Lavitola, safari extra lusso in Zimbabwe due settimane dopo l’attentato a Ranucci

Lavitola, safari extra lusso in Zimbabwe due settimane dopo l'attentato a Ranucci
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Nuovi sviluppi nel caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Secondo quanto rivelato da Repubblica e Corriere della Sera, il faccendiere Valter Lavitola, salernitano, arrestato come presunto mandante dell’attacco al conduttore di Report, partì per un safari extra lusso in Zimbabwe appena due settimane dopo l’esplosione della bomba.

Le foto della gita africana, pubblicate da Il Giornale, sono finite al centro delle verifiche degli inquirenti. Resta da capire con quali risorse il faccendiere abbia potuto permettersi una spesa da centinaia di migliaia di euro.

Il safari in Zimbabwe

Due settimane dopo l’attentato del 16 ottobre 2025, Lavitola è volato in Zimbabwe per una battuta di caccia extra lusso. Il safari è durato dal 1° al 20 novembre, come mostra anche la licenza di caccia richiesta da Lavitola.

Si tratta di cifre elevatissime: servono almeno 130mila euro solo per l’attività. Una passione per pochi, con conti in banca all’altezza di un simile tenore di vita.

Le immagini della gita erano già state mostrate nel servizio del Tg1 firmato da Martino Villosio e se ne era occupato anche il sito MowMag. Nei documenti compare inoltre un permesso speciale rilasciato due settimane dopo l’attentato. Un socio racconta progetti tra caccia, terreni e carbon credit.

Le domande sui soldi

Il nodo è la compatibilità tra quella spesa e l’attività ufficiale di Lavitola, ristoratore con un’osteria di pesce e un B&B. Il faccendiere ha quattro figli avuti da tre donne diverse e, quindi, più famiglie da mantenere.

L’ipotesi degli inquirenti è che esistano canali di finanziamento paralleli sui quali si cerca di fare luce. Ci sono poi una compagna ufficiale, Natalia Potenza, una presunta seconda donna, e il collaboratore Gomes, ritenuto «come un figlio» e che viveva anche dello stipendio di Valter.

Il caso Ranucci, la ricostruzione

Nella tarda serata del 16 ottobre 2025 un attentato dinamitardo ha distrutto l’auto di Sigfrido Ranucci, danneggiando anche quella della figlia. Il giornalista parlò subito di un «salto di qualità preoccupante» contro di lui.

Nel luglio 2026 la procura di Roma ha disposto il sequestro di beni appartenenti a Lavitola, tra cui cellulari, pc, pendrive e manoscritti, perché ritenuto il mandante dell’attentato, compiuto per il tramite di un intermediario e quattro esecutori materiali. Ranucci si disse «sconcertato»: considerava Lavitola un amico.

Il 10 agosto 2026 Lavitola è stato arrestato e condotto in carcere. Spiccato anche un mandato di arresto nei confronti del presunto esecutore materiale, il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares. Secondo il Gip, il movente era favorire l’ascesa politica di Ranucci nella coalizione del centrosinistra in vista delle elezioni del 2027, così da assicurarsi un ruolo nel nuovo scenario politico.

Due giorni dopo, il 12 agosto, Lavitola ha confessato: «Sono io il mandante. L’attentato era per il bene di Ranucci», perché il giornalista ottenesse una scorta più robusta.

La «bufala di TeleLavitola»

Sullo sfondo resta anche il capitolo raccontato dal Fatto Quotidiano: Report avrebbe rovistato negli affari di Lavitola con un’inchiesta sul cliente vip dei suoi sodali, con una maxi-evasione legata a progetti di carbon credit, tanto cari al faccendiere.

FAQ

Chi è Valter Lavitola?

Imprenditore e giornalista nato a Salerno nel 1966, ex editore dell’Avanti!, già al centro di inchieste giudiziarie in passato. Oggi è in carcere come presunto mandante dell’attentato a Ranucci.

Quando è avvenuto l’attentato a Ranucci?

Nella notte del 16 ottobre 2025 un ordigno ha distrutto l’auto del conduttore di Report davanti alla sua abitazione, danneggiando anche quella della figlia.

Cosa ha confessato Lavitola?

Il 12 agosto 2026 ha ammesso di essere il mandante, sostenendo che l’attentato era stato organizzato per il bene di Ranucci, per fargli ottenere una scorta più robusta.


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