San Giovanni da aMare, tra festa e realtà: spiaggia “ritrovata” ma mare off limits

San Giovanni da aMare, tra festa e realtà: spiaggia "ritrovata" ma mare off limits
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Oltre mille persone hanno partecipato sabato 20 giugno alla XXIII edizione di “San Giovanni da aMare”, la festa organizzata dalla Lega Navale di San Giovanni a Teduccio per celebrare la riapertura della spiaggia del Municipio, bonificata dall’amministrazione comunale nell’area dell’ex depuratore ABC. Beach volley, canoa, kayak, aquilonisti, una processione a mare per il santo patrono. Immagini perfette per i social e per i titoli dei giornali locali, che hanno parlato di “litorale ritrovato” e “spiaggia riconquistata”. Ma la realtà del litorale di Napoli Est è ben diversa dai selfie della festa.

La spiaggia c’è, il mare no

Quello che i comunicati ufficiali non dicono è che il tratto di mare antistante la spiaggia del Municipio — e buona parte della costa di San Giovanni a Teduccio — è ancora ufficialmente non balneabile. L’ordinanza sindacale di divieto di balneazione resta in vigore, e l’Arpac ha confermato che le acque nella zona sono classificate come “non campionabili”. Niente tuffi, insomma. Si può camminare sulla sabbia livellata dal Comune, fare sport, montare gazebo, ma entrare in acqua è vietato. Un dettaglio non trascurabile per una festa che si chiama “San Giovanni da aMare”.

Una “finta bonifica”? La protesta dei comitati

Già due settimane prima dell’evento, la Rete Napoli Est aveva organizzato un corteo di protesta proprio sulle spiagge di San Giovanni a Teduccio, denunciando quella che chiamano una “finta bonifica”. I comitati civici parlano di una situazione disastrosa: acque marroni, scarichi fognari, carcasse di animali e centinaia di pesci morti ritrovati sulla spiaggia dell’ex Corradini. Secondo gli attivisti, i lavori di risanamento sarebbero solo un interramento dei veleni — come già accaduto a Bagnoli — e non una bonifica reale.

La denuncia è chiara: “L’amministrazione propaganda il recupero della spiaggia sui social, ma la realtà è una fogna a cielo aperto”. Parole forti, che trovano riscontro nei dati ufficiali: ettari di costa a Napoli Est restano dichiarati non recuperabili, con un divieto di balneazione che non accenna a essere revocato.

L’ombra del porto e dei veleni interrati

Dietro la facciata della spiaggia “ritrovata” c’è una questione ben più grande. Il litorale di San Giovanni a Teduccio sconta decenni di servitù industriali: i depositi petroliferi Q8 (già teatro di un disastro ambientale nel 1985), un depuratore malfunzionante, un inceneritore per animali e il progetto di un nuovo biodigestore. Nel frattempo, i lavori per l’ampliamento del porto commerciale avanzano, alimentando il sospetto che il destino dell’area non sia affatto la balneazione pubblica, ma una definitiva destinazione industriale e logistica.

Annunci istituzionali e vetrina politica

Alla festa non sono mancati gli interventi delle istituzioni. Il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha parlato di “restituzione delle spiagge alla collettività”. Il sindaco Gaetano Manfredi ha sottolineato “il senso di appartenenza degli abitanti”. L’assessora Chiara Marciani ha elogiato “la cura dei luoghi come occasione di riscatto”.

Annunci importanti, che arrivano in un momento in cui, con le elezioni comunali di Napoli fissate per il 2027, la vetrina istituzionale si fa più affollata del solito. Molti residenti del quartiere fanno notare che certi volti — oggi pronti a farsi fotografare sulla sabbia appena livellata — non si vedevano a San Giovanni a Teduccio da anni. Una coincidenza che, al netto delle buone intenzioni, suona come propaganda su una ferita ancora aperta: una periferia orientale dimenticata per decenni e oggi riscoperta in vista delle prossime scadenze elettorali.

Il rischio di una Bagnoli bis

La bonifica della spiaggia del Municipio è sicuramente un passo avanti rispetto all’abbandono totale. Ma senza la risoluzione dei problemi strutturali — scarichi abusivi, inquinamento industriale, divieto di balneazione — si rischia di replicare lo schema già visto a Bagnoli: annunci trionfali, inaugurazioni in pompa magna e una costa che resta di fatto inaccessibile ai bagnanti. Gli 8.000 metri quadrati di sabbia livellata sono belli, ma se il mare resta off limits, la spiaggia “ritrovata” è solo una passerella.


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