Gela, 13 pitbull salvati dai combattimenti clandestini
Immagine realizzata con IA
Tredici pitbull salvati e sei persone indagate. È l’esito dell’operazione chiamata L’inferno dei pitbull, condotta tra Sicilia e Campania da Polizia di Stato e Carabinieri e coordinata dalla Procura di Gela. Gli indagati sono accusati di aver organizzato e filmato combattimenti tra cani, con un giro di scommesse clandestine, diffondendo i video sui social.
L’operazione L’inferno dei pitbull
Il sequestro preventivo ha riguardato 13 pitbull, trovati in quattro delle sei abitazioni oggetto del decreto. Tra gli animali recuperati ci sono quattro cuccioli e una femmina gravida.
Le indagini sono state condotte dagli agenti del Commissariato di Gela e dai carabinieri della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in danno degli Animali del Raggruppamento CITES di Roma, dal Nucleo CITES di Palermo e dal Centro Anticrimine Natura di Agrigento, con il coordinamento della Procura di Gela, guidata dal procuratore Salvatore Vella con la sostituta Lucia Caroselli. In campo circa trenta unità tra poliziotti, carabinieri e veterinari dell’Asp di Palermo.
Come è nata l’indagine
Tutto è cominciato quasi per caso. Durante un controllo in casa di uno degli indagati, organizzato per ritrovare un cagnolino scomparso, gli agenti hanno notato un pitbull con lesioni evidenti sul muso e sul corpo, riconducibili a segni di lotta con altri cani.
Da quel primo riscontro è partita l’inchiesta, che ha portato al sequestro delle abitazioni e all’analisi dei telefoni cellulari degli indagati. Le sei persone identificate hanno un’età compresa tra i 22 e i 46 anni e sono state denunciate a piede libero per maltrattamento di animali con l’aggravante della crudeltà. Su di loro pende una richiesta di misura cautelare, sulla quale dovrà decidere il gip.
I combattimenti e le scommesse
Dai telefoni è emerso un quadro preciso: gli indagati organizzavano i combattimenti in modo sistematico, definendo delle vere e proprie regole contrattuali. Sceglievano il peso degli animali, stabilivano l’importo da scommettere e indicavano il luogo dell’incontro, in alcuni casi scelto fuori provincia per garantire una sorta di neutralità tra i contendenti.
Le chat servivano a promuovere gli incontri, mentre i video dei combattimenti venivano diffusi sui social. Nelle immagini analizzate dagli inquirenti compaiono cani gravemente feriti, incapaci di muoversi, e un esemplare che muore durante le riprese.
Il materiale sequestrato
Nelle perquisizioni sono state trovate attrezzature usate per allenare gli animali e per potenziarne la forza: tapis roulant, catene, guinzagli con moschettoni e pesi applicati alle mascelle. Sequestrati anche farmaci, integratori e anabolizzanti, usati per preparare i cani agli incontri.
Secondo la ricostruzione degli investigatori i combattimenti si svolgevano soprattutto nell’Agrigentino, tra Palma di Montechiaro, Agrigento e Naro, mentre la rete di persone coinvolte si estendeva a Palermo e ad altre regioni, tra cui la Campania.
Bambini tra gli spettatori
Un elemento emerso dalle indagini ha particolarmente colpito gli inquirenti: agli incontri assistevano anche bambini in età di scuola elementare. Il procuratore Vella ha descritto il fenomeno come «una forma di devianza che non deve essere sottovalutata».
Dove sono ora i 13 pitbull
I cani sequestrati sono stati affidati a strutture idonee indicate dal Comune di Gela, dove riceveranno cure e assistenza veterinaria. La Lega Antivivisezione ha espresso plauso per l’operazione a Procura, Polizia di Stato e Carabinieri, annunciando la disponibilità a costituirsi parte civile nel procedimento.
Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema del contrasto ai combattimenti tra cani, un fenomeno che negli ultimi anni ha mostrato una recrudescenza: luoghi attrezzati come palestre per allenare gli animali, gabbie di contenimento e canili abusivi sono gli elementi ricorrenti delle inchieste. A Napoli e in Campania esiste una rete di accoglienza pubblica per i cani recuperati, come il centro comunale per l’accoglienza dei cani, mentre gli appuntamenti dedicati al mondo animale restano un’occasione di sensibilizzazione, come la fiera Quattro Zampe in Fiera a Napoli.
Domande frequenti sull’operazione di Gela
Quanti cani sono stati salvati a Gela
Tredici pitbull, di cui quattro cuccioli e una femmina gravida, trovati in quattro delle sei abitazioni sequestrate.
Quante persone sono indagate e di cosa
Sei persone tra i 22 e i 46 anni, denunciate a piede libero per maltrattamento di animali con l’aggravante della crudeltà. Pende su di loro una richiesta di misura cautelare su cui deciderà il gip.
Dove avvenivano i combattimenti
Secondo gli inquirenti soprattutto nell’Agrigentino, tra Palma di Montechiaro, Agrigento e Naro, con una rete di soggetti che comprendeva anche Palermo e la Campania.
Cosa è stato sequestrato oltre ai cani
Tapis roulant, catene, guinzagli con moschettoni, pesi per potenziare le mascelle, farmaci, integratori e anabolizzanti.
Dove sono adesso i pitbull sequestrati
Sono stati affidati a strutture idonee indicate dal Comune di Gela, dove ricevono cure e assistenza veterinaria.
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