Posillipo: la storia del colle più esclusivo di Napoli tra re e imperatori

Posillipo: la storia del colle più esclusivo di Napoli tra re e imperatori
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Posillipo è la collina che chiude a occidente il golfo di Napoli, un promontorio di tufo sospeso tra il mare e i Campi Flegrei. Da duemila anni è uno degli indirizzi più esclusivi della città: qui gli imperatori romani costruirono ville affacciate sull’acqua, i Borbone e i nobili europei le loro residenze. Oggi sulla collina sorge una delle tre sedi ufficiali del Presidente della Repubblica.

Eppure Posillipo non è solo un quartiere di lusso. È un luogo pieno di storia, di leggende e di sorprese archeologiche, dove un tunnel romano lungo 770 metri attraversa ancora la montagna.

Qui ripercorriamo la storia del colle, dal Pausilypon romano alle ville neoclassiche, passando per Virgilio e per il borgo di Marechiaro.

Un nome che significa tregua dal dolore

Il nome Posillipo deriva dal greco Pausilypon (Παυσίλυπον), che significa letteralmente “tregua dal dolore” o “che fa cessare il dolore”. È un appellativo legato alla vista sul golfo, la stessa di cui si godeva anche duemila anni fa.

Prima di questo nome la collina era nota come Mons Ammenus, cioè “monte piacevole”, per la dolcezza del clima e la quiete del luogo. In napoletano Posillipo si dice Pusilleco, oppure Pusillepo.

Il toponimo nasce come nome della villa del cavaliere romano Publio Vedio Pollione e solo in seguito si estese all’intero promontorio.

Il promontorio di tufo tra due golfi

Dal punto di vista geologico Posillipo è un rilievo di tufo giallo, formato dalle eruzioni dei Campi Flegrei che nel corso dei millenni hanno modellato tutta l’area a ovest di Napoli. Il promontorio separa il golfo di Napoli da quello di Pozzuoli e digrada verso il mare con pareti ripide, baie nascoste e piccole spiagge.

Proprio questa conformazione ha reso la collina un luogo privilegiato fin dall’antichità. Il tufo, facile da scavare e resistente, ha permesso agli ingegneri romani di aprire gallerie nella roccia e di ricavare cisterne, ambienti e terrazzamenti per le ville.

La villa romana di Publio Vedio Pollione

Dopo la battaglia di Azio del 31 a.C. il ricco cavaliere romano Publio Vedio Pollione scelse lo scorcio di costa tra la Gaiola e la baia di Trentaremi per trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Fece costruire una villa sontuosa che chiamò Pausilypon, “sollievo dal dolore”. Accanto a essa fece costruire un teatro, un odeon per piccoli spettacoli, un ninfeo e un complesso termale.

Il teatro poteva ospitare circa 2.000 spettatori. Non un semplice ritiro privato, ma una vera città di piacere affacciata sul mare, con strutture che si spingevano fin sotto la superficie dell’acqua.

Pollione non passò alla storia solo per la sua villa. Fu anche un personaggio discusso per la sua crudeltà, citato da Seneca tra gli esempi di padroni spietati. Alla sua morte, nel 15 a.C., gran parte del patrimonio passò a Ottaviano Augusto: l’area entrò nel demanio imperiale e la villa restò un luogo di svago per gli imperatori.

La Grotta di Seiano, il tunnel che sfida il tempo

Per collegare la villa ai porti di Puteoli (l’odierna Pozzuoli) e di Cumae fu scavato un traforo nella roccia tufacea. Il primo tunnel fu realizzato circa cinquant’anni prima dell’era volgare dall’architetto Lucio Cocceio Aucto per volere di Marco Vipsanio Agrippa.

Nel I secolo d.C. fu Lucio Elio Seiano, prefetto del pretorio dell’imperatore Tiberio, a curarne l’allargamento e la sistemazione. Da lui la galleria prende il nome di Grotta di Seiano.

Il traforo è lungo 770 metri, con un tracciato rettilineo e una sezione variabile in altezza e larghezza. Dalla parete sud si dipartono tre cunicoli secondari che terminano con aperture a strapiombo sulla baia di Trentaremi, preziose per dare luce e aria al passaggio.

Caduta in disuso e dimenticata per secoli, la grotta fu ritrovata casualmente nel 1841 durante i lavori per una nuova strada. Fu Ferdinando II di Borbone a renderla di nuovo percorribile, trasformandola in una tappa ambita dai viaggiatori.

