Capri: l’isola dei sogni tra imperatori romani e jet set internazionale
Immagine realizzata con IA
C’è un’isola davanti a Napoli che da duemila anni recita la parte della bellezza assoluta. Capri sono 10,4 chilometri quadrati di calcare precipitati nel Tirreno, due comuni, circa 13.700 residenti e un flusso di visitatori che ogni estate sfida qualsiasi statistica.
Non è soltanto una cartolina. È un pezzo di storia romana, un laboratorio botanico, un set cinematografico e un catalogo di vizi mondani, tutto compresso in poche miglia marine.
Qui hanno governato imperatori, hanno scritto medici svedesi e poeti francesi, hanno girato registi come Jean-Luc Godard. E qui, ancora oggi, si arriva in aliscafo da Napoli in meno di un’ora.
Le rocce, il vento e una lucertola blu
Capri è di origine carsica, non vulcanica come Ischia e Procida: è un blocco di calcare staccatosi dalla penisola sorrentina e poi sommerso in parte dal mare. Lo aveva intuito già Strabone, che nella sua Geografia parlava di un’isola un tempo unita alla terraferma. La conferma è arrivata dalla geologia e dai fossili.
Il punto più alto è il Monte Solaro, 589 metri. A est si alza invece il Monte Tiberio, 334 metri, che nasconde le rovine della villa più celebre dell’isola. In mezzo, altopiani, terrazze e un reticolo di sentieri che collega le contrade alte alle marine.
La costa è un susseguirsi di falesie e grotte. La più famosa è la Grotta Azzurra, ma il catalogo è lungo: Grotta Verde, Grotta Bianca, Grotta del Bove, il complesso di Matermania.
Davanti a Marina Piccola emergono i tre Faraglioni: il Faraglione di Terra, quello di Mezzo e quello di Fuori, chiamato Scopolo. Su quest’ultimo vive la lucertola azzurra, una sottospecie endemica che deve il colore a una mutazione e all’isolamento dello scoglio.
Un dettaglio che quasi nessuno immagina: sull’isola non ci sono più sorgenti d’acqua potabile. L’approvvigionamento arriva da condotte sottomarine che partono dalla penisola sorrentina.
Augusto compra l’isola con uno scambio
La svolta arriva nel 29 a.C., quando Ottaviano, di ritorno dall’Oriente, sbarca a Capri e decide di toglierla alla dipendenza di Neapolis. In cambio offre Roma una cosa molto più preziosa: l’isola di Ischia, più grande e più fertile.
Da quel momento Capri diventa un pezzo del demanio imperiale. Augusto ci costruisce le prime ville, Tiberio porta il progetto al massimo livello e ne fa per dieci anni il centro del governo di Roma.
Villa Jovis è la più grande delle dodici dimore imperiali dell’isola. Occupa la sommità del Monte Tiberio, con cisterne, ambienti termali e una torre usata per i segnali. Da lì l’imperatore teneva i contatti con la flotta di Miseno e con la terraferma.
Il resto è leggenda nera: le cronache di Svetonio, ostili a Tiberio, gli attribuiscono ogni genere di nefandezza. Il famoso Salto di Tiberio, il precipizio da cui sarebbe stato fatto gettare chi lo irritava, è probabilmente invenzione letteraria. Il dirupo però esiste davvero. La vista da lassù giustifica da sola la salita.
Tiberio muore il 16 marzo del 37 d.C. a Miseno, durante un viaggio lungo la costa. Capri resta nell’orbita napoletana e comincia una lunga stagione di abbandono.
Lo sapevate? A Villa Jovis c’era un sistema di comunicazione a distanza che funzionava con fuochi e colonne di fumo. Serviva a collegare l’isola con il faro di Miseno e con Capo Ateneo, sulla penisola sorrentina. Una rete di segnali ottici, duemila anni prima del telegrafo.
Pirati, monaci e la Certosa
Nell’866 l’imperatore Ludovico II assegnò Capri ad Amalfi, come ricompensa per l’aiuto ricevuto contro i saraceni. Da allora l’isola entrò in un circuito commerciale legato alla costa amalfitana e ai suoi traffici con l’Oriente.
Per secoli, però, la posizione in mezzo al golfo fu anche una condanna. Le incursioni dei pirati resero insicure le marine e spinsero gli abitanti verso l’interno. Le torri di avvistamento che ancora si vedono lungo la costa raccontano quella paura.
