Il Porto di Napoli: 2800 anni di storia tra Greci, Borbone e navi da crociera
Immagine realizzata con IA
Il Porto di Napoli non è soltanto un’infrastruttura: è il punto da cui la città ha guardato il mondo per quasi 2800 anni. Occupa l’insenatura naturale più settentrionale del Golfo di Napoli e si allunga per circa 12 chilometri, dal cuore antico della città verso est. Da qui sono passati mercanti greci, galeoni spagnoli, la prima nave a vapore del Mediterraneo e oggi le navi da crociera più grandi del pianeta.
Questa è la storia dello scalo partenopeo, dalle origini al presente, con i numeri aggiornati e i luoghi che vale la pena conoscere.
Le origini greche: il porto nasce con la città
La fondazione di Napoli e del suo porto va collocata nell’ambito della colonizzazione greca. Nel terzo quarto dell’VIII secolo a.C. i coloni di Cuma fondarono Partenope sull’acropoli di Pizzofalcone, proprio a ridosso del mare.
Alla fine del VI secolo a.C. gli stessi Cumani diedero vita a una “città nuova”, Neapolis, tutta rivolta verso la valle del Sarno. Il massimo sviluppo dello scalo in età greca si ebbe a metà del V secolo a.C., quando, grazie all’influenza ateniese, divenne uno dei porti più importanti del Mediterraneo.
Lo sviluppo urbanistico di quel periodo rimase sostanzialmente immutato fino alla metà del I secolo a.C.
Il porto romano sotto piazza Municipio
In età romana è documentata la presenza di un grande bacino ben protetto che occupava l’area dell’attuale piazza Municipio. La prova più spettacolare è arrivata dagli scavi per la stazione Municipio della metropolitana: sono stati ritrovati cinque imbarcazioni e l’antica banchina portuale.
Un documento del 1018 permette di individuare due porti distinti: il portus Vulpulum, che corrispondeva grossomodo al porto romano e il portus de Arcina, più piccolo, nell’area di Portosalvo fino all’attuale piazza Bovio.
Normanni, Svevi e Angioini: nasce il Molo Grande
Sotto la dominazione normanna il porto conobbe un periodo di grande splendore, al punto che Napoli entrò in contatto con l’alleanza delle città anseatiche. Durante il regno di Federico II di Svevia i pisani stabilirono in città un proprio punto commerciale presso il portus Vulpulum, che da allora fu chiamato Porto dei Pisani. La loro presenza è ancora testimoniata dalla via Loggia dei Pisani.
Fu però con gli Angioini, nella seconda metà del XIII secolo, che il porto si ampliò davvero. Sotto Carlo I d’Angiò Napoli era ormai tra le città più grandi e popolose d’Europa. Suo figlio Carlo II fece realizzare tra il 1302 e il 1307 il nuovo molo presso il Castel Nuovo, detto molo angioino o molo grande.
Aragonesi e viceré: la Lanterna e le fortificazioni
La fortificazione dello scalo continuò sotto gli Aragonesi e nel periodo del vicereame spagnolo. Alfonso I di Napoli fece realizzare un braccio del molo grande diretto verso est, il cosiddetto braccio alfonsino e promosse la ricostruzione della torre di San Vincenzo.
Nel 1487 Ferrante d’Aragona incaricò Luca Bengiamo di costruire un faro, quello che sarebbe diventato celebre come la Lanterna del Molo. Danneggiata nel 1495 e distrutta da un incendio nel 1624, fu ricostruita tra il 1625 e il 1626 per volere del viceré duca d’Alba. Quella costruzione divenne l’emblema visivo del porto in innumerevoli dipinti e stampe della città.
Nel 1596 il viceré conte di Olivares affidò a Domenico Fontana il progetto di ampliamento e sistemazione del porto. I lavori furono però interrotti e si riuscì soltanto a unire alla terraferma l’isolotto su cui sorgeva la torre di San Vincenzo.
