La Repubblica Napoletana del 1799: il sogno di libertà durato cinque mesi

La Repubblica Napoletana del 1799: il sogno di libertà durato cinque mesi
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Un esperimento rivoluzionario nel cuore del Mediterraneo

La Repubblica Napoletana del 1799 rappresenta uno dei capitoli più straordinari e tragici della storia italiana. Per soli cinque mesi, tra il 23 gennaio e il 13 giugno, Napoli visse come stato indipendente, governata da intellettuali illuminati, nobili progressisti e artigiani democratici.

Il contesto storico: quando la Rivoluzione Francese arrivò al Sud

L’8 gennaio 1799, le truppe francesi guidate dal generale Championnet entrarono a Napoli dopo mesi di assedio. Il Re Ferdinando IV di Borbone e sua moglie Maria Carolina avevano già fuggito verso Palermo, protetti dalla flotta britannica di Lord Nelson.

Lo stesso giorno, nell’antico Palazzo San Carlo (attuale Prefettura), fu proclamata la Repubblica Parthenopea. I suoi fondatori furono principalmente:

  • Giulio Castelli, medico e patriota giacobino
  • Vincenzo Cuoco, filosofo e saggista
  • Michele Rebecchini, avvocato e rappresentante della borghesia
  • Achille de’ Ralli, armatore greco-napoletano
  • Filippo Miura, nobile riformatore

I cinque mesi di vita repubblicana

La Repubblica adottò una costituzione ispirata ai principi della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino francese del 1789. Le principali innovazioni incluse:

  • Abolizione dei privilegi feudali
  • Libertà di stampa e di culto
  • Istituzione un governo centrale
  • Tribunali popolari per la giustizia
  • Sistema educativo pubblico gratuito

L’opposizione monarchica: sanfedisti e barricade

Mentre la classe intellettuale sosteneva la Repubblica, gran parte del popolo napoletano era ostile. Il culto religioso, strettamente legato ai Borbone, rendeva la popolazione refrattaria alle idee rivoluzionarie “atee” francesi.

Cardinal Ruffo, arcivescovo di Santa Severina, organizzò la Sanfedista Armata (o “Santa Fede”), un esercito di contadini, pastori e pescatori guidati dai monaci francescani. Tra il aprile e il maggio 1799, questi gruppi presero d’assedio i quartieri repubblicani.

La caduta e la repressione: sangue sulle strade di Napoli

Il 13 giugno 1799, dopo mesi di combattimenti casa per casa, la Repubblica cadde. Le vendette furono sanguinose:

  • Oltre 200 repubblicani eseguiti pubblicamente
  • Palazzo San Carlo saccheggiato completamente
  • Archivi distrutti con documenti storici irripetibili
  • Napoli sotto controllo militare totale

Francesco Pignatelli, generale borbonico, ordinò fucilazioni sommarie nella piazza del Plebiscito e nel borgo Carità. Tra le vittime celebri ci furono:

  • Domenico Cirillo, direttore del Real Orto Botanico
  • Roberto Fioretti, giurista e filosofo
  • Angelo Portanova, avvocato
  • Don Michele Morelli, sacerdote e patriota

Il tradimento di Nelson: quando l’Inghilterra tradì i repubblicani

L’ammiraglio Horatio Nelson, alleato dei Borbone, giocò un ruolo controverso. Promise amnistia ai repubblicani rifugiatisi nella fregata inglese Minerva, per poi negare l’asilo e consegnarli alla morte. Questo gesto è ancora oggi oggetto di dibattito storico tra i studiosi inglesi e italiani.

L’eredità dimenticata: perché studiare la Repubblica Napoletana?

Molti testi scolastici ignorano completamente questo periodo. Eppure, la Repubblica Napoletana fu:

  • Il primo tentativo di democrazia moderna nel Mezzogiorno
  • Una sperimentazione di sociale avanzato per l’epoca
  • Un momento di coscienza nazionale italiana pre-unitaria

Inoltre, le idee promosse durante quei cinque mesi — uguaglianza dei cittadini, separazione dei poteri, istruzione pubblica — anticiparono di decenni quelle che sarebbero diventate la base dello Stato italiano unitario.

