Perché la castagna di Montella è famosa, storia e caratteristiche

Perché la castagna di Montella è famosa, storia e caratteristiche
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La Castagna di Montella è uno dei prodotti più noti dell’Irpinia e, per molti, una delle castagne migliori d’Italia. Il suo nome è legato a un piccolo comune della provincia di Avellino, a un areale preciso e a una storia lunga secoli. Ha ottenuto la DOC nel 1987 e l’IGP nel 1996, tra i primi prodotti ortofrutticoli del Sud a fregiarsi di un marchio europeo. Ecco perché è così famosa e cosa la rende riconoscibile.

Che cos’è la Castagna di Montella IGP

La Castagna di Montella è un frutto della specie Castanea sativa tutelato come Indicazione Geografica Protetta. Il disciplinare stabilisce che la denominazione si applica alle castagne prodotte per il 90% dalla varietà Palummina e per il restante 10% dalla varietà Verdole, detta anche Verdola. Non è quindi un nome generico, ma un marchio che indica un’origine precisa e una varietà ben definita.

Il riconoscimento europeo è arrivato con il Regolamento (CE) n. 1107/96, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 21 giugno 1996. Prima di allora la castagna di Montella aveva ottenuto la Denominazione di Origine Controllata, nel 1987. È una doppia certificazione che racconta quanto questo frutto conti per l’economia agricola dell’Alta Irpinia.

Una storia lunga, dai Longobardi all’IGP

Le origini della castanicoltura in quest’area sono antiche. Secondo le ricostruzioni riprese dal consorzio di tutela, il castagno, originario dell’Asia Minore, sarebbe stato coltivato tra il VI e il V secolo a.C. sui monti del Terminio e del Cervialto. In provincia di Avellino avrebbe trovato condizioni ideali grazie al clima e ai terreni di natura vulcanica.

Un passaggio spesso citato riguarda i Longobardi che, nel 571 d.C., avrebbero emanato la prima legge conosciuta per la tutela di questa coltivazione. Nel Medioevo la farina di castagne era un alimento prezioso, capace di conservarsi a lungo e di sfamare le popolazioni durante gli assedi. Da allora la storia di Montella e quella del castagno non si sono più separate.

Nel XIX secolo la castagna di Montella attraversò l’oceano al seguito degli emigranti italiani, arrivando negli Stati Uniti e in Canada. Ancora oggi quei mercati assorbono una parte importante della produzione. Nel 1975 i castanicoltori della zona fondarono la Cooperativa Castagne di Montella, mentre nel 1977 si tenne la prima edizione della festa dedicata al frutto.

Le caratteristiche del frutto

La Castagna di Montella ha una pezzatura media o medio-piccola, tra 75 e 90 frutti per chilogrammo. La forma è rotondeggiante, con la faccia inferiore piatta, la base convessa e la sommità ottusa e mediamente pelosa. La buccia, il pericarpo, è sottile, di colore marrone carico e si stacca con facilità. Sono proprio queste caratteristiche fisiche a rendere il frutto immediatamente riconoscibile.

La polpa è bianca, croccante e dal sapore dolce e gradevole. Sono fragranza, sapidità e serbevolezza a renderla richiesta sia sul mercato fresco sia in quello della trasformazione. L’industria la impiega per marron glacés, marmellate, confetture e puree, mentre in cucina funziona bene nelle minestre, come guarnizione di carni e nella preparazione dei dolci.

Perché la varietà si chiama Palummina

Il nome della varietà principale, la Palummina, ha un’origine curiosa. La forma del frutto ricorderebbe quella di una colomba e, nel dialetto locale, la colomba si dice palomma. Da qui la palommina, poi Palummina nella forma usata nei documenti ufficiali. Una seconda varietà, la Verdole, completa il disciplinare con la sua quota del dieci per cento.

Dove si produce, l’areale dell’Alta Irpinia

L’area di produzione è concentrata sui monti del Terminio-Cervialto e comprende i territori di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e una parte di Montemarano, in contrada Bolifano. Montella è il cuore dell’areale, dove si concentra la maggior parte della superficie coltivata.

Va segnalato che le fonti non sono del tutto allineate sui confini dell’areale. Alcune ricostruzioni, tra cui quella di Wikipedia, includono anche il comune di Calabritto, che non compare invece nell’elenco del consorzio di tutela. In caso di dubbio, il riferimento resta il disciplinare di produzione e il consorzio.

Produzione e mercato

La produzione media annua della Castagna di Montella si aggira sulle 7-8 mila tonnellate, pari a circa il 60% dell’intero raccolto di castagne della provincia di Avellino. La superficie complessiva dei castagneti supera i 4.000 ettari, anche se solo una parte, poco più di 660 ettari nel 2003, era iscritta al sistema di certificazione IGP.

Sul fronte commerciale, secondo i dati del consorzio, circa metà del prodotto viene esportata oltreoceano, un quarto resta sui mercati europei e il restante quarto sul mercato nazionale. La raccolta inizia a settembre e prosegue a ottobre, con una maturazione graduale che può protrarsi per oltre un mese. Il prodotto fresco e quello secco arrivano sul mercato a partire da ottobre.

Come si usa in cucina e le altre castagne IGP campane

La Castagna di Montella si consuma soprattutto come caldarrosta o lessata, ma la sua resa è alta anche nei dolci. Dalle sue castagne si ottiene la castagna del prete, la specialità infornata tipica del periodo natalizio, preparata con castagne in guscio essiccate e poi tostate. Nei piatti salati entra nelle minestre e come accompagnamento di carni.

La Campania conta quattro denominazioni IGP legate alla castagna: oltre alla Castagna di Montella ci sono la Castagna di Roccamonfina, la Castagna di Serino e il Marrone di Roccadaspide. Nel 2026 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea la domanda di registrazione della Castagna del Partenio, che punta a diventare la quinta denominazione campana. Un quadro che conferma quanto il castagno resti centrale per l’agricoltura interna della regione.

Domande frequenti sulla Castagna di Montella

Quando si raccoglie la Castagna di Montella

La raccolta parte a settembre e si concentra a ottobre, con tecniche in gran parte manuali. La maturazione è graduale e può protrarsi per oltre un mese, quindi il calendario può variare da un’annata all’altra.

Quanto costa la Castagna di Montella IGP

Al dettaglio, la castagna fresca si colloca indicativamente tra 6 e 12 euro al chilogrammo, con i valori più alti per le pezzature maggiori e le confezioni selezionate. Le quotazioni all’ingrosso sono molto più basse e cambiano in base all’annata.

Dove si comprano le castagne di Montella

Sul posto, nei mercati dell’Irpinia e nei negozi di prodotto tipico, oltre che in alcune catene della grande distribuzione. Per un elenco di produttori e punti vendita si può consultare la guida su dove comprare le castagne di Montella IGP.

Perché la castagna di Montella è così famosa

Per la combinazione di tre fattori: una varietà di qualità, un areale ben delimitato e una storia di certificazioni che risale agli anni Ottanta. Il riconoscimento IGP del 1996 ha poi dato al prodotto visibilità nazionale, sostenuta dalla festa che ogni autunno si tiene a Montella, di cui l’edizione 2026 conferma la tradizione.

La castagna del prete è la stessa cosa della castagna di Montella

Non esattamente. La castagna del prete è un prodotto trasformato, ottenuto dalle castagne essiccate, tostate e reidratate. La castagna di Montella IGP è invece il frutto fresco o secco, ed è una delle varietà più usate per preparare le castagne del prete.


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