. Per la stagione 2025-2026 le società scientifiche dei pediatri e dei neonatologi (SIP e SIN) raccomandano l’immunizzazione di tutti i lattanti alla prima stagione del VRS.
Le prove sull’efficacia sono solide: nei trial clinici il nirsevimab ha ridotto i ricoveri per VRS di circa il 77% e quelli in terapia intensiva di circa l’86%. La dose si somministra prima della dimissione per chi nasce in stagione (ottobre-aprile), mentre per i nati nei mesi precedenti si fa a ottobre, così che la copertura arrivi fino al picco.
Il vaccino in gravidanza: Abrysvo
Esiste anche un vaccino contro il VRS, ma si somministra alla mamma in gravidanza, non al neonato. Si chiama Abrysvo ed è approvato dall’EMA dal 2023: gli anticorpi prodotti dalla madre passano al feto e proteggono il bambino nei primi mesi di vita.
Le società scientifiche italiane lo raccomandano alle donne in gravidanza tra la 32ª e la 36ª settimana, con parto previsto nella stagione epidemica. Nei trial (studio MATISSE) il vaccino ha mostrato un’efficacia dell’81,8% contro la malattia severa da VRS entro 90 giorni dalla nascita e del 69,4% entro 180 giorni.
Come si accede in Italia e in Campania
La profilassi con nirsevimab è offerta gratuitamente dal Servizio sanitario: chi nasce nella stagione (ottobre-marzo) la riceve di norma nel punto nascita, prima della dimissione, mentre chi è nato tra aprile e settembre viene immunizzato a ottobre dal pediatra di famiglia o nei centri vaccinali della ASL.
In Campania l’immunizzazione è attiva dal 2024-2025 (delibera regionale del settembre 2025) e riguarda tutti i neonati alla prima stagione del VRS. Per sapere dove farla si può chiedere al pediatra di libera scelta o al distretto sanitario e al centro vaccinale della propria ASL.
Il vaccino materno Abrysvo è autorizzato in Italia e disponibile in farmacia su ricetta, ma l’offerta gratuita alle donne in gravidanza è partita solo in alcune Regioni. Chi lo desidera può parlarne con il ginecologo o l’ostetrica e verificare con la propria ASL se la Regione lo mette a disposizione.
Le due strategie non si escludono: la scelta tra vaccino materno e monoclonale al neonato spetta al pediatra e al ginecologo, in base ai tempi della gravidanza e della stagione. L’importante è sapere che oggi una protezione esiste e che in Italia è gratuita.
Come si cura la bronchiolite
La bronchiolite non ha una terapia che “spegne” l’infezione: la cura è di supporto. Si aiutano il respiro e l’alimentazione mentre il bambino supera da solo la fase acuta.
La maggior parte dei casi si gestisce a casa, con lavaggi nasali, idratazione e riposo. Solo i quadri più impegnativi richiedono il ricovero in ospedale.
Lavaggi nasali e vie aeree libere
Il naso va liberato con soluzione fisiologica, soprattutto prima delle poppate. Un naso pulito permette al bambino di respirare e di mangiare con meno fatica.
I lavaggi si ripetono più volte al giorno secondo le indicazioni del pediatra. In genere si usa la fisiologica, che è sicura e non contiene farmaci.
L’ambiente può essere reso più confortevole con aria non troppo secca e una temperatura mite. Non servono apparecchi speciali: conta la semplicità dei gesti quotidiani.
Idratazione e poppate
Un neonato che respira male tende a bere meno. Va offerto il latte più spesso e in quantità minori, così da mantenere l’idratazione senza affaticarlo troppo.
Per il bambino allattato al seno, l’allattamento resta il nutrimento ideale e va favorito. Se si stanca, si può aiutare il flusso del latte o proporre poppate più ravvicinate.
Segnali di buona idratazione sono pannolini bagnati con regolarità, bocca umida e bambino reattivo. Se compaiono segni di disidratazione, serve subito il medico.
Cosa non serve e cosa evitare
Gli antibiotici non servono contro i virus e vanno usati solo se il pediatra sospetta un’infezione batterica. Non vanno mai somministrati di iniziativa dai genitori.
Anche broncodilatatori, cortisonici e mucolitici non sono indicati di routine nella bronchiolite. La loro utilità non è dimostrata nei lattanti e la scelta spetta al medico.
I sciroppi per la tosse e i sedativi sono da evitare: possono essere pericolosi e non risolvono il problema. La tosse, in questa fase, aiuta a liberare le vie aeree.

