Procida: l’isola colorata che ha ispirato il cinema mondiale
Immagine realizzata con IA
Procida è l’isola che tutti credono di conoscere e che quasi nessuno ha mai guardato davvero. Tre chilometri quadrati di tufo nel golfo di Napoli, case color pastello, barche tirate a secco e un silenzio che a Napoli non esiste. Eppure da qui sono passati Lamartine, Elsa Morante, Massimo Troisi, Matt Damon e Alain Delon.
La chiamano l’isola del cinema, ma la definizione è riduttiva. Procida è un pezzo di Campania che ha fatto da sfondo a storie altrui senza perdere la propria: quella di un paese di pescatori e marinai che per secoli ha vissuto di mare, vela e cantieri.
Qui trovate quello che serve per capirla e visitarla: la geografia, i borghi, i film girati sull’isola, la Capitale della Cultura 2022, come arrivare e cosa mettere nel piatto. Con numeri verificati e nessuna leggenda spacciata per fatto.
Un’isola di tufo nel golfo di Napoli
Procida è la più piccola delle isole Flegree, il gruppo che comprende Ischia, Vivara e Nisida. La superficie dell’isola è di 3,7 chilometri quadrati, il perimetro misura circa 16 chilometri e il punto più alto è la collina di Terra Murata, 91 metri sul livello del mare.
Dal punto di vista geologico è figlia dei Campi Flegrei: è nata dalle eruzioni di almeno quattro vulcani, oggi spenti e in gran parte sommersi, attivi tra 55.000 e 17.000 anni fa. Il materiale che dà il colore caldo alle facciate è soprattutto tufo giallo.
La distanza minima dalla terraferma è di 3,4 chilometri, il Canale di Procida. A ovest un ponte non carrozzabile la collega a Vivara, isolotto disabitato di 0,4 chilometri quadrati, riserva naturale statale, che appartiene allo stesso comune. Buona parte del litorale è protetta dall’area marina protetta Regno di Nettuno, condivisa con Ischia e Vivara.
Il centro abitato non è un blocco unico. È diviso nelle contrade tradizionali, le grancìe: Terra Murata, Corricella, Sent’cò, San Leonardo, Santissima Annunziata, Sant’Antuono, Sant’Antonio, Chiaiolella e Marina Grande. Oggi le grancìe sono il modo più preciso per orientarsi sull’isola.
Gli abitanti sono 9.991 secondo i dati comunali aggiornati a maggio 2026. Tre secoli fa erano molti di più: alla fine del Settecento la popolazione arrivò a circa 16.000 persone, una volta e mezza quella attuale. Il motivo era il mare, non il turismo. E il confronto con Capri, l’altra isola del golfo diventata mito collettivo, dice quanto poco Procida abbia mai recitato la parte della diva.
Terra Murata, il borgo che si difendeva dal mare
Terra Murata non è un belvedere con qualche casa sopra. È il nucleo antico dell’isola, costruito su un promontorio a picco sul mare e cinto di mura proprio perché il mare, in questa parte del Mediterraneo, portava gente armata.
Le incursioni dei corsari barbareschi sono documentate e ripetute. Nel 1534 Khayr al-Din, il Barbarossa, devastò l’isola e deportò come schiavi molti procidani. Dragut tornò nel 1548, nel 1552, nel 1558 e nel 1562. L’ultima incursione registrata è del 1585. Non è un dettaglio folcloristico: spiega la forma dell’isola, le torri di avvistamento e la diffidenza storica verso le coste basse.
La risposta architettonica arrivò con i d’Avalos. Il cardinale Innico d’Avalos d’Aragona fece costruire intorno al 1563 il Palazzo d’Avalos, su progetto di Giovan Battista Cavagna e Benvenuto Tortelli. Da residenza nobiliare divenne residenza reale borbonica, poi scuola militare e infine carcere, fino alla chiusura nel 1988. Oggi è un complesso museale e culturale di circa 20.000 metri quadrati coperti.
La cinta muraria costruita intorno al palazzo cambiò anche il nome del borgo: da Terra Casata a Terra Murata, letteralmente la terra cinta di mura. Dentro le mura c’è l’Abbazia di San Michele Arcangelo, risalente all’XI secolo, con il dipinto seicentesco di Nicola Russo che mostra il santo mentre scaccia i saraceni. San Michele è il patrono: si festeggia il 29 settembre e l’8 maggio, per l’apparizione.
Dal belvedere dei Cannoni si vede la Corricella dall’alto, ed è la fotografia che tutti cercano. Meglio andarci la mattina presto, quando la luce è radente e i gruppi non sono ancora sbarcati.
Marinai, cantieri e un acquedotto sotto il mare
Per capire Procida bisogna guardare il porto, non le cartoline. Per secoli l’isola ha vissuto di navigazione e di cantieri navali. Intorno alla metà dell’Ottocento circa un terzo dei legni di grande cabotaggio del Mezzogiorno usciva dai cantieri procidani.
