Costa Concordia, 14 anni dopo: la cronaca completa del naufragio e tutto quello che non sai

Costa Concordia, 14 anni dopo: la cronaca completa del naufragio e tutto quello che non sai
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Era la sera del 13 gennaio 2012 quando una delle navi da crociera più imponenti mai costruite in Italia si trasformò in un gigante morente davanti all’Isola del Giglio. La Costa Concordia, 114.000 tonnellate di acciaio e lusso, si adagiò su un fianco dopo aver squarciato la carena contro gli scogli delle Scole. Trentadue persone persero la vita, il comandante Francesco Schettino divenne il volto del disastro, e l’Italia intera si fermò davanti a quelle immagini surreali. A più di quattordici anni di distanza, ripercorriamo la vicenda con un’analisi completa, verificata e approfondita. Con le necessarie ipotesi laddove le certezze finiscono.

Un gigante dei mari: la Costa Concordia in numeri

La nave Costa Concordia era un capolavoro dell’ingegneria navale italiana. Costruita dai cantieri Fincantieri di Sestri Ponente tra il 2004 e il 2006, al varo era la più grande nave da crociera della flotta italiana: 290 metri di lunghezza (quasi tre campi da calcio), 114.000 tonnellate di stazza lorda, 1.500 cabine, 13 ponti, una capienza massima di quasi 4.300 persone tra passeggeri ed equipaggio. Il suo nome voleva evocare armonia e unità — “Concordia” — ed era l’ammiraglia di Costa Crociere, compagnia del gruppo Carnival Corporation.

La sera del disastro: cronologia minuto per minuto

Venerdì 13 gennaio 2012. La Costa Concordia è partita da Civitavecchia alle 18:57 per l’ultima tappa della crociera “Profumo d’Agrumi”: una settimana nel Mediterraneo con scali a Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo e Civitavecchia. Destinazione finale: Savona. A bordo ci sono 4.229 persone: 3.216 passeggeri e 1.013 membri dell’equipaggio, di 60 nazionalità diverse.

Alle 21:04, quando mancano meno di quaranta minuti all’impatto, la nave lascia la rotta usuale. Il comandante Francesco Schettino, 51 anni, ordina una manovra di passaggio ravvicinato davanti all’Isola del Giglio: il cosiddetto “inchino”, un saluto alla costa e, secondo le ricostruzioni processuali, un omaggio alla casa del capo maître Antonello Tievoli, l’unico gigliese a bordo.

Alle 21:44 la nave si trova a meno di 160 metri dagli scogli. Schettino ordina bruscamente di accostare a dritta, poi a sinistra. Il timoniere Jacob Rusli Bin, indonesiano, non comprende correttamente gli ordini. Alle 21:45 e 7 secondi, la poppa della Concordia urta il più piccolo degli scogli delle Scole, a 8 metri di profondità e a 96 metri dalla riva. L’impatto è devastante: la nave viaggia ancora a 14,2 nodi.

La collisione apre una falla di circa 35 metri (per alcune fonti fino a 70 metri contando le lacerazioni secondarie) sul lato sinistro della carena, tra le ordinate 44 e 140. L’acqua irrompe in quattro compartimenti stagni contigui — dal 4 al 7 — superando immediatamente i margini di sicurezza della nave, progettata per galleggiare con solo due compartimenti allagati. In pochi secondi la nave perde propulsione e generatori. È l’inizio della fine.

L’inchino che non doveva finire così: le origini della manovra

Tra gli elementi più dibattuti della vicenda c’è il ruolo dell’“inchino”. Non era una manovra improvvisata da Schettino. L’inventore del passaggio ravvicinato al Giglio era il comandante Mario Terenzio Palombo, decano dei comandanti Costa, oggi in pensione, che già nel 1993 aveva portato la nave ammiraglia a pochi metri dal porto dell’isola per salutare la sua famiglia. Palombo ne scrive nel suo libro di memorie “La mia vita da uomo di mare”, tiratura duecento copie, dove racconta la gioia di passare “molto rasente alla costa” sotto le luci del paese in festa.

