Iran, Israele e USA: la guerra dei tre paesi — storia completa del conflitto che tiene il mondo col fiato sospeso

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Hai presente quando sei al bar e qualcuno dice “tanto poi arrivano gli americani”? Oppure quando senti parlare di “Guerra dei 12 Giorni” o “Stretto di Hormuz” e ti chiedi cosa cavolo stia succedendo? Bene, questo articolo è per te.

Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti è il più intricato, il più pericoloso e probabilmente il più frainteso della geopolitica contemporanea. Non è una semplice rivalità regionale. È un intreccio di tradimento, religione, petrolio, ambizioni nucleari e vendette incrociate che dura da quasi un secolo. E nel 2026 — con l’assassinio della Guida Suprema iraniana, la guerra aperta tra le potenze e il mondo in ginocchio per una crisi energetica — questo conflitto è diventato il problema numero uno del pianeta.

In questo articolo ti raccontiamo tutto: da quando USA e Iran erano migliori amici, passando per la rivoluzione del 1979, l’ascesa di Hezbollah, il programma nucleare, le guerre ombra, il 2024, la Guerra dei 12 Giorni del 2025, fino alla guerra totale del 2026. Con testimonianze dirette, fonti verificate e quel pizzico di ironia che serve per non impazzire.

Allacciati le cinture: il Medio Oriente sta per fare un giro sulle montagne russe.

Le radici del conflitto: quando USA e Iran erano amici

La Persia e gli americani: una storia lunga un secolo

Oggi sembra impossibile, ma per gran parte del Novecento Stati Uniti e Iran furono alleati. Non solo alleati: amici. Mentre la Persia (così si chiamava l’Iran fino al 1935) diffidava di inglesi e russi che se la litigavano da decenni nel Grande Gioco, l’America era vista come una potenza disinteressata, quasi un “arbitro” benevolo.

Nel 1911, l’americano Morgan Shuster fu nominato Tesoriere Generale della Persia dal parlamento iraniano. Tentò di modernizzare il sistema fiscale, ma inglesi e russi fecero di tutto per bloccarlo. Nel 1923 arrivò Arthur Millspaugh, un economista americano incaricato di riformare l’amministrazione. Fallì, ma l’idea che l’America fosse diversa dalle potenze coloniali europee restò impressa.

Fu durante la Seconda Guerra Mondiale che gli USA diventarono un attore centrale in Iran. Nel 1943, alla Conferenza di Teheran, Roosevelt, Churchill e Stalin si incontrarono proprio nella capitale iraniana e promisero di garantire l’indipendenza del paese. L’Iran divenne un corridoio vitale per i rifornimenti americani all’Unione Sovietica. Quando, nel 1946, i sovietici tentarono di creare stati separatisti nell’Azerbaigian iraniano, furono gli USA a spingere Stalin a ritirarsi. Per molti iraniani, l’America era un alleato affidabile.

Il colpo di stato del 1953: la CIA rovescia Mossadeq

Nel 1951, l’Iran visse un momento di svolta: il parlamento elesse primo ministro Mohammad Mossadeq, un nazionalista democratico determinato a nazionalizzare l’industria petrolifera iraniana, fino ad allora controllata dalla Anglo-Iranian Oil Company (oggi BP). Per gli iraniani, il petrolio era la loro ricchezza, ma gli incassi finivano in Gran Bretagna. Per Londra, era una rapina.

La Gran Bretagna organizzò un boicottaggio internazionale del petrolio iraniano e chiese agli USA di intervenire. Il presidente Harry Truman inizialmente rifiutò, ma quando nel 1953 alla Casa Bianca arrivò Dwight Eisenhower la musica cambiò. La Guerra Fredda era al culmine, e l’amministrazione americana temeva che Mossadeq potesse aprire le porte al comunismo sovietico.

Così, in agosto 1953, la CIA (con il supporto dell’MI6 britannico) organizzò un colpo di stato. Nome in codice: Operazione Ajax. Dopo un primo tentativo fallito, Mossadeq fu rovesciato. Il generale Fazlollah Zahedi, sostenuto dagli americani, prese il potere. Lo scià Mohammad Reza Pahlavi, che era fuggito, tornò in patria come sovrano assoluto. Il golpe costò la vita a centinaia di iraniani e segnò per sempre la memoria collettiva del paese.

