La fondazione di Napoli: mito e realtà della città più antica d’Occidente
Il mito della sirena Partenope: tra leggenda e identità
Prima ancora che i coloni greci calcassero il suolo del Golfo di Napoli, il mito aveva già disegnato il destino di questa città. La figura della sirena Partenope — il cui nome significa «vergine» in greco antico — è il cuore pulsante del racconto mitico delle origini napoletane. Non esiste una sola versione della leggenda, ma ben tre tradizioni, tutte ugualmente affascinanti.
La prima è quella più nota, legata all’Odissea. Partenope era una delle sirene ammaliatrici che tentarono di sedurre Ulisse con il loro canto. L’eroe, legato all’albero maestro della nave per ascoltare senza soccombere, resse alla tentazione. La sirena, disperata per quell’amore impossibile, si lanciò in mare e il suo corpo fu trasportato dalle onde fino all’isolotto di Megaride, lì dove oggi sorge Castel dell’Ovo. Secondo la leggenda, il corpo della sirena si dissolse e prese la forma della città: la sua testa è la collina di Capodimonte, la coda la collina di Posillipo.
La seconda versione, tramandata dalla scrittrice Matilde Serao agli inizi del Novecento, racconta di Partenope come una giovane greca innamorata dell’eroe ateniese Cimone. Fuggiti insieme dalla Grecia per amore, approdarono nel Golfo di Napoli dove fondarono una famiglia: Partenope diede alla luce dodici figli, diventando la madre del popolo napoletano. In questa versione, Partenope non muore mai: vive accanto ai suoi discendenti, proteggendoli.
La terza versione, ottocentesca, vede protagonista il centauro Vesuvio, innamorato di Partenope ma separato da lei per volere di Zeus, a sua volta invaghito della sirena. Zeus trasformò il centauro nel vulcano che domina il golfo, condannandolo a guardare la sua amata da lontano. Partenope, per la disperazione, si uccise e il suo corpo divenne la città di Napoli.
La verità storica: Partenope, l’antica sub-colonia greca
Dietro il mito c’è la storia. I dati archeologici confermano che alla fine dell’VIII secolo a.C. (quindi intorno al 725 a.C.) i Greci provenienti da Cuma — la più antica colonia greca d’Occidente, fondata a sua volta dai Calcidesi dell’Eubea intorno al 740 a.C. — fondarono un primo insediamento sul colle di Pizzofalcone, chiamandolo Partenope. La scelta non fu casuale: il colle dominava il mare ed era facilmente difendibile, con due approdi naturali ai lati (l’attuale Porto di Santa Lucia e il Porto Grande).
Partenope era una sub-colonia cumana, un avamposto commerciale strategico che occupava una superficie di circa 20 ettari. Le tracce archeologiche più antiche dell’area, però, risalgono al Neolitico medio (Cultura di Serra d’Alto), con strati dell’età del Rame (Cultura del Gaudo) e dell’età del Bronzo rinvenuti nei pressi della basilica di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone e nella zona di Materdei.
Per circa due secoli Partenope visse come modesto insediamento greco, finché le tensioni con gli Etruschi, che controllavano gran parte della Campania interna, non spinsero i Cumani a ripensare la strategia difensiva e commerciale nell’area.
Da Partenope a Neapolis: la nascita della «città nuova»
Il passaggio cruciale avvenne nell’ultimo trentennio del VI secolo a.C. o, secondo altre fonti, intorno al 470 a.C., dopo la battaglia di Aricia (507-506 a.C.) che segnò la sconfitta etrusca. I Greci di Cuma fondarono una nuova città più a est, chiamata Neapolis («città nuova»), che inglobò e superò la vecchia Partenope. Mentre Partenope continuò a esistere come quartiere residenziale sulla collina, Neapolis divenne il cuore pulsante della vita politica, commerciale e culturale.
Il piano urbanistico di Neapolis era rivoluzionario per l’epoca: un rigoroso schema ippodameo a scacchiera, con tre grandi strade principali chiamate plateiai (larghe fino a 13 metri) e circa 25 stradine perpendicolari chiamate stenopoi, che creavano una griglia regolare di isolati. Le tre plateiai sono quelle che ancora oggi chiamiamo i Decumani: il Decumano Superiore (via Sapienza, via dei Tribunali), il Decumano Maggiore (via del Duomo, via dei Tribunali) e il Decumano Inferiore (Spaccanapoli, via Benedetto Croce e via San Biagio dei Librai).
L’agorà della città greca sorgeva all’incrocio tra il Decumano Maggiore e il cardine, un’area corrispondente all’attuale Piazza San Gaetano, dove ancora oggi si trovano i resti del Tempio dei Dioscuri (poi diventato la basilica di San Paolo Maggiore). La cinta muraria, della quale restano tracce in via Santa Chiara e a Piazza Bellini, racchiudeva un’area di circa 75 ettari, ben quattro volte l’estensione della vecchia Partenope.
Questa continuità urbana è così straordinaria che nel 1995 l’UNESCO ha dichiarato il Centro Storico di Napoli Patrimonio dell’Umanità, riconoscendo proprio la persistenza del reticolo viario greco-romano come testimonianza unica al mondo.
