Conte in Commissione Covid: 5 ore di audizione, cosa ha detto

Conte in Commissione Covid: 5 ore di audizione, cosa ha detto
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Giovedì 6 agosto 2026 Giuseppe Conte è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. L’audizione, durata circa cinque ore a Palazzo San Macuto, si è conclusa in serata. Il seguito è stato fissato per lunedì 14 settembre.

L’ex presidente del Consiglio, leader del Movimento 5 Stelle, è comparso in qualità di capo del governo che guidò il Paese nella fase più drammatica della pandemia, tra il 2020 e l’inizio del 2021.

Un’audizione attesa da due anni

L’audizione era prevista per il 4 agosto, poi annullata dopo uno scontro politico tra maggioranza e M5S sulla data. La convocazione è stata infine fissata per il 6 agosto, in tarda mattinata.

Conte, che era componente della Commissione in quanto parlamentare, si è dimesso per poter essere ascoltato senza conflitto di ruolo. Al suo posto è subentrato Michele Gubitosa.

Nei mesi scorsi lo stesso Conte aveva sollecitato la data. In una lettera al presidente della Commissione Marco Lisei aveva scritto di chiederla da due anni.

“Potete scavare quanto volete”

Conte ha aperto l’intervento assumendosi la piena responsabilità giuridica delle dichiarazioni: “Giuro di dire la verità sul mio onore”, ha detto davanti ai commissari.

“Potete scavare quanto volete: non troverete mai qualcosa di illecito per quanto mi riguarda, perché comportamenti illeciti non ci sono mai stati”, ha aggiunto.

L’ex premier ha definito la Commissione “un plotone d’esecuzione nei miei confronti e, al contempo, una gabbia di protezione per gli amministratori locali dei propri partiti”.

Ha poi rivendicato l’operato del suo governo: “Siamo stati un modello, nei fatti, in Italia e a livello internazionale”.

Il verbale anonimo sulle mascherine e la diffida

Il primo nodo affrontato è la vicenda JC Electronics, società al centro di un contenzioso sulle mascherine chiuso con una transazione da 100 milioni di euro.

Conte ha riferito di aver depositato lunedì alla Procura di Roma un verbale di dieci pagine ricevuto in forma anonima, datato 14 aprile 2022, chiedendo che resti agli atti.

Secondo l’ex premier, dal documento emergerebbe che i colli depositati a Pomezia non corrispondevano alle mascherine dichiarate, con una partita di 7.857.000 pezzi citata anche nella sentenza alla base dell’accordo.

“È di interesse pubblico se sono stati pagati 100 milioni che possono essere il corrispettivo di mascherine contraffatte”, ha detto, diffidando le amministrazioni dall’eseguire il pagamento.

Il presidente Lisei ha precisato: “È fuori dal nostro perimetro, non possiamo indagare su fatti successivi alla pandemia”.

La difesa delle scelte del 2020

Conte ha ricostruito le decisioni dei mesi più drammatici: lo stato di emergenza deliberato il 31 gennaio 2020, il lockdown nazionale di marzo, i Dpcm e il rapporto con il Comitato tecnico-scientifico.

Sulla proroga dello stato di emergenza ha detto: “Non è stata una misura liberticida. La proroga era necessaria per attivare i poteri della Protezione civile”.

Sui Dpcm ha parlato di “collaudata tecnica del bilanciamento dei diritti”, adottata su proposta del ministro della Salute, sentiti ministeri, Regioni e Cts.

Ha ricordato che l’Italia dichiarò lo stato di emergenza nazionale prima di altri Paesi: Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna lo fecero tra il 15 e il 24 marzo 2020.

Vaccini e obbligo per gli over 50

Sulla campagna vaccinale Conte ha rivendicato la scelta della libertà di scelta: “Quando siamo andati via eravamo i primi in Europa, insieme alla Germania”.

Ha attribuito al governo Draghi l’introduzione del Green pass e dell’obbligo vaccinale per gli over 50, arrivato a inizio 2022 con un decreto legge.

“C’è stato un colloquio con Draghi, lì per lì mi è sembrato convinto che rincorrere 400.000-500.000 lavoratori non avesse senso”, ha raccontato. “Poi hanno introdotto l’obbligo col decreto legge”.

Lo scontro con Meloni

Conte ha attaccato la presidente del Consiglio: “Meloni andava in tv a darmi del criminale. Lei è la regista di tutto questo”, ha detto fuori da Palazzo San Macuto.

“Dove eravate durante la pandemia? Cosa avete fatto? Pensate che una forza di opposizione non abbia alcuna responsabilità di fronte al Paese?”, ha chiesto ai commissari.

Meloni ha replicato sui social: “La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani”. Conte ha risposto: “Io ci sono sempre stato e sempre ci sarò”.

Il prossimo appuntamento

L’audizione si è conclusa dopo cinque ore. Il seguito è stato fissato per lunedì 14 settembre, su indicazione dello stesso Conte.

La Commissione, che non è giudiziaria ma conoscitiva, valuterà le dichiarazioni per la relazione finale sulla gestione della pandemia. Approfondimento: Conte in Commissione Covid, le parole dell’ex premier.

Domande frequenti

Quando è stata l’audizione di Conte in Commissione Covid?

Giovedì 6 agosto 2026, a Palazzo San Macuto. È durata circa cinque ore, fino a sera.

Perché Conte si è dimesso dalla Commissione?

Perché ne era componente come parlamentare. Si è dimesso per essere ascoltato senza conflitto di ruolo; al suo posto è subentrato Michele Gubitosa.

Cosa ha depositato Conte alla Procura di Roma?

Un verbale di dieci pagine ricevuto in forma anonima, datato 14 aprile 2022, relativo alla fornitura di mascherine della JC Electronics.

Quando è la prossima audizione?

Lunedì 14 settembre 2026.


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