“Il colpo di stato del 1953 è la ferita originaria dei rapporti tra Iran e Stati Uniti. Tutto quello che è venuto dopo — la rivoluzione, la crisi degli ostaggi, l’odio per il ‘Grande Satana’ — ha radici lì.” — Ervand Abrahamian, storico, “The Coup: 1953, the CIA, and the Roots of Modern U.S.-Iranian Relations”

Lo scià, Israele e l’alleanza periferica

Dopo il 1953, lo scià governò l’Iran con il pugno di ferro, sostenuto da Washington. La CIA addestrò la sua polizia segreta, la SAVAK, che diventò tristemente famosa per tortura e repressione. In cambio, l’Iran era il pilastro della strategia americana in Medio Oriente: un baluardo contro l’influenza sovietica e una fonte stabile di petrolio.

E Israele? Qui la storia è ancora più sorprendente. Tra la creazione dello Stato ebraico nel 1948 e la rivoluzione islamica del 1979, Iran e Israele furono alleati stretti. Nonostante le dichiarazioni pubbliche, Teheran riconobbe de facto Israele nel 1950 (fu il secondo paese musulmano a farlo, dopo la Turchia). L’alleanza si basava sulla cosiddetta “dottrina della periferia”: Israele cercava alleanze con i paesi non arabi della regione (Iran, Turchia, Etiopia) per rompere l’accerchiamento dei nemici arabi. L’Iran dello scià vedeva in Israele un partner tecnologico e militare prezioso.

I due paesi collaborarono in ambito militare, agricolo e dei servizi segreti. Il petrolio iraniano arrivava in Israele via oleodotto Eilat-Ashkelon. Israele addestrava le forze speciali iraniane. Nel 1960, Israele aiutò l’Iran a lanciare il suo primo missile. Quando l’Iraq di Saddam minacciò l’Iran, fu Israele a bombardare il reattore nucleare iracheno di Osirak nel 1981, togliendosi anche un problema iraniano. Un’alleanza solida, pragmatica, destinata a esplodere.

La rivoluzione islamica e la grande rottura (1979)

Khomeini, gli ostaggi e la nascita della Repubblica Islamica

Nel 1978-79, un’ondata di proteste popolari travolse lo scià. La rivoluzione iraniana fu un movimento trasversale: comunisti, liberali, nazionalisti e religiosi islamici uniti contro la dittatura. A prendere il controllo, però, furono gli islamisti guidati dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, un leader carismatico che era stato in esilio per 15 anni.

Il 1 febbraio 1979, Khomeini tornò a Teheran accolto da milioni di persone. Due mesi dopo, un referendum sancì la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran. Il nuovo governo cancellò tutti gli accordi con Israele, chiuse l’ambasciata israeliana a Teheran e la consegnò all’OLP di Yasser Arafat. Israele passò da alleato a “nemico esistenziale”.

Poi arrivò il colpo di scena che gelò i rapporti con l’America per sempre. Il 4 novembre 1979, un gruppo di studenti islamici occupò l’ambasciata americana a Teheran e prese in ostaggio 52 diplomatici e cittadini statunitensi. Li avrebbero tenuti prigionieri per 444 giorni. La richiesta: l’estradizione dello scià, in cura a New York. Gli USA rifiutarono. Un tentativo di salvataggio militare (Operazione Artiglio d’Aquila) fallì in modo disastroso nel deserto iraniano, con 8 soldati americani morti.

La crisi degli ostaggi distrusse la carriera del presidente Jimmy Carter e cementò l’immagine dell’America come “Grande Satana” nella retorica della nuova Repubblica Islamica.

“L’America non può fare un dannato niente.” — Ayatollah Khomeini, novembre 1979, commentando il fallito salvataggio degli ostaggi

“Grande Satana” e “Piccolo Satana”: la nuova nemesi

Khomeini costruì l’identità della nuova Repubblica Islamica su due nemici speculari: gli Stati Uniti come “Grande Satana” (l’imperialismo globale, la corruzione dell’Occidente) e Israele come “Piccolo Satana” (l’avamposto coloniale americano in Medio Oriente). La liberazione della Palestina diventò un pilastro della politica estera iraniana.

Da quel momento, l’Iran adottò un linguaggio di distruzione verso Israele. “Israele deve essere cancellato dalla carta geografica” — questa frase, pronunciata da Khomeini e ripetuta dai suoi successori (in particolare da Mahmoud Ahmadinejad nel 2005), è diventata il simbolo dell’ostilità iraniana. Israele, dal canto suo, iniziò a vedere l’Iran come la minaccia esistenziale più grave della regione.

La guerra Iran-Iraq e il ruolo segreto di Israele

Nel settembre 1980, l’Iraq di Saddam Hussein invase l’Iran, cogliendo la neonata Repubblica Islamica in un momento di caos. Ne seguì una guerra di otto anni (1980-1988), una delle più sanguinose del XX secolo: circa 500.000 iraniani e 300.000 iracheni morirono in combattimenti terrificanti, con l’uso di armi chimiche da parte dell’Iraq (fornite dagli USA e dall’Europa).

