Soluzioni seconda prova Scienze Umane 2026: svolgimento tema su Pellai, Riva e la generazione connessa
Al Liceo delle Scienze Umane la seconda prova della Maturità 2026 ha proposto una traccia incentrata su identità, crescita e tecnologie digitali, con due testi di riferimento: uno di Alberto Pellai (medico e psicoterapeuta) e uno di Giuseppe Riva (psicologo e professore all’Università Cattolica di Milano). Il tema centrale è la cosiddetta “generazione connessa” e il rapporto tra sviluppo dell’identità e mondo digitale. In questo articolo trovi lo svolgimento completo del tema e dei quesiti.
La struttura della prova
La prova dura 6 ore e si articola in una trattazione tematica da sviluppare a partire dai documenti forniti, integrata da alcuni quesiti a risposta sintetica. Il voto massimo è 20/20. La commissione valuta la conoscenza dei contenuti disciplinari (Pedagogia, Psicologia, Sociologia, Antropologia), la capacità di analisi dei documenti, l’uso del lessico specifico e la coerenza argomentativa.
I documenti proposti
La traccia ministeriale presenta due testi di autori contemporanei, entrambi impegnati nello studio dell’identità digitale e dell’impatto delle tecnologie sullo sviluppo psicologico e sociale.
Testo 1 – Alberto Pellai
Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, è autore di numerosi saggi sull’educazione e lo sviluppo in età evolutiva. Il suo contributo si concentra sugli effetti della tecnologia sullo sviluppo cognitivo ed emotivo di bambini e adolescenti. Nel testo proposto, Pellai affronta il tema della dipendenza digitale e della progressiva sostituzione dell’esperienza reale con quella virtuale, sottolineando come l’esposizione precoce e prolungata agli schermi interferisca con lo sviluppo di competenze fondamentali come l’attenzione sostenuta, la regolazione emotiva e la capacità di relazionarsi con l’altro in modo autentico.
Testo 2 – Giuseppe Riva
Giuseppe Riva, psicologo e professore ordinario di Psicologia Generale all’Università Cattolica di Milano, è tra i massimi esperti italiani di realtà virtuale e psicologia del digitale. Nel suo testo, Riva adotta una prospettiva più sfumata: riconosce i rischi delle tecnologie digitali ma ne sottolinea anche le potenzialità, in particolare per la costruzione di identità multiple, l’esplorazione del sé in contesti protetti e la possibilità di connessione sociale per ragazzi che faticano nei contesti tradizionali.
Svolgimento del tema
Ecco una proposta di svolgimento ragionato del tema, organizzata in sezioni. Il tema può essere sviluppato come trattazione unitaria che integri i due documenti con i riferimenti disciplinari del percorso di studi.
Introduzione: il contesto
L’adolescenza è la fase della vita in cui l’identità personale si costruisce attraverso l’esplorazione, la sperimentazione e il confronto con l’altro. Erik Erikson, nel suo modello dello sviluppo psicosociale, definisce l’adolescenza come il momento della crisi identità versus confusione di ruoli: il ragazzo o la ragazza deve integrare le esperienze passate e presenti in un senso coerente del sé. In questo processo, le relazioni significative (famiglia, gruppo dei pari, istituzioni educative) giocano un ruolo fondamentale.
Negli ultimi vent’anni, però, il contesto in cui questa costruzione identitaria avviene è radicalmente cambiato. La diffusione degli smartphone e dei social media ha introdotto un nuovo ambiente di sviluppo: lo spazio digitale. È qui che si inserisce la riflessione proposta dai due autori, che rappresentano due prospettive complementari sullo stesso fenomeno.
La prospettiva di Pellai: i rischi della deriva digitale
Alberto Pellai adotta un approccio psicopedagogico critico. I suoi studi evidenziano come l’esposizione prolungata agli schermi nei primi anni di vita produca effetti misurabili sullo sviluppo neurocognitivo: riduzione della capacità di attenzione sostenuta, difficoltà nella regolazione emotiva, impoverimento del linguaggio e ritardo nello sviluppo delle competenze sociali.
In particolare, Pellai mette in guardia contro il fenomeno della sostituzione esperienziale: quando l’esperienza virtuale sostituisce sistematicamente quella reale, il bambino perde occasioni preziose di apprendimento embodied (incarnato). Imparare a gestire la frustrazione, a leggere le espressioni facciali altrui, a negoziare in un gioco di gruppo: sono tutte competenze che si acquisiscono solo attraverso l’esperienza diretta, non mediata da uno schermo.
Dal punto di vista pedagogico, Pellai richiama l’urgenza di una educazione digitale consapevole che parta dalla famiglia e si estenda alla scuola. Il suo è un appello a ritrovare spazi e tempi per l’esperienza analogica: il gioco libero, la noia creativa, la conversazione faccia a faccia.
