Supplica alla Madonna di Pompei, quando si recita e perché
Immagine realizzata con IA
Due volte l’anno, a mezzogiorno, migliaia di fedeli recitano insieme la Supplica alla Madonna di Pompei. L’8 maggio e la prima domenica di ottobre il Santuario della Beata Vergine del Rosario diventa il centro di una preghiera nata nel 1883. Un testo che intreccia storia, devozione e un legame profondo con la città di Pompei. Ecco quando si recita e perché.
Quando si recita la Supplica
La Supplica si recita solennemente due volte all’anno, sempre alle ore 12. Le date sono l’8 maggio e la prima domenica di ottobre, e in entrambe le occasioni migliaia di pellegrini si raccolgono davanti alla facciata del santuario per partecipare alla recita corale. È quanto indica il Pontificio Santuario di Pompei, che accompagna la preghiera con la sua storia ufficiale.
La scelta delle due date risponde a memorie diverse. La prima domenica di ottobre cade nel mese dedicato al Rosario, la cui festa liturgica è il 7 ottobre, giorno in cui nel 1571 vennero sconfitte le flotte ottomane a Lepanto. L’8 maggio richiama invece la storia del santuario, perché proprio l’8 maggio 1876 fu posta la prima pietra del grande tempio voluto da Bartolo Longo.
Su quest’ultima data le fonti non sono del tutto concordi. Il santuario collega l’8 maggio all’anniversario della posa della prima pietra, mentre altre pubblicazioni ricordano anche la festa dell’apparizione di San Michele Arcangelo, devozione cara alla terra d’origine di Longo. Entrambe le letture circolano, ma la memoria storica del santuario resta la posa della prima pietra del 1876.
La storia del testo del 1883
La Supplica fu scritta nel 1883 da Bartolo Longo, l’avvocato pugliese trasferitosi a Napoli e poi anima della nuova Pompei. La preghiera nacque come risposta all’enciclica Supremi Apostolatus Officio, pubblicata da Leone XIII il 1 settembre 1883, con cui il Papa indicava il Rosario come rimedio ai mali della società. Longo la compose come un atto di adesione a quell’invito.
All’inizio il testo portava un altro titolo, Atto d’amore alla Vergine, e solo in seguito fu tramandato come Supplica alla potente Regina del Santo Rosario. Fu recitata per la prima volta il 14 ottobre 1883, quando ventimila pellegrini riuniti a Pompei la elevarono insieme alla Vergine. Da allora la preghiera si è diffusa in tutto il mondo ed è stata tradotta in decine di lingue.
L’8 maggio 1915 la Supplica fece il suo ingresso in Vaticano. Alle ore 12 Benedetto XV, estimatore del fondatore e dell’opera pompeiana, la recitò nella Cappella Paolina insieme ai dignitari vaticani. La tradizione è poi proseguita con i pontefici successivi, fino a rendere la preghiera un appuntamento universale, che Longo stesso definì l’Ora del mondo.
Il testo e il suo significato
La Supplica si apre con un’invocazione solenne, “O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso”, e prosegue con un’accorata richiesta di misericordia. Il testo affida alla Madonna le miserie delle famiglie, dell’Italia, dell’Europa e di tutta la Chiesa, chiedendo perdono e pace. Non è una formula rigida, ma un dialogo di figli con la Madre.
Il perché della preghiera sta in questa fiducia collettiva. Nata come risposta ai mali di un’epoca, la Supplica è oggi un atto pubblico di affidamento, recitato in tante parti del mondo alla stessa ora. Da New York a Buenos Aires, da Toronto a Sydney, milioni di fedeli si ritrovano insieme per ripetere le stesse parole. Per questo il santuario la definisce una preghiera universale.
Chi era Bartolo Longo
Bartolo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano, in provincia di Brindisi, e nel 1863 arrivò a Napoli per completare gli studi di Giurisprudenza. Dopo una crisi spirituale e l’avvicinamento allo spiritismo, tornò alla fede e si dedicò alla carità. Fu a Pompei dal 1872, dove maturò la decisione di diffondere il culto della Vergine del Rosario.
Alla sua opera si lega la nascita del santuario, la cui immagine della Madonna giunse a Pompei il 13 novembre 1875. La biografia del santuario racconta che Longo sentì una voce interiore, “Se propaghi il Rosario sarai salvo”, episodio di natura spirituale narrato come esperienza personale. Da lì vennero il tempio, le opere di carità e la stessa Supplica.
La Chiesa ha riconosciuto questa figura in tempi recenti. Bartolo Longo fu beatificato da Giovanni Paolo II il 26 ottobre 1980, e canonizzato il 19 ottobre 2025 da Papa Leone XIV in San Pietro. Oggi è ricordato come il fondatore del santuario e delle opere di carità di Pompei.
Dove e come seguirla oggi
Oggi la Supplica si può seguire dal vivo a Pompei, dove i pellegrini si radunano davanti al santuario, oppure in parrocchia, recitandola all’ora indicata. Il rito è spesso trasmesso in diretta televisiva e radiofonica, così da unire anche chi non può essere presente. Chi partecipa in chiesa porta con sé una corona del Rosario, che la Supplica invita a baciare al termine del testo.
La devozione mariana è del resto una costante della Campania, come mostrano le tante chiese da vedere a Napoli, molte delle quali dedicate alla Vergine. Pompei resta però il cuore di questa preghiera, il luogo dove nel 1883 tutto è cominciato e dove ogni anno tornano i pellegrini.
Domande frequenti sulla Supplica alla Madonna di Pompei
Quando si recita la Supplica alla Madonna di Pompei
Si recita solennemente due volte l’anno, alle ore 12, l’8 maggio e la prima domenica di ottobre. Le due date ricordano la prima pietra del santuario e il mese dedicato al Rosario.
Chi ha scritto la Supplica
La compose nel 1883 Bartolo Longo, fondatore del santuario di Pompei, in risposta all’enciclica di Leone XIII sul Rosario. Il testo era inizialmente intitolato Atto d’amore alla Vergine.
Quando è stata recitata per la prima volta
La prima recita pubblica avvenne il 14 ottobre 1883, quando ventimila pellegrini si riunirono a Pompei per elevarla insieme alla Vergine del Rosario.
Da quando la Supplica si recita in Vaticano
Dall’8 maggio 1915, quando Benedetto XV la recitò alle ore 12 nella Cappella Paolina. La tradizione è continuata con i pontefici successivi.
Bartolo Longo è stato proclamato santo
Sì. Fu beatificato il 26 ottobre 1980 da Giovanni Paolo II e canonizzato il 19 ottobre 2025 da Papa Leone XIV in San Pietro.
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