La Smorfia napoletana e il gioco del Lotto: storia, significato e numeri

La Smorfia napoletana e il gioco del Lotto: storia, significato e numeri
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La Smorfia napoletana è molto più di un semplice sistema per giocare al Lotto: è un vero e proprio dizionario popolare dei sogni, in cui a ogni persona, oggetto, animale o situazione corrisponde un numero da 1 a 90. Tramandata per generazioni, racconta l’anima di Napoli: ironia, superstizione, ingegno e quel rapporto speciale con la fortuna che da secoli accompagna la città.

Cos’è la Smorfia napoletana

La Smorfia è una sorta di libro dei sogni: chi sogna qualcosa, o vive un episodio che ha colpito l’immaginazione popolare, lo cerca tra le voci del dizionario e trova il numero corrispondente da giocare. Il morto che parla vale 48, il pazzo 22, la paura 90: ogni immagine del mondo quotidiano ha la sua cifra.

La tradizione è legata soprattutto a Napoli, da sempre appassionata di Lotto, ma esistono smorfie locali anche in altre città italiane. Quella napoletana è però la più celebre: nel corso dei secoli è entrata nella letteratura, nel teatro, nel cinema e nella musica, diventando un simbolo culturale riconosciuto in tutto il paese.

Per l’elenco completo dei significati, consultate le nostre guide dedicate ai numeri della Smorfia dall’1 al 50 e ai numeri dal 51 al 90.

Perché si chiama Smorfia: le origini del nome

L’origine del termine è incerta, ma la spiegazione più diffusa la collega a Morfeo, il dio greco del sonno e dei sogni: la Smorfia nasce proprio dall’abitudine di trasformare in giocata la descrizione di un sogno. C’è anche chi la riconduce alla cabala ebraica e alla gematria, la pratica che associa un valore numerico alle parole, oppure alla tradizione numerologica della scuola di Pitagora.

Per molto tempo la Smorfia è stata tramandata oralmente, di generazione in generazione. Quando è stata trascritta, ogni numero è stato abbinato a un’immagine e a un significato semplice, pensati per un pubblico popolare in gran parte analfabeta. Il termine richiama anche la smorfia del viso, l’ironia con cui i napoletani commentano la vita: un’eredità culturale che mescola sacro e profano, speranza e divertimento.

Quando il Lotto arrivò a Napoli

Il gioco del Lotto nasce a Genova nel 1539, dalle scommesse sui candidati alle cariche del Senato, e si diffonde in diversi stati italiani. A Napoli arriva nel 1682, gestito inizialmente da società private: il popolo partenopeo scommette su qualsiasi avvenimento, dal sesso dei nascituri alla morte di papi e personaggi politici, fino a catastrofi e guerre.

Con Carlo III di Borbone, re di Napoli dal 1734 al 1759, il Lotto diventa un gioco gestito direttamente dallo Stato, con l’obiettivo di riempire le casse del regno. La definitiva legalizzazione arriva nel 1817, con estrazioni settimanali regolari. La città diventa a tutti gli effetti la capitale del banco del Lotto: leggenda vuole che nell’estate del 1777, alla notizia di un parto reale, i napoletani giocassero in massa l’1 (il figlio maschio), il 16 (la regina) e il 70 (il palazzo reale).

Come funziona: dal sogno al numero

Il meccanismo è semplice: al risveglio si racconta il sogno e lo si cerca nella Smorfia, scegliendo i numeri legati alle figure che l’hanno popolato. Contano i dettagli: lo stesso soggetto può avere significati diversi a seconda del contesto. Sognare un morto che parla indica una comunicazione importante (48), incontrare un pazzo richiama l’imprevedibilità (22), vivere una grande paura si traduce nel 90.

La stessa corrispondenza tra numeri e significati è alla base della tombola napoletana, il gioco delle feste di Natale in cui ogni numero estratto viene commentato con la sua voce della Smorfia: una tradizione che unisce tutta la famiglia. Scoprite la storia in questo articolo sulla Tombola napoletana.

I numeri più famosi della tradizione

Alcune voci della Smorfia sono entrate nell’immaginario collettivo e sono note a tutti, anche a chi non ha mai giocato. Tra le più celebri:

  • 8: la Madonna
  • 10: Maradona, voce moderna entrata di diritto nella tradizione
  • 22: il pazzo
  • 33: gli anni di Cristo
  • 48: il morto che parla
  • 90: la paura

Per conoscere tutte le altre voci, con i relativi numeri, leggete le guide complete della Smorfia dall’1 al 50 e dal 51 al 90.

La Smorfia nella cultura: teatro, cinema e arte

La Smorfia ha lasciato il segno anche fuori dalle ricevitorie. Negli anni Settanta e Ottanta La Smorfia è stato il nome di un celebre trio comico formato da Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro, partito dai cabaret napoletani e diventato un fenomeno nazionale: approfondite la storia nell’articolo dedicato a Massimo Troisi.

Il pittore spagnolo Pedro Cano ha dedicato alla Smorfia una serie di novanta acquerelli, uno per ogni numero, nell’ambito del ciclo “9 Mediterrani”: le opere sono state esposte al MANN e all’aeroporto di Napoli-Capodichino. Un segno di quanto questa tradizione continui a ispirare artisti contemporanei.

La Smorfia vive anche oggi: calendari, libri, siti e app ne aggiornano le voci con personaggi e fatti del presente, come dimostra l’ingresso di Maradona tra i numeri classici. Fa parte di quel patrimonio di leggende e misteri di Napoli che, insieme a figure come il Munaciello o Pulcinella, rende unica l’identità della città.

Domande frequenti

Che cos’è la Smorfia napoletana?

È un dizionario popolare dei sogni in cui a ogni persona, oggetto o situazione corrisponde un numero da 1 a 90 da giocare al Lotto. È una tradizione legata a Napoli fin dal Seicento.

Perché si chiama Smorfia?

L’origine più accreditata la collega a Morfeo, il dio greco dei sogni; altre ipotesi la riconducono alla cabala ebraica e alla numerologia pitagorica.

Qual è il numero del morto che parla nella Smorfia?

Il 48: è una delle voci più celebri del dizionario, insieme al 22 (il pazzo), al 33 (gli anni di Cristo) e al 90 (la paura).

Come si giocano i numeri della Smorfia?

I numeri da 1 a 90 si giocano in una ricevitoria del Lotto, scegliendo ambate, ambi, terni o quaterne. Ricordate che il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza: la Smorfia è soprattutto una tradizione, da vivere con leggerezza e moderazione.


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