Perché le merci viaggiano sui camion, il ruolo di porti e treni
Immagine realizzata con IA
In Italia la maggior parte delle merci viaggia su strada. Nel 2024 il trasporto terrestre ha movimentato 1.205,1 milioni di tonnellate: il 92,1% su strada e il 7,9% su ferrovia. Anche misurando le tonnellate-chilometro, cioè la quantità di merce moltiplicata per la distanza percorsa, la strada resta dominante con l’86,9% del totale. Sono dati ISTAT che aiutano a capire perché un blocco dei camion può fermare la distribuzione anche quando porti e treni continuano a funzionare.
La strada non è l’unico modo di trasportare merci, ma è quello che copre l’ultimo tratto, la cosiddetta distribuzione finale. Un container può arrivare via nave a Napoli o Salerno, un treno può portarlo a Nola, ma per raggiungere il supermercato, il negozio o il magazzino serve quasi sempre un camion. È il passaggio che collega le infrastrutture alle persone.
Quanto pesa la strada
Nel 2024 i vettori italiani hanno trasportato 1.110,5 milioni di tonnellate su strada, per 152,7 miliardi di tonnellate-chilometro. La ferrovia ha movimentato 94,6 milioni di tonnellate e 22,9 miliardi di tonnellate-chilometro. In dieci anni la strada è cresciuta del 29,6%, più del doppio della ferrovia (+13,8%).
Il trasporto interno è quasi tutto su gomma: il 96,8% delle tonnellate movimentate sul territorio nazionale viaggia su strada, contro il 91,7% delle tonnellate-chilometro. La ferrovia ha un peso maggiore nei traffici internazionali e sull’intermodale, ma non copre la distribuzione capillare. Per questo i camion restano indispensabili anche in un sistema con porti e treni efficienti.
Il viaggio di un prodotto
Prendiamo un pacco di pasta prodotto in Campania e destinato a un supermercato di Napoli. Esce dalla fabbrica su un camion, arriva a un centro di distribuzione, viene scaricato e poi ricaricato su un mezzo più piccolo per raggiungere il punto vendita. Ogni passaggio richiede tempi, magazzini e personale. Se uno di questi passaggi si blocca, il prodotto non arriva sugli scaffali anche se la fabbrica ha continuato a produrre.
Lo stesso vale per un container che arriva al porto di Napoli. La nave lo sbarca, il terminal lo movimenta, un camion lo ritira e lo porta al destinatario. Il treno può coprire la lunga distanza, ma l’ultimo tratto è quasi sempre su strada. È il motivo per cui un blocco dei camion ha effetti immediati sulla grande distribuzione, sui negozi e sui mercati.
Perché i camion servono anche con treni e navi
Il trasporto intermodale combina più mezzi: la merce viaggia in container o casse mobili, usando nave e treno per le lunghe distanze e il camion per la raccolta e la consegna. In Italia il trasporto intermodale ferroviario è cresciuto: nel 2024 rappresenta il 59,2% dei volumi su rotaia, contro il 45,8% del 2004. È un sistema efficiente, ma richiede terminal, binari e camion che colleghino i terminal alle destinazioni finali.
La ferrovia conviene su tratte lunghe e carichi consistenti, non su consegne frammentate a negozi e abitazioni. Un treno non può fermarsi davanti a ogni supermercato. Per questo la strada resta il modo più flessibile per coprire la distribuzione urbana e provinciale, soprattutto in un territorio come quello campano, fatto di molti comuni e destinazioni diffuse.
Napoli, Salerno e Nola
I porti di Napoli e Salerno hanno movimentato complessivamente 31,86 milioni di tonnellate di merci nel 2025, con un traffico container in crescita. Nei primi nove mesi del 2025 il sistema portuale ha movimentato 785.514 TEU: 482.539 a Napoli e 302.975 a Salerno. Sono numeri che mostrano il ruolo del sistema portuale campano nelle catene logistiche del Mediterraneo.
L’Interporto Campano di Nola è uno dei nodi che collegano porti, ferrovia e strada. Nel 2025 ha movimentato 2.000 treni, con un aumento del 52% delle unità intermodali, mentre il traffico merci su gomma è rimasto stabile intorno a 5,55 milioni di tonnellate. È il punto in cui le merci cambiano mezzo e vengono preparate per la distribuzione locale.
Cosa succede quando i camion si fermano
Quando i camion si fermano, i porti possono continuare a sbarcare container e i treni a viaggiare, ma la merce resta nei terminal o nei magazzini. I supermercati si svuotano, le farmacie rallentano, le aziende agricole non riescono a consegnare i prodotti deperibili. È quello che è successo in Campania durante la protesta dell’ottobre 2026, con presidi ai caselli, agli interporti e alle piattaforme della grande distribuzione.
Le alternative ferroviarie esistono, ma non possono sostituire in pochi giorni la distribuzione su gomma. Servono terminal, treni disponibili, personale e collegamenti stradali per l’ultimo tratto. Per questo un blocco prolungato dei camion mette in crisi l’intera filiera, anche quando le infrastrutture principali restano operative.
Domande frequenti
Quanta merce viaggia su strada in Italia?
Nel 2024 il 92,1% delle tonnellate e l’86,9% delle tonnellate-chilometro. La ferrovia copre il 7,9% delle tonnellate e il 13,1% delle tonnellate-chilometro.
Perché i camion servono anche se ci sono i treni?
Perché coprono la distribuzione finale, porta a porta e su distanze brevi. Un treno non può raggiungere ogni negozio o abitazione, quindi serve un camion per l’ultimo tratto.
Cosa sono gli interporti?
Sono nodi logistici dove le merci passano da un mezzo all’altro, soprattutto tra treno e camion. L’Interporto Campano di Nola è uno dei principali del Sud.
Fonti: ISTAT, Il trasporto di merci su strada e ferrovia, anno 2024; Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, dati 2025; Interporto Campano, dati 2025; RFI.
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