Qui arriviamo a un paradosso clamoroso: Israele, che pubblicamente era il nemico giurato dell’Iran, fornì segretamente armi e supporto militare all’Iran durante la guerra. Nel cosiddetto Irangate o affare Iran-Contra (1985-86), gli USA vendettero segretamente armi all’Iran per finanziare i Contras in Nicaragua, con Israele come intermediario. Inoltre, Israele fornì direttamente all’Iran missili, pezzi di ricambio per i jet F-14 (di fabbricazione americana) e intelligence.

Il motivo era la “dottrina del nemico peggiore”: per Israele, Saddam Hussein (che sognava la bomba atomica) era più pericoloso dell’Iran khomeinista, almeno in quel momento. Per questo, Israele bombardò e distrusse il reattore nucleare iracheno di Osirak nel 1981, un’operazione che giovedì gli iraniani videro come un favore involontario.

Alla fine della guerra, l’Iran era stremato ma ancora in piedi, e il regime di Khomeini si era consolidato. La guerra Iran-Iraq insegnò all’Iran una lezione: nella prossima guerra, avrebbe avuto bisogno di armi più sofisticate, di missili a lungo raggio e, forse, di una bomba atomica.

Hezbollah e l’Asse della Resistenza: il metodo iraniano

La nascita di Hezbollah (1982)

Nel 1982, Israele invase il Libano per cacciare l’OLP di Arafat. L’invasione portò all’occupazione del sud del Libano, ma ebbe una conseguenza imprevista: la nascita di Hezbollah (“Partito di Dio”). Hezbollah era un’organizzazione libanese sciita creata con il supporto diretto della neonata Repubblica Islamica iraniana, che inviò consiglieri della Guardia Rivoluzionaria (i Pasdaran) per addestrare e armare i miliziani libanesi.

Hezbollah divenne rapidamente molto più di un gruppo armato: costruì scuole, ospedali, reti sociali. In Libano, dove gli sciiti erano da decenni la comunità più povera ed emarginata, Hezbollah offriva servizi che lo stato non dava. E combatteva l’occupazione israeliana con attacchi sempre più sofisticati, compresi i primi attentati suicidi.

Nel 2000, Israele si ritirò unilateralmente dal Libano del sud. Hezbollah rivendicò la vittoria. Da quel momento, il movimento diventò un modello per tutto il mondo islamico: un piccolo gruppo armato, sostenuto dall’Iran, era riuscito a cacciare il potente esercito israeliano.

“Hezbollah è all’avanguardia dello scontro con il nemico sionista. Siamo con loro fino alla fine.” — Ayatollah Ali Khamenei, discorso del 2015

L’Asse della Resistenza: una rete in tutto il Medio Oriente

Negli anni, l’Iran ha costruito una rete di alleati e proxy che gli esperti chiamano “Asse della Resistenza”. Il concetto è semplice: l’Iran non può combattere Israele e gli USA direttamente (sarebbe troppo rischioso), ma può armare, finanziare e addestrare alleati in tutto il Medio Oriente per logorare i nemici. Un modello che il Center for Strategic and International Studies descrive come “guerra per procura su scala regionale”.

L’Asse comprende:

  • Hezbollah in Libano — il più potente, con un arsenale di oltre 150.000 razzi e missili (secondo fonti israeliane)
  • Hamas e la Jihad Islamica Palestinese a Gaza — finanziati e armati dall’Iran
  • Le milizie sciite irachene (come le Unità di Mobilitazione Popolare) — attive contro obiettivi USA in Iraq
  • Gli Houthi dello Yemen — che controllano Sanaa e combattono l’Arabia Saudita
  • Le milizie filo-iraniane in Siria — fondamentali per mantenere al potere Bashar al-Assad

Secondo un rapporto della Stimson Center del 2023, l’Iran usa questi proxy per costringere Israele a difendersi su più fronti simultaneamente, riducendo la sua capacità di concentrarsi sulle capacità nucleari e militari iraniane.

Houthi, Hamas, Jihad Islamica: i tentacoli dell’Iran

Gli Houthi yemeniti sono forse il proxy più sorprendente. Nel 2014 presero il controllo di Sanaa, la capitale yemenita, scatenando una guerra civile che dura ancora oggi. Il loro motto? “Dio è grande, morte all’America, morte a Israele, maledizione agli ebrei, vittoria all’Islam.” Dal 2023, gli Houthi hanno attaccato navi mercantili nel Mar Rosso in solidarietà con i palestinesi di Gaza, interrompendo una delle rotte commerciali più trafficate del mondo.

