Il Signore delle mosche, la serie su Sky Atlantic
Immagine realizzata con IA
Quattro episodi, un’isola, nessun adulto. Il Signore delle mosche, prima trasposizione televisiva del romanzo di William Golding, è arrivata su Sky Atlantic e in streaming su NOW dal 22 febbraio 2026, con due episodi a settimana e finale il 1° marzo. Una miniserie firmata da Jack Thorne e diretta da Marc Munden, presentata in anteprima alla 76ª Berlinale.
Per chi l’ha persa in Prima visione, ora è disponibile on demand: quattro ore circa di racconto, una per puntata, ognuna intitolata a un personaggio. Il libro è del 1954, ma la serie parla di regole, paura e potere con un linguaggio che non sembra invecchiato.
La trama: l’isola senza adulti
Un aereo precipita nel Pacifico. I superstiti sono solo bambini e preadolescenti: nessun insegnante, nessun genitore, nessuna autorità. La prima decisione è darsi regole, e la prima illusione è credere che bastino.
Trovano una conchiglia: chi la tiene ha diritto di parola. È il loro parlamento improvvisato, e dura poco. Il fuoco acceso per farsi vedere dalle navi si spegne proprio mentre una nave passa all’orizzonte: da lì il gruppo si spacca tra ragione e istinto, comunità e tribù.
Quattro episodi, quattro punti di vista
La struttura è la scelta più interessante: ogni puntata racconta la stessa vicenda dal punto di vista di un ragazzo. Il primo episodio è dedicato a Piggy, il più fragile e insieme la mente organizzativa del gruppo; il secondo a Jack, che sostituisce la caccia al soccorso e trasforma la paura in potere.
Il terzo segue Simon, l’unico che capisce che la “bestia” non è sull’isola ma dentro di loro. Il quarto è di Ralph, il leader eletto: quando arriva il salvataggio, l’innocenza non c’è più. Non è un remake cinematografico allungato, ma un adattamento pensato per la serialità.
Il cast: trenta ragazzi, quasi tutti esordienti
La produzione ha scelto una strada radicale: oltre 30 giovani attori, molti al debutto. Winston Sawyers è Ralph, Lox Pratt è Jack, David McKenna è Piggy e Ike Talbut è Simon. Completano il gruppo Thomas Connor (Roger), Noah e Cassius Flemming nei panni dei gemelli Sam ed Eric, Cornelius Brandreth (Maurice) e Tom Page-Turner (Bill).
Il risultato non è recitazione infantile, ma un naturalismo che disturba: sembrano davvero ragazzini che imparano la violenza senza sapere di stare imparando. Le riprese sono state fatte in Malesia, e il contrasto è voluto: la natura è perfetta, gli esseri umani si deformano.
Musica e temi
Lo score è di Cristobal Tapia de Veer, con un tema firmato da Hans Zimmer e musiche aggiuntive di Kara Talve. Non accompagna le immagini, le contamina: più che colonna sonora è pressione psicologica.
I temi restano quelli del romanzo: la perdita dell’innocenza, che non è graduale ma improvvisa; il potere della paura, che funziona meglio di qualsiasi legge; la società come accordo fragile, da rinnovare ogni giorno. Nessuna ideologia, solo bisogno di identità.
Rispetto ai film che l’hanno preceduta, la versione Sky si prende il tempo che il cinema non ha: la violenza matura lentamente, episodio dopo episodio, e il pubblico vede i ragazzi cambiare prima ancora che accada qualcosa di irreparabile. È il motivo per cui Thorne, già autore di Adolescence, sembra il nome giusto per questo materiale.
Dove vederla
Il Signore delle mosche è disponibile on demand su NOW e nella library di Sky, con tutti e quattro gli episodi. Chi cerca il romanzo, invece, lo trova in libreria: Golding lo pubblicò nel 1954, e da allora non ha mai smesso di essere lettura obbligatoria nelle scuole.
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