Napoli, bimba nata da embrione di un’altra coppia al San Paolo: due medici indagati

Napoli, bimba nata da embrione di un'altra coppia al San Paolo: due medici indagati
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Una coppia di Napoli ha scoperto che la figlia nata con la procreazione medicalmente assistita all’ospedale San Paolo non è biologicamente loro. A oltre un anno dalla nascita, la vicenda è diventata un caso giudiziario: la Procura di Napoli indaga per lesioni colpose e due medici risultano indagati.

La bimba nata a giugno 2025

La piccola è nata il 3 giugno 2025 dopo un percorso di fecondazione in vitro seguito nel centro di Procreazione medicalmente assistita del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Paolo di Fuorigrotta.

La coppia, lui 41 anni e lei 36, aveva deciso di ricorrere alla Pma per avere un secondo figlio, utilizzando uno dei cinque embrioni congelati conservati nella criobanca della struttura.

Dopo un primo impianto non andato a buon fine a febbraio 2024, a ottobre dello stesso anno la donna aveva avviato una seconda gravidanza. Il parto è avvenuto il 3 giugno 2025.

La scoperta dopo il parto

I dubbi sono nati circa una settimana dopo la nascita, quando ai genitori è stato comunicato il gruppo sanguigno della bambina, incompatibile con quello di entrambi. Il successivo test del Dna ha dato la conferma: l’embrione impiantato non era il loro.

Secondo la ricostruzione finora emersa, ci sarebbe stato un errore nella selezione della provetta: dal silos sarebbe stato prelevato e impiantato un embrione appartenente a un’altra coppia.

Esposto e indagine per lesioni colpose

Nel luglio 2025 la coppia ha presentato un esposto alla Procura di Napoli per lesioni colpose. Sul fascicolo lavorano il sostituto procuratore Stella Castaldo e il procuratore aggiunto Antonio Ricci.

Gli accertamenti, delegati al Nas di Napoli, hanno portato a due medici indagati. La coppia è assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, lo stesso legale del caso del piccolo Domenico, morto dopo il trapianto di un cuore danneggiato.

La nota dell’Asl Napoli 1

Sulla vicenda è intervenuta l’Asl Napoli 1 Centro, competente sull’ospedale San Paolo, che si considera parte lesa. In una nota, l’azienda sanitaria esclude che ci sia stato uno scambio di embrioni: i cinque embrioni della coppia non sarebbero stati impiantati in un’altra donna.

L’ipotesi dell’azienda è quella di un errore nella procedura di impianto, con l’embrione di un’altra coppia trasferito alla paziente. Per ora, anche gli inquirenti non avrebbero confermato lo scambio ipotizzato dai genitori.

Reparto chiuso e ristrutturato

Dopo la segnalazione, un anno fa i carabinieri del Nas hanno chiuso il reparto. Sono seguite ispezioni di due gruppi ispettivi ministeriali inviati dall’Istituto Superiore di Sanità tramite il Centro regionale e il Centro nazionale Trapianti.

Il centro è stato profondamente ristrutturato sul piano strutturale, tecnologico e organizzativo, con nuove attrezzature per la criobanca e per il laboratorio di seminologia ed embriologia. Gli embrioni custoditi nella struttura sono stati trasferiti all’ospedale di Pozzuoli.

Dalla prima settimana di agosto è ripresa l’attività ambulatoriale. Per la riattivazione completa del centro, l’Asl attende le ultime certificazioni dopo le visite di controllo già effettuate.

“Potrebbe esistere il nostro figlio biologico”

“Ciò che ci tormenta è l’idea che possa esistere da qualche parte un nostro figlio biologico”, ha raccontato il padre, che ha deciso di rendere pubblica la vicenda. La coppia ha comunque riconosciuto la bambina e intende crescerla.

“Siamo passati dallo scambio in culla a quello nell’utero”, ha commentato l’avvocato Petruzzi, parlando di un danno psicologico da quantificare. Il padre ha aggiunto che l’errore ha distrutto la fiducia nella struttura e che, a distanza di oltre un anno, restano domande senza risposta.

Manca il sistema anti-errore RI Witness

Nel centro ristrutturato, tra le nuove strumentazioni, non c’è il sistema RI Witness, un controllo elettronico che associa ogni campione alla coppia di appartenenza. Il dispositivo non è obbligatorio in Italia, ma è stato raccomandato dalle autorità sanitarie al San Raffaele di Milano dopo lo scambio di embrioni avvenuto a fine luglio.

Le domande frequenti

Cosa è successo all’ospedale San Paolo?

Durante un percorso di procreazione assistita è stato impiantato a una donna un embrione di un’altra coppia, per un errore nella selezione della provetta.

La bambina è stata riconosciuta?

Sì. I genitori hanno riconosciuto la bambina e hanno dichiarato di volerla crescere, nonostante la scoperta che non è biologicamente loro.

Cosa dice l’Asl?

L’Asl Napoli 1 esclude uno scambio di embrioni e parla di un errore nella procedura di impianto. I cinque embrioni della coppia non sarebbero stati trasferiti ad altre donne.

Il centro di Pma è ancora attivo?

Il reparto è stato chiuso e poi ristrutturato. Da agosto è ripresa l’attività ambulatoriale, in attesa delle ultime certificazioni per la riattivazione completa.


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