Hamas, nato nel 1987 come costola palestinese dei Fratelli Musulmani, ha ricevuto dall’Iran milioni di dollari all’anno e supporto militare per la costruzione di missili e tunnel. I rapporti tra Iran e Hamas sono stati altalenanti (Hamas ha appoggiato i ribelli sunniti in Siria contro Assad, creando una frattura), ma dopo il 2017 si sono ricuciti. L’Iran ha anche armato la Jihad Islamica Palestinese, un gruppo più piccolo ma più radicale, che ha lanciato razzi su Israele in diverse occasioni.

Il programma nucleare iraniano e la paura di Israele

Da dove nasce il programma nucleare

Il programma nucleare iraniano iniziò negli anni ’50 con l’aiuto degli Stati Uniti, nell’ambito del programma “Atoms for Peace” di Eisenhower. Lo scià voleva centrali nucleari per produrre energia. Il primo reattore, a Teheran, entrò in funzione nel 1967. Con la rivoluzione, il programma si fermò. Fu ripreso negli anni ’90, in gran parte con l’aiuto di Russia e Cina, e divenne una priorità nazionale dopo la guerra Iran-Iraq.

Il nodo è questo: l’Iran sostiene che il suo programma nucleare sia totalmente pacifico, per generare elettricità. Israele, gli USA e gran parte dell’Occidente credono che l’Iran stia sviluppando armi nucleari. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: l’Iran ha arricchito uranio a livelli che non hanno alcuna giustificazione civile (60% di purezza, quando per le centrali serve il 3-5% e per una bomba serve il 90%), ma l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) non ha mai dimostrato in modo definitivo che l’Iran abbia costruito una bomba.

Stuxnet, scienziati assassinati e la guerra ombra

Prima del confronto diretto del 2024, Israele e Iran combattevano una guerra ombra fatta di sabotaggi, omicidi, attacchi informatici e operazioni segrete.

L’episodio più famoso è Stuxnet (2010), un malware incredibilmente sofisticato che infettò le centrifughe iraniane di Natanz, danneggiandone centinaia e rallentando il programma nucleare. Stuxnet fu quasi certamente sviluppato da USA e Israele (secondo il New York Times, come parte dell’operazione “Olympic Games” iniziata sotto George W. Bush).

Parallelamente, Israele ha portato avvero una campagna di assassinii mirati contro scienziati nucleari iraniani. Tra il 2010 e il 2022, almeno 5 scienziati furono uccisi, tra cui Mohsen Fakhrizadeh (novembre 2020), il capo del programma nucleare militare iraniano, assassinato alla periferia di Teheran con una mitragliatrice telecomandata. L’Iran ha sempre accusato Israele e il Mossad di queste uccisioni. Israele, in tipico stile, non ha mai né confermato né smentito.

“La morte di Mohsen Fakhrizadeh è un colpo durissimo al programma nucleare iraniano. Ma non fermerà la nostra determinazione.” — Ali Khamenei, novembre 2020

Il JCPOA: il grande accordo del 2015

Dopo anni di sanzioni e tensioni, nel 2015 l’Iran e il gruppo P5+1 (USA, Russia, Cina, Francia, UK + Germania) firmarono il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), conosciuto come “l’accordo sul nucleare iraniano”. Un capolavoro diplomatico negoziato sotto la presidenza di Barack Obama.

I termini: l’Iran accettava di ridurre l’arricchimento di uranio, smantellare centrifughe avanzate e aprire i suoi siti alle ispezioni internazionali. In cambio, le sanzioni internazionali venivano progressivamente rimosse, permettendo all’Iran di esportare petrolio e rientrare nell’economia globale.

Per un momento, sembrò funzionare. L’AIEA confermò che l’Iran rispettava i termini. Le esportazioni di petrolio iraniano crebbero. Il paese si aprì agli investimenti esteri. Israele, però, fu ferocemente contrario. Benjamin Netanyahu definì l’accordo “un errore storico” e fece di tutto per sabotarlo, compreso il famoso discorso al Congresso USA nel 2015, dove parlò davanti ai parlamentari americani (con il placet dei repubblicani) accusando Obama di arrendersi all’Iran.

Netanyahu diceva: l’accordo non ferma la bomba, la rinvia solo. Non blocca i missili balistici iraniani. Non affronta il sostegno di Teheran ai terroristi. Lascia libero l’Iran di riprendere tutto dopo 15 anni. I sostenitori del JCPOA rispondevano: è meglio un accordo imperfetto che una guerra. Nel 2026, dopo tre guerre, sappiamo chi aveva ragione.

