Vaccino antinfluenzale e pertosse in gravidanza: sono sicuri?
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Scoprire di aspettare un bambino porta con sé una raffica di domande, e tra queste c’è spesso quella sui vaccini. Vaccinarsi in gravidanza è raccomandato, ma è normale volerne capire le ragioni e la sicurezza prima di decidere.
In questa guida vediamo i due vaccini più discussi in attesa, antinfluenzale e pertosse: quando si fanno, perché proteggono anche il neonato e quali effetti aspettarsi. Le informazioni sono divulgative e non sostituiscono il parere di medico, ginecologo e ostetrica.
Perché in gravidanza il rischio è più alto
Durante l’attesa l’organismo cambia: cuore, polmoni e sistema immunitario lavorano in modo diverso. Per questo alcune infezioni possono risultare più pesanti nella donna incinta rispetto a chi non lo è.
L’influenza, ad esempio, può complicarsi più facilmente con polmonite e ricovero, soprattutto nel secondo e terzo trimestre. Per orientarsi nei cambiamenti del corpo si possono rileggere i sintomi di gravidanza mese per mese.
La pertosse è pericolosa in modo diverso: la forma grave riguarda soprattutto il neonato nei primi mesi di vita, quando il suo sistema di difese non è ancora pronto.
La logica della vaccinazione in gravidanza è quindi doppia: proteggere la mamma ora e trasferire al bambino gli anticorpi che lo copriranno nella fase più fragile.
Non si tratta di un’indicazione “vista larga”, ma di una scelta costruita sui dati di sorveglianza delle infezioni. Le donne in gravidanza sono state osservate per anni e i vaccini raccomandati sono quelli con il profilo di sicurezza più solido.
Perché il vaccino protegge anche il neonato
Quando la mamma viene vaccinata, il suo corpo produce anticorpi specifici. Questi anticorpi attraversano la placenta e passano al bambino: è il meccanismo chiamato immunità passiva.
Il neonato nasce quindi con una protezione temporanea già attiva, che nei primi mesi compensa l’impossibilità di vaccinarlo direttamente. Il ciclo vaccinale ordinario comincia intorno ai due mesi di vita.
Gli anticorpi passano anche attraverso il latte materno. Per questo l’allattamento al seno non va mai sospeso dopo la vaccinazione: contribuisce anzi a rafforzare le difese del bambino.
Il tempismo conta: se il vaccino viene fatto nella finestra giusta, gli anticorpi raggiungono il livello massimo vicino al parto. Ecco perché il periodo indicato non è un dettaglio burocratico.
Vaccino antinfluenzale in gravidanza
Il vaccino antinfluenzale è raccomandato e offerto gratuitamente a tutte le donne in gravidanza. La finestra preferita è il secondo o terzo trimestre, così la protezione copre la stagione influenzale.
Se esistono fattori di rischio, come asma, diabete o altre patologie croniche, il vaccino può essere fatto in qualsiasi trimestre. È un vaccino inattivato o a subunà: non contiene virus vivi e non può causare l’influenza.
La protezione non resta solo alla mamma. Gli anticorpi passano la placenta e sono presenti anche nel latte, così il neonato risulta protetto nei primi mesi. Il quadro completo dei controlli, settimana per settimana, è nella tabella delle settimane di gravidanza.
Quando farlo
Il momento migliore è l’autunno, prima che il virus circoli, così il tempo per costruire gli anticorpi è sufficiente. Chi entra in gravidanza più avanti può comunque vaccinarsi appena possibile.
La vaccinazione si può fare in ambulatorio, in consultorio o dal medico di famiglia. Non serve la ricetta ed è gratuita per le donne in gravidanza.
Va rifatta a ogni stagione influenzale, perché il virus cambia e la copertura non si conserva da un anno all’altro. Anche per questo la proposta viene rinnovata ogni autunno.

Vaccino per la pertosse (dTpa)
Il vaccino dTpa protegge da difterite, tetano e pertosse. In gravidanza viene proposto per un motivo preciso: il neonato è troppo piccolo per essere vaccinato e la pertosse può essere grave in questa fase.
Il calendario indica la finestra tra la 27ª e la 36ª settimana, meglio intorno alla 28ª. Così la mamma produce anticorpi che raggiungono il bambino attraverso la placenta proprio prima del parto.
La vaccinazione va ripetuta a ogni gravidanza, anche se le precedenti erano già coperte. È un vaccino non vivo, quindi non può trasmettere la malattia al feto.
Quando si fa
La scelta della finestra non è casuale: troppo presto e gli anticorpi calano prima della nascita, troppo tardi e il tempo è insufficiente. Per questo il periodo indicato va rispettato.
Se la gravidanza è già avanti, il medico può valutare comunque la vaccinazione. È il professionista a decidere il momento più adatto nel singolo caso.
La pertosse: perché serve una strategia dedicata
La pertosse è un’infezione respiratoria molto contagiosa, causata da un batterio. Negli adulti assomiglia a una tosse che dura settimane, ma nei lattanti può provocare crisi respiratorie anche serie.
Il punto delicato è che il neonato non può essere protetto subito con le vaccinazioni ordinarie. Il primo ciclo contro la pertosse inizia infatti intorno ai due mesi di età, e la protezione completa arriva solo dopo alcune dosi.
Vaccinare la mamma in gravidanza copre proprio quella finestra scoperta. È una strategia raccomandata a livello internazionale e adottata anche in Italia per ridurre i casi gravi nei lattanti.
Anche chi sta accanto al neonato dovrebbe essere in regola con la vaccinazione. A volte il medico propone il cosiddetto effetto gregge familiare, cioè la protezione di chi vive a contatto con il bambino.
Si possono fare insieme?
