Pulcinella: la maschera simbolo di Napoli

Pulcinella: la maschera simbolo di Napoli
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Con il naso lungo, la maschera nera e la camicia bianca, Pulcinella è la maschera simbolo di Napoli: un personaggio nato sui palcoscenici della commedia dell’arte e diventato nel tempo un’icona della cultura partenopea nel mondo. Dietro l’aspetto goffo si nasconde una figura ricca di contraddizioni: furbo e ingenuo, ironico e malinconico, capace di far ridere e di raccontare, con leggerezza, le difficoltà della vita quotidiana.

Le origini di Pulcinella: da Acerra alla commedia dell’arte

La maschera di Pulcinella come la conosciamo oggi nasce ad Acerra nei primi decenni del Seicento per opera dell’attore capuano Silvio Fiorillo, che la portò in scena nella commedia La Lucilla costante, scritta nel 1609. Fiorillo, già noto per il personaggio di Capitan Matamoros, si ispirò secondo la tradizione a un contadino di Acerra di nome Puccio d’Aniello, noto per il carattere arguto e la lingua tagliente.

Le radici del personaggio, però, sono molto più antiche. Alcuni studiosi lo fanno risalire a Maccus, il servo dal naso lungo e dal ventre prominente delle Atellane, le farse popolari di origine osca molto diffuse nella Campania dell’antica Roma. Altri collegano il nome al “pulcino”, per via del naso adunco, o a un antico cognome campano come Pulcinello o Polsinelli.

Costume e maschera: come riconoscere Pulcinella

L’immagine di Pulcinella è cambiata parecchio nei secoli. Nelle incisioni del francese Jacques Callot del 1621 la maschera è bianca e il ventre prominente diventa una gobba; nel Settecento il pittore Pier Leone Ghezzi lo ritrae invece con la maschera nera, l’aspetto che poi è diventato quello definitivo.

Il costume moderno, con la camicia e i pantaloni bianchi, il cappello a pan di zucchero e la mezza maschera nera dal naso lungo e adunco, si deve ad Antonio Petito, il più celebre interprete dell’Ottocento. Completa il ritratto la voce chioccia e il caratteristico modo di muoversi, tra lazzi e improvvisazioni.

Il carattere: furbo, pigro e irresistibile

Pulcinella incarna i difetti e le qualità del popolo napoletano: è pigro e goloso, pronto a tutto per un piatto di maccheroni, ma anche sfrontato e ironico, capace di prendere in giro i potenti e di smascherare i retroscena della società. È un personaggio duale: stupido e furbo, comico e tragico, servo e padrone allo stesso tempo.

Questa ambivalenza è il segreto della sua forza: Pulcinella è cosciente dei problemi in cui si trova, ma riesce sempre a uscirne con un sorriso. Non a caso il detto “Pulicenella nun more maje” (Pulcinella non muore mai) è diventato il simbolo della resilienza napoletana.

I grandi Pulcinella della storia

Dopo Fiorillo, la maschera è stata interpretata da attori leggendari. Andrea Calcese la indossò per la prima volta nel 1618 portandola fino in Spagna; Michelangelo Fracanzani la esportò a Parigi nel 1685 con il nome di Pollicinella. Nel Settecento Napoli le dedicò un teatro stabile, il San Carlino, dove brillarono Vincenzo Cammarano, detto Giancola e soprannominato “Re nasone”, e il figlio Filippo Cammarano.

Nell’Ottocento il personaggio raggiunse il massimo splendore con Antonio Petito, autore di centinaia di farse pulcinellesche. Nel Novecento la maschera è stata raccolta da Salvatore De Muto, che la vestì fino al 1954, e da Eduardo De Filippo, che ne scrisse e interpretò versioni memorabili. Più recentemente è stata portata al cinema da Massimo Troisi ne Il viaggio di Capitan Fracassa (1990) e reinterpretata da Massimo Ranieri e Pino Daniele, che in Suonno d’ajere cantò un Pulcinella malinconico e ribelle.

Pulcinella oggi: guarattelle, botteghe e arte contemporanea

Fuori dal teatro, Pulcinella vive da protagonista nelle guarattelle, il teatro dei burattini napoletani di cui è l’emblema assoluto: un eroe irriverente che affronta e sconfigge ogni avversario. La sua figura è anche un grande classico dell’artigianato: nelle botteghe di San Gregorio Armeno, la celebre via dei presepi, e nei laboratori di maschere artigianali si trova in tutte le dimensioni e gli stili.

Pulcinella continua inoltre a ispirare l’arte contemporanea. Nel 2024 una scultura monumentale alta circa 12 metri, Tu si ‘na cosa grande del designer Gaetano Pesce, è stata esposta in Piazza Municipio nell’ambito del progetto Napoli Contemporanea, confermando che la maschera più famosa di Napoli resta un simbolo vivente della città, capace di parlare al presente quanto al passato.

Domande frequenti

Perché Pulcinella ha la maschera nera?

La maschera nera, che ricorda il viso scurito dal sole del contadino Puccio d’Aniello, è diventata l’aspetto definitivo del personaggio nel Settecento grazie ai ritratti di Pier Leone Ghezzi e si è imposta nel costume ottocentesco creato da Antonio Petito.

Dove è nata la maschera di Pulcinella?

La maschera moderna è stata creata ad Acerra, in provincia di Napoli, dall’attore Silvio Fiorillo nei primi decenni del Seicento, anche se le sue radici affondano nelle antiche farse romane e nella tradizione popolare campana.

Cosa significa “Pulicenella nun more maje”?

È un celebre detto napoletano che significa “Pulcinella non muore mai”: rappresenta la capacità di rialzarsi e di affrontare le difficoltà con ironia, considerata uno dei tratti distintivi dello spirito napoletano.

Dove vedere Pulcinella a Napoli?

Pulcinella si trova nelle botteghe artigiane di San Gregorio Armeno, negli spettacoli di burattini e guarattelle e nei musei e teatri dedicati alla tradizione napoletana. Per approfondire la storia della città e del suo dialetto, leggi anche la nostra guida al dialetto napoletano.


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