Nel 1371 il conte Giacomo Arcucci, gran cameriere della regina Giovanna I d’Angiò, ottenne il terreno per fondare la Certosa di San Giacomo. I lavori si chiusero intorno al 1374. È il complesso religioso più importante dell’isola: oggi ospita un museo e una sede espositiva.
La storia della Certosa è movimentata: monastero, ospizio, caserma, carcere. Nel Novecento il restauro l’ha restituita alla città, con il chiostro grande che resta uno dei luoghi più silenziosi di Capri.
La Grotta Azzurra e la riscoperta ottocentesca
Nel marzo 1787 Goethe vide Capri dal mare, mentre navigava da Napoli verso Palermo. Ne parlò nel suo Viaggio in Italia. Ma il vero spot pubblicitario dell’isola arriva quasi quarant’anni dopo.
Il 17 agosto 1826 il pittore tedesco August Kopisch, insieme all’amico Ernst Fries, entrò nella Grotta Azzurra con una barchetta. La cavità era conosciuta dai pescatori, ma nessuno ne aveva mai raccontato la luce. Il resoconto di Kopisch fece il giro d’Europa e trasformò un buco nella roccia in una meta obbligatoria.
In realtà la grotta era già celebre in età romana: funzionava da ninfeo, cioè da sala scenografica legata al culto delle acque. Conservava statue poi recuperate. L’effetto azzurro nasce dalla luce che entra da un’apertura sottomarina e viene filtrata dall’acqua.
Nell’Ottocento Capri diventa un rifugio per artisti e intellettuali del Nord Europa. Il medico svedese Axel Munthe costruisce Villa San Michele sui resti di una villa romana, sopra la Scala Fenicia. Nel 1905 il barone Jacques d’Adelswärd-Fersen fa erigere Villa Lysis, oggi restaurata e visitabile.
Nel 1902 l’industriale tedesco Friedrich Alfred Krupp finanzia Via Krupp, una strada a tornanti scavata nella roccia per collegare i Giardini di Augusto a Marina Piccola. Chiusa per decenni per rischio frane, è stata riaperta solo in alcune stagioni.
La Piazzetta e i luoghi che finiscono in ogni foto
La Piazzetta, cioè piazza Umberto I, è il centro geometrico e sociale dell’isola. Qui si arriva con la funicolare dal porto e qui si consuma il rito dell’aperitivo con la gente che passa.
La funicolare merita una nota: il servizio partì in sordina nel 1905, l’inaugurazione ufficiale arrivò nel 1907. Collega Marina Grande alla Piazzetta in circa cinque minuti, con corse ogni quarto d’ora. Prima di allora si saliva a dorso di mulo.
Dietro la Piazzetta si apre la passeggiata dei Giardini di Augusto, con la vista sui Faraglioni e su Via Krupp. Poco più avanti il Belvedere di Tragara chiude la passeggiata con uno dei panorami più fotografati del Mediterraneo.
Chi ha gambe e tempo può raggiungere l’Arco Naturale, un arco di calcare alto una ventina di metri, per scendere poi verso Marina Piccola, la marina riparata dal vento dove secondo la tradizione cantavano le sirene.
Per orientarsi tra i luoghi dell’isola può essere utile la scheda dedicata all’isola di Capri su Napolike, con le informazioni di base su come arrivare e cosa aspettarsi.
Anacapri, l’altra isola
Capri non è una sola isola: è due comuni con due caratteri. Anacapri sta in alto, sull’altopiano. Per secoli è stata raggiungibile solo a piedi.
Il collegamento storico è la Scala Fenicia, una gradinata scavata nella roccia che sale dal porto. Nonostante il nome, non l’hanno costruita i fenici: è opera dei coloni greci.
Da piazza Vittoria, ad Anacapri, parte la seggiovia del Monte Solaro, in servizio dal 1952. In una decina di minuti porta a 589 metri, senza cabina e senza fretta. Dalla vetta si vedono il golfo, la penisola sorrentina e, nelle giornate limpide, la costa fino a Palinuro.
Qui si trovano anche Villa San Michele, con la sfinge e il giardino colonnato. Poco distante la chiesa di San Michele, con il pavimento in maiolica che raffigura il paradiso terrestre. A ovest, il faro di Punta Carena segna l’estremità dell’isola e uno dei punti migliori per il tramonto.
