La smorfia napoletana: numeri, sogni e la cabala della tradizione
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La smorfia napoletana è molto più di un elenco di numeri: è un vero e proprio dizionario della vita popolare, un codice segreto che trasforma sogni, persone, oggetti e avvenimenti in numeri da giocare al Lotto. Nata tra i vicoli di Napoli e tramandata oralmente per secoli, è sopravvissuta a regni, leggi e rivoluzioni tecnologiche, arrivando fino alle app per smartphone. In questa guida scopriamo le origini del termine, la storia del gioco del Lotto a Napoli, i numeri più famosi da 1 a 90 e il posto che la smorfia occupa ancora oggi nella cultura napoletana.
Che cos’è la smorfia napoletana
La smorfia è un sistema di corrispondenze tra parole e numeri: a ogni vocabolo, persona, animale, azione o situazione corrisponde uno o più numeri da 1 a 90, quelli del gioco del Lotto. Chi sogna un gatto, un morto, una festa o un viaggio può “tradurre” il sogno in una giocata, consultando il libro della smorfia o l’interpretazione del cosiddetto cabbalista.
La tradizione è nata come tramandazione orale e solo in seguito è stata trascritta su carta. Vista l’origine popolare, non sono poche le edizioni della smorfia che associano i numeri alle immagini, pensate per chi non sapeva leggere: un dettaglio che dice molto sulla diffusione del fenomeno, che coinvolgeva tutte le classi sociali.
Esiste anche un gran numero di smorfie locali legate ad altre città, da quella romana a quella siciliana, ma quella napoletana resta la più celebre, tanto da essere diventata sinonimo della tradizione stessa.
Le origini del nome: da Morfeo alla cabala
L’origine del termine “smorfia” è incerta, ma la spiegazione più frequente lo lega a Morfeo, il dio greco del sonno e dei sogni: la smorfia, infatti, serve proprio a trasformare in giocata la descrizione di un sogno. Altre teorie la fanno risalire alla tradizione cabalistica ebraica, secondo la quale nella Bibbia non esiste parola, lettera o segno privo di un significato nascosto. Da qui il termine “cabala” usato come sinonimo: una cabala popolare, però, molto lontana dalla mistica ebraica, che mescola ironia, superstizione e cultura materiale.
Il collegamento con il greco morphè, che significa forma o figura, è un’altra delle ipotesi ricorrenti: la smorfia darebbe cioè una “forma” ai sogni, trasformandoli in qualcosa di concreto e giocabile.
La storia del Lotto a Napoli
Per capire la smorfia bisogna capire il gioco che l’ha resa famosa. Il Lotto, nella forma simile a quella attuale, nacque a Genova nel 1576: le Leges novae stabilirono che due volte all’anno si sorteggiassero cinque membri della nobiltà cittadina per rinnovare i Serenissimi Collegi, e su quei cinque nomi si iniziò subito a scommettere. La Repubblica genovese prima tentò di vietare le scommesse, poi nel 1644 le rese legali, traendone cospicui introiti.
Il gioco arrivò a Napoli intorno al 1680, ma dopo appena cinque anni fu abolito per le risse e le violenze che scatenava. Fu ripristinato nel 1713 con cadenza semestrale, poi di nuovo sospeso e infine riautorizzato: nel 1771 il Lotto era praticato con grande intensità dal popolo napoletano e fruttava alle casse del regno borbonico ben 560.000 ducati. La legislazione ufficiale dei “reali lotti”, con estrazioni settimanali, arrivò con il decreto del 6 agosto 1839.
Nel 1863 il gioco era diffuso in tutta Italia su sei ruote (Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Torino e Venezia), poi la struttura è cresciuta fino alle 11 ruote attuali, con la ruota Nazionale introdotta il 4 maggio 2005. Le estrazioni, un tempo due o tre all’anno, sono diventate quindicinali nel 1807, settimanali nel 1871, bisettimanali nel 1997, trisettimanali nel 2005 e quadrisettimanali nel 2024. Dal 16 giugno 2009, inoltre, le estrazioni della ruota di Napoli avvengono nella stessa città, insieme a quelle di Bari e Palermo: un primato che i napoletani hanno sempre rivendicato con orgoglio.
