Coliche del neonato: cause e rimedi che funzionano
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Ci sono sere in cui il neonato piange senza tregua, si tende come un arco e non si calma in nessun modo. I genitori provano a cambiare posizione, a offrire il seno, a passeggiare per casa: niente funziona. È la scena tipica delle coliche del neonato, uno dei motivi più frequenti di telefonata al pediatra.
In questa guida spieghiamo cosa sono le coliche e perché compaiono, quali rimedi hanno davvero una base solida e cosa invece è meglio evitare. Le informazioni sono divulgative e non sostituiscono il parere del pediatra, che resta il riferimento per ogni bambino.
Cosa sono le coliche del neonato
Con il termine coliche si indica un pianto intenso e prolungato in un neonato sano, ben nutrito e in crescita normale. Non è una malattia, ma un insieme di comportamenti che risponde a una definizione precisa.
La definizione più diffusa è la regola del tre, formulata dal pediatra Morris Wessel nel 1954: pianto per almeno tre ore al giorno, per almeno tre giorni a settimana e per almeno tre settimane, in un bambino per il resto sano. I criteri clinici più recenti (Rome IV) sono più ampi: pianto per tre ore al giorno, tre giorni a settimana, valutato sull’arco di una sola settimana. È un criterio utile per distinguere le coliche da altri tipi di disagio.
Il pianto è spesso acuto, insistente e difficile da consolare. Il neonato tende le gambe verso la pancia, stringe i pugni e diventa rosso in viso, mentre il ventre può sembrare teso e rumoroso.
Va ricordato che non tutte le crisi serali sono coliche. Un pianto nuovo, diverso dal solito, va sempre valutato dal pediatra prima di attribuirlo a questo quadro.
Il pianto segue una curva, non un difetto
Il pianto dei primi mesi non è caotico: segue una curva prevedibile, che cresce dalle prime settimane, tocca il massimo intorno alla sesta e poi cala da sola. Il pediatra Ronald Barr l’ha descritta come periodo del pianto PURPLE, il modello su cui si basano i programmi di prevenzione della sindrome del bambino scosso. Le lettere riassumono le caratteristiche del pianto normale: ha un picco, arriva inatteso, è difficile da calmare, ha un’espressione che sembra di dolore, dura a lungo e si concentra la sera. Sapere che è normale e che finisce aiuta i genitori a non attribuirlo a un proprio errore.
Quanto durano e quando compaiono
Le coliche di solito iniziano intorno alla seconda o terza settimana di vita e raggiungono il picco intorno alla sesta settimana. Col passare dei mesi tendono spontaneamente a ridursi.
Nella maggior parte dei casi il problema si esaurisce entro i tre o quattro mesi. Sapere che esiste una fine aiuta i genitori a vivere questa fase con più pazienza e meno senso di colpa.

Le crisi si concentrano quasi sempre nel tardo pomeriggio e nella prima serata, quando la famiglia è più stanca. Conta probabilmente un ritmo sonno-veglia ancora immaturo, a cui si aggiungono l’accumulo di stimoli della giornata e la stanchezza dei genitori.
Nei giorni in cui il bambino è particolarmente agitato o sovrastimolato le crisi possono sembrare più forti. Anche i cambi di routine, come un viaggio o una visita, incidono.
C’è poi una variabilità individuale molto ampia: alcuni neonati hanno crisi brevi e rare, altri crisi lunghe quasi ogni sera. Entrambe le situazioni rientrano nello stesso quadro.
Le cause: cosa sappiamo davvero
Non esiste una causa unica. La ricerca parla piuttosto di più fattori che si intrecciano e che, insieme, rendono il neonato più sensibile agli stimoli e al disagio intestinale.
È importante dirlo con chiarezza: le coliche non dipendono da un errore dei genitori. Non sono la conseguenza di un’alimentazione sbagliata, di troppa o poca attenzione, né di un bambino viziato.
L’intestino ancora immaturo
Nei primi mesi il microbiota intestinale e la motilità dell’intestino non sono ancora maturi. Questo può favorire gas, crampi e un transito più irregolare, che il neonato percepisce come fastidio.
Anche il sistema nervoso è in costruzione: il bambino fatica a regolare da solo le emozioni e gli stimoli. Nel tardo pomeriggio, quando la stanchezza aumenta, questa regolazione diventa più difficile.
L’intestino del lattante, inoltre, si adatta gradualmente al latte e alla sua composizione. Questa fase di adattamento può accompagnarsi a meteorismo e a movimenti intestinali irregolari.