Un elenco di pratiche da evitare
Alcune abitudini tramandate possono sembrare innocue ma non aiutano il neonato. Meglio conoscerle per tempo, così da non adottarle.
- Antibiotici fai-da-te: inutili contro i virus e non privi di effetti indesiderati.
- Sciroppi e sedativi della tosse: da evitare nei lattanti senza indicazione medica.
- Fumenti e suffumigi: non dimostrati e a rischio di ustioni con acqua bollente.
- Docce calde o ambienti surriscaldati: non migliorano la respirazione.
- Bagni in acqua fredda o spugnature: non servono e possono dare fastidio.
Questi interventi non solo non sono utili, ma possono distogliere dai segnali che contano. La sorveglianza del respiro e dell’idratazione è ciò che fa davvero la differenza.
La diagnosi: cosa fa il pediatra
La diagnosi di bronchiolite è soprattutto clinica: il pediatra la formula osservando il bambino e ascoltando il respiro, senza bisogno di esami complessi nella maggior parte dei casi.
Il medico valuta la frequenza respiratoria e la saturazione di ossigeno, oltre allo sforzo del respiro. Osserva anche come il bambino mangia e quanto è vigile.
Esami come radiografie o analisi del sangue non servono di routine e vengono richiesti solo in situazioni particolari. La decisione spetta al pediatra, in base al quadro.
Un altro punto importante è la valutazione dell’alimentazione: se il neonato beve molto meno del solito o appare disidratato, il medico può decidere di osservarlo in ospedale, anche a scopo precauzionale.
Quanto dura e come evolve
La bronchiolite peggiora nei primi tre-cinque giorni e poi inizia lentamente a migliorare. Non esiste un giorno preciso in cui finisce: ogni bambino ha i suoi tempi.
Il respiro torna piano piano più tranquillo, mentre la tosse può restare più a lungo, anche due o tre settimane. È il sintomo che si spegne per ultimo.
Nella maggior parte dei casi la guarigione è completa e non lascia conseguenze. Alcuni bambini, però, dopo una bronchiolite possono avere episodi di respiro sibilante nei mesi successivi: il pediatra valuterà come seguirli.
Quando rivolgersi al medico
Alcuni segnali indicano che il respiro è troppo compromesso e non si può aspettare. In questi casi bisogna rivolgersi subito a un medico, anche di notte.
Tra i campanelli d’allarme ci sono respiro molto rapido o affannoso, rientramenti evidenti e pause del respiro, oltre a labbra o viso che diventano bluastri.
Anche un neonato troppo sonnolento, che non si sveglia per mangiare, che rifiuta le poppate o bagna pochi pannolini richiede una valutazione urgente. In caso di emergenza chiama il 112.
Per i dubbi non urgenti puoi partire dalla farmacia di turno o rileggere le regole di accesso al pronto soccorso pediatrico. Nel dubbio, meglio una chiamata in più che un ritardo.
La scatola dei segnali da non ignorare
Quando osservi il neonato, fermati su pochi elementi semplici: come respira, come mangia e come si comporta. Sono le tre domande che aiutano a capire se serve subito un aiuto.
Se il respiro è più rapido del solito, se le costole si incavano a ogni respiro o se il bambino è insolitamente abbattuto, non aspettare: contatta il pediatra o recati al pronto soccorso.
Altri dubbi dei primi mesi
Nei primi mesi di vita le preoccupazioni dei genitori sono tante e spesso si intrecciano. Anche altre condizioni, pur diverse dalla bronchiolite, si manifestano con pianto o apparente disagio e meritano di essere riconosciute.
Se il bambino piange a lungo la sera senza una causa evidente, può trattarsi di coliche del neonato: sono benigne e legate all’immaturità del sistema nervoso e digestivo.
Se invece si sforza e piange prima di fare la cacca, ma le feci sono morbide, può essere la dischezia del neonato, un disturbo benigno che si risolve da solo con la crescita.
Conoscere la differenza tra questi quadri aiuta a non intervenire in modo sbagliato e a rivolgerti al medico solo quando serve davvero.
Prepararsi all’arrivo del bambino
Se il bambino non è ancora nato, informarsi in anticipo aiuta ad arrivare più sereni ai primi mesi e a riconoscere prima i segnali di allarme.
Puoi rileggere la tabella delle settimane di gravidanza e i sintomi mese per mese per seguire l’evoluzione della gestazione.
Anche le guide su test di gravidanza e curva glicemica offrono indicazioni pratiche sul percorso nascita.
