Perché nei supermercati mancano insalate e pomodori

Perché nei supermercati mancano insalate e pomodori
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Da alcune settimane nei supermercati italiani è più difficile trovare insalate e pomodori. Il fenomeno è inedito per il nostro paese e si deve alle temperature sopra la media stagionale registrate a luglio e agosto, che hanno rallentato i cicli di coltivazione e abbassato le rese nei campi e nelle serre.

Non tutti gli ortaggi sono coinvolti: carote, zucchine, patate e cipolle non hanno problemi di scorte, e per la frutta il 2026 è stato un anno abbondante. Le difficoltà si concentrano sulle insalate, in parte sui pomodori.

Perché mancano insalate e pomodori

Le insalate sono tra le verdure che soffrono di più le variazioni di temperatura. Le ondate di calore, spiegano i distributori, hanno ritardato i cicli di coltivazione di tutte le varietà, che normalmente oscillano tra le tre e le sei settimane, e hanno ridotto le rese, facendo salire la quota di scarto, cioè il prodotto non idoneo alla vendita.

Il problema è confermato dai produttori di ortofrutta e riguarda tutta l’Italia. Dalla metà di luglio OrtoRomi, organizzazione di produttori con circa 800 ettari coltivati e 200 serre dal Sud al Nord, ha registrato cali di resa tra il 15 e il 20 per cento per le insalate in serra come rucola e lattughino, e fino al 25 per cento per quelle da campo aperto: lattuga, iceberg, riccia, scarola e radicchio.

I supermercati avvisano i clienti

Esselunga ha comunicato ai clienti che “si stanno verificando temporanee variazioni o riduzioni nella disponibilità di alcuni prodotti”. Coop ha fatto lo stesso per le insalate miste e per quelle di una sola varietà, la cui disponibilità nelle prime due settimane di settembre è diminuita del 19 per cento rispetto al 2025.

Bonduelle, l’azienda che produce il 15 per cento della verdura in arrivo sugli scaffali, riferisce perdite che per alcune varietà arrivano al 40 per cento. Per l’amministratore delegato di Bonduelle Italia, Federico Odella, si tratta di “un fatto eccezionale, ma da qui in avanti è destinato a non rimanere isolato”.

Un problema ormai strutturale

L’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni stanno modificando in modo strutturale la resa di molti ortaggi. Antonio Salvatore, che presiede Unaproa, l’organizzazione dei produttori di ortofrutta italiani, riassume la tendenza così: “Dieci anni fa si seminava 100 e si raccoglieva 95, oggi la percentuale si è abbassata a 80”.

I cali sono rilevati anche dall’Istat: tra il 2019 e il 2023 la produzione di insalata è scesa del 10,5 per cento, quella di carote dell’11,5 e quella di peperoni del 9. Il vero problema, però, non è una carenza permanente di prodotto, ma l’incertezza dei raccolti: nel 2025 le gelate tardive di aprile hanno rovinato gran parte della frutta, nel 2026 le ondate di calore hanno danneggiato la verdura. Claudio Mazzini, che in Coop segue il settore ortofrutta, definisce questo andamento “stocastico”, cioè imprevedibile.

Gli esperti parlano anche di “effetto frusta”: con produzioni sempre più esposte al clima, variazioni relativamente contenute dell’offerta producono conseguenze ampie su prezzi e consumi. Se manca il 15 o il 20 per cento di un prodotto, i prezzi possono salire rapidamente e, allo stesso modo, gli aumenti possono far calare i consumi lasciando merce invenduta.

I prezzi all’ingrosso stanno già salendo

Ad agosto il calo dell’offerta non si era ancora tradotto in aumenti rilevanti per chi fa la spesa. Ma nei mercati all’ingrosso, quelli da cui si riforniscono i negozi, i rincari sono già iniziati. Secondo la Borsa merci telematica italiana, la lattuga cappuccio costa quasi l’80 per cento in più rispetto all’anno scorso, i pomodori ciliegini oltre il 60, i “cuore di bue” circa il doppio e il radicchio rosso quasi il triplo.

I prezzi all’ingrosso funzionano come anticipatori di quelli al dettaglio: i ricercatori della BMTI si aspettano che una parte di questi rincari si trasferisca a breve anche sui prezzi pagati dai consumatori. Uno scenario che riguarda da vicino anche le aree ortofrutticole della Campania, come la Piana del Sele tra Eboli e Battipaglia.

Cosa si può fare per stabilizzare l’offerta

I rimedi sono di due tipi. A valle, la grande distribuzione può assorbire una parte degli aumenti per evitare cali della domanda. La soluzione più efficace sul lungo periodo è però a monte, tra i produttori, e consiste nello stabilizzare l’offerta con investimenti che mitighino l’impatto del clima.

Tra gli interventi immediati ci sono le reti antigrandine, le serre più alte e ombreggiate e i piccoli invasi per trattenere l’acqua. Tra gli adattamenti strutturali, tecniche agricole più avanzate per migliorare la capacità del terreno di conservare l’acqua e l’adozione di varietà più resistenti al caldo e alla siccità. Bonduelle, per esempio, usa sensori di umidità nei campi incrociandoli con i dati delle stazioni meteorologiche per mappare nuove zone di produzione da usare nei prossimi decenni.

Si sta diffondendo anche un’agricoltura predittiva, che incrocia sensori, dati meteorologici, immagini satellitari e caratteristiche dei terreni per stimare in anticipo come cambieranno le condizioni di coltivazione. Un caso citato dagli esperti riguarda una grande azienda italiana di pomodori che aveva accumulato circa 2 milioni di euro di perdite in due anni, prima per alluvioni e poi per ondate di calore: applicando un modello climatico, nel primo anno non ha avuto perdite operative legate a quegli eventi.

Il limite è la struttura del settore: l’agricoltura italiana è praticata per il 93,5 per cento da imprese a conduzione familiare, con superfici piccole e un’età media dei coltivatori alta. Rispetto a Spagna, Francia e Germania è un sistema meno industrializzato e meno incline a investimenti con ritorni non immediati. Chi vuole seguire l’andamento dei prezzi e dei prodotti sugli scaffali può consultare anche l’approfondimento sui prodotti a rischio scarsità, mentre per la spesa locale resta utile sapere dove comprare il pomodorino del Piennolo, che segue una filiera diversa da quella della grande distribuzione.

Domande frequenti sulla carenza di insalate e pomodori

Perché nei supermercati mancano insalate e pomodori

Per le temperature sopra la media di luglio e agosto, che hanno ritardato i cicli di coltivazione e ridotto le rese, aumentando lo scarto di prodotto non idoneo alla vendita.

Quali ortaggi sono coinvolti e quali no

Le carenze riguardano soprattutto insalate e in parte pomodori. Carote, zucchine, patate e cipolle non hanno problemi di scorte, e per la frutta il 2026 è stato un anno abbondante.

Quanto sono aumentati i prezzi all’ingrosso

Secondo la BMTI la lattuga cappuccio costa quasi l’80 per cento in più rispetto all’anno scorso, i pomodori ciliegini oltre il 60, i “cuore di bue” circa il doppio e il radicchio rosso quasi il triplo.

I prezzi al dettaglio sono già aumentati

Ad agosto il calo dell’offerta non si era ancora tradotto in aumenti rilevanti per chi acquista. I rincari all’ingrosso sono però considerati anticipatori di quelli al dettaglio, attesi nelle prossime settimane.


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