Le Quattro Giornate di Napoli: la città che si liberò da sola
Quando il 1° ottobre 1943 le prime jeep della Quinta Armata americana entrarono a Napoli, trovarono una città già libera. I tedeschi se n’erano andati, cacciati dai napoletani stessi. Un’impresa che non ha eguali nella storia del secondo conflitto mondiale: una grande città europea che si libera con le sue forze, senza aspettare l’esercito alleato.
Quelle sono le Quattro Giornate di Napoli (27-30 settembre 1943), settantasei ore di combattimenti casa per casa, barricate, donne che lanciavano tegole dai balconi, ragazzi armati di fucili rubati ai tedeschi, preti che nascondevano i partigiani. Una rivolta popolare che il generale tedesco Walter Scholl non seppe controllare e che lo costrinse ad abbandonare la città.
Il contesto: una città stremata
Napoli era stata martoriata dai bombardamenti alleati fin dal 1940. Nell’estate 1943 la situazione era insostenibile: oltre 25.000 vittime civili, interi quartieri rasi al suolo. Il 4 agosto 1943 la Basilica di Santa Chiara fu semidistrutta, e in quel singolo bombardamento perirono oltre 3.000 persone. Tra la popolazione e i tedeschi era ormai rottura insanabile, alimentata dalla borsa nera con cui i nazisti sottraevano cibo agli affamati e dal riempimento degli scantinati di munizioni, che esponeva i civili a rischi gravissimi.
Quando l’8 settembre 1943 fu annunciato l’armistizio, il caos fu totale. I comandi italiani fuggirono, i soldati restarono senza ordini. I tedeschi, forti di oltre 20.000 uomini nella sola Campania, iniziarono a occupare militarmente la città, imponendo coprifuoco e requisizioni. Fu il 10 settembre, tra piazza del Plebiscito e il Molosiglio, il primo vero scontro: tre marinai italiani e tre soldati tedeschi caddero nei combattimenti.
Il piano nazista: deportazione e distruzione
Il comandante tedesco Walter Scholl preparò un piano terroristico: deportare tutti gli uomini abili della città (si parlava di 30.000 uomini avviati ai lavori forzati) e distruggere il porto e gli impianti industriali prima dell’arrivo degli Alleati. Il 21 settembre inizia la deportazione: i tedeschi circondano i quartieri operai, arrestano gli uomini, li caricano sui camion. Migliaia di napoletani vengono prelevati e inviati verso il Nord Italia nei campi di lavoro.
Il 26 settembre, l’ordine emanato da Scholl fu chiaro: tutti gli uomini tra i 18 e i 32 anni dovevano presentarsi per essere deportati. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. La città decise che non avrebbe obbedito.
27 settembre: il primo giorno
La scintilla scoccò al Vomero, dove un gruppo di cittadini guidati dall’avvocato Antonio Tarsia in Curia e dal tenente Giovanni Abbate diede vita alla prima barricata in via Filippo Palizzi. I soldati tedeschi inviati per reprimere furono accolti a colpi di arma da fuoco. Nel pomeriggio si sparava già dappertutto: a Materdei, a Capodimonte, a Chiaia, a Piazza Mazzini. I giovani assaltavano le caserme per procurarsi fucili e munizioni.
28 settembre: la rivolta si estende
Il secondo giorno il fuoco si estese a tutta la città. La gente si organizzò in posti di blocco, barricate con sanpietrini, carri rovesciati, mobili. Le donne cucivano bende e portavano munizioni. I combattimenti più violenti si concentrarono al Museo Archeologico Nazionale, a via Caracciolo e a Piazza Carlo III. I tedeschi, colpiti da un nemico che non riuscivano a identificare, risposero con violenza, fucilando civili inermi. Al Corso Garibaldi, il comandante partigiano Gennaro Zengo guidò l’insurrezione più imponente.