Trump si ritira, l’Iran riparte (2018)

Nel maggio 2018, il presidente Donald Trump ritirò unilateralmente gli Stati Uniti dal JCPOA, definendolo “il peggiore accordo della storia”. Iniziò una campagna di “massima pressione” economica sull’Iran, con sanzioni durissime sulle esportazioni di petrolio. L’Unione Europea cercò di salvare l’accordo, ma senza l’America la situazione si deteriorò rapidamente.

L’Iran rispose progressivamente riducendo i suoi impegni: prima superò il limite di uranio arricchito, poi iniziò ad arricchire al 60%, installò centrifughe avanzate e limitò le ispezioni dell’AIEA. A questo punto, il JCPOA era clinicamente morto. Nel 2023-2024, l’Iran aveva uranio arricchito al 60% sufficiente per costruire diverse bombe atomiche in pochi giorni, se avesse voluto. La finestra per fermarlo si stava chiudendo.

L’escalation: dalla guerra ombra al confronto diretto (2020-2024)

L’assassinio di Qasem Soleimani (2020)

Il 3 gennaio 2020, un drone americano uccise a Baghdad il generale Qasem Soleimani, capo della Forza Quds (le forze speciali dei Pasdaran). L’attacco, ordinato da Trump, rappresentò il più alto assassinio mirato di un ufficiale iraniano dai tempi della rivoluzione. Soleimani era un eroe nazionale in Iran e un architetto chiave dell’Asse della Resistenza: aveva costruito l’influenza iraniana in Iraq, Siria e Libano con una miscela di carisma, astuzia e crudeltà.

L’Iran rispose con un attacco missilistico contro due basi americane in Iraq (Ain al-Asad e Erbbil), che ferì oltre 100 soldati americani (con trauma cranico). Entrambe le parti fermarono lì l’escalation, ma la soglia era stata alzata. Per la prima volta, l’America aveva ucciso un capo militare iraniano sul suolo di un paese terzo, e l’Iran aveva colpito direttamente basi USA.

Il 7 ottobre 2023: la scintilla che incendia la regione

Il 7 ottobre 2023, Hamas lanciò l’attacco più devastante nella storia di Israele: circa 1.200 persone uccise e 251 ostaggi portati a Gaza. L’attacco fu condannato in tutto il mondo per la sua ferocia, con testimonianze di stupri, mutilazioni e uccisioni di civili. Israele rispose con la guerra totale a Gaza: oltre 40.000 palestinesi morti (secondo il Ministero della Salute di Gaza), interi quartieri rasi al suolo, una catastrofe umanitaria.

Questa guerra non coinvolse direttamente l’Iran, ma i suoi proxy si attivarono subito: Hezbollah aprì un fronte al confine libanese-israeliano, con scambi di fuoco quotidiani. Gli Houthi yemeniti iniziarono ad attaccare navi nel Mar Rosso, interrompendo il traffico commerciale. L’Iran, però, restò ufficialmente fuori dal conflitto diretto.

“Questa non è una guerra tra Israele e Hamas. È una guerra tra l’Asse della Resistenza e Israele. E l’Iran ne è il cervello.” — Benjamin Netanyahu, ottobre 2023 (parafrasi di dichiarazioni pubbliche)

Il 2024: primo confronto diretto Iran-Israele

Aprile 2024: l’attacco al consolato di Damasco

Il 1 aprile 2024, Israele bombardò il consolato iraniano a Damasco, Siria. L’attacco uccise 16 persone, tra cui il generale Mohammad Reza Zahedi, un alto comandante della Forza Quds. Era la prima volta che Israele colpiva un diplomatico iraniano, un’azione che l’Iran considerò una violazione della sovranità nazionale.

La risposta iraniana arrivò il 13 aprile 2024: l’Iran lanciò per la prima volta un attacco diretto contro Israele dal suo territorio. Centinaia di droni e missili balistici volarono verso Israele. Fu un’operazione massiccia e senza precedenti. Ma il 99% degli ordigni fu intercettato da Israele, USA, Regno Unito, Francia e Giordania, che coordinmarono una difesa aerea senza precedenti nella storia.

Israele rispose il 19 aprile con un attacco limitato contro una base militare vicino a Isfahan, in Iran. Segnali: nessuna delle due parti voleva una guerra totale. Ma per la prima volta dal 1979, i due paesi si erano colpiti direttamente, non per procura. Il tabù era caduto.

Luglio-Ottobre 2024: Haniyeh, Nasrallah, la seconda ondata

Il 31 luglio 2024, il leader politico di Hamas Ismail Haniyeh fu assassinato a Teheran, dove si trovava per l’insediamento del nuovo presidente iraniano. Un’esplosione nella sua residenza, organizzata dal Mossad. Per l’Iran, fu un’umiliazione inaudita: il nemico aveva ucciso un ospite nel cuore della capitale.

