La Repubblica Napoletana del 1799: il sogno di libertà durato cinque mesi

La Repubblica Napoletana del 1799: il sogno di libertà durato cinque mesi
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L’insurrezione contro i Borbone: come nacque la Prima Repubblica Napoletana

Nel cuore della città di Napoli, tra il 23 gennaio e il 13 giugno 1799, un esperimento rivoluzionario sfidò uno dei regni più antichi d’Europa. La Repubblica Napoletana, nata dall’ispirazione della Rivoluzione Francese, durò appena cinque mesi ma segnò indelebilmente la storia italiana.

Il contesto storico: tra assolutismo borbonico e fermenti illuministici

La Casanova aveva visitato Napoli nel 1740, definendola “la città più bella d’Europa”. Tuttavia, sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone, la città viveva ancora sotto un governo assoluto, mentre in Europa si diffondevano le idee dell’Illuminismo e della democrazia rappresentativa.

Maria Carolina d’Austria, moglie del re e sorella dell’imperatrice Maria Teresa, aveva inizialmente sostenuto riforme progressiste, ma dopo l’esecuzione di Luigi XVI di Francia nel gennaio 1793, cambiò posizione diventando una ferrea oppositrice delle idee rivoluzionarie.

L’invasione francese e l’assedio di Napoli

Tutto iniziò quando le truppe francesi guidate dal generale Championnet entrarono a Napoli nell’ottobre 1798. Il re Ferdinando IV e la regina Maria Carolina fuggirono verso Sicilia, rifugiandosi a Palermo sotto la protezione della flotta inglese comandata dall’ammiraglio Nelson.

Nasce la Repubblica: il 23 gennaio 1799

Il 23 gennaio 1799, nella chiesa di San Francesco di Paola, fu proclamata ufficialmente la Repubblica Partenopea. I suoi protagonisti furono intellettuali e nobili illuminati:

  • Jean-Louis Cardon de Castera, giurista francese, presidente onorario
  • Domenico Cirillo, illustre medico e naturalista
  • Mario Pagano, filosofo e giurista napoletano
  • Giuseppe Pignatelli, principe di Belmonte

La Costituzione della Repubblica prevedeva:

  • Suffragio universale maschile
  • Separazione dei poteri
  • Libertà di stampa
  • Abolizione della feudalità
  • Riforma fiscale progressiva

I colori simbolici: il verde repubblicano

I repubblicani adottarono come simbolo il colore verde, che divenne distintivo dei loro adepti. Le coccarde verdi venivano portate all’occhiello, e molti palazzi pubblici furono decorati con vessilli e stemmi repubblicani.

La resistenza popolare: la reazione dei ceti popolari

A differenza delle altre regioni italiane dove la rivoluzione era sostenuta soprattutto dalle classi alte, a Napoli la Repubblica affrontò una forte opposizione popolare. I lazzaroni, i ceti più poveri del quartiere San Lorenzo, erano devoti al re e vedevano nei repubblicani traditori della fede cattolica.

Il cardinale Fabrizio Ruffo, inviato da Ferdinando IV, raccolse migliaia di volontari nella cosiddetta “Santa Fede” e formò un esercito popolare che marciò su Napoli.

L’assedio e la fine: 13 giugno 1799

Dopo quattro mesi di assedio, il 13 giugno 1799, le truppe fedeli ai Borbone entravano definitivamente a Napoli. La Repubblica Partenopea crollava, e con essa finiva anche l’esperimento democratico.

Le conseguenze furono tragiche: centinaia di repubblicani furono arrestati, processati e giustiziati. Tra le vittime più illustri:

  • Domenico Cirillo, che si suicidò prima dell’esecuzione
  • Mario Pagano, impiccato il 29 luglio 1799
  • Eleonora Fonseca Pimentel, poetessa e giornalista, ghigliottinata il 29 agosto 1799

Eredità storica della Repubblica Napoletana

Sebbene breve e tragicamente conclusa, la Repubblica Napoletana del 1799 lasciò un’eredità importante:

  1. Dimostrò che anche nel Sud Italia esistevano ideali libertari e democratici
  2. Preparò il terreno al futuro Risorgimento italiano
  3. Creò una tradizione repubblicana che sopravvisse nella cultura intellettuale napoletana
  4. Mostrò il divario profondo tra intellettuali illuminati e masse popolari conservatrici

Oggi, il Museo Nazionale di San Martino a Pesagliano custodisce documenti e testimonianze di questo periodo, mentre varie associazioni culturali organizzano eventi commemorativi ogni anno.

FAQ – Domande Frequenti sulla Repubblica Napoletana

Perché la Repubblica Napoletana durò solo cinque mesi?

La breve durata fu causata dall’isolamento internazionale, dalla mancanza di sostegno popolare tra i ceti bassi (specialmente i lazzaroni), e dalla rapida reazione monarchica organizzata dal cardinale Ruffo con il supporto della flotta britannica.

Chi erano i lazzaroni e perché si opposero alla Repubblica?

I lazzaroni erano i ceti più poveri di Napoli, abitanti principalmente nei quartieri attorno alla chiesa di San Lorenzo. Erano profondamente religiosi e fedeli ai Borbone, vedendo nei repubblicani anticlericali e traditori della corona.

Cos’è accaduto a Eleonora Fonseca Pimentel?

Eleonora Fonseca Pimentel (1752-1799) fu una delle protagoniste più importanti della Repubblica. Giornalista, poetessa e politica, scrisse il giornale “Il Monitore Napoletano”. Fu arrestata dopo la caduta della Repubblica e ghigliottinata il 29 agosto 1799.

La Repubblica Napoletana fu influenzata dalla Rivoluzione Francese?

Sì, completamente. Gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità derivavano direttamente dall’Illuminismo francese e dagli avvenimenti rivoluzionari iniziati nel 1789 con la presa della Bastiglia.

Esiste ancora qualche memoria fisica della Repubblica Napoletana?

Alcuni luoghi storici a Napoli ricordano questo periodo: il Museo Nazionale di San Martino conserva documenti, mentre la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III ha archivi dedicati. Numerose statue ed edifici portano nomi di repubblicani caduti.


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