Luoghi della Repubblica a Napoli oggi

Alcuni luoghi rimangono legati a quell’esperienza storica:

  • Palazzo San Carlo — sede della Repubblica; oggi ospita la Prefettura
  • Borgo Santi Apostoli — quartiere dove si concentrarono i repubblicani
  • Monastero delle Clarisse — dove si rifugiarono i difensori della Repubblica
  • Cimitero delle Fontanelle — luogo di sepoltura di alcuni martiri

CURIOSITÀ STORICHE

La stampa repubblicana

La Repubblica pubblicò giornali come “Il Monitore Napoletano” che diffondevano notizie in tempo reale. Fu la prima esperienza di giornalismo moderno a Napoli.

Simboli e colori

I repubblicani adottarono una bandiera con tre colori: bianco, verde e rosso — già presente nei secoli precedenti, ma che qui anticipò simbolicamente il tricolore italiano del 1848.

La figura femminile

Le donne ebbero un ruolo significativo, seppur non ufficiale. Antonia Tonini, Pia Sacco e altre donne parteciparono attivamente alla difesa e all’organizzazione degli ospedali militari.

Vincenzo Cuoco e il “Saggio Storico”

Dopo la caduta, Vincenzo Cuoco scrisse il “Saggio Storico sulla Repubblica Napoletana del 1799“, uno dei primi saggi storici in italiano. Il libro rimane tuttora fondamentale per comprendere quell’esperienza.

FAQ — Domande Frequenti

Quanto durò esattamente la Repubblica Napoletana del 1799?

Cinque mesi e diciannove giorni: dal 23 gennaio 1799 (proclamazione ufficiale) fino al 13 giugno 1799 (caduta definitiva).

Perché la Repubblica Napoletana fallì così rapidamente?

Le cause principali furono: mancanza di appoggio popolare, ostilità del clero, mancanza di un esercito professionale, tradimento di Nelson, e divisioni interne tra i repubblicani stessi.

Quant’è il bilancio umano della repressione?

Stime storiche indicano circa 200-400 esecuzione sommarie, oltre a migliaia di arresti e imprigionamenti senza processo. Molte famiglie repubblicane persero tutto.

Esiste una via o monumento a Napoli dedicato ai repubblicani?

Sì: esiste la Via dei Repubblicani nel quartiere San Giuseppe, e recentemente è stata dedicata una targa al Monumento ai Martiri del ‘799 in piazza Dante.

Quali repubblicani sopravvissero alla repressione?

Vincenzo Cuoco, Gennaro de Crescenzo, e Giovanni Maria Angioy riuscirono a fuggire all’estero. Altri si nascosero per anni nelle campagne campane.

L’influenza francese fu importante per la nascita della Repubblica?

Assolutamente sì. La Rivoluzione Francese del 1789 ispirò direttamente i patrioti napoletani, molti dei quali erano stati educati a Parigi o tramite testi francesi.

Esiste qualche documento originale della Repubblica sopravvissuto?

Sì: diverse copie del Saggio Storico di Cuoco, alcune corrispondenze private, e frammenti dei giornali repubblicani sono conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.

La Repubblica Napoletana può essere considerata un precursore del Risorgimento?

Molti storici concordano sul fatto che fu un ponte ideale tra l’Illuminismo e il Risorgimento. Mazzini stesso la citava come esempio di sacrificio patriottico.

Perché questo episodio è poco conosciuto a scuola?

Per questioni di bilanciamento politico post-unitario: il nuovo Stato italiano preferiva celebrare l’Unità d’Italia piuttosto che esperienze rivoluzionarie antimonarchiche. Inoltre, molte fonti andarono perdute.

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