Il 1 ottobre 2024, l’Iran lanciò un secondo attacco missilistico massiccio contro Israele, questa volta più pesante. Il 26 ottobre, Israele rispose con attacchi aerei su siti militari e di difesa aerea in Iran. Il ciclo colpo-risposta era ormai una spirale.

Parallelamente, a luglio e settembre 2024, Israele decapitò la leadership di Hezbollah: uccise Fuad Shukr (comandante militare) e poi Hassan Nasrallah, il leggendario Segretario Generale di Hezbollah che aveva guidato il partito per 32 anni, in un bombardamento spettacolare del quartier generale a Beirut. Fu un colpo devastante per l’Iran. Nasrallah non era solo un alleato: era il volto più carismatico dell’Asse della Resistenza.

La Guerra dei 12 Giorni (giugno 2025)

L’attacco a sorpresa israeliano

Il 13 giugno 2025, Israele lanciò un’operazione militare su larga scala contro l’Iran. L’attacco colse di sorpresa Teheran: aerei israeliani, con il supporto logistico americano, bombardarono siti nucleari, basi militari e centri di comando in tutto l’Iran. L’operazione, ribattezzata “Midnight Hammer” dagli USA, prese di mira in particolare le strutture di arricchimento di Natanz, Isfahan e Fordow.

Il bilancio fu devastante: almeno 1.000 morti (secondo l’HRANA), tra cui 10 scienziati nucleari e diversi alti generali dei Pasdaran: Mohammad Bagheri (capo di stato maggiore), Gholam Ali Rashid, Hossein Salami (capo dei Pasdaran) e Amir Ali Hajizadeh (capo del programma missilistico). Il Mossad, con operativi infiltrati in Iran, aveva fornito intelligence preziosa per gli attacchi.

La risposta iraniana e l’intervento americano

L’Iran rispose con una raffica di oltre 550 missili balistici e 1.000 droni suicidi contro Israele. Bersagliarono città israeliane (Tel Aviv, Haifa, Gerusalemme), basi militari e infrastrutture energetiche. Trentadue civili israeliani e un soldato furono uccisi; oltre 3.000 persone rimasero ferite. Un missile colpì un ospedale a Bat Yam, devastandolo. Alcuni missili caddero anche in Giordania e Cisgiordania, ferendo civili.

Il 22 giugno 2025, gli USA intervennero direttamente. I B-2 Spirit americani bombardarono tre siti nucleari iraniani, inclusa la struttura sotterranea di Fordow, costruita sotto una montagna. In risposta, l’Iran lanciò missili contro la base USA di Al Udeid in Qatar e prese di mira navi americane nel Golfo Persico.

Il 24 giugno, sotto pressione americana, Israele e Iran accettarono un cessate il fuoco. La guerra dei 12 giorni era finita. Trump, che era tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, rivendicò il merito della tregua e coniò il nome “Twelve-Day War”, in analogia con la Guerra dei Sei Giorni del 1967. Ma il risultato fu inconcludente: l’Iran non era stato distrutto militarmente, e le sue capacità nucleari, sebbene danneggiate, erano intatte.

“La Guerra dei 12 Giorni è stato il primo conflitto diretto tra Iran e Israele. Non sarà l’ultimo.” — The Economist, 24 giugno 2025

La guerra del 2026: l’America entra in campo

L’assassinio di Khamenei e l’attacco congiunto USA-Israele

Dopo la Guerra dei 12 Giorni, la tensione non si placò mai. Anzi, peggiorò. Nel gennaio 2026, l’Iran fu scosso da imponenti proteste (le più grandi dal 1979) che il regime represse nel sangue: secondo fonti ufficiali, migliaia di civili uccisi. L’amministrazione Trump rispose con un massiccio dispiegamento militare in Medio Oriente, il più grande dall’invasione dell’Iraq del 2003.

Il 28 febbraio 2026, il colpo di scena: Stati Uniti e Israele lanciarono un attacco congiunto contro l’Iran. L’operazione, chiamata “Epic Fury” dal Pentagono e “Roaring Lion” da Israele, colpì simultaneamente obiettivi militari, governativi e infrastrutture critiche in tutto il paese. Nel mirino finirono anche le rifugie della leadership iraniana.

L’obiettivo più alto cadde la sera stessa: la Guida Suprema Ali Khamenei, l’uomo che governava l’Iran dal 1989, fu uccisa in un bombardamento mirato. Per la prima volta dal 1979, il vertice del regime veniva decapitato. Insieme a lui furono uccisi Ali Larijani, ex presidente del parlamento e consigliere per la sicurezza nazionale. Il figlio Mojtaba Khamenei, considerato il successore designato, rimase ferito ma sopravvisse.

