Sfida tra i ghiacci, Seagal alla regia
Immagine realizzata con IA
Un pozzo che esplode, un pompiere che spegne l’incendio e un miliardario che mente sui pezzi di ricambio. «Sfida tra i ghiacci» è il film in cui Steven Seagal ha fatto tutto: protagonista, produttore e regista. Uscito negli Stati Uniti il 18 febbraio 1994 per la Warner Bros., è tuttora la sua unica regia. Titolo originale: «On Deadly Ground».
La storia è ambientata in Alaska, tra piattaforme petrolifere e villaggi yupik. Nel cast ci sono Michael Caine, Joan Chen, John C. McGinley e R. Lee Ermey, più un giovanissimo Billy Bob Thornton. Il film incassò 78,1 milioni di dollari nel mondo con un budget da 50 milioni, ma la critica lo demolì: su Rotten Tomatoes sta al 14%.
La trama
La Aegis Oil estrae petrolio in Alaska e ha comprato i diritti dal consiglio tribale vent’anni prima. Se la nuova piattaforma Aegis 1 non entra in funzione entro la scadenza, i diritti tornano ai nativi. Per rispettare i tempi il CEO Michael Jennings ordina di usare componenti difettosi. Il risultato è un blowout su un impianto, domato dal tecnico antincendio Forrest Taft.
Taft comincia a indagare e scopre la truffa dei pezzi scadenti. Jennings decide di eliminarlo e fa piazzare una carica esplosiva in un edificio. Taft sopravvive, viene salvato da Masu, figlia del capo yupik Silook, e dopo un’esperienza visionaria decide di vendicare il capo ucciso dagli uomini della Aegis. Il finale è una lunga sequenza di esplosioni nella raffineria, seguita da un comizio ecologista davanti al parlamento dell’Alaska.
Il cast
Steven Seagal è Forrest Taft
Seagal aveva 41 anni e veniva da una serie di successi action: «Duro da uccidere», «Segno di fuoco», «Sotto assedio». Qui interpreta un uomo che parla poco, picchia molto e nel finale tiene un discorso sull’ecologia lungo diversi minuti. È il ruolo che meglio riassume la sua ambizione: non solo star, ma autore e portavoce di una causa.
La regia è sua, la sceneggiatura porta la sua firma (con Ed Horowitz e Robin U. Russin) e la produzione lo vede coinvolto in prima persona. Il risultato è un film che alterna mazzate e sermoni, con un tono che all’epoca sembrò fuori controllo e che oggi ha un sapore involontariamente comico.
Michael Caine è Michael Jennings
Michael Caine aveva 60 anni ed era già due volte premio Oscar. Interpreta il cattivo, un uomo d’affari pronto a sacrificare un intero ecosistema per il profitto. La sua presenza dà al film un tono da thriller industriale che il resto della pellicola non mantiene. La sua interpretazione è ricordata anche per l’accento americano, finito in diverse classifiche dei peggiori accenti del cinema.
Nel 1987 aveva già vinto l’Oscar come miglior attore non protagonista per «Hannah e le sue sorelle», e nel 1994 era uno dei nomi più solidi di Hollywood. Nel film è il motore morale della storia al contrario: ogni sua scena serve a ricordare quanto poco valgano, per lui, le vite degli altri.
Joan Chen è Masu
Joan Chen, cinese-americana, aveva 32 anni e qui è la figlia del capo yupik. Il personaggio ha il compito di introdurre Taft alla comunità locale e alla spiritualità del luogo, ma il film le dà poco spazio: è più una guida narrativa che una figura autonoma. Negli anni Novanta l’attrice era nota per «L’ultimo imperatore» e per la serie «Twin Peaks».
La rappresentazione dei nativi ha attirato critiche: il film usa la cultura yupik come sfondo esotico e la vision quest diventa un espediente per giustificare la vendetta del protagonista. È uno dei punti più datati della pellicola.