I Borbone e l’età dell’oro
Con il Regno dei Borbone, nel XVIII secolo, il porto si affermò come uno dei più attrezzati e forti d’Europa. Carlo III promosse un secondo prolungamento del molo grande: i lavori, durati dal 1740 al 1743 su progetto di Giovanni Bompiede, portarono alla realizzazione del molo San Gennaro.
Su quel molo, tra il 1742 e il 1743, fu eretto un secondo fortino di difesa dedicato al patrono della città. Sempre in quegli anni nacque il molo dell’Immacolatella, destinato a ospitare la Deputazione della Salute, con una statua dell’Immacolata sulla sommità.
Alla spiaggia di Santa Lucia sorgeva invece l’Arsenale, realizzato tra il 1577 e il 1583, che divenne un grande cantiere navale. Nel 1818 fu varata la Real Ferdinando I, la prima nave a vapore del Mediterraneo: il varo avvenne il 24 giugno nel cantiere presso il Forte di Vigliena, mentre il 27 settembre dello stesso anno la nave salpò da Napoli alla volta di Marsiglia.
Nel 1836 Ferdinando II decretò l’allestimento di un porto militare a ovest del molo grande. Per proteggerlo fu costruito il molo San Vincenzo, i cui lavori durarono dal 1841 al 1847. Il 5 agosto 1852, presso il nuovo molo, fu inaugurato il secondo bacino di raddobbo in muratura d’Italia, dopo quello di Genova.
L’Ottocento e la stazione marittima
Dopo l’Unità d’Italia il porto fu notevolmente potenziato. A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento furono realizzati i vari moli, ampliando lo scalo verso est su progetto dell’ingegnere Domenico Zainy, insieme al collegamento ferroviario e ai magazzini del deposito franco, costruiti tra il 1878 e il 1887.
Si promosse anche l’elettrificazione del porto, affidata nel 1897 alla Società Generale d’Illuminazione, con la costruzione di una centrale elettrica presso la calata Porta di Massa. Tra il 1894 e il 1899 fu realizzata la prima stazione marittima, sul ponte trapezoidale dell’Immacolatella Nuova.
Dopo un periodo di declino, i primi del Novecento segnarono la ripresa, grazie anche all’impegno di Francesco Saverio Nitti e dell’ammiraglio Augusto Witting. Nel 1911 nacque il cantiere navale Bacini e Scali Napoletani, oggi Cantieri del Mediterraneo.
Il Novecento: la Stazione Marittima di Bazzani
Il Fascismo puntò su Napoli come porto di collegamento con i possedimenti coloniali, dotandola di nuove infrastrutture. La nuova Stazione Marittima, progettata nel 1932 e completata nel 1936 dall’architetto Cesare Bazzani, prese il posto del vecchio molo grande e dei suoi prolungamenti verso oriente.
Per lasciare spazio ai lavori, tra il 1932 e il 1933 furono abbattuti i magazzini del deposito franco e la Lanterna del Molo, protagonista di tantissime vedute della città. Tra il 1935 e il 1939 fu poi eliminato, tramite insabbiamento, il porto piccolo, il Mandracchio, che derivava dall’antico porto di Arcina.
Il porto oggi: i numeri
Oggi lo scalo è gestito dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, che dal 2016 coordina i porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia. Nel 2024 il solo porto di Napoli ha movimentato 9.371.252 passeggeri e quasi 19 milioni di tonnellate di merci.
Nel dettaglio delle merci, spiccano 6,8 milioni di tonnellate di merce in container, oltre 6,1 milioni di rinfuse liquide e quasi 4,8 milioni di tonnellate di traffico ro-ro. L’area portuale supera i 200.000 metri quadrati ed è organizzata su circa 14 moli, con oltre 11 chilometri di banchine.
Nel settore del cabotaggio il porto di Napoli è leader in Italia, con circa la metà del traffico nazionale. È inoltre uno snodo fondamentale per i collegamenti con la Sicilia e la Sardegna.