TIP: la Grotta di Seiano e la vicina Crypta Neapolitana vengono spesso confuse. Sono due gallerie romane distinte, scavate in punti diversi della stessa collina: la prima attraversa la propaggine occidentale verso Bagnoli, la seconda taglia la parte orientale tra Mergellina e Fuorigrotta.

Dal Pausilypon imperiale alle ville nobiliari

Con la fine dell’età antica Napoli si chiuse entro le mura e la collina cadde in declino, esposta alle incursioni. Tornò a vivere nel Medioevo attraverso piccoli casali di pescatori e contadini, tra cui Santo Strato, il più popoloso, poi Megaglia, Spollano e Angari.

Per secoli questi borghi ebbero vita sociale autonoma, con un’economia legata alla pesca e all’agricoltura. Fu l’epoca vicereale a riportare a Posillipo le ville nobiliari, come era accaduto secoli prima con i Romani.

Nel XVII secolo il viceré Antonio Álvarez de Toledo fece costruire la prima strada per collegare le ville e i casali alla città: il primo tratto di quella che sarebbe diventata via Posillipo.

Il tracciato fu completato molto più tardi. Tra il 1812 e il 1824, sotto Gioacchino Murat, la strada raggiunse il borgo di Marechiaro. Tra il 1820 e il 1830 fu prolungata fino a Coroglio, sul golfo di Pozzuoli.

Posillipo rimase frazione autonoma fino al 1925, quando fu integrato come quartiere di Napoli.

La Scuola di Virgilio e la leggenda del mago

Posillipo è legato anche alla memoria di Publio Virgilio Marone, il poeta latino che visse a Napoli e qui volle essere sepolto. La tradizione popolare gli attribuì poteri magici, al punto che in molti credettero fosse stato lui a scavare in una sola notte la Crypta Neapolitana.

La Scuola di Virgilio, lungo la costa verso occidente, è l’area dove secondo la leggenda il poeta esercitava le sue arti. La Crypta Neapolitana, detta anche Grotta di Posillipo o Grotta di Virgilio, è una galleria lunga 711 metri scavata nel tufo tra Mergellina e Fuorigrotta.

Oggi l’ingresso della grotta si trova dentro il Parco Vergiliano a Piedigrotta, che custodisce il sepolcro che la tradizione vuole di Virgilio e il monumento funebre di Giacomo Leopardi.

I viaggiatori del Grand Tour innamorati di Posillipo

Tra Settecento e Ottocento Posillipo divenne una delle tappe obbligate del Grand Tour. Scienziati, scrittori e artisti europei salivano sulla collina per ammirare il golfo e per attraversare le gallerie romane.

Uno dei resoconti più celebri è quello di Johann Wolfgang von Goethe, che nel suo Viaggio in Italia descrisse la visita alla Grotta di Posillipo al tramonto. La bellezza del luogo lo portò a scrivere di aver perdonato “tutti quelli che perdono la testa per questa città”.

Da allora la collina è rimasta nell’immaginario del viaggio in Italia: un luogo dove il paesaggio, l’archeologia e il mare si fondono in un’unica vista.

Marechiaro e la fenestella più famosa di Napoli

Il borgo di Marechiaro è forse l’angolo più iconico di Posillipo. Il nome non deriva, come molti pensano, dalla trasparenza dell’acqua, ma dalla sua quiete. Già in documenti del Regno di Sicilia si parla di mare planum, “mare piatto”, che in napoletano diventa mare chianu e poi Marechiaro.

Il borgo si è sviluppato intorno alla chiesa di Santa Maria del Faro, ricordata già nel XIII secolo e restaurata nel Settecento su disegno di Ferdinando Sanfelice.

Marechiaro deve la sua fama alla fenestella, la piccola finestra con i garofani resa celebre dalla canzone “Marechiaro” di Salvatore Di Giacomo, musicata da Francesco Paolo Tosti. I versi “Quanno sponta la luna a Marechiaro, pure li pisce nce fanno a ll’ammore” sono entrati nella memoria collettiva della città.

Sul mare, poco lontano, si trova anche il cosiddetto Palazzo degli Spiriti, un edificio legato a una delle leggende più note della costa: secondo la tradizione vi si aggirerebbero presenze notturne, alimentando il mistero che da sempre avvolge questo tratto di litorale.

Esperienza consigliata

Posillipo si ammira al meglio dal mare, dove la costa di tufo, la Gaiola e la baia di Trentaremi si svelano una dopo l’altra. Un tour in barca del golfo con skipper permette di vederle da vicino e di fermarsi per un bagno.