John C. McGinley è MacGruder
John C. McGinley è il capo della sicurezza della Aegis, quello che organizza l’omicidio di Taft e tortura il caposquadra Palmer. L’attore, futuro dottor Cox di «Scrubs», costruisce un cattivo nervoso e sadico, con una parlata rapida che contrasta con la calma di Seagal. Il suo personaggio è il volto quotidiano della corruzione aziendale.
R. Lee Ermey è Stone
R. Lee Ermey, il sergente istruttore di «Full Metal Jacket», interpreta Stone, il capo dei mercenari chiamati a eliminare Taft. Ha poche scene, ma basta la voce per riconoscerlo. Il suo è il classico antagonista militare che il film usa come ostacolo fisico prima del confronto finale con Jennings.
Gli altri interpreti
Billy Bob Thornton compare nel ruolo di Homer Carlton, uno degli uomini di Stone: era l’inizio della sua carriera, prima di «Sling Blade» e della fama. Richard Hamilton è Hugh Palmer, il caposquadra che scopre i pezzi difettosi e paga con la vita. Shari Shattuck è Liles, l’assistente personale di Jennings.
Ci sono anche Chief Irvin Brink nel ruolo di Silook, John Trudell come Johnny Redfeather, Mike Starr come Big Mike e Sven-Ole Thorsen come Otto. E poi c’è Bart the Bear, l’orso addestrato che appare in una scena del villaggio: una presenza che il film tratta quasi come un attore.
Come nacque il progetto
Seagal voleva esordire alla regia con un altro film, «Man of Honor», una storia di mafia per la 20th Century Fox. Il progetto saltò per problemi di budget e per il ritiro di Morgan Creek, e l’attore dovette pagare di tasca propria un milione di dollari al personale già assunto. Passò alla Warner Bros., dove il film si chiamava ancora «Rainbow Warrior».
La lavorazione fu segnata da rinvii e voci di sforamento del budget. Alla fine il costo dichiarato arrivò a 50 milioni di dollari, una cifra alta per un action di quel tipo. Il risultato al botteghino fu discreto ma non sufficiente: 38,6 milioni in Nord America, 78,1 nel mondo.
Critica, Razzie e culto
Le recensioni furono quasi tutte negative. Roger Ebert scrisse che il film si limita a due qualità: è violento ed è santimonioso. Gene Siskel lo inserì tra i peggiori dell’anno. Su Metacritic il punteggio è 33 su 100, mentre il pubblico di CinemaScore gli diede una B+, segno che chi cercava azione e distruzione restò soddisfatto.
Il film ricevette sei candidature ai Golden Raspberry Award e vinse nella categoria peggior regista, proprio Seagal. Nonostante questo, «Sfida tra i ghiacci» ha un seguito di culto: è citato nella guida ai cento film «così brutti da essere divertenti» di John Wilson, fondatore dei Razzie. Il discorso finale è diventato un meme prima che i meme esistessero.
Domande frequenti
Steven Seagal ha diretto altri film?
No. «Sfida tra i ghiacci» è la sua unica regia. Ha continuato a recitare e produrre, ma non ha più firmato un film da regista.
Il film parla davvero di ecologia?
Sì, ma in modo dichiarativo: la denuncia contro le compagnie petrolifere è il motore della storia, affidata soprattutto al discorso finale di Taft. La critica lo considerò un comizio più che una narrazione.
Quanto ha incassato?
78,1 milioni di dollari nel mondo, di cui 38,6 in Nord America, contro un budget di 50 milioni.
Chi interpreta il cattivo?
Michael Caine, nel ruolo del CEO della Aegis Oil Michael Jennings. Con lui John C. McGinley e R. Lee Ermey come capi della sicurezza e dei mercenari.
Quanto dura il film?
101 minuti. La versione uscita nelle sale americane nel febbraio 1994 è quella distribuita ancora oggi in home video.
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