Jovanotti, palco a forma di fulmine per il concerto al San Paolo

Pubblicato 
giovedì, 28/05/2015
Di
Valentina D'Andrea

Jovanotti si esibirà il 26 luglio allo Stadio San Paolo di Napoli, e promette che il suo sarà un concerto indimenticabile e ricco di sorprese!

Mancano meno di due mesi all’attesissimo concerto di Jovanotti allo Stadio San Paolo di Napoli, ed il cantautore si lascia andare a preziose rivelazioni su come sarà il suo mega-show partenopeo, dichiarando: “Lo so che non è buona educazione alzare così tanto le aspettative…ma non riusciamo a trattenerci!”.

A pochissimi giorni dall’inizio del suo tour Lorenzo negli stadi 2015, che partirà da Ancona il 20 giugno, sulla JovaTv si può assistere alla video-presentazione del nuovo palco progettato per rendere lo spettacolo “il più grande dopo il big bang!”.

Al suo amatissimo pubblico che lo applaudirà il 26 luglio allo Stadio San Paolo Jovanotti promette:

Sto costruendo un concerto, uno spettacolo che così non lo avete mai visto! E siccome nella vita ho avuto il grande privilegio di poterlo fare, lo faccio: voglio che sia un’esperienza indimenticabile per me e che quindi lo sia per tutti quelli che verranno a vederci, una vera magia, una vera goduria!

Ed aggiunge che si è lasciato ispirare, per il suo spazio scenico che sarà fatto da musica, regia, costumi, luci, effetti e visual ad altissima tecnologia, dai “grandi palchi dei concerti che mi hanno fatto impazzire, i giganteschi spazi degli U2, o gli spettacoli come quelli di Springsteen, e quella cosa che riesce a trasformare uno stadio in uno spazio intimo dove è possibile il contatto”.

Per poi arrivare alla descrizione di quello che sarà la vera sorpresa della scenografia del concerto: uno schermo di 800 mq, che non sarà rettangolare ma a forma di fulmine, pronto ad abbracciare il pubblico!

Ho scelto il fulmine perché è contemporaneamente il passaggio tra il cielo e la terra, energia, elettricità, rapidità, meraviglia, velocità, luce nella notte ma è anche una crepa che dichiara la nostra fragilità che, dinamica e pericolosa, dichiara uno stato di assoluta precarietà delle cose.

Questa è la funzione che mi piace attribuire a questo show: devi uscire con una motivazione in più, ricordando un fatto semplice: siamo vivi in questo momento, in questo pezzo di tempo che ci è dato da vivere e il fulmine è la crepa che segna il nostro passaggio di conoscenza. Lo spettacolo è questo: un ponte, un passaggio, un rito moderno laico per dire “ehi tu, sei vivo, sei qui , adesso sei qui!”

É  un rito…importante, intenso, liberatorio, unico. Una delle ultime esperienze del corpo rimaste, insieme al fare l’amore, che è comunque un’attività imparentata con quello che può accadere in un concerto come il mio. Se non si esce dallo stadio con almeno un po’ la vita cambiata, una carica, una spinta, una gioia o un pensiero in più, non ha senso.

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