Gas, alimentazione e intolleranze
Aria ingerita durante la poppata, una presa non perfetta al seno o un biberon troppo rapido possono aumentare la quantità di gas e accentuare il disagio. Va detto però che il ruolo dei gas come causa delle coliche non è mai stato dimostrato.
In meno del 5% dei casi il pianto eccessivo è legato a un’allergia alimentare, soprattutto alle proteine del latte vaccino. Sono situazioni da valutare con il pediatra, non da sospettare da soli.
Più raramente si parla di reflusso gastroesofageo, che può accompagnarsi a pianto e inarcamento. In questi casi la diagnosi e la gestione competono al medico: i farmaci che riducono l’acidità non sono indicati per calmare le coliche.
Ambiente, stimoli e stanchezza
Un ambiente molto rumoroso o luminoso, o troppi stimoli nelle ore serali, possono rendere il bambino più irritabile. Anche la stanchezza dei genitori si trasmette, perché cambia il modo di cullare e di calmare.
Il fumo di sigaretta in casa è un fattore di rischio riconosciuto per il pianto eccessivo. Eliminare il fumo dagli ambienti del bambino è una scelta utile a prescindere.
Anche la temperatura e l’abbigliamento contano: un bambino troppo coperto o troppo scoperto si agita più facilmente. Meglio vestirlo a strati e controllare la nuca, non le mani.
I sintomi tipici: come riconoscerle
Il quadro è abbastanza riconoscibile: pianto forte e inconsolabile che inizia all’improvviso, spesso alla stessa ora, in un bambino che per il resto sta bene.
Durante la crisi il neonato tira su le gambe, tende la pancia e stringe i pugni. Il viso si arrossa e il respiro può diventare affannoso per via del pianto prolungato.
Tra una crisi e l’altra il bambino mangia, cresce e si comporta normalmente. È proprio questa normalità fuori dalle crisi uno degli elementi che orienta verso le coliche.
È invece diverso un bambino che non aumenta di peso, rifiuta i pasti o appare sempre sofferente. In questi casi non si parla di semplice colica e serve una valutazione medica.
Molti genitori raccontano anche sonno più frammentato nelle giornate peggiori e un maggiore bisogno di contatto. Sono elementi coerenti con il quadro, ma da riferire al pediatra durante i controlli.
I rimedi che funzionano davvero
Non esistono soluzioni magiche, ma alcune strategie aiutano concretamente a ridurre la durata e l’intensità delle crisi. La costanza conta più del singolo rimedio.

Contatto, dondolio e rumore bianco
Il contatto pelle a pelle e il movimento dolce aiutano il neonato a regolarsi. Cullare piano, tenere il bambino vicino e parlare con voce calma riduce il suo stress.
Un rumore bianco a volume basso può ricordare l’ambiente del grembo e calmare. Meglio non esagerare con il volume e non tenere il dispositivo vicino all’orecchio.
Anche fasciarlo con un panno morbido (swaddling) può rassicurarlo, ma solo con la tecnica corretta: le anche devono restare libere di flettersi e allargarsi, il bambino va sempre messo a dormire supino e la fasciatura va sospesa appena inizia a girarsi. Da sapere: gli studi non hanno dimostrato che riduca le coliche.
Massaggio e posizione
Un massaggio delicato sulla pancia, a mani calde e con movimenti lenti, può aiutare a rilassare il bambino, anche se le prove che riduca le coliche sono limitate. Va fatto solo se il bambino lo accetta senza irrigidirsi.
La posizione a pancia in giù sulle braccia del genitore, con la testa sostenuta, può alleviare la pressione sul ventre. Va tenuta solo da svegli e sorvegliati, mai per dormire.
Dopo la poppata è utile farlo ruttare con pazienza tenendolo in posizione eretta: ridurre l’aria ingerita alleggerisce il disagio, anche se da sola non risolve le coliche.
Alimentazione del bambino e della mamma
Se il bambino prende il biberon, controllare la misura della tettarella e la postura della poppata può ridurre l’aria bevuta. Il pediatra può suggerire un formato adatto.
Per il neonato allattato al seno, una presa corretta e poppate più frequenti sono spesso più utili di qualsiasi dieta materna. Le restrizioni alimentari vanno decise solo con un professionista.
Le formule parzialmente idrolizzate o specifiche vanno usate solo se indicate dal pediatra. Cambiare latte da soli, senza una valutazione, raramente risolve e può confondere il quadro.
