Halloween a Napoli, cosa c’era prima della festa americana
Immagine realizzata con IA
Ogni anno, a fine ottobre, Napoli si riempie di zucche, maschere e feste a tema. Ma prima che arrivasse la Halloween americana, la città aveva già una sua festa dei morti fatta di dolci, lanterne e bambini in strada. Anzi, quello che oggi chiamiamo Halloween affonda le radici in antiche tradizioni europee, non negli Stati Uniti. Ecco cosa c’era a Napoli prima della festa importata.
Halloween non è nata in America
Il nome Halloween è la contrazione di All Hallows’ Eve, cioè la sera di Ognissanti, la vigilia della festa del 1 novembre. Le sue origini risalgono alla festività celtica di Samhain, che segnava la fine dell’estate e l’inizio della stagione fredda. Nella notte del 31 ottobre, secondo quella cultura, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliava.
Per proteggersi dagli spiriti, le persone si mascheravano e intagliavano rape svuotate, trasformate in lanterne spettrali. Furono poi gli emigranti irlandesi, giunti in America nell’Ottocento, a sostituire le rape con le zucche, più facili da trovare e da lavorare. Da lì è nata la Jack-o’-lantern che tutti conosciamo, legata alla leggenda del fabbro Stingy Jack, condannato a vagare con una lanterna per non essere stato accolto né in Paradiso né all’Inferno.
Il punto è che la zucca, in Europa, non era affatto estranea ai riti dei morti. Anche nell’Italia contadina si intagliavano zucche con occhi, naso e bocca, illuminandole con un lumino acceso all’interno. A Napoli, quindi, il simbolo più famoso di Halloween non era poi così “americano”.
La festa dei morti napoletana e i bambini con le cascettelle
Prima che arrivasse il trick or treat, a Napoli esisteva già un suo equivalente, e aveva radici molto antiche. Nel secondo dopoguerra, ma anche molto prima, i bambini dei quartieri popolari giravano per le strade con una cassetta di cartone a forma di bara, la cascettella o o tavutiello, per raccogliere dolci e piccoli doni.
Invece di chiedere “dolcetto o scherzetto”, gridavano “Cicci muorti”. I cicci erano chicchi di grano bolliti e ripassati nel miele e nello zucchero, un dolce povero che dava il nome all’intero rito. In alcune versioni recitavano una filastrocca che suonava come “Famme bene pe’ li muorte”, chiedendo caramelle, fichi secchi e uva passa in cambio di una preghiera per i defunti.
Il rito si svolgeva a Ognissanti, non il 31 ottobre
Un dettaglio importante distingue questa tradizione da Halloween. La questua dei bambini napoletani si legava al giorno di Ognissanti, il 1 novembre, e non alla notte del 31 ottobre. Era cioè il versante popolare e giocoso della festa dei morti, non una festa a sé stante con maschere e zucche.
Non era una semplice usanza di strada. Il 1 novembre 1904 la scrittrice Matilde Serao la descrisse sulle pagine del giornale “Il Giorno”, raccontando centomila scatolette di cartone decorate con teschi e ossa incrociate. Anche Eduardo De Filippo, in “Filumena Marturano”, fa vendere alla sua protagonista le cascettelle p’ ‘e muorte, tra i mestieri di strada di una Napoli povera e ingegnosa.
Le lanterne di zucca e la Festa delle Lucerne
La zucca intagliata e illuminata, emblema di Halloween, ha una tradizione anche in Campania. Il caso più noto è la Festa delle Lucerne di Somma Vesuviana, dove i morti erano immaginati come teste di zucca che brillavano nel buio. Un elemento interessante, che però merita una precisazione: quella festa si svolge in agosto, non a fine ottobre, ed è legata a un calendario tutto suo.
Anche per questo conviene separare ciò che è documentato da ciò che è suggestione. Dire che a Napoli “si festeggiava già Halloween” in senso stretto sarebbe impreciso: esisteva una festa dei morti con elementi simili, non la ricorrenza anglosassone così come la conosciamo. La somiglianza è reale, l’identità no.
Acqua, lumini e tavole apparecchiate
Nel periodo a cavallo tra il 31 ottobre e il 2 novembre, molte famiglie napoletane accendevano un lumino sul davanzale per indicare alle anime la via di casa. Si usava anche lasciare un secchio d’acqua o un posto in più a tavola, per ristorare i defunti in visita. Sono gesti della tradizione popolare, non pratiche ufficiali, ma raccontano lo stesso bisogno di accogliere chi non c’è più. Anche il patrimonio di leggende e misteri di Napoli affonda le radici in questo periodo dell’anno, tra miti antichi e devozione popolare. La città, del resto, ha sempre vissuto il rapporto con l’aldilà come qualcosa di concreto e quotidiano.
Il torrone dei morti, il dolce che unisce le due feste
Tra la fine di ottobre e i primi di novembre, nelle pasticcerie napoletane compare il torrone dei morti, detto ‘o murticiello. È un dolce morbido a base di cioccolato e nocciole, tagliato in fette dalla forma che ricorda una piccola bara. La spiegazione popolare vuole che fosse morbido perché i defunti non hanno denti per mordere. Il torrone dei morti è il ponte ideale tra Halloween e la festa dei morti: appartiene alla tradizione napoletana, ma si trova ormai anche sugli scaffali del periodo di Halloween. È il segno di come le due ricorrenze, diverse per origine, finiscano per sovrapporsi nel calendario e nel gusto.
Halloween a Napoli oggi
Oggi Halloween a Napoli è una festa importata, vissuta soprattutto tra i più giovani e nei locali, con feste in costume e percorsi a tema. Non ha la stessa forza che ha nei Paesi anglosassoni, né sostituisce la commemorazione dei defunti del 2 novembre, che resta la ricorrenza più sentita. Chi vuole riscoprire il versante più autentico e misterioso della città può seguire un tour tra i vicoli e i fantasmi di Napoli, per ritrovare le storie che precedono di secoli la festa americana.
Domande frequenti su Halloween e la festa dei morti a Napoli
Halloween si festeggiava a Napoli prima dell’America
Non la ricorrenza anglosassone, ma una festa dei morti con elementi simili: la questua dei bambini con le cascettelle, i dolci, i lumini e le zucche intagliate. Era legata a Ognissanti e al 2 novembre, documentata già nel 1904.
Cosa gridavano i bambini napoletani invece di dolcetto o scherzetto
Gridavano “Cicci muorti”, il nome di un dolce povero a base di chicchi di grano, miele e zucchero. In alcune versioni recitavano la filastrocca “Famme bene pe’ li muorte”.
Qual è l’origine del nome Halloween
Deriva dall’inglese All Hallows’ Eve, cioè la sera di Ognissanti. La ricorrenza affonda le radici nella festa celtica di Samhain, celebrata il 31 ottobre e legata al ritorno degli spiriti.
Perché si intaglia la zucca
In origine si intagliavano le rape, poi sostituite dalle zucche dagli emigranti irlandesi in America. La lanterna è legata alla leggenda di Stingy Jack, costretto a vagare con una luce per l’eternità.
Cosa si mangia a Napoli in questo periodo
Oltre al torrone dei morti, o murticiello, si consumano la melagrana, le mandorle caramellate e i biscotti a forma di osso, tutti legati alla tradizione del giorno dei defunti.
Scopri di più da Napolike.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.