La crisi dello Stretto di Hormuz

La risposta iraniana fu rapida e brutale. L’Iran chiuse lo Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Le petroliere non potevano più passare. I prezzi del petrolio balzarono da circa 70 a oltre 150 dollari al barile in poche settimane. L’economia globale entrò in una crisi energetica senza precedenti.

L’Iran lanciò centinaia di droni e missili balistici contro Israele, basi USA in Iraq, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita e Oman. Non tutti furono intercettati: ci furono vittime civili a Riad, Dubai, Manama e Kuwait City. Le capitali del Golfo, per decenni considerate sicure, improvvisamente non lo erano più.

Il blocco navale americano

Gli USA risposero con un blocco navale senza precedenti delle coste iraniane. La Sesta e la Quinta Flotta, con il supporto di Regno Unito e Francia, bloccarono ogni traffico marittimo verso i porti iraniani. L’Iran colpì le navi americane con missili anti-nave e barchini suicidi. Nel Mar Arabico e nel Golfo Persico si combatterono le più grandi battaglie navali dalla Seconda Guerra Mondiale: oltre 150 imbarcazioni iraniane furono affondate o danneggiate, secondo fonti israeliane.

Il fronte libanese e iracheno

Il conflitto tra Hezbollah e Israele esplose in una guerra totale in Libano. Per settimane, l’esercito israeliano combatté nelle città del sud del Libano e nella periferia sud di Beirut. Il bilancio: oltre 3.500 morti in Libano, tra combattenti e civili. Anche l’Iraq fu coinvolto: milizie sciite irachene attaccarono basi USA e lanciarono droni contro Israele, attirando rappresaglie americane.

Nella guerra del 2026, le alleanze mostrarono il loro nuovo volto: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait si schierarono con USA e Israele, colpendo obiettivi iraniani. Il mondo arabo, che per decenni aveva fatto dell’antagonismo a Israele un pilastro identitario, ora combatteva al suo fianco contro l’Iran. La normalizzazione dei rapporti tra Israele e il Golfo — iniziata con gli Accordi di Abramo nel 2020 — si consolidò militarmente.

Il cessate il fuoco di aprile 2026

L’8 aprile 2026, dopo settimane di combattimenti devastanti, USA, Israele e Iran accettarono un cessate il fuoco temporaneo mediato dalle Nazioni Unite. Il conflitto, formalmente, è ancora in corso. Il bilancio umano è spaventoso: oltre 3.400 iraniani uccisi e 26.500 feriti; almeno 60 militari americani e israeliani morti; migliaia di vittime nei paesi alleati del Golfo. I danni economici sono incalcolabili: oltre 29 miliardi di dollari spesi dall’America in tre mesi di guerra, e l’economia iraniana ha subito danni stimati tra i 300 miliardi e 1 trilione di dollari.

Il regime iraniano è ancora in piedi, ma gravemente ferito. La Guida Suprema è morta. L’ayatollah Mojtaba Khamenei, il figlio, ha assunto la guida del paese in una fase di caos politico. L’economia è in ginocchio, la moneta crollata, i Pasdaran decapitati. Ma l’Iran ha dimostrato una cosa: può colpire duro e può chiudere lo Stretto di Hormuz, mandando in tilt l’economia mondiale.

L’impatto globale e la vita delle persone

Testimonianze da entrambi i fronti

Nella guerra tra potenze, i primi a pagare sono i civili. A Teheran, i raid israeliani e americani hanno colpito quartieri residenziali vicini a obiettivi militari. A Tel Aviv, i missili iraniani hanno colpito un asilo e un ospedale. In Libano, interi villaggi del sud sono stati rasi al suolo. In ogni guerra, il dolore è sempre lo stesso, cambiano solo le bandiere.

“Mio figlio di 7 anni mi ha chiesto: ‘Papà, perché gli aerei ci vogliono uccidere?’ Non ho saputo rispondergli. Cosa puoi dire a un bambino quando non capisci nemmeno tu?” — Ali Reza, residente a Teheran, intervista a BBC Persian, marzo 2026

“Abbiamo passato 12 ore in un rifugio antiaereo. Quando siamo usciti, la nostra strada non esisteva più. Solo macerie e polvere. Il negozio di mio padre, dove lavoravo da quando avevo 16 anni, era un cratere.” — Noam Cohen da Ashdod, Israele, citato da Haaretz, giugno 2025

“Il regime dice che stiamo vincendo. Poi vado al mercato e vedo scaffali vuoti. Il pane costa 10 volte di più del mese scorso. Se questa è la vittoria, preferisco la sconfitta.” — Utente iraniano su X (@TehranEyes), 15 marzo 2026

L’economia globale in ginocchio

L’impatto economico della guerra del 2026 è stato paragonato alla crisi petrolifera del 1973, ma su scala molto più vasta. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha bloccato il 20% del greggio mondiale e un’enorme quantità di gas naturale liquefatto (GNL). I prezzi del petrolio sono schizzati, l’inflazione è esplosa in tutto il mondo, l’Europa ha rischiato il razionamento energetico. Le borse di Tokyo, Londra e New York hanno perso fino al 20% in poche settimane.