I moli principali da conoscere
La maggior parte dei traffici si concentra su tre moli storici, ognuno con una funzione ben precisa.
- Molo Angioino: è l’approdo delle navi da crociera, con la Stazione Marittima progettata da Bazzani.
- Molo Beverello: da qui partono aliscafi e catamarani per le isole del Golfo, ovvero Capri, Ischia e Procida. È il molo più conosciuto dai turisti.
- Molo Immacolatella Vecchia e Porta di Massa: qui attraccano i traghetti per la Sicilia e la Sardegna e, in estate, anche alcune corse per le isole.
Se devi imbarcarti verso le isole, conviene arrivare con largo anticipo: la zona del Beverello può diventare caotica nelle giornate di punta. Trovi indicazioni pratiche nella guida su come prendere il traghetto per Capri, Ischia e Procida da Napoli.
Esperienza consigliata
Il porto è anche il punto di partenza ideale per ammirare il Golfo di Napoli dal mare, con una prospettiva che da terra non esiste. Se vuoi unire storia e panorama, un tour privato in barca del golfo con skipper è il modo più diretto per farlo, partendo proprio dagli approdi cittadini.
Per orientarti tra rotte, prezzi e partenze, puoi consultare anche la guida ai boat tour e gite in barca nel Golfo di Napoli.
Il legame con la città
Una delle fortune del porto di Napoli è la posizione: si trova a pochi passi dal centro. Dal molo si raggiungono a piedi il Maschio Angioino, il Palazzo Reale, piazza del Plebiscito, la Galleria Umberto I e le vie dello shopping come via Toledo e via Chiaia.
A poca distanza c’è anche la stazione della Funicolare Centrale di piazzetta Augusteo, che in pochi minuti porta al Vomero. È una delle ragioni per cui il porto non è mai stato un semplice scalo periferico, ma una porta che apre direttamente sul cuore della città.
FAQ sul Porto di Napoli
Dove si trova il porto di Napoli e quanto è grande?
Il porto occupa l’insenatura naturale più settentrionale del Golfo di Napoli, nel centro città e si estende per circa 12 chilometri verso est. L’area portuale supera i 200.000 metri quadrati, con oltre 11 chilometri di banchine e fondali fino a 15 metri.
Da quale molo partono i traghetti per Capri, Ischia e Procida?
Le corse veloci per le isole del Golfo partono principalmente dal Molo Beverello. I traghetti per la Sicilia e la Sardegna attraccano invece alla Immacolatella Vecchia e a Porta di Massa. Conviene sempre controllare il molo indicato sul biglietto della compagnia.
Quando è nato il porto di Napoli?
Le origini coincidono con la fondazione greca di Partenope, nel terzo quarto dell’VIII secolo a.C., sull’acropoli di Pizzofalcone. Lo scalo raggiunse il massimo sviluppo in età greca a metà del V secolo a.C., diventando uno dei più importanti del Mediterraneo.
Quali sono i moli principali del porto di Napoli?
I tre moli più noti sono il Molo Angioino, dedicato alle navi da crociera, il Molo Beverello, punto di partenza per le isole e il complesso di Immacolatella Vecchia e Porta di Massa, per i collegamenti con le isole maggiori. In totale lo scalo conta circa 14 moli.
Quanti passeggeri e quante merci movimenta il porto di Napoli?
Nel 2024 il porto ha movimentato 9.371.252 passeggeri e quasi 19 milioni di tonnellate di merci. Nel settore del cabotaggio è il primo scalo d’Italia, con circa la metà del traffico nazionale.
Chi gestisce oggi il porto di Napoli?
Dal 2016 la gestione è competenza dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, che coordina anche i porti di Salerno e Castellammare di Stabia.
✅ Verificato il 10 ottobre 2026.
Scopri di più da Napolike.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.