Tra Palombo e Tievoli — entrambi gigliesi — esiste un legame di stima e riconoscenza. Tievoli era stato assunto in Costa Crociere grazie a lui. E Schettino era stato vicecomandante di Palombo per anni. Ipotesi: se questa catena di relazioni personali abbia creato una pressione implicita su Schettino per eseguire la manovra, è una domanda che i fatti processuali non hanno potuto dimostrare con certezza, ma che emerge dalle testimonianze indirette raccolte dalla magistratura.

Quel che è certo è che, alle 21:08 del 13 gennaio, Antonella Tievoli, sorella del maître e maestra elementare, scrive su Facebook: “Tra poco passerà vicina la Concordia di Costa Crociere, un salutone a mio fratello che a Savona finalmente sbarcherà”. La macchina del saluto è già in moto.

Lo scoglio che “non era sulle carte”: verità o leggenda?

Il mattino dopo il naufragio, Schettino ripete ossessivamente una frase, seduto al bancone dell’hotel Bahamas al Giglio: “Quelle c… di rocce non dovevano essere qui”. La sua difesa si baserà in parte su questo: lo scoglio delle Scole non sarebbe stato segnato correttamente sulle carte nautiche in dotazione.

È una ricostruzione smentita dai fatti. Antonio Fanciulli, proprietario dell’albergo che ospitò Schettino quella notte, gli fece notare che lo scoglio esisteva eccome: le Scole, un complesso di tre rocce ben note ai pescatori e ai naviganti del Tirreno, erano cartografate. Semplicemente, Schettino si era convinto di trovarsi altrove — alla secca del Zanneo, un miglio e mezzo più a sud — e per questo aveva eseguito la manovra con la sicurezza di chi pensa di avere spazio. Un errore di posizione, fatale.

Le vittime: 32 storie che non possiamo dimenticare

Il bilancio ufficiale è di 32 morti, tra passeggeri e membri dell’equipaggio. A questi si aggiunge un sommozzatore spagnolo deceduto durante le operazioni di recupero nel 2014.

La maggior parte delle vittime non morì per l’urto, ma per il caos che seguì. Il pm Alessandro Leopizzi, durante il processo, fu lapidario: “Nessuna delle 32 vittime è morta per la falla, per l’urto. Ma tutti i morti sulla nave sono stati travolti dal caos, dai ritardi, dagli errori dopo l’impatto”. L’ordine di abbandono nave arrivò con un ritardo che, secondo le perizie, fu decisivo nel trasformare un naufragio controllabile in una tragedia.

Russel Rebello, cameriere indiano di 32 anni, fu l’ultimo corpo a essere ritrovato: i suoi resti vennero recuperati solo a settembre 2014, durante i lavori di smantellamento del relitto a Genova. Due anni e otto mesi dopo il naufragio. Sua madre era venuta in Italia più volte per cercarlo.

Schettino e le tre bugie: il comandante a terra

La figura del comandante Francesco Schettino domina la narrazione del disastro. La sera stessa del naufragio, i carabinieri lo trovano a terra, sull’isola, mentre i soccorsi sono ancora in corso. Tre le frasi — tre bugie, come le definì il Corriere della Sera — che segnarono la sua condanna mediatica prima ancora di quella giudiziaria.

  • “Io ho eseguito una normale manovra turistica” — ma la rotta non era autorizzata né prevista.
  • “Quello scoglio non era segnato sulle carte” — ma le Scole erano cartografate da decenni.
  • “Non è vero che ho abbandonato la nave, me ne sono andato per ultimo” — ma testimoni e intercettazioni lo collocano a terra prima del completamento dei soccorsi.