Probiotici e rimedi da banco
Il probiotico più studiato è il Lactobacillus reuteri DSM 17938: in alcuni studi riduce di circa 45 minuti al giorno il pianto nei lattanti allattati al seno, mentre l’effetto è incerto in quelli alimentati con formula. Le revisioni sistematiche giudicano le prove di bassa qualità e non ne consigliano l’uso di routine. La scelta e la dose vanno sempre concordate con il pediatra.
Le gocce anticoliche e i rimedi da banco non vanno somministrati d’iniziativa. La simeticone è sicura ma non ha dimostrato di funzionare; gli antispastici come la dicicloverina funzionano ma sono controindicati sotto i sei mesi, per il rischio di effetti gravi come apnee, convulsioni e coma. In questa fascia d’età nessun farmaco è insieme sicuro ed efficace.
Le tisane e le bevande zuccherate non sono indicate nel neonato. L’unica bevanda di cui ha bisogno nei primi mesi è il latte, materno o formulato.
Cosa fare la sera: una routine che aiuta
Molte famiglie notano che una routine serale stabile riduce l’intensità delle crisi. Non è una cura, ma aiuta il bambino a riconoscere i segnali del riposo.
Un buon punto di partenza è abbassare luci e rumori già nel tardo pomeriggio. Un ambiente più calmo prima della poppata prepara il neonato alla fase più difficile della giornata.
Anche anticipare la poppata della sera può essere utile: un bambino troppo affamato tende a poppare in fretta, ingerendo più aria e innervosendosi.
Il bagnetto caldo e il massaggio, se piacciono al bambino, possono diventare un rituale rassicurante. Se invece lo agitano, meglio rimandarli a un altro momento della giornata.
Può aiutare tenere una piccola traccia delle crisi con orari e durata. Serve a capire se la fase sta migliorando e fornisce al pediatra informazioni preziose.
Quando le coliche nascondono un altro problema
Nella grande maggioranza dei casi le coliche sono un disturbo benigno e transitorio. In alcuni bambini, però, il pianto eccessivo può nascondere altro.
Tra le condizioni da escludere ci sono allergie alimentari, reflusso e infezioni. È il pediatra a valutare se servono esami o un cambio di alimentazione.
Un elemento da tenere d’occhio è la crescita in peso e altezza. Una curva regolare è un buon segno; un rallentamento va sempre segnalato.
Anche la comparsa di vomito a getto, sangue o muco nelle feci è un motivo per contattare il medico senza aspettare. Sono segnali che orientano verso altro.
Il ruolo del pediatra e i controlli
I controlli programmati nei primi mesi sono il momento migliore per parlare delle coliche senza allarmismo. Il pediatra conosce la storia del bambino e può rassicurare o indagare.
Prima di cambiare latte, iniziare integratori o usare farmaci è sempre opportuno chiedere un parere professionale. Il fai-da-te può ritardare una diagnosi corretta.
Se durante la visita il pediatra lo ritiene utile, può indicare un test o un invio allo specialista. Nella maggior parte dei casi, però, basta la rassicurazione e qualche accorgimento.
Anche l’ostetrica e i servizi territoriali possono offrire supporto pratico ai neogenitori, soprattutto nelle prime settimane dopo il rientro a casa. Non si è soli.
Coliche e sonno: cosa aspettarsi
Nelle sere di crisi anche il sonno del bambino e dei genitori ne risente. Le notti diventano più frammentate e i risvegli più frequenti del solito.
È normale che il neonato cerchi più contatto per addormentarsi nei periodi di maggiore disagio. Non è un vizio: è un bisogno, che si attenua con la crescita.
Per proteggere il riposo di tutti può aiutare alternarsi nei turni della notte. Chi veglia un’ora in più lascia all’altro un blocco di sonno continuo.
Va ricordato che, anche quando si è stanchi, il bambino va messo a dormire sempre supino, in una culla libera da cuscini, paracolpi e oggetti morbidi.
Preparare in anticipo il biberon o il necessario per la notte riduce luci accese e movimenti. Meno stimoli significa un riaddormentamento più semplice per tutti.
Se ti stai ancora preparando all’arrivo, puoi intanto informarti su come procede la gravidanza e su cosa cambia mese per mese.
Infine, è utile ricordare che anche il sonno dei genitori conta: recuperare riposo quando si può rende più facile affrontare le sere difficili senza perdere la calma.
Cosa non serve o può essere rischioso
Alcune pratiche tramandate in famiglia non solo non aiutano, ma possono essere pericolose. Conoscerle è il modo migliore per evitarle.
- Mettere il neonato a dormire a pancia in giù: aumenta il rischio di morte in culla. Per dormire va sempre supino.