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Le ville storiche: Villa Rosebery e Villa Doria d’Angri

A Posillipo le residenze di lusso si sono stratificate nei secoli. La più celebre è Villa Rosebery, nata nel 1801 per volontà del nobiluomo austriaco Joseph von Thurn. Nel 1857 fu acquistata da Luigi di Borbone, fratello di re Ferdinando II, che la ribattezzò “la Brasiliana” in onore della moglie Gennara di Braganza.

Nel 1897 la villa passò al britannico Lord Rosebery, Archibald Primrose, che era stato primo ministro del Regno Unito dal 1894 al 1895. Nel 1932 gli eredi la donarono allo Stato italiano e nel 1934 fu intitolata a Villa Maria Pia.

Oggi è una delle tre residenze ufficiali del Presidente della Repubblica, insieme al Quirinale e a Castelporziano, con un giardino di 6,6 ettari. Proprio per questo non è visitabile, se non in rare occasioni.

Poco distante sorge Villa Doria d’Angri, fatta costruire nel 1833 dal principe Marcantonio Doria d’Angri su progetto di Bartolomeo Grasso. Oggi è sede dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope.

Posillipo oggi: cosa vedere

Il cuore archeologico di Posillipo è il Parco Archeologico del Pausilypon, aperto al pubblico nel 2009 e esteso su circa 416.000 metri quadrati. Vi si accede da discesa Coroglio 36, attraversando la Grotta di Seiano: un percorso che vale da solo la visita.

All’interno si ammirano i resti della villa di Pollione, il teatro e l’odeon, mentre le strutture sommerse sono tutelate dal Parco Sommerso di Gaiola, istituito nel 2002.

Sulla cima della collina si trova il Parco Virgiliano, il grande belvedere che offre una vista a 360 gradi sul golfo, su Capri, Ischia e Procida. Lungo via Posillipo si susseguono ville, scorci e accessi alle spiagge, tra cui le spiagge libere di Posillipo.

Il quartiere di Posillipo è oggi una delle zone residenziali più ricercate della città, ma conserva intatto il suo carattere di luogo sospeso tra il mare e la collina.

Curiosità su Posillipo

  • Il santo patrono del quartiere è Santo Strato, festeggiato il 17 agosto.
  • Gli abitanti di Posillipo sono chiamati posillipini.
  • Il promontorio separa il golfo di Napoli dal golfo di Pozzuoli.
  • La villa di Pollione si estendeva fin sotto il livello del mare: buona parte è oggi un sito archeologico sommerso.
  • Il nome Pausilypon è passato anche alla villa e all’intera area archeologica, tanto che il parco è noto come Parco del Pausilypon.

Domande frequenti su Posillipo

Dove si trova Posillipo?

Posillipo è un quartiere collinare nella parte occidentale di Napoli. Confina con Chiaia a est, con Fuorigrotta e Bagnoli a nord e a ovest. Si affaccia a sud sul golfo di Napoli. Il codice di avviamento postale è 80123.

Cosa significa il nome Posillipo?

Deriva dal greco Pausilypon, che significa “tregua dal dolore”. Era il nome della villa romana di Publio Vedio Pollione e in seguito si estese a tutta la collina, prima nota come Mons Ammenus.

Si può visitare il Parco Archeologico del Pausilypon?

Sì. Il parco è aperto al pubblico dal 2009 e si visita partendo da discesa Coroglio 36, passando attraverso la Grotta di Seiano. Orari e modalità di accesso cambiano nel tempo e sono gestiti dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola, quindi conviene verificare prima della visita.

Qual è la differenza tra la Grotta di Seiano e la Crypta Neapolitana?

Sono due gallerie romane diverse, entrambe scavate nel tufo di Posillipo. La Grotta di Seiano è lunga 770 metri e collega la piana di Bagnoli, a via Coroglio, al vallone della Gaiola passando per la baia di Trentaremi. La Crypta Neapolitana è lunga 711 metri e collega Mergellina, a Piedigrotta, con Fuorigrotta.

La tomba di Virgilio a Posillipo è quella vera?

Si tratta di una tomba tradizionale. Il sepolcro che la tradizione popolare attribuisce a Virgilio si trova nel Parco Vergiliano a Piedigrotta, insieme al monumento funebre di Giacomo Leopardi. Non esistono prove certe che i resti del poeta siano lì.

Si può visitare Villa Rosebery?

No, salvo rare occasioni. Villa Rosebery è una delle residenze ufficiali del Presidente della Repubblica Italiana, insieme al Quirinale e alla tenuta di Castelporziano. Non è normalmente aperta al pubblico.


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