L’ultimo grande brigantino dell’isola fu varato nel 1891. Poi arrivò la concorrenza dei grandi agglomerati industriali e la cantieristica entrò in crisi irreversibile. Restano le case dei marinai, le scale e le barche. Resta anche una consuetudine con il mare che si vede ancora nei modi di dire.
Nel 1957 Procida fu raggiunta dal primo acquedotto sottomarino d’Europa. Fino a quel momento l’acqua dolce sull’isola era un problema quotidiano, risolto con cisterne e navi. Nello stesso periodo l’isola perse la terraferma: nel 1907, dopo un referendum, Monte di Procida divenne un comune autonomo.
Un altro passaggio poco raccontato riguarda il 1799, l’anno della Repubblica Napoletana. Procida partecipò alle sommosse. Con il ritorno dei Borbone dodici procidani tra i più in vista dell’isola furono impiccati nella stessa piazza dove era stato issato l’albero della libertà.
La Corricella, il villaggio dei pescatori diventato icona
La Corricella è il borgo più fotografato di Procida e il più antico borgo di pescatori dell’isola. Il porto come lo si vede oggi risale al XVII secolo, ma l’impianto è medievale: case addossate le une alle altre, archi, cupole, scale esterne, facciate dipinte a mano con colori che servivano anche a riconoscere la propria casa dal mare.
Il dettaglio architettonico da cercare è il vefio, il balconcino coperto con volta ad arco di influenza araba. È quello che rende Corricella riconoscibile in una foto anche a chi non c’è mai stato.
Non ci sono auto. Si arriva solo a piedi, per quattro scalinate: la Gradinata del Pennino da via San Rocco, la Gradinata Scura da via M. Scotti e due che scendono dai capi del porto. Da Marina Grande sono circa dieci minuti in discesa. Il ritorno è in salita. Con i bagagli o con difficoltà motorie è un ostacolo reale, non una passeggiata.
Sulla banchina c’è la Piazzetta Massimo Troisi, intitolata all’attore dopo la sua morte. Attorno, ristoranti che lavorano sull’acqua e in alta stagione vanno prenotati con giorni di anticipo. Chi cerca la vista dall’alto deve salire a Terra Murata o alle terrazze di Santa Margherita Nuova.
Il cinema: Procida sul grande schermo
Il film che ha legato Procida al cinema mondiale è Il Postino, uscito nel 1994. La regia è di Michael Radford con Massimo Troisi, che interpreta Mario Ruoppolo accanto a Philippe Noiret nei panni di Pablo Neruda. Le riprese sull’isola si svolsero dall’11 al 23 maggio 1994, dopo cinque settimane a Cinecittà e circa tre a Salina.
L’ultimo ciak fu battuto a Cinecittà il 3 giugno 1994. Il giorno dopo, il 4 giugno, Troisi morì nel sonno per un infarto cardiaco. Aveva 41 anni. Il film uscì postumo e ottenne cinque candidature agli Oscar 1996: miglior film, regia, attore protagonista, sceneggiatura non originale e colonna sonora. Vinse solo quest’ultima, con Luis Bacalov.
La spiaggia del film è il Pozzo Vecchio, una baia a ferro di cavallo sulla costa nord-occidentale, sotto il cimitero comunale. Oggi tutti la chiamano spiaggia del Postino. Ci si arriva con la linea di bus C1, oppure con una ventina di minuti a piedi da Marina Grande e poi una gradinata breve ma ripida.
Dopo Troisi è arrivato il cinema internazionale. Il talento di Mr. Ripley, diretto da Anthony Minghella nel 1999 con Matt Damon, Jude Law e Gwyneth Paltrow, fu girato in diverse località italiane, Procida compresa. Molto prima, nel 1960, Delitto in pieno sole di René Clément aveva portato sull’isola Alain Delon.
La lista non finisce qui: Francesca e Nunziata di Lina Wertmüller, con Sophia Loren e Giancarlo Giannini, è del 2001. E Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy, con Alberto Sordi, usò il Palazzo d’Avalos come carcere: non serviva ricostruirlo, il carcere era vero.
La letteratura: Graziella e L’isola di Arturo
Prima del cinema ci fu la carta stampata. Procida ha avuto un ruolo da protagonista. Nel 1849 Alphonse de Lamartine pubblicò Graziella, romanzo ambientato sull’isola e ispirato a una ragazza procidana conosciuta durante un viaggio in Italia. Dal libro fu tratto un film nel 1955. Ancora oggi ogni estate viene eletta una Graziella in costume tradizionale.
Nel 1957 uscì L’isola di Arturo di Elsa Morante, uno dei romanzi italiani più importanti del Novecento, ambientato proprio a Procida. Alla scrittrice è dedicato un premio letterario assegnato sull’isola, il Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante.
A Terra Murata c’è anche il Museo Casa di Graziella, ricostruzione storica della casa della protagonista, al secondo piano del Palazzo della Cultura, l’ex Conservatorio delle Orfane. È una tappa piccola e spesso vuota, il che per certi versi è un pregio.
Procida Capitale italiana della Cultura 2022
Il 18 gennaio 2021 Procida è stata nominata Capitale italiana della Cultura per il 2022, prima isola nella storia del riconoscimento. Il dossier si chiamava La cultura non isola e puntava su cultura, sostenibilità e inclusione sociale. Batté le altre nove città finaliste.