- Somministrare tisane o rimedi fai-da-te: possono disturbare l’alimentazione e non sono sicuri a questa età.
- Cambiare latte senza indicazione: raramente risolve le coliche e va sempre deciso con il pediatra.
- Lasciare piangere a lungo da solo: nei primi mesi non insegna a calmarsi, ma aumenta lo stress del bambino.
- Usare farmaci o gocce su consiglio non medico: il fai-da-te in questa fascia d’età è sempre da evitare.
- Manipolazioni spinali o craniche (chiropratica, osteopatia): nessuna prova di beneficio e possibili danni. Sono sconsigliate nella prima infanzia.
Anche scuotere il bambino per farlo smettere è assolutamente da evitare: può provocare lesioni gravi. Se ci si sente sopraffatti, meglio appoggiarlo al sicuro e chiedere aiuto.
Quando rivolgersi al medico
Alcuni segnali non rientrano nel quadro delle coliche e richiedono una valutazione tempestiva del pediatra. Non bisogna aspettare la visita programmata.
Chiama il medico se compare febbre, vomito ripetuto, rifiuto dei pasti o calo di peso. Allo stesso modo vanno segnalati sangue nelle feci, pianto mai visto prima o un bambino sempre sonnolento.
Per i dubbi non urgenti si può partire dalla farmacia di turno, mentre in caso di emergenza vale la regola del pronto soccorso pediatrico. Nel dubbio, meglio una chiamata in più che un ritardo.
Come aiutare i genitori a reggere
Le coliche sono faticose anche per chi accudisce. Alternarsi nelle notti difficili e chiedere una mano a familiari o amici riduce il rischio di esaurimento.
È utile ricordare che il pianto non è un giudizio sulle proprie capacità. Dietro le coliche non c’è un genitore inadeguato, ma una fase dello sviluppo che passa.
Se la stanchezza diventa insostenibile, o se compaiono tristezza persistente e ansia, conviene parlarne con il medico. Esistono supporti concreti per i neogenitori.
Per chi sta ancora aspettando, può essere utile ripassare la tabella delle settimane di gravidanza e le informazioni sui sintomi mese per mese, così da arrivare preparati al rientro a casa.
Chi vuole restare informato sugli aspetti sanitari può consultare anche le indicazioni su curva glicemica e vaccini in gravidanza, sempre utili nel percorso nascita.
Domande frequenti
Le coliche sono colpa di quello che mangia la mamma?
Nella maggior parte dei casi no. Non esiste una dieta materna che le elimini: le restrizioni vanno valutate con il pediatra solo quando si sospetta un’allergia specifica.
Quanto tempo durano in media?
Di solito compaiono nelle prime settimane e si riducono intorno ai tre o quattro mesi. Il picco si colloca intorno alla sesta settimana di vita.
I probiotici servono davvero?
Il più studiato è il Lactobacillus reuteri DSM 17938, con un beneficio modesto e prove di bassa qualità. Vanno usati solo su indicazione del pediatra, con prodotto e dose adatti al lattante.
Devo portarlo al pronto soccorso se piange tanto?
Solo se ci sono segnali di allarme come febbre, vomito, rifiuto dei pasti o calo di peso. Il pianto forte da solo, in un bambino che cresce bene, non è un’emergenza.
Le coliche si possono prevenire?
Non del tutto, perché dipendono in parte dall’immaturità del bambino. Aiutano però poppate tranquille, ambiente calmo e un fumo zero in casa.
Le coliche sono più frequenti nei maschi?
Le coliche colpiscono in modo simile maschi e femmine e non dipendono dal sesso del bambino. Contano di più l’età e le caratteristiche individuali.
Serve cambiare il latte artificiale?
Solo se lo indica il pediatra. Cambiare formula da soli raramente risolve e può ritardare la soluzione giusta.
A che età spariscono?
Nella maggior parte dei casi il problema si attenua con il terzo o quarto mese. Se il pianto continua a oltranza dopo quest’età, è bene parlarne con il pediatra.
In sintesi
Le coliche del neonato sono un disturbo frequente e transitorio, che non dipende da errori dei genitori. Con calma, contatto e qualche accorgimento pratico si attraversa più serenamente.
Il riferimento resta il pediatra, che può escludere altre cause e indicare i rimedi adatti. Per approfondire il percorso, si possono leggere anche le indicazioni su farmaci in gravidanza e gravidanza extrauterina.
Se il test è appena arrivato, intanto puoi leggere come leggere il test di gravidanza e cosa mangiare in gravidanza.
✅ Verificato il 4 ottobre 2026.
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