La signora Franca, una gigliese che si affacciò al porto dopo aver visto le notizie su Facebook, lo riconobbe tra i superstiti a riva: “Scusi, ma lei non dovrebbe stare lassù?”, gli chiese indicando la nave dalla quale si sentivano ancora urla di aiuto. Quella domanda, raccontata dai giornalisti presenti, è diventata il simbolo di un tradimento del codice del mare. Schettino rispose di essere scivolato in una scialuppa. Poi chiese un posto dove dormire.

Il processo: 16 anni e un mese, una sentenza definitiva

Il processo a Francesco Schettino iniziò il 17 luglio 2013 al Teatro Moderno di Grosseto, trasformato in aula di tribunale per mancanza di spazi. 71 udienze, quasi 600 ore di dibattimento, 180 testimoni e consulenti, 379 parti civili, 100 faldoni per 56.000 pagine di atti. Costo dell’affitto per il ministero della Giustizia: circa 1.500 euro al giorno.

Nel febbraio 2015 arrivò la condanna in primo grado: 16 anni e un mese di reclusione per omicidio colposo plurimo (10 anni), naufragio colposo (5 anni), abbandono di nave e di incapaci (1 anno), oltre a lesioni colpose. Interdizione perpetua dai pubblici uffici e 5 anni di interdizione dal comando di navi.

La difesa presentò appello il 24 settembre 2015, chiedendo l’assoluzione. Ma la Corte d’Appello di Firenze confermò la condanna. Il colpo finale arrivò il 12 maggio 2017, quando la Corte di Cassazione dichiarò definitiva la sentenza.

Costa Crociere fu condannata in solido al pagamento dei risarcimenti, dopo aver già versato 85 milioni di euro complessivi a 2.623 passeggeri e 906 membri dell’equipaggio.

Oggi Schettino sconta la pena nel carcere di Rebibbia a Roma.

Domnica Cemortan: la donna sul ponte di comando

Uno degli elementi più controversi della vicenda riguarda la presenza di Domnica Cemortan, una ballerina moldava di 25 anni, sul ponte di comando durante la manovra fatale. La donna era a bordo come ospite della compagnia (ex dipendente di Costa Crociere, viaggiava gratis in virtù di un vecchio rapporto di lavoro). Secondo la difesa di Schettino, non aveva alcun ruolo nella guida della nave. Ipotesi: se la sua presenza abbia distratto il comandante nei momenti decisivi, o se sia stata invece una comparsa innocente in una tragedia già scritta, sono scenari che il processo non ha potuto chiarire del tutto. La Cemortan rilasciò dichiarazioni pubbliche parlando di “stranezze” nei soccorsi, ma non venne mai processata.

Il parbuckling: l’operazione di recupero più ambiziosa della storia

Dopo il naufragio, la Costa Concordia giaceva semi-sommersa su un fianco, incastrata su un gradino roccioso a poche decine di metri dalla costa del Giglio. Rimuoverla era un’impresa mai tentata prima: 114.000 tonnellate, adagiate su un fondale irregolare, in un’area marina protetta.

Il progetto fu affidato al consorzio Titan Salvage e Micoperi, con il sudafricano Nick Sloane come supervisore delle operazioni. Il costo complessivo del salvataggio raggiunse la cifra record di 799 milioni di dollari (circa 600 milioni di euro).

  • 16 settembre 2013: ore 9:06, inizia il parbuckling, la rotazione della nave per raddrizzarla. Venti milioni di euro spesi per preparare l’infrastruttura: casse d’acqua, cavi d’acciaio, piattaforme sottomarine, 36 tiranti idraulici. L’operazione dura circa 19 ore, seguita in diretta mondiale.
  • 14 luglio 2014: dopo dieci mesi di preparativi, iniziano le operazioni di rigalleggiamento. La nave viene sollevata di circa 2 metri grazie a casse di galleggiamento saldate allo scafo.
  • 23 luglio 2014: la Concordia riemersa inizia il suo ultimo viaggio, trainata da 14 rimorchiatori. 370 chilometri, 4 giorni di navigazione, attraverso il Tirreno fino a Genova. Un percorso che tenne l’Italia con il fiato sospeso: un cedimento delle casse avrebbe potuto trasformare il relitto in una bomba ecologica.
  • 27 luglio 2014: la Concordia entra nel porto di Genova. L’arrivo è accolto dal commissario delegato Franco Gabrielli e dalle autorità cittadine.