L’anno è stato inaugurato il 9 aprile 2022 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il programma ha messo insieme 44 progetti, 150 eventi in circa 330 giorni, 350 artisti da 45 Paesi e oltre 2.000 cittadini coinvolti nei processi di partecipazione.
L’effetto sui numeri è stato netto. Nel 2022 sull’isola sono stati registrati circa 600.000 sbarchi, contro un massimo precedente di circa 250.000 nel 2019. È il dato che spiega meglio di qualsiasi slogan cosa abbia significato il titolo, nel bene e nei problemi di gestione dei flussi che ha portato con sé.
Cosa vedere, oltre ai set cinematografici
Le spiagge frequentabili sono sei. Nessuna è enorme. La Chiaiolella, a sud, è la più comoda e ha il porto turistico. Il Ciraccio è tra le più ampie e sabbiose. Il Pozzo Vecchio è la baia del film, piccola e senza ombra: due o tre ore bastano, meglio dal tardo pomeriggio.
Chi vuole camminare ha due percorsi obbligatori. Il primo è la passeggiata Terra Murata-Corricella, che mette in fila i due borghi senza salire due volte. Il secondo è il giro delle torri costiere, le strutture di avvistamento diventate il simbolo dell’isola.
Sull’isola ci sono anche la chiesa di Santa Margherita Nuova, con le sue terrazze sul golfo. C’è poi il cimitero comunale, che sta sopra il Pozzo Vecchio. Può sembrare una scelta strana, ma il panorama da lì è tra i migliori dell’isola.
Come arrivare e come muoversi
Il porto principale è Marina Grande, dove arrivano aliscafi e traghetti. Da Napoli gli aliscafi partono dal Molo Beverello e impiegano circa 40 minuti; i traghetti per auto e merci partono da Calata Porta di Massa e impiegano circa un’ora. Chi arriva in città e vuole muoversi senza sorprese trova tutte le informazioni utili nella nostra guida definitiva a Napoli.
Da Pozzuoli la traversata dura circa 30 minuti ed è la soluzione più economica. Da Ischia bastano una decina di minuti. D’estate si aggiungono collegamenti diretti con Sorrento, Capri, Positano, Amalfi e Salerno.
Sull’isola ci si muove con gli autobus locali, la linea C1 collega il porto alla spiaggia del Pozzo Vecchio, oppure a piedi. Il biglietto del bus costa 1,20 euro se comprato a terra e 1,40 euro a bordo.
Esperienza consigliata
Procida dal mare è un’altra isola. C’è un tour privato in barca che parte da Napoli e copre Ischia e Procida, con bevande incluse e skipper.
Cosa mangiare a Procida
La cucina dell’isola è cucina di terra e di mare, senza fronzoli. Il prodotto che la rappresenta è il limone procidano: grande, poco acre, con un albedo molto sviluppato, cioè la parte bianca tra buccia e polpa.
Con quel limone si fa l’insalata di limoni, piatto tradizionale a base di limoni a tocchetti, cipolla, olio, peperoncino, sale e menta. È aspra, va detto. Non piace a tutti. Poi c’è il limoncello, che qui si produce in casa oltre che in laboratorio.
L’altro simbolo sono i carciofi, che sull’isola hanno una varietà locale e una stagionalità precisa. Sul fronte del mare, pesce azzurro, totani e frutti di mare, con le ricette dei borghi marinari: spaghetti alle vongole, zuppa di pesce, frittura.
Domande frequenti su Procida
Quanto tempo serve per visitare Procida?
Una giornata piena basta per Marina Grande, Terra Murata, Corricella e una spiaggia. Due giorni permettono di aggiungere Vivara, il Pozzo Vecchio con calma e un giro in barca.
Si può visitare Vivara?
Vivara è riserva naturale statale e isola privata, collegata a Procida da un ponte non carrozzabile. Le visite sono regolamentate e vanno verificate con il comune o con le associazioni che gestiscono l’area: non è un’escursione improvvisabile.
Procida è adatta a chi ha difficoltà motorie?
In parte. Marina Grande e il lungomare sono accessibili, mentre Corricella e Terra Murata si raggiungono con scalinate e salite. Il borgo dei pescatori non ha accesso carrabile.
Qual è il periodo migliore per andare?
Da maggio a giugno e da settembre a inizio ottobre: mare ancora caldo, meno folla e prezzi più bassi. Luglio e agosto sono i mesi più affollati. Nel 2022 l’isola ha superato i 600.000 sbarchi annui contro i 250.000 del 2019.
Chi era Graziella?
È la protagonista dell’omonimo romanzo di Alphonse de Lamartine, pubblicato nel 1849 e ispirato a una giovane procidana conosciuta dall’autore. Ogni estate l’isola elegge una Graziella in costume tradizionale.
I film sono stati girati tutti a Procida?
No. Il Postino fu girato anche a Salina e a Cinecittà, Il talento di Mr. Ripley in varie località italiane. Procida è una delle location, non l’unica.
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