Come funziona: dai sogni ai numeri
Il meccanismo è semplice: si racconta il sogno o l’avvenimento, si cerca la voce corrispondente nel libro della smorfia e si giocano i numeri associati. La codifica è però molto precisa e cambia a seconda del contesto: per esempio “giocare” fa 79, ma cambia se si gioca ai cavalli (81), al Lotto (33), a calcio (50), a carte (17) o a scacchi (22).
Strumenti di grande diffusione del gioco tra Settecento e Ottocento furono gli almanacchi, libretti popolarissimi che riportavano i numeri estratti e quelli da giocare: dal cinquecentesco Almanacco perpetuo di Rutilio Benincasa al Nuovo dilucidario della buona fortuna pubblicato a Napoli, fino al celebre Barbanera. Nei secoli successivi gli “specchietti” o “cabalette”, piccole composizioni poetiche e indovinelli pronosticanti i numeri fortunati, sono diventati pubblicazioni monografiche interamente dedicate al Lotto, a partire dalla fine dell’Ottocento.
Diffusissimi anche i pianeti della fortuna: venditori ambulanti con un pappagallo dai colori sgargianti che pescava da un bussolotto un foglietto con pronostici e numeri fortunati. Una tradizione da fiera e mercato che ha contribuito, a modo suo, alla conoscenza del gioco.
💡 TIP: la smorfia non è una scienza e non garantisce vincite: è una tradizione culturale, fatta di ironia e immaginazione popolare. Giocare al Lotto comporta sempre il rischio di perdere denaro: meglio consultare la smorfia per divertimento che per speranza di guadagno.
I numeri più famosi della smorfia
Ogni edizione della smorfia ha le sue varianti, ma alcuni numeri sono entrati nell’immaginario collettivo e sono riconosciuti da tutti. Ecco i più celebri, con la traduzione napoletana:
| Numero | Significato | In napoletano |
|---|---|---|
| 1 | L’Italia | L’Italia |
| 2 | La bambina | ‘A criatura |
| 3 | La gatta | ‘A jatta |
| 4 | Il maiale | ‘O puorco |
| 5 | La mano | ‘A mano |
| 8 | La Madonna | ‘A Maronna |
| 13 | Sant’Antonio | Sant’Antuono |
| 14 | L’ubriaco | ‘O ‘mbriaco |
| 15 | Il ragazzo | ‘O guaglione |
| 16 | Il culo, la fortuna | ‘O culo |
| 17 | La sfortuna | ‘A disgrazzia |
| 20 | La festa | ‘A festa |
| 25 | Natale | Natale |
| 33 | Gli anni di Cristo | L’anne ‘e Cristo |
| 42 | Il caffè | ‘O ccafè |
| 45 | Il vino buono | ‘O vino bbuono |
| 46 | Il denaro | ‘E denare |
| 47 | Il morto | ‘O muorto |
| 48 | Il morto che parla | ‘O muorto che pparla |
| 50 | Il pane | ‘O ppane |
| 55 | La musica | ‘A musica |
| 75 | Pulcinella | Pulecenella |
| 84 | La chiesa | ‘A chiesa |
| 85 | Le anime del Purgatorio | Ll’aneme d”o priatorio |
| 90 | La paura | ‘A paura |
Il 47 e il 48 meritano una menzione speciale: il morto e il morto che parla sono tra i numeri più giocati e citati, tanto da essere diventati titolo di un celebre film con Totò. E il 16, ‘o culo, è considerato da molti il numero della fortuna per eccellenza: nella smorfia napoletana la fortuna ha, letteralmente, le sue radici in basso.