Lo smantellamento: 53.000 tonnellate riciclate al 90%

Una volta a Genova, iniziò la terza e ultima fase: la demolizione, affidata a San Giorgio del Porto e Saipem, sotto la holding Genova Industrie Navali (Gin). L’operazione durò quasi tre anni, dal 2014 al luglio 2017.

Il risultato fu straordinario: oltre 53.000 tonnellate di materiale recuperato, di cui circa il 90% riciclato, secondo gli standard del green ship recycling, uno dei più grandi progetti di riciclo navale mai realizzati in Europa. Acciaio, alluminio, rame, arredi di lusso: quasi tutto venne riutilizzato.

La Costa Concordia, fisicamente, non esiste più. Resta la sua ombra, e le 32 persone che non tornarono a casa.

Domande ancora senza risposta

Nonostante la sentenza della Cassazione abbia chiuso il capitolo giudiziario, alcune zone d’ombra restano. Ipotesi:

  • Perché Schettino non diede l’ordine di abbandono nave subito dopo l’impatto, quando i tempi tecnici per un’evacuazione ordinata c’erano ancora? Le perizie indicano che già alle 22:00 — 15 minuti dopo l’urto — il comandante sapeva che la nave non poteva galleggiare.
  • Il ruolo della compagnia: Costa Crociere patteggiò una multa di 1 milione di euro nel 2013 per il reato di disastro colposo (poi derubricato), evitando il dibattimento. Ipotesi: se ci siano state pressioni implicite sulla gestione dei tempi di evacuazione per ragioni di immagine o assicurative, non è mai stato oggetto di un accertamento completo.
  • Perché Schettino, dopo essere salito su una scialuppa, non tornò a bordo quando capì la gravità della situazione? La difesa sostiene che fosse in stato di shock. Il processo lo ritenne responsabile per scelta cosciente.

FAQ sulla Costa Concordia

Quante persone c’erano a bordo della Costa Concordia?
4.229 persone: 3.216 passeggeri e 1.013 membri dell’equipaggio.

Quante furono le vittime?
32 morti accertati tra passeggeri ed equipaggio, più un sommozzatore deceduto durante le operazioni di recupero nel 2014.

Perché la nave si trovava così vicino alla costa?
Per eseguire il cosiddetto “inchino”, una manovra di saluto non prevista dalla rotta ufficiale. Secondo l’accusa, richiesta esplicitamente dal capo maître Antonello Tievoli per salutare la sua famiglia all’isola del Giglio.

Che fine ha fatto la Costa Concordia?
Dopo il recupero, è stata trainata a Genova e completamente smantellata tra il 2014 e il 2017. Il 90% dei materiali è stato riciclato.

Dove si trova oggi Francesco Schettino?
Sconta la condanna a 16 anni nel carcere romano di Rebibbia, in regime di media sicurezza.

Quanto costò il recupero della nave?
Circa 799 milioni di dollari (600 milioni di euro), la più costosa operazione di salvataggio marittimo della storia.

Esistono documentari o film sulla vicenda?
Sì. Nel luglio 2026 Netflix ha rilasciato “Costa Concordia: Incubo in mare”, un documentario che ripercorre la notte del naufragio con filmati d’epoca e nuove interviste. Diverse anche le produzioni televisive italiane e internazionali.

Il naufragio della Costa Concordia resta una ferita aperta nella memoria collettiva italiana. Una tragedia fatta di errori umani, coincidenze fatali e decisioni sbagliate in una manciata di minuti. E di 32 persone che, quella sera del 13 gennaio 2012, non fecero più ritorno a casa. Ricordarle è il modo più giusto per non dimenticare.


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