Nuova Darsena di Levante a Napoli Est: chi paga davvero il prezzo della riorganizzazione del porto?
Il Mattino ha celebrato l’avvio della Nuova Darsena di Levante come un grande risultato per il Porto di Napoli. Ma a San Giovanni a Teduccio, dove il terminal sorge da quasi vent’anni, la narrazione dei residenti è ben diversa. Tra cantieri infiniti, inquinamento spostato e promesse di riqualificazione mai mantenute, i residenti dell’Area Orientale chiedono: a chi giova davvero questa operazione?
Nota: le informazioni e i dati di questo articolo sono tratti dall’analisi critica di Enzo Morreale, che ha documentato la vicenda della Nuova Darsena di Levante e le sue ricadute sul territorio dell’Area Orientale di Napoli. Qui il suo intervento completo.
Un colosso di cemento atteso da vent’anni
La Nuova Darsena di Levante, realizzata nell’area di Vigliena a San Giovanni a Teduccio, è un’infrastruttura imponente: oltre 250.000 metri quadrati, sei volte un campo da calcio. Il terminal container, gestito da Conateco (Gruppo MSC), movimenterà oltre un milione di TEU l’anno, circa il doppio del volume attuale dell’intero porto di Napoli.
I lavori sono partiti nel 2008. Da allora, i residenti dell’Area Orientale convivono con cantieri, scavi, bonifiche dei fondali, demolizioni e il transito continuo di mezzi pesanti. L’investimento pubblico complessivo supera i 270 milioni di euro, mentre Conateco ne aggiunge altri 260 milioni, con la promessa di circa 400 nuovi posti di lavoro.
Il Mattino e i comitati: due punti di vista opposti
L’articolo de Il Mattino, intitolato “Lo spostamento dei container a Levante permetterà di riorganizzare l’intero porto”, racconta l’operazione come un risultato di pianificazione e sviluppo, sottolineando i benefici ambientali per il centro cittadino, dove il traffico pesante diminuirà. A questa ricostruzione si contrappone la posizione dei comitati civici e dei residenti dell’Area Orientale, secondo cui l’inquinamento non verrebbe eliminato ma semplicemente spostato di appena due chilometri più a est, ricadendo sulla stessa Napoli. I critici sostengono che il racconto pubblico ignori sistematicamente il punto di vista di chi vive nel quadrante orientale della città, sia di chi sostiene le opere sia di chi esprime preoccupazioni.
Già lo scorso anno, la situazione del litorale di San Giovanni a Teduccio era stata al centro delle cronache: spiaggia bonificata ma mare ancora non balneabile, con comitati civici che denunciavano una “finta bonifica” e veleni interrati. Un quadro che, secondo i critici, si aggrava con l’entrata in funzione del nuovo terminal.
Il nodo petroli: quell’accordo del 2006 mai rispettato
Uno degli aspetti più controversi riguarda il terminal petrolifero. La variante al Piano Regolatore Generale del Comune di Napoli del 2004 prevedeva la delocalizzazione dei depositi costieri da Napoli Est. L’Accordo del 2006 tra Comune, Regione e compagnie petrolifere fissava termini precisi per la dismissione. Secondo i comitati, in quasi vent’anni nessuna azione concreta è stata compiuta per ridurre il traffico di carburanti fossili nella Darsena Petroli. Ora quell’accordo sta per scadere, e secondo l’analisi di Enzo Morreale verrà sostituito da un’intesa che non solo eviterà la dismissione, ma consoliderà e potenzierà le attività petrolifere.
Una lettura che troverebbe conferma nello stesso articolo de Il Mattino, laddove scrive che “la coesistenza di queste realtà diventa ormai un obbligo”. Per i critici, una frase che suona come un epitaffio per le promesse di bonifica e riqualificazione dell’Area Orientale.
Un nuovo piano per concentrare tutto a Est
Il nuovo Piano Regolatore Portuale, attualmente in discussione, secondo la ricostruzione dei comitati dell’Area Orientale delinea uno scenario preoccupante: i container e i carburanti sarebbero concentrati a San Giovanni a Teduccio, mentre le aree tra Sant’Erasmo e Piazza Municipio sarebbero destinate a crociere, traghetti e attività turistiche. Il risultato sarebbe una concentrazione di attività industriali nell’Area Orientale ben oltre ogni limite di sostenibilità, mentre le promesse di mare, spiagge, belvedere e riqualificazione urbana resterebbero sulla carta.
Posti di lavoro: il solito ritornello
I 400 nuovi posti di lavoro promessi da Conateco accompagnano ogni grande infrastruttura. L’analisi di Enzo Morreale sottolinea come nel settore della logistica l’automazione e la precarizzazione del lavoro procedano inarrestabili, e come i posti promessi vent’anni fa siano ancora in gran parte sulla carta.
Turismo già saturo
Per il fronte a mare tra Molo Beverello e Calata Porta di Massa, si punta a raddoppiare se non triplicare i flussi turistici. In una città già satura di visitatori, con servizi spesso inadeguati, l’idea solleva più di una perplessità tra chi ci vive tutti i giorni.
FAQ
Dove sorgerà la Nuova Darsena di Levante?
Nell’area di Vigliena, a San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale di Napoli.
Quanto è grande il terminal?
Oltre 250.000 metri quadrati, con una capacità di oltre un milione di TEU l’anno.
Chi gestirà il terminal?
Conateco, del Gruppo MSC, con un investimento di oltre 260 milioni di euro.
Quanto sono durati i lavori?
Avviati nel 2008, sono durati circa 18 anni.
Il terminal petrolifero sarà spostato?
Secondo l’analisi dei comitati no: nonostante l’accordo del 2006, i depositi costieri non sono stati delocalizzati e anzi il nuovo piano portuale sembra consolidare la loro presenza.
L’inquinamento diminuirà?
I promotori del progetto dicono di sì, grazie alla delocalizzazione dal centro. I critici sostengono che l’inquinamento verrà semplicemente spostato di due chilometri più a est, dal centro all’Area Orientale.
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