Che fine hanno fatto i pini di Posillipo, la storia degli alberi
Immagine realizzata con IA
Per decenni sono stati l’immagine di Napoli nel mondo, la chioma scura che chiudeva la cartolina del golfo. Oggi i pini di Posillipo sono in gran parte scomparsi, abbattuti tra il 2018 e il 2020 dopo anni di deperimento. Ricostruire la loro storia aiuta a capire perché la collina sta cambiando volto e perché al loro posto arrivano lecci, aceri e platani.
Quando sono arrivati i pini
La data più citata è il 1930. In quell’anno il parco di Posillipo fu sistemato a verde e lungo la circonvallazione fu previsto un doppio filare di Pinus pinea, il pino domestico. Secondo le ricostruzioni giornalistiche furono circa 1.100 gli esemplari piantati sulla collina, molti dei quali già presenti nel paesaggio.
Non era solo una scelta botanica. Il pino domestico era diventato un simbolo nazionale e la sua chioma a ombrello disegnava il profilo della collina. Per questo la sua scomparsa è stata vissuta come una perdita identitaria, non solo ambientale.
Il deperimento e gli abbattimenti
Il declino ha avuto più cause. Una parte degli alberi era già compromessa da potature sbagliate e da un apparato radicale superficiale, poco adatto a reggere venti forti. La tempesta Vaia del 2018 provocò la caduta di molti esemplari e danni strutturali a quelli rimasti in piedi.
A questo si è aggiunto il parassita. Tra il 2018 e il 2020 centinaia di pini sono stati abbattuti perché secchi o pericolanti. Ridurre tutto alla mancata manutenzione sarebbe però scorretto: senza documentazione tecnica non si può attribuire la morte degli alberi a una sola causa.
La cocciniglia tartaruga
Il nome scientifico è Toumeyella parvicornis, detta cocciniglia tartaruga per la forma del corpo delle femmine adulte. In Campania i primi sintomi sono stati osservati già nel 2014 nell’area di Lago Patria, prima del ritrovamento ufficiale in Europa.
L’insetto attacca il genere Pinus e si diffonde per contatto tra le chiome e per trasporto passivo del vento. In Campania il pino domestico è l’ospite più colpito, mentre il pino marittimo risulta meno infestato e più tollerante. Dal 2025 la Regione ha aggiornato la delimitazione dell’area infestata e dal 2026 sono partiti i lanci del predatore Thalassa montezumae per il controllo biologico.
Pino domestico e pino marittimo
Le due specie vengono spesso confuse. Il Pinus pinea, o pino domestico, ha chioma a ombrello, produce i pinoli ed è quello che caratterizzava Posillipo. Il Pinus pinaster, o pino marittimo, ha chioma più irregolare, aghi più lunghi e una maggiore resistenza alla cocciniglia.
La differenza conta perché la scelta delle nuove alberature non può ignorare la biologia delle specie. Reintrodurre il pino domestico nelle stesse condizioni significherebbe esporlo allo stesso parassita, come spiegano le schede della Regione Campania e i documenti tecnici sul controllo della cocciniglia.
Cosa resta della collina
Al posto degli alberi restano le ceppaie, in attesa di essere rimosse. A Posillipo sono già partiti i nuovi impianti di lecci e, nelle altre strade, sono previsti aceri e platani. La memoria dei pini resta però viva nelle richieste dei residenti, che chiedono un esemplare simbolico per non cancellare del tutto l’identità del quartiere.
Sul fronte del contrasto al parassita, Napoli ha sperimentato anche il rilascio di coccinelle utili, raccontato nel nostro articolo sulle 100 coccinelle contro la cocciniglia tartaruga. La storia dei pini, intanto, resta la chiave per leggere il nuovo paesaggio della collina.
Domande frequenti sui pini di Posillipo
Quando sono stati piantati i pini di Posillipo?
La data più documentata è il 1930, quando fu sistemato il parco e previsto il doppio filare di pini domestici lungo la circonvallazione.
Perché sono stati abbattuti?
Per il deperimento dovuto a più fattori, tra cui potature sbagliate, danni da vento e l’infestazione della cocciniglia tartaruga. Gli abbattimenti più consistenti sono avvenuti tra il 2018 e il 2020.
Che differenza c’è tra pino domestico e pino marittimo?
Il Pinus pinea ha chioma a ombrello e produce pinoli, ed è l’ospite preferito della cocciniglia. Il Pinus pinaster è più tollerante al parassita.
I pini torneranno a Posillipo?
Nelle strade interessate dal progetto sono previsti lecci, aceri e platani. Resta aperta la richiesta di un pino simbolico, ma non rientra nel piano di ripiantumazione.
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