Halloween III, il film senza Michael Myers

Halloween III, il film senza Michael Myers
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Un uomo con una maschera da zucca in mano corre nella notte, inseguito da due tizi in completo scuro. È l’inizio di «Halloween III: Season of the Witch», uscito nelle sale americane il 22 ottobre 1982. Nel film Michael Myers non c’è: niente tuta, niente coltello, niente babysitter. Al suo posto una fabbrica di maschere, un complotto high-tech e un chip ricavato da Stonehenge.

L’idea era trasformare la saga in un’antologia, come ai tempi di «The Twilight Zone»: ogni capitolo con protagonisti e storia diversi, legati solo dalla notte di Halloween. Il pubblico però voleva Myers, e il film incassò 14,4 milioni di dollari contro un budget di 4,6 milioni. Oggi è un cult, all’epoca fu un mezzo disastro.

La trama

Il dottor Dan Challis lavora in un ospedale del Nord California e ha un problema con l’alcol. Una notte gli arriva un paziente, Harry Grimbridge, che stringe una maschera da jack-o’-lantern e parla di uomini in giacca e cravatta. Poche ore dopo Harry viene ucciso e il suo assassino si dà fuoco in auto. Challis comincia a scavare, insieme alla figlia della vittima, Ellie.

I due arrivano a Santa Mira, cittadina di fabbrica della Silver Shamrock Novelties, l’azienda che produce le maschere di Halloween più vendute d’America. Il proprietario, Conal Cochran, prepara il «Big Giveaway»: un’ultima reclame in tv, il 31 ottobre alle 21, con il jingle che tutti i bambini conoscono. Dietro la trovata commerciale c’è un piano per uccidere milioni di bambini.

Il cast

Tom Atkins è Dan Challis

Tom Atkins aveva 47 anni e una faccia da caratterista che il cinema di genere conosceva bene. Challis è un medico stanco, padre separato, che passa dal cinismo alla corsa contro il tempo senza troppi fronzoli. Atkins lo interpreta con poche smorfie e molta fisicità: è il tipo d’uomo che entra nella stanza sbagliata e non scappa.

L’attore era già una presenza fissa del cinema di John Carpenter, da «Distretto 13» a «Fog». Qui ha il ruolo da protagonista che gli mancava, e lo porta a casa senza gigioneggiare: durezza, stanchezza, un filo di ironia.

Stacey Nelkin è Ellie Grimbridge

Stacey Nelkin aveva 23 anni e interpreta la figlia di Harry, quella che vuole capire chi ha ucciso il padre. Ellie è la parte razionale della coppia, almeno finché il film non decide di usarla come pedina: viene rapita, sostituita, e nel finale Challis scopre che la donna al suo fianco è un androide.

Il ruolo è costruito per durare poco sullo schermo, ma è funzionale al meccanismo: la fiducia tra i due protagonisti si rompe esattamente quando il pubblico ha abbassato la guardia. Nel finale Ellie non è più Ellie, e Challis lo capisce troppo tardi.

Dan O’Herlihy è Conal Cochran

Dan O’Herlihy, irlandese, 63 anni, era già stato candidato all’Oscar per «The Adventures of Robinson Crusoe». Il suo Cochran è il pezzo forte del film: imprenditore rispettabile, sorriso da venditore, e una teoria personale sul Samhain celtico che non ha nulla di rassicurante. È il cattivo che non urla mai.

O’Herlihy recita il personaggio come un uomo d’affari che ha confuso marketing e stregoneria. La scena in cui spiega a Challis il piano, con i bambini sacrificati e i serpenti che escono dalle maschere, è il momento in cui il film smette di essere un giallo e diventa fantascienza pura.

Gli altri volti

Ralph Strait e Jadeen Barbor sono i coniugi Kupfer, famiglia in gita premio alla fabbrica: la loro fine, con il piccolo Buddy che indossa la maschera davanti alla tv, è la scena più crudele del film. Garn Stephens è Marge Guttman, la turista che smonta il chip con una forcina e ci lascia la faccia. Nancy Kyes, già nel primo «Halloween», è Linda, l’ex moglie di Challis.

Nel cast ci sono anche due nomi che gli appassionati riconoscono subito. Dick Warlock, che aveva interpretato Myers in «Halloween II», qui è uno degli assassini in giacca e cravatta. E Jamie Lee Curtis presta la voce, non accreditata, all’annunciatrice del coprifuoco di Santa Mira e alla centralinista: un cammeo che chiude il cerchio con la saga originale.

Perché non c’è Michael Myers

John Carpenter e Debra Hill, autori del primo film, accettarono di produrre il terzo capitolo a una condizione: niente seguito diretto di «Halloween II», quindi niente Myers. L’idea era un’antologia di storie ambientate la notte del 31 ottobre, ognuna indipendente. «Season of the Witch» doveva essere il primo tassello di un progetto più grande, con possibili spin-off.

Il pubblico non la prese bene. Dopo il flop, la produzione tornò sui suoi passi e nel 1988 riportò Myers al centro con «Halloween 4: The Return of Michael Myers». Da allora la saga non ha più provato l’antologia: il terzo film è rimasto un corpo estraneo, e proprio per questo oggi è il più amato da una parte dei fan.

Una produzione travagliata

All’inizio la regia doveva essere di Joe Dante, che chiamò lo scrittore britannico Nigel Kneale, autore della serie Quatermass. Kneale scrisse un film di inganni e shock psicologici, non di sangue. Il produttore Dino De Laurentiis però voleva più violenza e gorè, e Kneale chiese di togliere il suo nome dai titoli.

La regia passò a Tommy Lee Wallace, che aveva già lavorato con Carpenter e riscrisse la sceneggiatura. Il budget restò basso, 4,6 milioni, e le riprese si concentrarono su interni e location californiane. La colonna sonora è firmata da Carpenter con Alan Howarth, e il jingle della Silver Shamrock è costruito sulla melodia di «London Bridge»: semplice, ripetitivo, impossibile da togliersi dalla testa.

Il flop e la rivalutazione

All’uscita le recensioni furono in maggioranza negative. Il film fu accusato di tradire la saga e di non spaventare come i primi due. Con 14,4 milioni di incasso domestico fu il capitolo meno redditizio della serie fino a quel momento. Per sei anni la saga si fermò.

La rivalutazione è arrivata con gli anni Duemila, tra edizioni home video, proiezioni di mezzanotte e una generazione di registi cresciuta con quel jingle. Oggi «Halloween III» è considerato un cult e uno dei film più strani mai prodotti da una major: un horror di Halloween che parla di pubblicità, consumismo e controllo delle masse.

Domande frequenti

Halloween III fa paura?

Più strano che spaventoso. Il film lavora su maschere, insetti e androidi, con momenti disturbanti ma pochi jump scare. Chi cerca lo slasher classico resta deluso.

Serve aver visto i primi due film?

No. «Halloween III» è una storia a sé, senza Michael Myers e senza continuità con i capitoli precedenti.

Chi ha diretto il film?

Tommy Lee Wallace, al suo esordio alla regia di un lungometraggio. La produzione è di John Carpenter e Debra Hill.

Quanto ha incassato?

14,4 milioni di dollari negli Stati Uniti, contro un budget di 4,6 milioni. Fu il peggior risultato della saga fino ad allora.

C’è un seguito?

No, la storia si chiude con il film. La saga riprese nel 1988 con «Halloween 4» e il ritorno di Myers.


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