Maranza, cosa significa e da dove viene il termine

Maranza, cosa significa e da dove viene il termine
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La Lega ha ribattezzato “anti-maranza” la proposta di legge sulla cittadinanza, ma alla conferenza stampa di via Bellerio nessuno l’ha definita. Matteo Salvini ha risposto “non ne ho idea”, mentre il deputato Igor Iezzi ha parlato di un’accezione culturale. La parola è entrata nel linguaggio comune senza significato giuridico.

Maranza è un termine gergale, nato decenni fa e tornato in auge con i social. Oggi è un’etichetta sociale e politica, ma la sua storia spiega perché divide.

Cosa significa maranza

La definizione più citata è quella della Treccani, che nel 2025 ha inserito maranza tra i neologismi. Indica un giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, con atteggiamenti smargiassi e sguaiati e la tendenza ad attaccar briga. È riconoscibile anche dal modo di vestire appariscente, con capi e accessori griffati, spesso contraffatti, e da un linguaggio volgare.

La stessa voce ricorda però un significato più antico, diffuso negli anni Ottanta e Novanta. Allora il maranza era un abitante delle periferie urbane, non necessariamente giovane, descritto come zotico, rozzo e vestito in modo vistoso, uno che cerca di mettersi in mostra. In quel contesto la parola funzionava come sinonimo di tamarro o coatto, con una sfumatura derisoria più che criminale.

Lo Zingarelli 2026 aggiunge una seconda accezione, legata al presente: appartenente a bande di ragazzi, spesso in tuta nera con cappuccio, che importunano la gente per le strade. Il sostantivo è maschile e invariabile, ma esiste anche il diminutivo femminile maranzina, usato con intento svalutativo. Nessuna di queste definizioni ha valore legale, e questo è il punto da tenere presente quando la parola finisce nel dibattito pubblico.

Da dove viene la parola, le ipotesi

L’origine è incerta, come spiega l’Accademia della Crusca nella sua scheda dedicata al termine. L’ipotesi più accreditata lo fa derivare dalla voce meridionale maranza, che significa melanzana, con una possibile sovrapposizione di parole come marakesch o marocco, usate nel gergo giovanile per indicare una persona del Sud. Sarebbe quindi un incrocio tra un soprannome legato al colore e un riferimento geografico, con una connotazione già dispregiativa.

Una seconda ipotesi rimanda al marchio Marantz, molto popolare negli anni Settanta e Ottanta nel campo degli impianti stereo. In questo caso il maranza sarebbe il ragazzo che ascolta musica a tutto volume in macchina o alle feste, un’immagine lontana dalla cronaca di oggi. Una terza spiegazione, sostenuta anche da Iezzi in conferenza stampa, parla di una crasi tra marocchino e zanza, parola gergale che indica un imbroglione o un tipo poco affidabile.

La prima attestazione scritta risale al 1988, nei versi di Jovanotti: “Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente, di matti di maranza e di malati di mente”. Il cantante usava la parola come sinonimo di tamarro, in un contesto giovanile e scherzoso. Da lì il termine è rimasto nel parlato, soprattutto al Nord, per poi tornare prepotentemente in circolazione negli ultimi anni.

Come è cambiato il significato

La svolta arriva tra il 2019 e il 2021, quando la parola ricomincia a circolare sui social, in particolare su TikTok. Il significato si sposta dal tamarro degli anni Ottanta a un giovane di periferia con uno stile riconoscibile, fatto di tute in acetato, tracolla, sneakers e capi griffati. La musica trap e drill diventa parte integrante dell’immagine, insieme a un linguaggio e a una gestualità ostentati.

Nell’estate del 2022 alcuni raduni di giovani tra Peschiera del Garda e Riccione portano il “fenomeno maranza” all’attenzione dei media nazionali. Da quel momento la parola entra nei titoli dei giornali e nei telegiornali, spesso in relazione a risse, scontri tra bande o episodi di microcriminalità. La Treccani ha rilevato che nel 2026 maranza è stata una delle parole più cercate sul proprio portale, seconda solo a femminicidio.

Il termine è stato anche rivendicato da una parte della scena trap italiana, che lo usa in modo identitario o ironico. Questo doppio uso, tra autoironia e stigma esterno, rende la parola ambigua. Per alcuni è una semplice etichetta di stile, per altri è un modo per descrivere un disagio sociale, per altri ancora è un insulto.

La parola e il pregiudizio

L’Accademia della Crusca segnala un aspetto importante. Una buona parte di coloro che si definiscono maranza è composta da giovani italiani di seconda generazione di origine nordafricana, o da ragazzi nordafricani immigrati in Italia. Questo ha favorito la diffusione di pregiudizi e di contenuti mediatici di carattere razzista, alimentati dall’assonanza con “marocchino”.