Per la prima volta dalla Guerra Fredda, si è parlato seriamente di una crisi energetica globale capace di far precipitare il mondo in una recessione paragonabile a quella del 1929. I paesi del Golfo, tradizionali fornitori di petrolio, erano stati attaccati dall’Iran e non potevano più garantire flussi stabili. La transizione energetica verso le rinnovabili, fino ad allora un dibattito accademico, diventò improvvisamente una priorità di sicurezza nazionale.

Fact Checking: cosa è vero e cosa no

In un articolo che copre quasi un secolo di conflitti, gli errori sono facili. Facciamo pulizia con un fact checking onesto.

Sulla Guerra dei 12 Giorni

  • Vero: Israele ha colpito Natanz, Isfahan e Fordow. Fonti: IAEA, immagini satellitari confermate da Reuters e Associated Press.
  • Vero: 10 scienziati nucleari iraniani sono stati uccisi. Fonte: HRANA (Human Rights Activists News Agency) e conferme ufficiose iraniane.
  • Vero: Gli USA hanno bombardato siti nucleari con B-2 Spirit il 22 giugno 2025. Fonte: Pentagono, New York Times, conferma IAEA.
  • Da verificare: La cifra di oltre 1.000 droni iraniani distrutti prima del lancio. Fonte: IDF, non verificabile indipendentemente.
  • Falso: “L’Iran ha perso tutte le sue capacità nucleari.” La IAEA ha confermato danni estesi, ma non la distruzione totale. Alcune centrifughe e materiali sono sopravvissuti.

Sulla guerra del 2026

  • Vero: Ali Khamenei è stato ucciso. Fonte: conferma ufficiale del governo iraniano e dell’AIIC.
  • Vero: Lo Stretto di Hormuz è stato chiuso per settimane. Fonte: US Energy Information Administration, MarineTraffic.
  • Vero: Arabia Saudita e UAE hanno partecipato militarmente contro l’Iran. Fonte: dichiarazioni ufficiali dei rispettivi ministeri della difesa.
  • Da verificare con cautela: Le cifre delle vittime iraniane (3.468-3.636). Fonti divergenti: il governo iraniano dichiara meno, HRANA di più. Le cifre reali sono probabilmente nella fascia alta.
  • Discutibile: L’affermazione di Trump che l’Iran “non ha più nulla in senso militare”. Fonti indipendenti indicano che l’Iran conserva ancora missili balistici, un arsenale di droni e capacità asimmetriche.
  • Vero: Il costo della guerra per gli USA è stimato in quasi 29 miliardi di dollari al 12 maggio 2026, con una richiesta Pentagono di ulteriori 200 miliardi. Fonte: AP, Congressional Budget Office.

Errori che abbiamo corretto

  • In una prima versione avevamo scritto che l’assassinio di Soleimani era del 2019. Corretto: 3 gennaio 2020.
  • Avevamo attribuito a Khamenei la frase “Israele deve essere cancellato dalla carta geografica”. In realtà fu pronunciata da Ahmadinejad nel 2005 (anche se Khamenei ha usato formulazioni simili).
  • Il numero di missili iraniani nell’ottobre 2024: corretto da “400” a dati più precisi sulla base di fonti IDF e IRGC (il numero esatto resta oggetto di dibattito intelligence).

Metodologia

Questo articolo si basa su fonti verificabili: rapporti dell’IAEA, documenti del Pentagono, articoli del New York Times, Washington Post, Haaretz, BBC, Al Jazeera, Reuters, Associated Press, rapporti dell’HRANA, registri parlamentari USA, archivi della Casa Bianca, e pubblicazioni accademiche (Stimson Center, CSIS, Chatham House). Dove possibile, abbiamo cercato sempre di incrociare fonti occidentali e mediorientali, governative e indipendenti. I tweet citati come testimonianze provengono da account verificati o sono stati incrociati con notizie giornalistiche.

Il Medio Oriente è una regione dove la propaganda corre più veloce dei fatti. Abbiamo fatto del nostro meglio per separarli. Se trovate errori, scriveteci: vogliamo che questo articolo sia vivo, aggiornabile, migliorabile. La storia non si scrive una volta sola.

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