Come si arriva e come ci si muove
Da Napoli partono aliscafi e navi veloci dal Molo Beverello, accanto a piazza Municipio. La traversata richiede circa 50 minuti. I traghetti, più lenti e adatti anche ai mezzi, impiegano intorno a 80 minuti.
Da Sorrento il viaggio è molto più breve, tra i 20 e i 25 minuti. In stagione si aggiungono collegamenti da Positano, Amalfi, Salerno e Castellammare di Stabia.
Portare l’auto è quasi sempre una cattiva idea. I traghetti per veicoli partono solo da Napoli e, nei mesi estivi e nel periodo natalizio, un’ordinanza prefettizia vieta l’afflusso e la circolazione dei mezzi di chi non risiede stabilmente a Capri o Anacapri.
Sull’isola ci si muove con la funicolare, con i minibus, con i taxi scoperti e a piedi. I sentieri, spesso con scale, sono il modo migliore per uscire dai percorsi di massa.
Esperienza consigliata
Per chi parte da Napoli e vuole abbinare il viaggio in aliscafo a un giro in barca intorno all’isola, c’è un voucher che copre entrambe le cose, con passaggio davanti ai Faraglioni e alla Grotta Azzurra.
Quando andare
Maggio e giugno sono i mesi migliori: il mare è già caldo, la luce è lunga e le file sono ancora ragionevoli. Lo stesso vale per settembre e la prima metà di ottobre, quando l’acqua resta tiepida e l’isola si svuota.
Luglio e agosto sono la stagione più affollata e più cara. Chi cerca silenzio e prezzi bassi può provare l’inverno: molti alberghi chiudono, ma i sentieri sono deserti e i residenti tornano padroni del paese.
Un avvertimento pratico: la Grotta Azzurra chiude quando il mare è mosso. La visita si fa con barche a remi che entrano da un’apertura bassissima. Basta un’onda per bloccare tutto.
Capri al cinema, nella moda e nel bicchiere
Nel 1963 Jean-Luc Godard girò a Villa Malaparte gran parte di Il disprezzo, con Brigitte Bardot e Michel Piccoli. La casa, progettata da Curzio Malaparte con Adalberto Libera tra il 1938 e il 1943, è diventata un’icona del modernismo sul mare.
Prima ancora, nel 1949, Totò aveva interpretato L’imperatore di Capri, una commedia che gioca proprio sul mito di Tiberio e sulla vocazione mondana dell’isola.
Anche la moda ha preso in prestito il nome: i pantaloni capri, tagliati sotto il ginocchio, nascono alla fine degli anni Quaranta e devono la loro fortuna all’isola. Nel bicchiere, invece, il limoncello ha una paternità contesa tra Sorrento, Amalfi e Capri. Una storia che nessuno riesce a documentare con certezza.
Domande frequenti su Capri
Quanto dura il viaggio da Napoli a Capri?
Con l’aliscafo circa 50 minuti, con il traghetto intorno agli 80. Le partenze sono frequenti dal Molo Beverello, ma in alta stagione conviene prenotare e presentarsi in anticipo.
Si può portare l’auto a Capri?
In pratica no. I veicoli viaggiano solo con i traghetti da Napoli e, nei periodi indicati da un’ordinanza prefettizia, l’accesso è vietato a chi non risiede sull’isola. La funicolare e i minibus coprono gran parte degli spostamenti.
La Grotta Azzurra è sempre visitabile?
No. La visita dipende dalle condizioni del mare: con onda o vento sostenuto le barche non entrano. Il biglietto si paga a parte rispetto alla traversata e comprende il passaggio sulla barca a remi.
Quanti giorni servono per vedere Capri?
Una giornata basta per la Piazzetta, i Giardini di Augusto e un giro in barca. Con due giorni si aggiungono Anacapri, il Monte Solaro e almeno un sentiero, che è la parte più bella dell’isola.
Qual è il periodo migliore per visitare Capri?
Da metà maggio a giugno e da settembre a metà ottobre. In questi mesi il clima è mite, il mare navigabile e l’affollamento sopportabile.
Cosa vedere a Capri in poche ore?
Funicolare da Marina Grande, Piazzetta, Giardini di Augusto, Belvedere di Tragara e, se il tempo regge, un giro in barca sotto i Faraglioni. Anacapri richiede almeno mezza giornata in più.
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