Sì: antinfluenzale e dTpa possono essere somministrati nella stessa seduta, in sedi diverse. È una soluzione pratica che evita di dimenticare una delle due protezioni.
La co-somministrazione non aumenta i rischi in modo significativo. Eventuali disturbi locali possono comparire in entrambe le sedi, ma restano di solito lievi e passano in pochi giorni.
Se però si preferisce separare le due somministrazioni, il medico può organizzare due appuntamenti distinti rispettando le finestre indicate per ciascun vaccino. Non c’è una scelta sbagliata, purché si resti dentro i tempi raccomandati.
Vaccini non vivi: cosa significa
I vaccini si dividono in due grandi famiglie: quelli con microrganismi vivi attenuati e quelli inattivati o a subunà. I secondi contengono il microrganismo ucciso oppure solo alcune sue parti.
I vaccini raccomandati in gravidanza appartengono al gruppo non vivo. Questo è il motivo per cui non possono trasmettere la malattia al feto e sono considerati compatibili con l’attesa.
Un eventuale rialzo di temperatura o un dolore al braccio dopo l’iniezione non sono la malattia, ma la normale reazione del sistema immunitario. In pochi giorni il fastidio scompare senza conseguenze.

Effetti collaterali comuni
Dopo l’iniezione possono comparire dolore, rossore o gonfiore nel punto di somministrazione. Sono reazioni normali e indicano che il sistema immunitario sta rispondendo.
A livello generale è possibile una febbre lieve, stanchezza o dolori muscolari, che in genere durano uno o due giorni. Raramente si osservano reazioni più estese.
Per il fastidio può aiutare il riposo, bere a sufficienza e un impacco fresco sulla zona. I farmaci vanno usati solo su indicazione del medico: per i piccoli dubbi è utile anche la farmacia di turno.
Le reazioni gravi sono molto rare e vengono monitorate dal sistema di sorveglianza. In caso di dubbio, la strada corretta resta sempre sentire chi ha somministrato il vaccino.
Quando rivolgersi al medico
Alcuni segnali meritano una chiamata senza aspettare. Se dopo il vaccino compare febbre alta che non scende, gonfiore molto esteso o difficoltà a respirare, conviene sentire subito un professionista.
Allo stesso modo vanno segnalati contrazioni, perdite o riduzione dei movimenti del bambino. Non è detto che ci sia un legame con il vaccino, ma in gravidanza è giusto non rimandare: in caso di urgenza vale la regola del pronto soccorso.
Per dubbi non urgenti si può partire dal medico di famiglia o dal consultorio, che conoscono la storia clinica e possono indirizzare verso la scelta giusta.
Cosa non fare
La prima cosa da evitare è rimandare senza motivo una vaccinazione raccomandata, magari sulla base di informazioni non verificate. Le fonti da seguire sono quelle istituzionali, come Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità.
Da evitare anche il fai-da-te: non sospendere terapie né assumere farmaci per gestire gli effetti del vaccino senza aver parlato con il medico. Per questo può essere utile rileggere anche la guida sulla curva glicemica in gravidanza.
Attenzione infine ai gruppi social e ai forum: le esperienze personali sono legittime, ma non sostituiscono un parere clinico. Ogni gravidanza ha una storia a sé e va valutata individualmente.
Controindicazioni reali
Le controindicazioni vere sono poche. La principale è una reazione allergica grave a una componente del vaccino o a una dose precedente. In quel caso il medico valuta l’alternativa.
In presenza di una malattia acuta con febbre la somministrazione viene di norma rimandata. Non è una controindicazione definitiva: si tratta solo di aspettare la guarigione.
L’allattamento al seno non è una controindicazione. Al contrario, il vaccino e l’allattamento lavorano nella stessa direzione, cioè proteggere il neonato nel periodo più delicato.
Domande frequenti
Il vaccino antinfluenzale può causare l’influenza?
No. Il vaccino usato in gravidanza non contiene virus vivi, quindi non può trasmettere l’influenza. Un eventuale malessere nelle ore successive è la normale risposta immunitaria, non la malattia.
Entro quando fare il vaccino antinfluenzale?
L’ideale è l’inizio dell’autunno, prima della stagione influenzale. Se si è già in gravidanza in un altro periodo, il medico può comunque indicare il momento utile e la vaccinazione resta gratuita.
Il vaccino per la pertosse va ripetuto a ogni gravidanza?
Sì. La protezione trasmessa al neonato non si conserva da una gravidanza all’altra, quindi la dTpa viene raccomandata a ogni attesa, nella solita finestra tra 27ª e 36ª settimana.
Vaccinarsi è sicuro anche per il bambino?
I vaccini indicati in gravidanza sono inattivati o a subunà e non contengono organismi vivi. Il loro scopo è proprio proteggere il bambino: portano a lui gli anticorpi quando è ancora troppo piccolo per essere vaccinato.
Se ho già avuto l’influenza devo vaccinarmi lo stesso?
Il medico valuta il singolo caso. L’influenza è causata da virus diversi e il vaccino copre i ceppi più probabili nella stagione, quindi una precedente infezione non sostituisce la vaccinazione.
Si può allattare dopo il vaccino?
Sì. Vaccinarsi non richiede di sospendere l’allattamento: gli anticorpi passano anche nel latte e contribuiscono alla protezione del neonato. Se il test è appena arrivato, si può leggere come leggere il risultato del test di gravidanza.
In sintesi
I vaccini raccomandati in gravidanza, antinfluenzale e dTpa, servono a proteggere la mamma e, insieme, il neonato nei mesi più fragili. Le finestre indicate e la gratuità li rendono un’occasione concreta di prevenzione.
La decisione va sempre condivisa con medico, ginecologo o ostetrica, che conoscono il singolo percorso e possono rispondere ai dubbi specifici.
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