Sciopero dei benzinai dal 24 al 26 gennaio: dove e quando

Pubblicato 
venerdì, 20/01/2023
Di
Fabiana Bianchi
Pompa di benzina

I benzinai non fanno dietro front e hanno deciso di confermare lo sciopero che si terrà il 24 e il 26 gennaio 2023, anche se si sono resi disponibili e ritirarlo anche all’ultimo minuto se i confronti con il Governo dovessero convincerli a fare un passo indietro. La protesta ci sarà in tutta Italia, anche Napoli sarà coinvolta, dunque.

A far incrociare le braccia ai benzinai sono state le decisioni di Faib, Figisc e Fegica, soprattutto a causa della questione del cartellone dei prezzi. Difatti, il nuovo decreto attuativo precisa l’obbligo di comunicare ogni variazione di prezzo, pena la chiusura dell’attività per omessa comunicazione. Spiegheremo più avanti nel dettaglio le decisioni governative.

Adesso concentriamoci sulle modalità dello sciopero.

Quando e dove ci sarà lo sciopero

Lo sciopero ci sarà da martedì 24 gennaio e giovedì 26 gennaio in tutte le strade ed autostrade d’Italia ed includerà anche i self-service. Durerà 48 ore, a dispetto delle 60 ore previste inizialmente, e precisamente:

  • dalle ore 19:00 del 24 gennaio alle ore 19:00 de 26 gennaio.

I benzinai aperti per i servizi minimi garantiti

I sindacati hanno comunicato che verranno garantiti i servizi minimi essenziali con un certo numero di stazioni funzionanti sia in città sia in autostrada.

I motivi dello sciopero

Lo scontro tra benzinai e Governo riguarda il decreto trasparenza che prevede:

  • obbligo di comunicazione della variazione dei prezzi della benzina. Obbligo settimanale e non giornaliero;
  • chiusura per omessa comunicazione dopo quattro omissioni in 60 giorni, non più dopo tre giorni, senza limiti temporali anche non consecutivi;
  • sanzioni per omessa comunicazione che vanno da un minimo di 200 euro ad un massimo di 800 euro. Dipende dal fatturato della pompa.

I gestori delle pompe non ci stanno perché ritengono che queste decisioni facciano ricadere su di loro la colpa della speculazione attuale. Un rappresentante di Figisc ha dichiarato che “il tavolo ha confermato che per il governo la nostra è una categoria da mettere sotto osservazione con un cartello, come nel Medioevo“.

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