La prospettiva di Riva: le potenzialità del digitale
Giuseppe Riva offre una visione complementare e non contrapposta. Come psicologo cognitivo, Riva riconosce i rischi evidenziati da Pellai, ma sottolinea anche che il digitale può essere un potente strumento di crescita, a patto che venga utilizzato in modo consapevole e guidato.
Riva studia da anni la realtà virtuale come ambiente di apprendimento e di esplorazione identitaria. In contesti protetti, il digitale permette ai ragazzi di sperimentare ruoli diversi, di esprimere parti di sé che nella vita reale restano inespresse, di entrare in contatto con coetanei che condividono interessi e passioni. Per un adolescente timido o con difficoltà relazionali, una comunità online può rappresentare un punto di partenza per sviluppare competenze sociali da trasferire poi nel mondo reale.
Riva richiama il concetto di identità multipla già teorizzato da autori come Sherry Turkle (sociologa del MIT) e Kenneth Gergen: nel mondo digitale non si ha una sola identità, ma ci si presenta in modi diversi su piattaforme diverse, e questo può essere un esercizio sano di esplorazione identitaria, a patto che non diventi frammentazione patologica.
Sintesi critica: due autori, un unico messaggio
Pellai e Riva, pur partendo da prospettive diverse, convergono su un punto fondamentale: il digitale non è né buono né cattivo in sé, ma dipende dall’uso che se ne fa e dal contesto in cui viene inserito. Pellai ci ricorda i rischi di un uso passivo e precoce, Riva le potenzialità di un uso attivo e guidato.
La vera sfida educativa del nostro tempo è integrare queste due prospettive in un approccio che non sia né apocalittico né integrato, ma critico e consapevole. Come insegnano i grandi pedagogisti del Novecento (da Dewey a Montessori, da Freire a Bruner), l’educazione non è mai neutrale: è sempre una scelta di valori. Oggi, la scelta è tra subire passivamente la rivoluzione digitale o governarla con competenza e responsabilità.
Quesiti
Quesito 1 – Analisi dei documenti
Traccia: Confronta le posizioni di Pellai e Riva, evidenziando i punti di contatto e le differenze nel modo in cui i due autori affrontano il rapporto tra adolescenti e tecnologie digitali.
Svolgimento: Pellai adotta un approccio prevalentemente psicopedagogico critico, focalizzato sui rischi dello sviluppo (dipendenza, attenzione, regolazione emotiva). Riva, invece, parte da una prospettiva psico-cognitiva e sociale, riconoscendo i rischi ma valorizzando le opportunità di esplorazione identitaria e connessione sociale. Entrambi concordano sulla necessità di un uso consapevole e guidato delle tecnologie, ma divergono sul peso relativo da attribuire ai rischi rispetto alle potenzialità: Pellai è più prudente e mette in guardia dalla sostituzione esperienziale, Riva è più aperto alle possibilità offerte dal digitale in contesti educativi strutturati.
Quesito 2 – Riferimenti disciplinari
Traccia: Alla luce del tuo percorso di studi, collega il tema dell’identità digitale a uno o più autori della pedagogia, psicologia o sociologia classici o contemporanei.
Svolgimento: Il tema dell’identità nella società contemporanea è stato affrontato da molti autori. Erik Erikson (psicologia dello sviluppo) con la teoria dello sviluppo psicosociale offre la cornice teorica per comprendere l’adolescenza come fase di crisi identitaria. Zygmunt Bauman (sociologia) con il concetto di “modernità liquida” descrive una società in cui le identità sono fluide, precarie, in continua rinegoziazione, proprio come accade nell’ambiente digitale. Sherry Turkle (sociologia della comunicazione) ha studiato come le identità online offrano possibilità di esplorazione ma anche rischi di frammentazione. In pedagogia, John Dewey ci ricorda che l’educazione è vita, non preparazione alla vita: un monito a non sostituire l’esperienza reale con quella virtuale.
Quesito 3 – Riflessione personale
Traccia: Alla luce della tua esperienza, rifletti su come le tecnologie digitali abbiano influenzato la tua crescita e le tue relazioni.
Svolgimento: Risposta libera, ma è importante mostrare consapevolezza critica e capacità di autoriflessione. Conviene portare esempi concreti: l’uso dei social per mantenere amicizie a distanza, la difficoltà di staccarsi dallo smartphone durante lo studio, il valore di aver imparato a usare strumenti digitali per la didattica durante il lockdown. La chiave è mostrare di aver riflettuto sul tema, non di aver subito passivamente la tecnologia.
Criteri di valutazione
La commissione valuta: la pertinenza alla traccia, la conoscenza dei contenuti disciplinari con citazioni precise di autori e teorie, la capacità argomentativa (tesi chiara, sviluppo logico, conclusioni coerenti), l’uso del lessico specifico (termini tecnici di pedagogia, psicologia, sociologia) e la capacità di analisi dei documenti. Un tema ben strutturato, con introduzione, sviluppo per nuclei argomentativi e sintesi finale, ottiene punteggi più alti.
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