Neapolis sotto Roma: greca tra i latini
Quando Roma iniziò la sua espansione in Campania, Neapolis mantenne per lungo tempo una posizione privilegiata. Nel 326 a.C., dopo un breve conflitto, la città divenne socia navalis di Roma, un’alleata con ampia autonomia. I Neapolitani continuarono a parlare greco, a mantenere le loro istituzioni e a celebrare i loro culti. Già in età augustea, l’imperatore Augusto la definì «la città più greca d’Italia».
Durante la Seconda Guerra Punica (218-202 a.C.), Neapolis rimase fedele a Roma, a differenza di molte altre colonie greche del Sud Italia che si schierarono con Annibale. Questa lealtà garantì alla città ulteriori privilegi e un periodo di grande prosperità. I Romani, affascinati dalla cultura greca, trasformarono Neapolis nella loro meta preferita per il soggiorno estivo e l’otium letterario: qui studiosi, poeti e filosofi greci continuarono a insegnare e la città divenne un crocevia di culture.
Lo testimoniano i resti del Teatro Romano sotto la chiesa di San Lorenzo Maggiore, le Terme di Piazza del Municipio e l’impianto dell’acquedotto romano che si innestò su quello greco. Il foro romano, erede dell’agorà greca, continuò a essere il centro nevralgico della vita cittadina.
Cosa resta oggi della Napoli greca?
Camminare per il centro storico di Napoli è un’esperienza archeologica a cielo aperto. I segni della fondazione greca sono visibili ovunque:
- I Decumani: le tre arterie principali ricalcano esattamente le plateiai greche. Spaccanapoli (Decumano Inferiore), via dei Tribunali (Decumano Maggiore) e via della Sapienza (Decumano Superiore) seguono lo stesso tracciato di 2.500 anni fa.
- Gli stenopoi: i vicoli perpendicolari ai decumani, come via San Gregorio Armeno, via Nilo, via Paladino, sono gli antichi cardini greci, larghi appena 3-4 metri.
- Piazza San Gaetano: qui sorgeva l’agorà greca e poi il foro romano. Sotto la chiesa di San Paolo Maggiore si possono ammirare le colonne del tempio dei Dioscuri.
- Piazza Bellini: i resti delle mura greche del IV secolo a.C. sono visibili in superficie, incastonati tra i caffè e la vita notturna.
- Castel dell’Ovo e Pizzofalcone: l’isolotto di Megaride e il colle dove nacque Partenope, oggi uno dei quartieri più esclusivi della città.
- Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN): custodisce i reperti della Napoli greca e romana, tra cui i tesori provenienti da Pompei e Ercolano e la collezione Farnese.
Domande frequenti sulla fondazione di Napoli
Chi ha fondato Napoli?
Napoli fu fondata dai Greci di Cuma verso la fine dell’VIII secolo a.C. (circa 725 a.C.), con il nome di Partenope. Successivamente, intorno al 470 a.C., la città fu rifondata con il nome di Neapolis («città nuova») sempre dai Cumani. Approfondisci su Wikipedia.
Perché Napoli si chiama così?
Il nome Napoli deriva dal greco Neapolis (Νεάπολις), che significa «città nuova». Il primo insediamento si chiamava Partenope, in onore della sirena che secondo la leggenda diede origine alla città.
Qual è la differenza tra Partenope e Neapolis?
Partenope fu il primo insediamento greco, fondato sul colle di Pizzofalcone nell’VIII secolo a.C., con una superficie di circa 20 ettari. Neapolis fu la nuova città fondata più a est nel V secolo a.C., con un impianto urbanistico a scacchiera (sistema ippodameo) e una superficie di circa 75 ettari. Partenope continuò a esistere come quartiere residenziale anche dopo la nascita di Neapolis.
Quali sono le tracce greche ancora visibili a Napoli?
Le principali tracce visibili oggi sono: i tre Decumani (le antiche plateiai greche) con i relativi cardini (stenopoi), le mura greche in Piazza Bellini e in via Santa Chiara, l’area archeologica di Piazza San Gaetano con i resti del Tempio dei Dioscuri, e la necropoli di Pizzofalcone.
Napoli è davvero la città più antica d’Italia?
Napoli è tra le città più antiche d’Italia con una storia continuativa di oltre 2.700 anni, ma non è la più antica in assoluto: Cuma (fondata intorno al 740 a.C.), Roma (753 a.C. secondo la tradizione) e diverse colonie greche della Magna Grecia come Siracusa o Taranto competono per il primato. Ciò che rende unica Napoli è la continuità urbana ininterrotta e la straordinaria conservazione del suo impianto urbanistico originario.
Perché si dice «veder Napoli e poi morire»?
Il celebre detto «Vedi Napoli e poi muori» («Vide Neapolim et morimur») fu coniato dallo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe durante il suo viaggio in Italia nel 1787. Non è legato direttamente alla fondazione greca, ma esprime lo stupore di fronte alla bellezza del Golfo di Napoli, la stessa che aveva incantato i coloni greci 2.500 anni prima.
Cosa significa il nome Partenope?
Partenope (Παρθενόπη in greco antico) significa «colei che sembra una vergine» o semplicemente «la vergine», ed era il nome di una delle sirene della mitologia greca, quella che secondo la leggenda fondò la città.
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