La Crusca osserva che l’uso del termine riferito a persone di origine nordafricana potrebbe rispecchiare la semantica originale, che non era affatto priva di connotazioni razziste. In altre parole, la parola non è neutra: nasce già con una carica dispregiativa e nel tempo l’ha conservata, cambiando bersaglio. Questo non significa che chi la usa sia razzista, ma che il suo uso pubblico va maneggiato con attenzione.

Il rischio principale è la sovrapposizione tra stile e reato. Una tuta, un borsello e un paio di sneakers non sono indizi di criminalità, e un modo di vestire non è un indizio di criminalità. Usare la parola come sinonimo di delinquente finisce per trasformare un fenomeno di costume in una categoria penale, che non esiste nel nostro ordinamento.

La legge anti-maranza e il problema della definizione

La proposta di legge in questione è la Ac 2124-A, a prima firma del deputato leghista Igor Iezzi, composta da un solo articolo. Interviene sulla concessione e sulla revoca della cittadinanza, introducendo cause ostative per chi ha riportato condanne superiori a tre anni per alcuni reati, requisiti linguistici più severi e nuove ipotesi di revoca dello status di cittadino. Il testo è stato licenziato dalla Commissione Affari costituzionali il 14 ottobre e approda in Aula alla Camera.

Il soprannome “anti-maranza” è stato usato dalla Lega per presentare il provvedimento, ma non compare nel testo come definizione giuridica. In conferenza stampa Salvini ha detto di non avere idea di cosa sia un maranza, lasciando la risposta a Iezzi. Il deputato ha spiegato che “tra gli italiani di seconda generazione molti sono maranza, cioè coloro che compiono dei reati”, elencando poi un catalogo che va dall’oltraggio a pubblico ufficiale all’associazione mafiosa, fino all’interruzione di gravidanza non consensuale, allo sfruttamento del lavoro e alla strage.

La contraddizione è evidente. Una legge non può colpire una categoria sociale definita da un modo di vestire o da un genere musicale, ma solo condotte previste dal codice penale. Il testo, infatti, elenca reati e pene, non “maranza”. Il termine resta uno slogan politico, utile a comunicare una posizione, ma inutilizzabile come fattispecie normativa. Ed è questa la ragione per cui la parola, nata nel gergo giovanile, è diventata un caso politico.

Perché il termine divide

Chi difende l’uso della parola sostiene che descrive un fenomeno reale, fatto di baby gang, risse e microcriminalità nelle periferie urbane, come nel dibattito sulla sicurezza al Vomero. Chi lo critica ritiene che sia uno stereotipo che colpisce soprattutto ragazzi di seconda generazione, trasformando il disagio sociale in una questione di ordine pubblico. Le opposizioni hanno definito il provvedimento “abominevole, ai limiti dell’incostituzionalità”, mentre dentro la maggioranza sono emerse critiche alla retorica anti-stranieri.

Il dibattito non riguarda solo la legge sulla cittadinanza. Riguarda il modo in cui l’Italia racconta le periferie, i giovani e la sicurezza, e il peso che le parole hanno nel costruire quel racconto. Maranza è diventata una di queste parole, forse più potente di quanto chi la usa immagini. Conoscerne la storia aiuta a non usarla come una scorciatoia.

Domande frequenti

Cosa significa la parola maranza?

Secondo la Treccani indica un giovane che fa parte di gruppi di strada chiassosi, con atteggiamenti smargiassi e linguaggio volgare, riconoscibile da capi griffati e appariscenti. Negli anni Ottanta e Novanta era sinonimo di tamarro o coatto, riferito a un abitante delle periferie urbane.

Da dove deriva il termine maranza?

L’origine è incerta. L’ipotesi più citata lo fa derivare dal meridionale maranza, melanzana, con sovrapposizione di marakesch o marocco. Altre ipotesi rimandano al marchio di impianti stereo Marantz o a una crasi tra marocchino e zanza.

Maranza è una parola razzista?

Ha spesso una connotazione negativa e può assumere sfumature razziste, soprattutto quando viene usata per indicare ragazzi di origine nordafricana. L’Accademia della Crusca segnala questo rischio e ricorda che il termine nasce già con una carica dispregiativa.

La legge anti-maranza definisce il termine?

No. Il testo della proposta di legge elenca reati e condizioni per la cittadinanza, ma non contiene una definizione di maranza. Il soprannome è stato usato dalla Lega nella comunicazione politica, non nell’articolato normativo.

Quando è nata la parola maranza?

La prima attestazione scritta nota è del 1988, nella canzone Il capo della banda di Jovanotti. Secondo alcune ricostruzioni circolava già negli anni Settanta, ma la prima attestazione scritta resta quella del 1988.


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