29 settembre: la controffensiva tedesca fallisce
Scholl tentò una controffensiva massiccia. Carri armati e autoblindo risalirono via Toledo e corso Vittorio Emanuele. Ma i napoletani non cedettero. La notizia cominciò a diffondersi: gli Alleati erano vicini, a Nocera. Ogni ora di resistenza guadagnata era un’ora tolta alla ritirata tedesca. Il porto intanto veniva sabotato dai tedeschi, ma molte infrastrutture furono salvate proprio perché la pressione popolare accelerò la loro fuga.
30 settembre: la liberazione
All’alba del 30 settembre, Scholl diede ordine di abbandonare Napoli. I tedeschi si ritirarono in direzione di Aversa e Caserta, verso la linea del Volturno. La città era in mano ai partigiani. Più di 560 caduti, tra civili e militari, avevano pagato con la vita la libertà della loro città. Le perdite tedesche furono tra 54 e 96 morti.
L’arrivo degli Alleati
Il 1° ottobre 1943, i primi reparti americani della 82ª Divisione Aviotrasportata guidati dal generale James Gavin entrarono in una città già libera. I napoletani li accolsero come liberatori, ma Napoli si era già liberata da sola. Una staffetta partigiana portò al comando alleato il messaggio: “Napoli è libera”.
Per questo coraggio, la città ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare, e questi avvenimenti sono considerati il primo atto della Resistenza italiana contro il nazifascismo.
I luoghi della memoria a Napoli
Diverse tappe permettono ancora oggi di rivivere quelle giornate. In via Palizzi al Vomero una lapide ricorda la prima barricata. A Piazza Mazzini una stele commemora i caduti. Il Museo Civico di Castel Nuovo (Maschio Angioino) conserva documenti e cimeli dell’insurrezione. Il Cimitero di Poggioreale custodisce le salme dei caduti, con il registro delle vittime compilato dal sacerdote patriota Antonio Bellucci. La Caserma Garibaldi, in corso Garibaldi, fu uno dei centri nevralgici della rivolta.
A testimonianza dell’unità del popolo napoletano, una targa in Piazza del Plebiscito ricorda il primo scontro dell’10 settembre, mentre al Vomero il Parco delle Quattro Giornate è dedicato agli eroi della rivolta.
FAQ – Le Quattro Giornate di Napoli
Perché si chiamano Quattro Giornate di Napoli?
Perché la rivolta popolare durò quattro giorni consecutivi, dal 27 al 30 settembre 1943, al termine dei quali i tedeschi abbandonarono la città.
Cosa successe il 10 settembre 1943?
Fu il primo scontro armato tra napoletani e tedeschi dopo l’armistizio. Avvenne tra piazza del Plebiscito e i giardini del Molosiglio, dove i militari italiani e cittadini impedirono il transito di mezzi tedeschi con l’aiuto della Marina.
Quante furono le vittime delle Quattro Giornate?
Si stimano 663 morti tra i partigiani e oltre 140 vittime civili. I feriti furono circa 162, di cui 75 rimasero invalidi permanenti. Le perdite tedesche furono comprese tra 54 e 96 uomini.
Napoli fu la prima città europea a insorgere contro i nazisti?
Napoli fu la prima grande città europea a insorgere con successo contro l’occupazione tedesca, un caso unico per dimensioni e risultato. Parigi, Roma e altre capitali furono liberate dagli eserciti alleati o da movimenti partigiani già strutturati.
Cosa dice la targa in piazza del Plebiscito?
La targa ricorda il primo scontro del 10 settembre 1943 e i caduti della Marina Militare. È uno dei simboli del riscatto della città dopo l’armistizio.
Quale ruolo ebbero le donne nelle Quattro Giornate?
Le donne ebbero un ruolo fondamentale: portavano munizioni, confezionavano bende, facevano da staffetta e, in molti casi, combatterono in prima linea. La loro partecipazione fu una delle chiavi del successo dell’insurrezione.
Per approfondire
Per saperne di più sulla storia della città, leggi anche il nostro articolo su La fondazione di Napoli: mito e realtà e sulla Napoli Sotterranea: il ventre della città.
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