Lidia Poët, la vera storia della prima avvocata italiana

Lidia Poët, la vera storia della prima avvocata italiana
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Mentre la serie La legge di Lidia Poët debutta in chiaro su Rai 1, la storia vera della protagonista merita di essere raccontata: Lidia Poët (1855-1949) è stata la prima donna ammessa all’esercizio dell’avvocatura in Italia, in un percorso segnato da ostacoli, battaglie e un riconoscimento arrivato solo nel 1920.

Gli studi e la laurea

Nata a Perrero, in Piemonte, Lidia Poët ottenne la patente di maestra di tedesco, francese e inglese e la licenza liceale a Mondovì. Si iscrisse prima a Medicina, poi passò a Giurisprudenza, laureandosi a Torino nel 1881. Due anni dopo superò l’esame di abilitazione e presentò la richiesta di iscrizione all’Albo degli Avvocati e dei procuratori legali.

L’iscrizione all’Albo e l’annullamento

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino approvò la domanda con otto voti favorevoli su dodici: il 9 agosto 1883 Lidia Poët divenne la prima donna iscritta all’Albo in Italia. Un risultato che durò pochissimo.

Il Procuratore Generale del Re impugnò la decisione e, l’11 novembre 1883, l’iscrizione venne annullata dalla Corte d’Appello di Torino e dalla Cassazione. Le motivazioni riflettevano il clima culturale dell’epoca: la professione forense era ritenuta “esercitabile solo da maschi”, “disdicevole” per una donna agitatasi nella palestra forense, e si arrivò persino a citare gli “abbigliamenti strani e bizzarri” imposti dalla moda come motivo per non prendere sul serio i giudizi femminili.

Le battaglie e il riconoscimento

Lidia Poët non si arrese: continuò a lavorare nello studio legale del fratello Giovanni Enrico, impegnandosi nelle cause più difficili, in particolare sui diritti di minori, detenuti e donne.

Nel 1919 arrivò la legge che consentì alle donne di accedere ai pubblici uffici e, l’anno successivo, a 65 anni, Lidia Poët poté finalmente diventare avvocato: la prima donna in Italia a ottenere questo riconoscimento. Morì il 25 febbraio 1949, all’età di 94 anni, dopo aver dedicato l’intera esistenza alle battaglie per l’emancipazione femminile e la tutela delle categorie più vulnerabili.


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