Casa e affitti, perché in Spagna si protesta e in Italia no
Immagine realizzata con IA
In Spagna la casa è diventata la questione politica del momento, con manifestazioni in tutto il Paese. In Italia, dove pure il costo degli affitti pesa, non è successo nulla di paragonabile. La differenza ha radici economiche, politiche e sociali che aiutano a capire due Paesi vicini ma molto diversi.
La scintilla delle proteste spagnole
Le grandi mobilitazioni sono partite dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, un’87enne di Madrid portata fuori di casa in barella il 23 settembre 2026, dopo aver perso una causa contro la società proprietaria dell’immobile.
La sua storia ha scatenato cortei in tutto il Paese, culminati nella manifestazione lungo la Gran Vía del 3 ottobre; l’8 ottobre circa 20mila persone hanno sfilato a Madrid in sua memoria, dopo la sua morte. La vicenda ha spinto il governo spagnolo a occuparsi della crisi abitativa.
Perché in Spagna la casa è più sentita
Una parte della spiegazione sta nella crisi del 2008. Tra la metà degli anni Novanta e il 2007 in Spagna si è gonfiata una bolla edilizia: le banche hanno concesso 9,8 milioni di mutui per circa mille miliardi di euro e si sono costruite 6,5 milioni di case, con il prezzo medio salito da 685 a 2.057 euro al metro quadrato.
Quando la bolla è scoppiata, il conto l’hanno pagato le famiglie: tra il 2007 e il 2014 sono stati avviati 605mila pignoramenti, di cui 425mila conclusi con uno sfratto. Per i più giovani comprare casa è diventato quasi impossibile: tra il 2011 e il 2020 la quota di proprietari tra le famiglie più giovani è passata dal 69% al 36%.
Il peso dei fondi immobiliari
Nel 2012 lo Stato spagnolo ha creato SAREB, una società con circa 50 miliardi di euro di debito che ha rilevato dalle banche oltre 100mila case pignorate, poi in parte vendute a fondi internazionali. A Madrid i grandi proprietari controllano circa il 5% del patrimonio immobiliare, e il fondo Blackstone è diventato il primo proprietario privato del Paese.
In Italia il mercato degli affitti è molto meno finanziarizzato. Secondo l’Agenzia delle Entrate, su 3,6 milioni di case affittate l’87% è dato in affitto da piccoli proprietari e solo il 13% da società, quasi tutte molto piccole. È più semplice protestare contro un fondo che contro un piccolo proprietario, e questo vale anche per la politica e i sindacati.
Il ruolo delle case popolari
In Spagna solo il 3,4% della popolazione vive in affitto con qualche forma di protezione pubblica. In Italia il settore pubblico e le occupazioni giocano un ruolo diverso: a Torino il Comune assegna circa 500 alloggi l’anno, a Napoli sono le occupazioni, tollerate e in parte negoziate, a svolgere una funzione simile. Sfratti più lenti e tutele maggiori rendono poi meno improvviso il momento del rilascio, limitando le tensioni.
Il tema delle proteste per la casa si intreccia con la politica spagnola: ne parliamo anche nella scheda su Pedro Sánchez e le elezioni anticipate in Spagna, mentre l’Italia ha seguito il tema con l’analisi sulla crisi della casa e i giovani.
Perché in Spagna si protesta di più per la casa?
Per l’eredità della bolla edilizia e della crisi del 2008, per il peso dei fondi immobiliari e per una crisi abitativa che ha colpito soprattutto i giovani.
Cosa ha innescato le proteste in Spagna?
Lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, avvenuto a Madrid il 23 settembre 2026, e la sua morte pochi giorni dopo.
Perché in Italia non accade lo stesso?
Per un mercato degli affitti meno finanziarizzato, sfratti più lenti, una maggiore presenza di piccoli proprietari e un ruolo diverso delle case popolari.
Chi possiede le case in affitto in Italia?
Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’87% è affittato da piccoli proprietari e il 13% da società, quasi tutte di piccole dimensioni.
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