Per la salute in gravidanza puoi consultare le informazioni su vaccini in gravidanza, cosa mangiare e farmaci in gravidanza. Arrivare preparati aiuta ad affrontare con più serenità anche i dubbi dei primi mesi.
Il ricovero: quando serve
Il ricovero non è la regola: riguarda solo una minoranza di bambini. Serve quando il respiro ha bisogno di ossigeno o il bambino non riesce a mangiare e bere abbastanza.
In ospedale si monitorano saturazione e respiro, si idrata il piccolo se serve e si somministra ossigeno quando la saturazione resta bassa. Il ricovero non significa che la malattia sia per forza grave.
Anche l’età conta: un neonato sotto i tre mesi o un ex prematuro vengono spesso tenuti in osservazione più a lungo, per prudenza. La dimissione arriva quando respiro e alimentazione tornano stabili.
Respiro sibilante nei mesi successivi
Dopo una bronchiolite alcuni bambini presentano episodi di respiro sibilante nei mesi o negli anni seguenti. Non significa che la bronchiolite abbia causato l’asma.
Gli studi mostrano un’associazione, non un rapporto di causa ed effetto: è possibile che alcuni bambini abbiano già una tendenza personale a reagire così alle infezioni virali.
Per questo, se dopo la guarigione compaiono fischi ricorrenti o tosse persistente, conviene parlarne con il pediatra. Il medico valuterà come seguire il bambino nel tempo.
Domande frequenti
La bronchiolite è pericolosa?
Nella maggior parte dei casi è una malattia benigna che guarisce da sola. Può essere seria nei lattanti molto piccoli, nei prematuri e nei bambini con altre patologie.
Serve l’antibiotico?
No. La bronchiolite è quasi sempre causata da virus e gli antibiotici non agiscono sui virus. Si usano solo su indicazione del medico.
Quanto dura la bronchiolite?
La fase peggiore dura tre-cinque giorni, poi il respiro migliora. La tosse può restare per due o tre settimane prima di sparire del tutto.
Posso portare il bambino fuori?
Nella fase acuta è meglio evitare luoghi affollati e il contatto con persone raffreddate. Aria pulita e ambiente tranquillo aiutano più di un’uscita.
Bisogna tornare dal pediatra?
Se il bambino migliora non serve una corsa immediata, ma un controllo è utile se i sintomi persistono, se il respiro resta affannoso o se hai dubbi.
A che età colpisce di più?
La bronchiolite colpisce soprattutto nel primo anno di vita, con il picco tra uno e sei mesi. Nei prematuri e nei lattanti molto piccoli il rischio di una forma seria è maggiore.
Il neonato è contagioso?
Sì. La bronchiolite è contagiosa per tutto il periodo dei sintomi, e il virus può restare nelle secrezioni anche per giorni. Per questo conviene lavarsi le mani e tenere il piccolo lontano da chi tossisce o starnutisce.
Si può prevenire?
Non esiste una prevenzione assoluta, ma mani pulite, meno contatti con i malati e niente fumo riducono il rischio. Oggi si aggiunge una profilassi specifica: il monoclonale nirsevimab per tutti i neonati e il vaccino Abrysvo per le donne in gravidanza.
Il monoclonale è un vaccino?
No. Il nirsevimab è un anticorpo monoclonale: fornisce anticorpi già pronti, senza stimolare il sistema immunitario, e si somministra al neonato. Il vaccino (Abrysvo) è un’altra cosa: si fa alla mamma in gravidanza e induce in lei gli anticorpi che poi passano al bambino.
Serve la fisioterapia respiratoria?
Non è indicata di routine nella bronchiolite: le manovre sul torace non hanno dimostrato benefici e possono essere fastidiose. Decide il medico nei singoli casi.
La febbre alta è un cattivo segno?
Non di per sé. La bronchiolite spesso decorre con febbre modesta o assente; conta di più come il bambino respira e mangia.
In sintesi
La bronchiolite del neonato è un’infezione virale dei bronchioli che esordisce come un raffreddore e poi rende il respiro più faticoso. La maggior parte dei bambini guarisce a casa con cure di supporto.
La cosa più utile è liberare il naso, idratare e osservare il respiro, evitando farmaci fai-da-te. Se compaiono segni di difficoltà respiratoria, bisogna agire subito.
Buona parte dei casi si può prevenire: igiene delle mani e meno contatti nel periodo epidemico riducono il contagio, mentre il monoclonale nirsevimab per tutti i neonati e il vaccino in gravidanza offrono una protezione specifica contro il VRS.
Articolo divulgativo: non sostituisce il parere del pediatra; in caso di dubbio consulta sempre il medico.
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