La smorfia nella cultura popolare
La smorfia ha attraversato cinema, teatro e letteratura. Il caso più celebre è “47 morto che parla”, film del 1950 diretto da Carlo Ludovico Bragaglia con protagonista Totò, tratto dall’omonima commedia di Ettore Petrolini. Il titolo gioca proprio con la smorfia: nella versione napoletana il morto che parla è il 48, mentre in quella romana corrisponde al 47. Un dettaglio che mostra quanto le tradizioni popolari fossero vive e condivise, con varianti locali tutte ugualmente legittime.
Negli anni Settanta il gruppo cabarettistico La Smorfia, con Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro, ha portato sul palco la comicità napoletana prendendo il nome proprio dalla tradizione: uno dei capitoli più amati della storia della televisione e del teatro italiano.
Anche le arti visive hanno omaggiato la smorfia: il pittore spagnolo Pedro Cano ha realizzato una serie di 90 acquerelli, uno per ogni numero, esposti al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e all’aeroporto di Napoli-Capodichino. La cultura popolare, insomma, continua a ispirare quella “alta”.
La smorfia oggi
La smorfia non è rimasta chiusa nei libri dell’Ottocento: è ancora viva, tra i banchi del mercato, nelle edicole e soprattutto online, con siti, app e social dedicati all’interpretazione dei sogni. La cadenza delle estrazioni è diventata quadrisettimanale nel 2024, e ogni martedì, giovedì, venerdì e sabato migliaia di napoletani continuano a controllare i numeri giocati. Che ci si creda o no, la smorfia resta uno specchio della città: ironica, irriverente, popolare, capace di trasformare persino la paura, ‘a paura, il 90, in una giocata.
Chi vuole avvicinarsi al lato più profondo della religiosità popolare napoletana, quello delle anime e delle tradizioni legate ai numeri, può proseguire il viaggio nel Rione Sanità, il quartiere delle catacombe e del culto delle anime pezzentelle, o leggere le storie degli spiriti domestici come la Bella ‘Mbriana e il Munaciello: la stessa Napoli che sogna, crede e gioca.
FAQ sulla smorfia napoletana
Qual è il numero del morto nella smorfia napoletana?
Il morto è il 47 (‘o muorto), mentre il morto che parla è il 48 (‘o muorto che pparla). Il film “47 morto che parla” con Totò, uscito nel 1950, gioca proprio su questa corrispondenza, che però varia a seconda delle tradizioni locali: in quella romana il morto che parla è il 47.
Da dove deriva la parola “smorfia”?
L’origine è incerta. La spiegazione più frequente la lega a Morfeo, il dio greco dei sogni, perché la smorfia traduce i sogni in numeri. Altre ipotesi la collegano alla tradizione cabalistica ebraica o al greco morphè, “forma”.
Come si gioca con la smorfia?
Si consulta il libro della smorfia cercando la voce che corrisponde al sogno o all’avvenimento e si giocano i numeri associati al Lotto, da 1 a 90. Attenzione al contesto: la stessa azione può avere numeri diversi, per esempio “giocare” fa 79 ma “giocare al Lotto” fa 33.
Quando è nato il Lotto a Napoli?
Il gioco arrivò a Napoli intorno al 1680 da Genova, dove era nato nel 1576. Dopo alterne vicende, con abolizioni e ripristini, i “reali lotti” con estrazioni settimanali furono regolamentati ufficialmente con il decreto del 6 agosto 1839.
La smorfia è una forma di cabala?
No: la “cabala” della smorfia è una tradizione popolare che nulla ha a che fare con la mistica ebraica. Il termine è usato in senso ironico e popolare, per indicare l’arte di interpretare sogni e segni in chiave di gioco.
Per approfondire la storia e i significati, si possono consultare le voci di Wikipedia sulla smorfia napoletana e sul gioco del Lotto.
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