Pellet, prezzo salito alle stelle. Come mai? Quali sono i motivi?

Pellet, prezzo salito alle stelle. Come mai? Quali sono i motivi?
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Il prezzo del pellet è tornato a salire e la domanda è sempre la stessa: perché? La risposta non sta in una singola causa, ma in una somma di fattori diversi, alcuni nati nel 2022 e altri emersi tra la fine del 2025 e il 2026.

Capire cosa pesa davvero aiuta a leggere i prezzi che si trovano oggi nei punti vendita, senza allarmismi e senza sottovalutare il problema.

Le cause, una per una

Ecco i fattori che hanno inciso sul mercato, con il peso reale di ciascuno.

  • Perdita delle forniture orientali: ha alzato strutturalmente i prezzi dal 2022
  • Dipendenza italiana dalle importazioni: amplifica i rincari che arrivano dall’Europa centrale
  • Riduzione delle scorte: è la causa più probabile del nuovo aumento
  • Domanda concentrata in pochi mesi: crea tensioni sulla disponibilità immediata
  • Materia prima legnosa poco elastica: impedisce di aumentare rapidamente la produzione
  • Rincari in Austria e Centro Europa: si trasferiscono direttamente sul mercato italiano
  • Energia e trasporti: hanno contribuito, ma non spiegano tutto
  • IVA: incide sul prezzo finale, ma non spiega il rincaro tra 2025 e 2026
  • Margini commerciali: possono aver accentuato l’aumento, ma mancano dati per dimostrarlo

Prima del 2022

Il pellet ENplus A1 costava normalmente circa 4,90-5,10 euro per un sacco da 15 kg. L’Italia produceva già poco pellet, intorno al 15% del proprio fabbisogno, ma poteva contare su importazioni abbondanti dall’Europa e dall’Est.

Russia, Bielorussia e Ucraina fornivano pellet, legname e residui di lavorazione utilizzati per produrlo. Era un mercato abituato a rifornirsi senza troppe difficoltà.

Lo shock del 2022

La guerra in Ucraina e i divieti sulle importazioni russe e bielorusse hanno sottratto al mercato europeo circa 3 milioni di tonnellate, secondo le stime diffuse allora da AIEL. Nello stesso periodo aumentavano la domanda industriale, i costi energetici, i trasporti e gli acquisti precauzionali delle famiglie.

Il sacco arrivò così intorno ai 10 euro, con punte superiori. Fu la fase in cui il pellet smise di essere una scelta economica e diventò un problema di bilancio per molte famiglie.

Il calo del 2023-2025

Poi il mercato si è riequilibrato: la produzione europea è aumentata, la domanda si è ridimensionata e le scorte sono tornate abbondanti. In più, nel 2023 e nei primi due mesi del 2024 l’IVA è stata ridotta dal 22% al 10%.

Il prezzo è sceso fino a una media di 5,24 euro nel settembre 2024 e si è mantenuto intorno a 5,40-5,60 euro nella prima parte del 2025. Sembrava un ritorno alla normalità.

Il nuovo aumento del 2025-2026

Le scorte accumulate negli anni di mercato debole sono state però progressivamente consumate. La domanda è tornata a crescere e gli acquisti si sono concentrati tra autunno e inverno, mentre la produzione non poteva reagire immediatamente.

Il pellet disponibile presso produttori e grossisti dell’Europa centrale è quindi diventato più caro. La produzione europea nel 2025 è cresciuta del 10%, quindi non c’è stato un vero crollo produttivo: il problema è stato il ridotto margine tra offerta, scorte e domanda immediata. In un mercato poco elastico basta una tensione contenuta per generare aumenti importanti.

Il rincaro è avvenuto anche all’origine. In Austria i prezzi sono aumentati di oltre il 20% su base annua e, in alcune zone occidentali, di circa il 28% tra agosto 2025 e gennaio 2026, secondo le rilevazioni di proPellets Austria. Essendo l’Italia fortemente dipendente dalle importazioni, l’aumento è arrivato rapidamente anche nei nostri punti vendita.

Cosa non spiega l’aumento

Non è corretto attribuire il rincaro semplicemente a un inverno italiano molto freddo. I dati non mostrano un’anomalia fredda generale tale da giustificare un aumento del 30%. Ci possono essere stati periodi freddi localizzati e picchi di consumo, ma non sono una spiegazione sufficiente.

Neppure l’elettricità industriale sembra essere la causa principale: nel secondo semestre 2025 il prezzo medio europeo per i clienti non domestici risultava in diminuzione, secondo i dati Eurostat. I rincari del gasolio della primavera 2026 possono aver aggravato la distribuzione, ma sono arrivati quando il pellet era già salito.

Il ruolo dell’IVA

Dal marzo 2024 l’IVA sul pellet è tornata al 22%. Questo rende i prezzi attuali più alti rispetto al 2023 agevolato, ma non spiega l’aumento tra 2025 e 2026, perché l’aliquota era già al 22% in entrambi gli anni.

Riducendo oggi l’IVA al 10%, un sacco da 7,90 euro scenderebbe teoricamente a circa 7,12 euro. Sarebbe un aiuto concreto per chi si scalda a pellet, ma non riporterebbe il prezzo ai 5 euro precedenti alla crisi.

Ma quindi perché il pellet è aumentato?

Il nuovo rincaro nasce principalmente da scorte diminuite, domanda tornata a concentrarsi, offerta poco flessibile, aumento dei prezzi all’origine in Austria e nell’Europa centrale e dipendenza italiana dalle importazioni. Lo shock del 2022 ha lasciato un mercato strutturalmente più fragile, mentre IVA, trasporti e possibili maggiorazioni commerciali hanno contribuito al prezzo finale senza rappresentare, da soli, la causa principale.

In questo quadro i 7,90 euro richiesti per prodotti come Woody o Binderholz sono superiori alla media nazionale di aprile 2026, pari a 7,14 euro, ma non sono completamente fuori mercato per un prodotto premium. Il Fire Fox a 6,90 euro è invece più vicino alla media nazionale.

Domande frequenti sul prezzo del pellet

Quanto costa oggi un sacco di pellet?

La media nazionale rilevata da AIEL ad aprile 2026 è di 7,14 euro per un sacco da 15 kg di pellet certificato ENplus A1, con un aumento di circa il 30% rispetto all’anno precedente.

Perché il pellet è aumentato nel 2025-2026?

Principalmente per la riduzione delle scorte, la domanda tornata a concentrarsi nei mesi freddi, un’offerta poco flessibile e i rincari all’origine in Austria e nell’Europa centrale.

L’inverno freddo è la causa del rincaro?

No. I dati non mostrano un’anomalia fredda generale sufficiente a spiegare un aumento del 30%. Possono aver pesato singoli periodi freddi locali, ma non sono la causa principale.

Quanto incide l’IVA sul prezzo finale?

Dal marzo 2024 l’IVA è al 22%. Con un’aliquota al 10% un sacco da 7,90 euro scenderebbe a circa 7,12 euro, ma resterebbe lontano dai prezzi precedenti alla crisi.

Il pellet conviene ancora rispetto a gas e gasolio?

Sì, secondo le rilevazioni di AIEL il pellet resta competitivo rispetto alle alternative fossili, anche dopo gli aumenti degli ultimi mesi.

Per capire come questi rincari pesano sui bilanci delle famiglie si può partire dall’analisi su inflazione e salari in Italia. Utile anche il quadro sulle previsioni per l’inverno 2026-2027, perché la stagione del riscaldamento è il periodo in cui la domanda di pellet si concentra.


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